Diciassette anni senza Raffaele Ciriello.

Raffaele Ciriello

Sono passati quasi quattro lustri, qualcuno delle Istituzioni lo ha un pò dimenticato,  ma i suoi amici, i familiari, qualche collega, i fotoreporter di oggi o chi continua a fare ( sempre meno ) questo ingrato mestiere, mal pagato, spesso in simbiosi con una seconda occupazione e perennemente a rischio lo hanno tuttora nella mente e nel ricordo.

D’ altra parte le guerre proseguono,  qualcuna è finita, altre non termineranno mai e ci saranno sempre taluni disposti a rischiare per documentare ciò che non si può vedere stando a casa su un confortevole divano. Ma la tutela di questo lavoro e dello Stato è quasi inesistente ovunque. E’ di tre mesi fa il suicidio in diretta di un cronista tunisino che si è dato fuoco poiché non riusciva a vivere con quello che prendeva con i servizi. Come il barbaro omicidio di Regeni ancora senza risoluzione e colpevoli

In Italia siamo molto bravi a dire è meglio una religione di un altra, a rinnegare la Storia, a sostenere posizioni completamente diverse, a criticare di dispute in casa altrui senza poi sapere le cose come stanno e come vanno sul campo.

Si dice che fare il fotografo di guerra, l’ inviato speciale di povertà, in paesi dittatoriali, in regimi corrotti, in stati militarizzati, insomma a rischio sia ” un lavoro ” da giovani, quando ancora un pizzico di giustizia e di idealismo ci rende più incoscienti, più pazzi. Poi con il tempo molte cose possono cambiare talvolta anche contro il nostro intrinseco volere.

Taluni  giornalisti hanno modificato il proprio percorso a causa di un ferimento, un incidente serio, un rapimento oppure il fatto di aver sfiorato la morte di un soffio.

Non c’ è niente di male ma quando oltrepassi quel ” limite ” una riflessione spontanea ti viene per forza. Ti può andare bene come male ma nel secondo caso non ci sarà nessuna prova di appello.

La paura è una componente della Vita e non certamente una vergogna. Per quanto la passione, l’ ambizione di un mestiere sia contagiosa, l’ abnegazione e la moralità siano completamente integre, la voglia di Verità sia infinita, la ” pelle ” detto in gergo è comunque unica e sacra.

Raffaele Ascanio Ciriello per certi versi mi ricordava nel fotografare Franco Ferrari, giornalista Rai, fotografo, pittore, che ha passato una buona parte della sua vita in paesi tumultuosi. Ferrari forse era più taccuino ma anche Ciriello con il tempo aveva aumentato a scrivere articoli facendo anche qualche importante intervista come quella a Shad Massud e altro ancora.

Ambedue ci hanno lasciato immagini essenziali, reportage visivi senza fronzoli, la realtà in tutta la sua pienezza e per ciò che ne dobbiamo essere grati e riconoscenti.

Ho ” visto ” Raffaele Ciriello solo per pochi attimi uno o due giorni prima di quel tragico e maledetto 13 marzo 2002. Un incontro fugace, come talvolta avviene in certi casi, nel tardo pomeriggio nelle strade di Ramallah di ritorno da una piazza poco distante dal centro dove vennero giustiziati a colpi di arma da fuoco dai palestinesi due collaborazionisti con gli israeliani.

La seconda Intifada era nel pieno svolgimento e l’ IDF stava preparando l’ operazione ” Scudo Difensivo ” L’ esecuzione fu rapida e la piazza si riempi fino  all’ inverosimile di gente inferocita  che cercava in qualsiasi modo di coprire i corpi ma anche osannava l’ odio per il tradimento, con urla e slogan contro l’ occupazione di Israele.

Per fare quelle immagini dovetti salire al terzo piano di un palazzo assieme a un cameraman della tv svedese. Ci inseguirono dalle scale, nascosi i rulli per precauzione in un calzino e me ne scappai da una porta secondaria.

Mentre ritornavo verso il centro di Ramallah diversi giornalisti  accorsero a seguito dei numerosi spari, tra cui Ciriello che riconoscendomi italiano mi chiese cosa era successo, da dove venivo. La piazza poi venne chiusa da un cordone umano, io me andai velocemente poiché la sera preferivo dormire nella più ” tranquilla ” Gerusalemme Est.

Il giorno seguente sono partito per Ashkelon per  proseguire nella Striscia di Gaza e poi venni a conoscenza da internet della  sua tragica fine.

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PAM ( Photo Art Market ) il collezionismo accessibile che nasce a Napoli.

PAMSi apre domani 16 Dicembre e per la prima volta il PAM ( Photo Art Market ) una manifestazione molto singolare che nutre il desiderio  di diventare continuativa nel corso del tempo.

