Razia, Juma Gul e Mohammed Wali.

In inverno l’attività nell’ospedale di guerra di Emergency a Lashkar-gah, in Afganistan, cala rispetto al resto dell’anno. “Cala” nei numeri, non nelle tragedie che la popolazione civile patisce.

Razia viene da Babaji, un villaggio dove si combatte ormai da anni. Stava tornando a casa a piedi, con la sua famiglia, quando «dei soldati» hanno cominciato a sparare. Razia ha un femore fratturato, uno zigomo rotto e una vasta ferita alla testa. Ci mostra anche la ferita da proiettile che l’ha colpita a una mano un anno fa. Ha 7 anni ed è già “veterana di guerra”.

Due letti prima di lei Juma Gul, 5 anni, sta mangiando del riso. Ha metà del viso coperto dalle medicazioni e la gamba sinistra fasciata. Era di fronte a casa, a Grishk, quando è esplosa una granata.

Mohammed Wali ha 8 anni e viene da Marjah, un altro villaggio martoriato dalla guerra. Ha appoggiato il piede su una mina mentre ritornava dal bazar. Ha camminato fino a casa, con il piede dilaniato. Il padre l’ha portato immediatamente al nostro ospedale, ora un grande bendaggio gli copre il moncone appena sotto il ginocchio.

Tutto questo nell’arco di una settimana, d’inverno, quando i “numeri” calano.

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Ancora storie dalla lontana Lashkar-gah.

 

Quando è fuori in giardino, ha sempre un sorriso per chi gli si avvicina. Nella sua situazione non so chi riuscirebbe a sorridere: Quadratullah ha più o meno 12 anni e non ha più le gambe. Stava giocando fuori da una casa con i suoi due fratelli, Nanai di 14 anni e Naquibullah di 10, quando una porta socchiusa li ha incuriositi.

Si sono avvicinati in fila indiana: quando Nanai ha aperto la porta è stato dilaniato da un’esplosione; dietro di lui Quadratullah, parzialmente riparato da suo fratello, si è ritrovato a terra con metà del viso ustionata, le gambe ridotte a moncherini, la mano sinistra ferita dalle schegge. Il fratello più piccolo, coperto dai corpi dei due fratelli maggiori, è stato colpito da alcune schegge sugli arti superiori.

È quasi un mese che Quadratullah è arrivato al nostro Centro chirurgico di Lashkar-gah: è stato operato, curato, nutrito e riabilitato. Ora è autonomo, riesce a fare quasi tutto sulla sedia a rotelle che non abbandona mai.

Verrà dimesso a giorni e ci parla dei suoi desideri, fa progetti: vorrebbe andare a scuola, ma nel suo villaggio non ce n’è nemmeno una. È felice quando gli diciamo che potrà portare a casa la sua sedia a rotelle, per lui è un grandissimo regalo. Non riusciamo a rispondergli, la sua felicità per una carrozzina ci lascia senza parole.

 

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Storie da Lashkar-gah.

Dice di avere “almeno 90 anni”, Abdullah. Ha vissuto sempre nel villaggio di Musa Qala, a quattro ore di macchina dal nostro ospedale di Lashkar-gah. È la seconda volta che viene in questa città: la prima è stata per portare del cotone da vendere al mercato con alcuni dei suoi figli. La seconda è questa: per essere ricoverato nel nostro ospedale. Non ha nemmeno mai visto Kabul in tutta la sua vita.

Si ricorda del tempo di re Zair Shah Khan, “che voleva aprire molte scuole” nel suo distretto, e anche del tempo prima. Si ricorda che sono almeno 60 anni che sente e vede guerre nel suo paese. Si ricorda che anche questa volta c’è stato un feroce combattimento: era nei campi ad aiutare i suoi figli, si ricorda di aver sentito un gran bruciore dietro, poi non ricorda più nulla.

È arrivato da noi in stato di shock: un proiettile l’aveva colpito al gluteo ed era uscito dalla pancia. Lo abbiamo operato e ora è in corsia, i suoi occhi vivaci non smettono di ammirare tutto quello che gli capita intorno. Continua a ringraziarci per quello che facciamo, per il nostro ospedale che “cura tutti gratuitamente” e dove “addirittura” non deve pagare il cibo che gli viene servito tre volte al giorno.

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Io non ci stò…….neanche io.

Tra i diversi decreti discutibili che ha fatto questo  governo, ma che adesso pare essere al capolinea, oltre alle ” donnette ” e la politica del Cavaliere che dobbiamo sorbirci ogni giorno,  anche la legge per la stabilità è l’ ennesimo  ” taglio della scure “.

Riceviamo la presente per diffondere e per sottoscrivere l’ appello.

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Sottoscrivi l’appello in difesa del 5 per 1000 su http://www.iononcisto.org.

Se entrerà in vigore la nuova “Legge per la stabilità” che mette un tetto al 5 per 1000, tutte le organizzazioni del terzo settore subiranno un taglio dei fondi del 75%.

Negli scorsi giorni, i giornali hanno riportato la notizia che la Commissione Bilancio della Camera dei Deputati ha esaminato il testo della nuova “legge per la stabilità”. Tale legge limiterebbe a 100 milioni di euro i fondi da destinare al “5 per 1000” con una riduzione del 75% rispetto all’importo dell’anno precedente. Tale ulteriore taglio si aggiunge a quelli effettuati al bilancio della cooperazione internazionale italiana, ai contributi alle istituzioni internazionali che aiutano i paesi in via di sviluppo e a quelli per la ricerca scientifica, universitaria e sanitaria.