E sappiamo benissimo quanto sia importante partire con il piede giusto e perciò facciamogli i migliori auguri.

Il tutto è a Napoli nella sede della Maiosn du Tango di Piazza Dante dove un cospicuo numero di autori professionisti assieme ad altre realtà giovani ed emergenti sono coordinati dall’ Associazione Photo Polis di Marco Maraviglia, autorevole rappresentante della fotografia partenopea con innumerevoli esperienze artistiche, culturali e lavorative.

La manifestazione  va a porsi in un collezionismo più accessibile e consono che sarà alla portata di tutti e fuori dai “ soliti e gelidi schemi “ della contrattazione nell’ acquisto e vendita di un opera ma bensì anche per sviluppare un punto d’ incontro teso a favorire sinceri scambi di pensiero per chi vuole alimentare il fuoco dell’ intelletto e coltivare l’ amicizia nel campo dell’ Arte.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un exploit della produzione di immagini fotografiche con particolari connotazioni artistiche tali da introdursi nel mercato del collezionismo. Immagini realizzate non solo da grandi autori, ma anche da giovani emergenti che sono ormai presenti nelle principali rassegne d’arte e fotografia di tutto il mondo.

Immagini d’arte che sono purtroppo sul mercato con quotazioni accessibili solo a un target ristretto.
Il primo mercato della fotografia a Napoli in cui si potranno incontrare faccia a faccia gli autori delle opere ed acquistarle direttamente da loro a costi accessibili.
Photo Art Market si propone di essere un appuntamento fisso che si terrà in una domenica di ogni mese in spazi originali ed accoglienti e che saranno via via segnalati dall’organizzazione tramite newsletter.
Il Photo Art Market sarà abbinato ad altri eventi artistico-culturali (presentazione libri, musica, teatro, degustazioni…) per creare un’occasione di svago anche per turisti e viaggiatori.
Pionieri della prima edizione dell’iniziativa saranno: Carlo Porrini, Dario del Giudice, Fabio Fant, Federica Di Lorenzo, Francesca Sciarra, Guido Villani, Klaus Bunker, Lino Rusciano, Marco Maraviglia, Mauro Cangemi, Monica Memoli, Raffaele De Santis, Salvatore De Rosa, Vito Lisi.

 

Per maggiori informazioni: La Maison du Tango, 89 – P.zza Dante, 89 – Napoli

16 dicembre ore: 9.30-19.00

Ingresso libero (previa registrazione in loco)

http://www.photopolisnapoli.org/

Cerimonia di Potocari, un testimone scomodo e misure di sicurezza rafforzate.

Non ci sono particolari novità al momento se si esclude che un importante testimone ha lasciato il processo, tuttora in corso, in un tribunale di Belgrado di ex-poliziotti serbi accusati del massacro dei bosniaci a Srebrenica.

Il teste ha ricevuto pesanti minacce nonostante la sua identità fosse protetta.

Inoltre,  saranno rafforzate le misure di sicurezza della polizia Bosniaca in tutta la regione di Vlasenica onde evitare i fatti accaduti nel 2015 dove i pullman furono presi a sassate e vennero lanciate bottiglie contro il Premier serbo alimentando così un evidente principio di rissa concluso con alcuni fermi.

Pertanto, se non ci saranno questi problemi la cerimonia di domani dovrebbe risultare uguale agl’ altri anni.

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Qui sotto il mio racconto del giorno di Sebrenica del 11 Luglio 2011.

Il testo è parte di un capitolo del libro ” Personal observations ” di Gianluca Fiesoli.
La presentazione è a questo link:

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

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Srebrenica, la gente durante la cerimonia, Bosnia, 2011 copia

Srebrenica – Potocari, Bosnia Erzegovina, 11 Luglio 2011.

Sedici anni non bastano per alleviare il dolore. Nel giorno della commemorazione la Bosnia Erzegovina si stringe intorno ad altre 613 vittime che sono state pietosamente ricomposte e riconosciute tramite la scienza e i test del Dna. Un lavoro complesso eseguito da antropologi forensi e che continua senza un attimo di sosta, con pochi mezzi a disposizione e senza sapere quando finirà.

Suljic Hazan Nedzad era nato nel 1975. E’ stato assassinato a soli venti anni ed è uno dei più giovani di questi ultimi ritrovamenti. La lapide con la mezzaluna porta la numero 451. Oggi sarebbe stato un adulto con una famiglia e un onesto lavoro. La madre siede mestamente davanti alla fossa in attesa che venga sotterrato.

Il suo viso è segnato da profonde rughe e dalla sofferenza che contrastano su un candido fazzoletto color crema il quale le raccoglie i capelli bianchi. In quella che fu un aberrante strage ha perso pure il marito che venne trucidato con una raffica di mitra in un magazzino della borgata di Kravica dopo che aveva tentato di scappare attraverso i boschi. Lei assieme ad altri sfollati dei villaggi circostanti fu trasferita nella zona libera di Tuzla.

Alla fine dell’ anno scorso l’ Istituto Nazionale delle Persone Scomparse le ha comunicato che avevano ritrovato i resti dell’ unico figlio che aveva. Con voce interrotta da un pianto convulso, nelle frasi che mi vengono tradotte dall’ inviato del quotidiano Oslobodenje di Sarajevo, la donna ci racconta che il ragazzo fu preso durante un rastrellamento dei militanti serbi quando erano appena entrati nel centro abitato.

Da allora non ha saputo più niente, ma in tutto questo tempo nonostante la realtà fosse così evidente e tragica si è sempre illusa di riaverlo vivo. Conclude dicendoci che non conosce neppure la dinamica dell’ omicidio e che è possibile soltanto fare delle ipotesi. Fucilato, torturato, sgozzato con un coltello oppure ucciso in ginocchio con un vigliacco colpo di pistola alla nuca. Probabilmente resterà per sempre un atroce mistero.

Neanche il recente ma tardivo arresto dell’ ex Comandante militare Ratko Mladic, il boia dei Balcani, cancella la disperazione e il rancore che questo popolo si porta addosso. Proprio oggi le vedove di Srebrenica hanno usato toni duri e perentori contro quelli lo hanno preso.
Sostengono che da tempo il governo serbo era perfettamente a conoscenza del luogo in cui Mladic si nascondeva e guarda caso la cattura è avvenuta nei giorni della visita a Belgrado di Catherine Aston, l’ Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’ Unione Europea.

Le donne bosniache chiedono risarcimenti per le vite distrutte. Però, dopo oltre tre lustri sono ancora più di un migliaio i casi pendenti. Sebbene alcuni progressi siano stati fatti per tutelare i diritti umani, il piano di recupero fondi destinato alle famiglie degli scomparsi non è stato pienamente attuato e quindi le controversie rimangono insabbiate nella burocrazia.

E’ una giornata toccante, pregna di tristezza. La ricorrenza del genocidio assume una dimensione e un valore simbolico molto profondo. E’ inammissibile restare insensibili di fronte a queste scene, ma purtroppo nei prossimi anni il numero dei morti accertati salirà ancora.

Molte bare saranno tumulate nuovamente perchè ulteriori fosse comuni secondarie sono state individuate tra le montagne e andranno ad aggiungersi alle migliaia di vittime che riposano dal 2003 nel memoriale di Potocari.

Sembra non finire mai il massacro di Srebrenica anche se nella regione c’ è un processo di stabilizzazione e in futuro la prospettiva di aderire nell’ Europa che conta. Resta però il fatto che tuttora vige una situazione temporale ma con le amministrative dell’ autunno 2012 molte cose sul piano legislativo potrebbero mutare poiché non sarà concesso lo statuto speciale e avranno diritto a votare soltanto gl’ effettivi residenti.

Tuttavia l’ annullamento dei valori, le metamorfosi politiche, la perdita dell’ identità culturale, la mancanza di opportunità lavorative e la scarsa volontà di ottemperare collaborazioni tra serbi e bosniaci hanno portato la piccola città alla decadenza.

Ovunque è tangibile un senso di vuoto e di afflizione. Volti diffidenti che celano un fondo oscuro mentre le nuove generazioni quando possono si trasferiscono altrove. Attualmente a Srebrenica vivono circa novemila persone che con il deserto dentro l’ anima restano attaccati alla loro terra e al passato.

Lo sterminio del 1995 è un capitolo così riprovevole che l’ Uomo ha saputo creare con l’ odio e l’ ostilità, armandosi di pesante artiglieria, granate e bombe, fino a mettere in atto una pulizia etnica con lo scopo di sopprimere qualsiasi avversario. Un annientamento che ha una lampante similarità con la pazzia del nazionalsocialismo.

Nonostante ciò in Serbia ancora adesso ci sono rigurgiti di negazionismo dovuti all’ importante sostegno della popolazione verso i partiti più radicali che nell’ elezioni politiche del 2007 ha visto registrare un consenso di quasi un terzo degli elettori.

La strada della riconciliazione è ancora lunga e il Parlamento di Belgrado soltanto quindici anni dopo la fine dei combattimenti ha chiesto ufficialmente scusa alle famiglie delle vittime, qualificando Srebrenica come un “ crimine di guerra “ e non come genocidio, rivendicando però che esistono anche dei delitti subiti dal popolo serbo. La dichiarazione è stata raggiunta dopo quasi tredici ore di acceso dibattito e risolta con una risicata approvazione grazie al voto dei democratici e socialisti.