Questi tagli si ripercuotono significativamente sull’operatività delle organizzazioni del terzo settore, che hanno dimostrato una professionalità molto elevata, oggetto di apprezzamento in Italia e all’estero.

Tagliare i fondi a disposizione del “5 per 1000” significherebbe anche limitare drasticamente la libertà dei cittadini di decidere come destinare la propria quota dell’imposta sui redditi direttamente a sostegno degli operatori del terzo settore.

Per queste ragioni chiediamo al Parlamento Italiano di intervenire per eliminare, nel testo della legge di prossima discussione, il tetto di 100 milioni di euro da destinare al “5 per 1000” per l’anno 2011, ripristinando quanto meno l’importo dei fondi previsti nell’anno 2010.

Ti chiediamo una mano: per dare più forza alla nostra richiesta serve anche la tua firma. Se sei d’accordo con noi, sottoscrivi l’appello su http://www.iononcisto.org e aiutaci a diffondere la notizia.

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Solidarietà per i migranti.

 

Solidarietà ai migranti che protestano per il rispetto dei propri diritti.

 

Emergency esprime solidarietà ai migranti che protestano a Milano, Brescia e nelle altre
città italiane per chiedere il riconoscimento del permesso di soggiorno e il
rispetto dei propri diritti.
 

 

 

La legge Bossi-Fini non ha disciplinato l’arrivo degli immigrati, ma ha di fatto
impedito una vita sicura e dignitosa alla stragrande maggioranza di chi è
giunto nel nostro paese per sopravvivere, costringendolo spesso a percorsi di
sfruttamento e di illegalità.

 

In nome della “sicurezza”, il governo italiano ha scelto la guerra
contro i migranti, alimentando una cultura razzista che ha deteriorato i più
elementari meccanismi della convivenza civile.
 

 

 

Per questa ragione Emergency ha deciso di rinnovare il proprio impegno in Italia:
dopo l’esperienza maturata nel suo Poliambulatorio di Palermo, dove dal 2006
offre cure gratuite ai migranti, Emergency aprirà a breve un Poliambulatorio a
Marghera e sta lavorando per l’avvio di nuove strutture in altre città
italiane.

 

 Per saperne di più sulle attività di Emergency in Italia visita il sito

 

  http://www.emergency.it

 

 

 
 

 

 

 

 

 
 

 

 

 

 

 
 

 

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Sierra Leone: la fortuna di Dominique.

Sierra Leone: la fortuna di Dominique.

Dominique ha circa 50 anni. Non conosce la sua età precisa perché in Sierra Leone l’anagrafe è incerta; certa, invece, è la sua fortuna rispetto a tanti altri, non solo perché l’aspettativa di vita media in Sierra Leone è di 41 anni, ma anche perché, presso l’ospedale di Emergency a Goderich, Dominique ha potuto trovare cure gratuite e di qualità in un paese dove la sanità è a pagamento e dove esistono poco più di 100 medici.

Dominique si era rotto il femore in due punti dopo una brutta caduta ed era rimasto immobilizzato nella sua capanna per mesi, prima di arrivare all’ospedale di Emergency: come tanti altri, non poteva pagarsi le cure mediche necessarie e aveva sperato che la frattura guarisse da sé.

Dominique è stato operato da Lina, la chirurga ortopedica internazionale, e Yilliah, il collega locale: dopo un po’ di fisioterapia, ha ricominciato a camminare e presto ricomincerà a fare una vita normale.

In 10 anni di attività Emergency in Sierra Leone ha curato più di 300.000 persone. I pazienti aumentano e ora l’ospedale ha bisogno di crescere con la costruzione di 3 nuove sale operatorie, un nuovo reparto di terapia intensiva, un nuovo pronto soccorso…

Per maggiori informazioni visita il sito  http://www.emergency.it

 

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Alieu, 13 anni e una gamba amputata.

Alieu, 13 anni, è inseparabile dal suo compagno di reparto Amara, 8 anni, ricoverato per ustioni. Alieu si esercita sul lettino del reparto di fisioterapia dell’ospedale di Emergency in Sierra Leone, mentre la fisioterapista gli regola le stampelle.

Ad Alieu è stata amputata la gamba sopra il ginocchio a causa di una ferita che gli era stata curata con la medicina tradizionale: quando è arrivato all’ospedale di Emergency, l’infezione si era già propagata al resto della gamba. Succede spesso in Sierra Leone che, in mancanza del denaro necessario a pagare le cure, i malati si rivolgano a curatori tradizionali che utilizzano rimedi che si rivelano spesso dannosi per la salute dei pazienti.

In questo paese il Centro di Emergency è l’unica struttura a offrire assistenza sanitaria gratuita e di livello elevato. In 10 anni di attività sono state curate più di 300.000 persone ma i pazienti aumentano e ora l’ospedale ha bisogno di crescere con la costruzione di 3 nuove sale operatorie, un nuovo reparto di terapia intensiva, un nuovo pronto soccorso…

Per maggiori informazioni visita il sito  http://www.emergency.it

 

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