Dopo quattro anni di lotta armata che coinvolse buona parte dei Balcani occidentali e causò quasi centomila morti con seicentomila profughi, gli episodi di Srebrenica furono decisivi per la svolta finale della guerra.
La Storia è nota ma presenta ancora delle zone d’ ombra ed è per questo che ci deve essere di grande insegnamento senza scordare i diversi doveri dei paesi, il supporto spirituale della Chiesa ortodossa serba improntato al revanscismo e del ruolo che l’ Onu ebbe in tutta la vicenda.

I caschi blu delle compagnie Dutchbat guidati dal colonnello Thom Karremans assistettero impotenti e non intervennerro. Circostanze poco chiare avvennero in quei giorni fino al punto che la fanteria arrivò a stabilire rapporti molto amichevoli con i paramilitari serbi agli ordini di Ratko Mladic, un generale lucido e spietato che era diventato il braccio destro di Radovan Karadzic.

Una festa a base di birra, allegria e scambio di regali prima di abbandonare la base al suo destino e che cominciasse il mattatoio. Tuttora restano gl’ interrogativi del perchè i soldati Onu furono lasciati senza un adeguata copertura aerea sebbene ci fossero stati diversi contatti con il comando operativo di Tuzla.

All’ inizio di luglio del 2011 la sentenza di un Tribunale della Corte di Appello di Amsterdam e che ha ribaltato la precedente del 2008, ha condannato lo stato olandese a risarcire alcuni mussulmani senza però specificarne un preciso indennizzo.

Un verdetto sicuramente esemplare e per certi versi “ storico e coraggioso “, il quale ha reiterato la corresponsabilità di quella che doveva essere una missione a protezione dell’ enclave e sancisce la fine dell’ immunità, del garantismo e i privilegi che da sempre hanno avuto i Peacekeeper.

Se verrà confermata in via definitiva nel terzo grado di giudizio potrebbe aprirsi la prospettiva di intentare altre vertenze civili ma molte sono le perplessità che tuttociò possa succedere.
E’ comunque una decisione utile a comprendere che nelle guerre sotto l’ egida di un organizzazione che dovrebbe cercare di mantenere la pace con la naturale equanimità, invece si nascondono interessi, finzioni, egoismi e tanto cinismo.

Dopo la fine del processo ancora una volta una volta si è riproposto il dibattito sull’ utilità e l’ efficenza delle Nazioni Unite nelle direttive e nei compiti che svolge. Per antinomia è una struttura che utilizza organici militari di altre nazioni e talora durante le operazioni è in disaccordo con i centri di potere politici.

Dignità ed esternazioni misericordiose squarciano il cielo durante la Salatul Janazah, la preghiera collettiva prima della sepoltura e che chiede la grazia dei defunti ad Allah.
Le Madri di Srebrenica non vestono in luttuoso nero ma continuano a versare copiose lacrime sulle verdi bare dei congiunti.

Il verde è il colore della speranza, della giovinezza, della Natura mentre per l’ Islam è il Paradiso nell’ ultimo viaggio e che consentirà allo spirito di evolversi.

Trentamila, forse quarantamila persone sono arrivate fin qui da ogni parte del mondo per non dimenticare e per continuare a volere giustizia e verità.

Tante bandiere e una Marcia della Pace che è partita due giorni prima dal villaggio di Nezuk ed ha ripercorso i luoghi della strage.

Sotto un torrido sole che sfiora i quaranta gradi non mancano gli svenimenti degl’ anziani intanto che fin dalle prime luci dell’ alba un’ imponente schieramento di poliziotti ha vigilato sulla sicurezza.

Il rumore di un interminabile fila di automobili ha infranto la quiete e i silenzi di questa rigogliosa valle, nella quale niente sarà più come prima.

Gianluca Fiesoli.

Razia, Juma Gul e Mohammed Wali.

In inverno l’attività nell’ospedale di guerra di Emergency a Lashkar-gah, in Afganistan, cala rispetto al resto dell’anno. “Cala” nei numeri, non nelle tragedie che la popolazione civile patisce.

Razia viene da Babaji, un villaggio dove si combatte ormai da anni. Stava tornando a casa a piedi, con la sua famiglia, quando «dei soldati» hanno cominciato a sparare. Razia ha un femore fratturato, uno zigomo rotto e una vasta ferita alla testa. Ci mostra anche la ferita da proiettile che l’ha colpita a una mano un anno fa. Ha 7 anni ed è già “veterana di guerra”.

Due letti prima di lei Juma Gul, 5 anni, sta mangiando del riso. Ha metà del viso coperto dalle medicazioni e la gamba sinistra fasciata. Era di fronte a casa, a Grishk, quando è esplosa una granata.

Mohammed Wali ha 8 anni e viene da Marjah, un altro villaggio martoriato dalla guerra. Ha appoggiato il piede su una mina mentre ritornava dal bazar. Ha camminato fino a casa, con il piede dilaniato. Il padre l’ha portato immediatamente al nostro ospedale, ora un grande bendaggio gli copre il moncone appena sotto il ginocchio.

Tutto questo nell’arco di una settimana, d’inverno, quando i “numeri” calano.

Per maggiori informazioni e donazioni visita il sito http://www.emergency.it

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Ancora storie dalla lontana Lashkar-gah.

 

Quando è fuori in giardino, ha sempre un sorriso per chi gli si avvicina. Nella sua situazione non so chi riuscirebbe a sorridere: Quadratullah ha più o meno 12 anni e non ha più le gambe. Stava giocando fuori da una casa con i suoi due fratelli, Nanai di 14 anni e Naquibullah di 10, quando una porta socchiusa li ha incuriositi.

Si sono avvicinati in fila indiana: quando Nanai ha aperto la porta è stato dilaniato da un’esplosione; dietro di lui Quadratullah, parzialmente riparato da suo fratello, si è ritrovato a terra con metà del viso ustionata, le gambe ridotte a moncherini, la mano sinistra ferita dalle schegge. Il fratello più piccolo, coperto dai corpi dei due fratelli maggiori, è stato colpito da alcune schegge sugli arti superiori.

È quasi un mese che Quadratullah è arrivato al nostro Centro chirurgico di Lashkar-gah: è stato operato, curato, nutrito e riabilitato. Ora è autonomo, riesce a fare quasi tutto sulla sedia a rotelle che non abbandona mai.

Verrà dimesso a giorni e ci parla dei suoi desideri, fa progetti: vorrebbe andare a scuola, ma nel suo villaggio non ce n’è nemmeno una. È felice quando gli diciamo che potrà portare a casa la sua sedia a rotelle, per lui è un grandissimo regalo. Non riusciamo a rispondergli, la sua felicità per una carrozzina ci lascia senza parole.

 

Per maggiori informazioni, donazioni e sostegno visitare il sito  http://www.emergency.it

 

 

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Storie da Lashkar-gah.

Dice di avere “almeno 90 anni”, Abdullah. Ha vissuto sempre nel villaggio di Musa Qala, a quattro ore di macchina dal nostro ospedale di Lashkar-gah. È la seconda volta che viene in questa città: la prima è stata per portare del cotone da vendere al mercato con alcuni dei suoi figli. La seconda è questa: per essere ricoverato nel nostro ospedale. Non ha nemmeno mai visto Kabul in tutta la sua vita.

Si ricorda del tempo di re Zair Shah Khan, “che voleva aprire molte scuole” nel suo distretto, e anche del tempo prima. Si ricorda che sono almeno 60 anni che sente e vede guerre nel suo paese. Si ricorda che anche questa volta c’è stato un feroce combattimento: era nei campi ad aiutare i suoi figli, si ricorda di aver sentito un gran bruciore dietro, poi non ricorda più nulla.

È arrivato da noi in stato di shock: un proiettile l’aveva colpito al gluteo ed era uscito dalla pancia. Lo abbiamo operato e ora è in corsia, i suoi occhi vivaci non smettono di ammirare tutto quello che gli capita intorno. Continua a ringraziarci per quello che facciamo, per il nostro ospedale che “cura tutti gratuitamente” e dove “addirittura” non deve pagare il cibo che gli viene servito tre volte al giorno.

Per maggiori informazioni visitare il sito http://www.emergency.it

 

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Sacro Umano Corpo: una mostra a Firenze del Maestro Maniscalchi.

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COMUNICATO STAMPA

Mostra:  “Sacro Umano Corpo

Autore:   Leonardo Maniscalchi

Sede:       FYR arte contemporanea – Borgo Albizi 23 – 50122 Firenze

Presentazione Critica:  Umberto Putzu

Genere:   fotografia  video e installazioni

Periodo:   dal 4 Dicembre 2010 al 16 Gennaio 2011 

Inaugurazione:  4 Dicembre h. 18 –  presentazione critica e performance

Catalogo:  in galleria

Contatti:  foyer@fyr.it – tel. +39 055 2343351 – +39 392 6041892

Patrocinio: Comune di Firenze

Ufficio stampa Lapress: Tiziano Modigliani. lapressufficiostampa@gmail.com

www.leonardomaniscalchi.it    – E mail: info@leonardomaniscalchi.it 

 

Leonardo Maniscalchi, grande interprete della comunicazione fotografica internazionale, ritorna nel cuore di Firenze, in Borgo degli Albizi, proprio nella stessa strada del centro storico in cui aprì il suo primo studio, per festeggiare 30 anni di successi internazionali. Con l’esposizione dal titolo: ”Sacro Umano Corpo”, presentata dal critico d’arte Umberto Putzu, esordiscono in anteprima assoluta alla Galleria FYR arte contemporanea le sue ultime straordinarie elaborazioni fotografiche. In questa mostra, già molto attesa come sottolinea Umberto Putzu: “Leonardo Maniscalchi mette al centro l’uomo, inteso come umanità, corporeità, sacralità. L’ottica dell’esposizione è l’irripetibile sacralità dell’uomo, proprio nell’era della tecnologia, che tende a fare dell’uomo stesso un semplice ingranaggio sostituibile del sistema. Per questo ”Sacro Umano Corpo” è una forte testimonianza della complessità della nostra epoca, al di là di forzature e contrapposizioni, tra bianco e nero, bene e male, mente e corpo… troppo spesso alimentate oggi anche dai media. Lo stesso titolo rivela un carattere essenziale, quanto emblematico e concettuale, per un  nuovo paradigma di immagini, dove i corpi irrompono nelle chiese con l’ardore del mistero, acceso da continue sovrapposizioni temporali, nell’inestricabile rapporto tra sacralità e armonioso erotismo. E nelle immagini affiora l’uomo nelle sue più avvincenti e inaspettate sfumature, codice di segni, colori, gesti…ancora da svelare”.

”Sacro Umano Corpo” indica anche lo sviluppo della prestigiosa carriera di Leonardo Maniscalchi che molti ricordano anche per le sue molteplici copertine, da segnalare le due storiche commissionate: i ‘50 anni della Repubblica’ sull’Espresso e per la ‘caduta del muro di Berlino’ su Panorama. Nel trentennio della sua attività ricordiamo che molte sue rassegne sono state patrocinate da Istituti di Cultura, Musei e gallerie: dagli esordi con la mostra “Capo d’opera” di Achille Bonito Oliva nel 1986 fino a personali che spaziano da Milano a Daytona Beach, Barcellona, Valencia, Madrid, Bratislava, City Texas, Sofia, Nairobi, Budapest, Los Angeles.        

Leonardo Maniscalchi è anche magnifico ritrattista di personaggi celebri, grazie alle continue frequentazioni del mondo letterario, artistico, culturale tra cui è doveroso annoverare: Guttuso, Pomodoro,Moravia, Annigoni, Gregori, Bay, Chet Beker, Stan Gatz, Moschino, Andreotti, Zeri, Spike, Haart, Paolucci, Busi, von F?stenberg, Donald Tramp, e tanti altri. E proprio Renato Guttuso nel 1986 lo ha indirizzato e incoraggiato verso la fotopittografia che vede il suo crescere come artista concettuale, Un artista in “continuum studium”, instancabile alchimista  delle sue tecniche digitali in un paradigma  creativo che va dal “MitoMetaCorpus” con il suo concettualismo romantico a tematiche che spaziano tra le astrazioni figurative di “Photofobia”e “CosmosArt”.

Fondatore nel 1989 di “Click up” e “ADFF” (Accademia di fotografia) a Firenze, le prime scuole internazionali per fotografi di moda che hanno avuto un grande riscontro internazionale e la partecipazione di allievi da tutto il mondo. Tra i vari riconoscimenti e premi di prestigio ricordiamo: ”La Pagina d’Oro” attribuita dalla rivista “Arte e ambiente”, il “D’Artagnan” ad Auch (France) e il premio di artista fotografo dell’anno a Nicosia. Ha inoltre realizzato copertine e servizi editoriali e pubblicità per importanti riviste: ”Vogue, L’Espresso, Panorama, Amica, Grazia, Goia, Max, Couture International, Exlcusive, PhotoG(Cina), Select (Giappone), Photo, Zoom, Playboy oltre che editoriali  per note case stilistiche di moda tra cui Armani, Krizia, Valentino, J.P. Gautier, Moschino; Versace, Y.S.L., Fendi ecc.

Con Maniscalchi entriamo in una nuova dimensione metafisica avvincente e incisiva, con un codice di linguaggio intimo in chiave di lettura poetica e universale fatto come lui stesso suggerisce: “D’amore per la libertà interiore”.

Come sintetizzare questa nuova esperienza espositiva di Leonardo Maniscalchi? Per il critico d’arte Umberto Putzu: “in questa mostra la ricerca di Maniscalchi, definito ‘uomo della luce’,  attraversa  l’umano e il fascino dei suoi interrogativi…per farci vivere un concerto di scintillanze inaspettate, nel labirinto di possibili nuove consapevolezze. Per darci la possibilità di interpretare la nostra epoca, con lo stupore che a volte sa offrirci l’arte. E l’arte ha bisogno di luce d’amore.

Lapress . Gentilmente Vi preghiamo di mandarci un’ e-mail di conferma dell’avvenuta pubblicazione. Cordiali saluti, Tiziano Modigliani.

Bonus e eco agevolazioni: si continua anche il prossimo anno.

Un esauriente articolo a firma di Valerio Stroppa sull’ eco agevolazioni che continuano anche il prossimo anno, seppure con qualche differenza. Tutti i dettagli qui sotto. – Pmi Microsoft – Italiaoggi – Ipsoa Editore – per ulteriori informazioni vedere i siti delle fonti.

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 Eco-agevolazione anche nel 2011.

Confermata, attraverso la legge di stabilità, la possibilità di beneficiare dello sconto del 55% 

La detrazione sarà fruibile in dieci anni invece che in cinque.  

Prorogato anche per il 2011 il bonus del 55% per il risparmio energetico, ma la detrazione sarà fruibile in dieci anni e non più in cinque. È quanto prevede il disegno di legge Stabilità, approvato venerdì scorso dalla camera e ora in procinto di avviare il proprio cammino in senato. Confermata, dunque, la possibilità di beneficiare degli sgravi fiscali per interventi di riqualificazione energetica anche per il prossimo anno, al contrario di quanto inizialmente previsto dalla manovra di bilancio dell’esecutivo (che stanzia per il 2011 circa 5,7 miliardi di euro).

La mancata proroga dell’agevolazione per il risparmio energetico aveva suscitato fin da subito il malumore delle associazioni di categoria, che hanno chiesto a gran voce il ripristino dei fondi (si veda ItaliaOggi del 12 novembre scorso).

La conferma anche per il 2011 della detrazione per il risparmio energetico è stata quindi reintrodotta in maniera bipartisan. Tuttavia, anche dopo la modifica (che, in un primo momento, sembrava dovesse essere apportata nel decreto milleproroghe), le organizzazioni imprenditoriali hanno rilevato che la «spalmatura» in dieci anni della detrazione renderà meno appetibile il ricorso al beneficio, così come la mancata messa a regime del meccanismo anche per gli anni successivi al 2011.

In ogni caso, gli interventi ammessi all’aiuto saranno ancora la riqualificazione degli edifici esistenti, gli interventi sull’involucro (pareti, finestre e infissi), l’installazione di pannelli solari per la produzione di acqua calda e la sostituzione di impianti di climatizzazione invernale con caldaie a condensazione.

Riguardo ai numeri relativi alla proroga annuale del bonus, i tecnici governativi hanno stimato in termini di cassa un maggior gettito di 124,8 milioni nel 2011 e un costo in termini di minori imposte per 32,4 milioni nel 2012 e 292,8 milioni nel 2013.

Dati che però vanno soppesati con i vantaggi (economici e sociali) innescati dalla riqualificazione energetica: secondo un’elaborazione della Cna, nel triennio 2007-2009 al costo per l’erario del bonus 55%, pari a circa 1,7 miliardi di euro, ha fatto da contraltare un beneficio per il sistema Paese del valore di 6,3 miliardi di euro, misurato in termini di sostegno al tessuto produttivo e occupazionale, di riduzione delle emissioni ecc. (si veda ItaliaOggi del 18 novembre 2010).

L’emendamento al ddl Stabilità lascia inalterata la vigenza di altre due norme fondamentali in tema di 55%, vale a dire l’articolo 1, comma 24 della Finanziaria 2008 e l’articolo 29, comma 6 del dl n. 185/2008: la prima è la disposizione che esenta la sostituzione di finestre comprensive di infissi dalla presentazione obbligatoria della certificazione energetica prevista dalla Finanziaria 2007. Si tratta di una semplificazione di non poco conto, che ha infatti contribuito a rendere quella sugli infissi la tipologia di lavori più diffusa, con circa 120 mila interventi tra il 2007 e il 2009.

La seconda disposizione, quella del decreto anticrisi, prevede invece che per le spese sostenute nei periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2008, i contribuenti interessati alle detrazioni devono inviare all’Agenzia delle entrate apposita comunicazione (approvata con provvedimento del 6 maggio 2009). Quest’ultima va trasmessa telematicamente al Fisco qualora gli interventi si protraggano per due o più periodi d’imposta, mentre non va inviata se i lavori sono stati avviati e conclusi nella medesima annualità, oppure se, pur essendo l’opera pluriennale, nel periodo d’imposta cui la comunicazione si riferisce non sono state sostenute spese.

Si ricorda che i limiti d’importo sui quali calcolare la detrazione variano in funzione del tipo di intervento (dai 30 mila euro massimi per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale ai 100 mila euro detraibili per la riqualificazione energetica), purché ovviamente lo sgravio trovi capienza nell’imposta annua dovuta.

Da ultimo, resta impregiudicata la novità introdotta dal dl n. 78/2010 che, dal 1° luglio scorso, obbliga banche e Poste ad operare al momento del pagamento del bonifico effettuato dal contribuente per interventi «verdi» una ritenuta del 10% a titolo di acconto d’imposta dovuta dall’impresa che effettua i lavori. Specifici chiarimenti sulle modalità operative della ritenuta sono state fornite dall’amministrazione finanziaria con la circolare n. 40/E del 28 luglio 2010.

Tutte le tappe del bonus 55%.

La Finanziaria 2007 (legge n. 296/2006), all’articolo 1, commi 344 e seguenti, ha introdotto una detrazione d’imposta nella misura del 55% dei costi sostenuti per gli interventi di riqualificazione energetica, per le spese effettuate entro il 31 dicembre 2007. La medesima legge ha disposto il riparto obbligatorio della detrazione in un numero di tre quote annuali di pari importo.

Le norme attuative dell’agevolazione sono state dettate dal dm 19 febbraio 2007.

La Finanziaria 2008 (legge n. 244/2007) ha prorogato l’agevolazione fino al 31 dicembre 2010. Detta legge, inoltre, ha previsto che la detrazione potesse essere ripartita in un numero di quote annuali, di pari importo, compreso tra tre e dieci, a scelta irrevocabile del contribuente, operata all’atto della prima detrazione.

L’articolo 29 del dl n. 185/2008 ha previsto che, per le spese sostenute a decorrere dal 1° gennaio 2009, il bonus, ossia la detrazione dall’imposta lorda, deve essere ripartito in cinque rate annuali di pari importo.

La legge di Stabilità per il 2011, attualmente in discussione in parlamento, proroga l’agevolazione alle spese sostenute entro il 31 dicembre 2011, allungando il periodo di fruizione dell’agevolazione da cinque a dieci anni.

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Io non ci stò…….neanche io.

Tra i diversi decreti discutibili che ha fatto questo  governo, ma che adesso pare essere al capolinea, oltre alle ” donnette ” e la politica del Cavaliere che dobbiamo sorbirci ogni giorno,  anche la legge per la stabilità è l’ ennesimo  ” taglio della scure “.

Riceviamo la presente per diffondere e per sottoscrivere l’ appello.

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Sottoscrivi l’appello in difesa del 5 per 1000 su http://www.iononcisto.org.

Se entrerà in vigore la nuova “Legge per la stabilità” che mette un tetto al 5 per 1000, tutte le organizzazioni del terzo settore subiranno un taglio dei fondi del 75%.

Negli scorsi giorni, i giornali hanno riportato la notizia che la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha esaminato il testo della nuova “legge per la stabilità”. Tale legge limiterebbe a 100 milioni di euro i fondi da destinare al “5 per 1000” con una riduzione del 75% rispetto all’importo dell’anno precedente. Tale ulteriore taglio si aggiunge a quelli effettuati al bilancio della cooperazione internazionale italiana, ai contributi alle istituzioni internazionali che aiutano i paesi in via di sviluppo e a quelli per la ricerca scientifica, universitaria e sanitaria.

Questi tagli si ripercuotono significativamente sull’operatività delle organizzazioni del terzo settore, che hanno dimostrato una professionalità molto elevata, oggetto di apprezzamento in Italia e all’estero.

Tagliare i fondi a disposizione del “5 per 1000” significherebbe anche limitare drasticamente la libertà dei cittadini di decidere come destinare la propria quota dell’imposta sui redditi direttamente a sostegno degli operatori del terzo settore.

Per queste ragioni chiediamo al Parlamento Italiano di intervenire per eliminare, nel testo della legge di prossima discussione, il tetto di 100 milioni di euro da destinare al “5 per 1000” per l’anno 2011, ripristinando quanto meno l’importo dei fondi previsti nell’anno 2010.

Ti chiediamo una mano: per dare più forza alla nostra richiesta serve anche la tua firma. Se sei d’accordo con noi, sottoscrivi l’appello su http://www.iononcisto.org e aiutaci a diffondere la notizia.

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