Julio Gonzalez: ritorno alla Vita e……..al calcio.

 

Uno schianto tremendo sulla trafficata A4 Serenissima, un cumulo di lamiere contorte in un tamponamento contro un Tir. La Dea Bendata gli ha voluto bene in quanto è riuscito a salvarsi la pelle, ma non basta perchè c’ era un grosso scotto da pagare: un braccio amputato e l’ altro ferito gravemente.
Il decorso post operatorio non fu per niente facile e i medici nonostante le potenti terapie antibiotiche non riuscirono ad evitare una mutilazione del membro per fermare l’ infezione
I sanitari furono chiari, potrà riavere un vita normale ma probabilmente dovrà abbandonare l’ attività agonistica.
Julio Gonzalez non si è perso d’ animo, improvvisamente il mondo gli crollò addosso, i tanti sacrifici per lasciare il Paraguay e cercare di giocare nel Campionato più bello che esista risultarono tutti vani. In un attimo la sua esistenza fu brutalmente cambiata.
Oltre all ‘ handicap fisico si ritrovò in solitudine e la malinconia che lo attanagliava tutti i giorni, nonostante la continua solidarietà di compagni e della famiglia. Ma con il tempo ha ripreso quel chiodo fisso di tornare a giocare.
Dopo ben otto mesi di continua riabilitazione, anche psicologica, si  presentò al ritiro della sua vecchia squadra, il Vicenza, dove lo avevano accolto con benevolenza. Il club già ai tempi dell’ incidente dichiarò per voce del suo Presidente di lasciargli una porta aperta……
Ha ricominciato ad allenarsi, da solo, piccole corse per rifare il fiato, riprendere la coordinazione perduta, per buttar giù qualche chilo in eccesso, una preparazione leggera in attesa di quella protesi che il centro specializzato Inail gli avrebbe  procurato e che ha consentito ad alcuni atleti di tornare all’ attività.

Continua a leggere “Julio Gonzalez: ritorno alla Vita e……..al calcio.”

Annunci

De Canio, una panchina inglese.

Gigi De Canio apprezzato tecnico che però non trova una panchina in Italia emigra in Gran Bretagna e si accomoda su quella del Queen Park Rangers. L’ allenatore dopo le molte voci e numerosi contati con il club d’ oltremanica ha finalmente strappato un contratto  che se andrà bene durerà fino al termine della stagione 2010. Il Queen Park Rangers rilevato recentemente da Flavio Briatore, manager Renault in Formula 1, il quale almeno a parole ha promesso di fare una grande squadra con l’ aiuto anche della forza economica dell’ amico Bernie Ecclestone.

Continua a leggere “De Canio, una panchina inglese.”

Il Brasile vince la Coppa America.

Il Brasile si aggiudica la Coppa America nella finalissima che si è giocata allo stadio Pachenco Romero di Maracaibo in Venezuela strapieno fino all’inverosimile. Pronostico ribaltato, in molti credevano in un successo argentino, invece è l’ ottava volta che i brasiliani conquistano questo prestigioso trofeo.

Continua a leggere “Il Brasile vince la Coppa America.”

Capello, quando vincere equivale ad una sconfitta.


Da oggi è a spasso e può darsi come successe tra il 1998 e il 1999, dopo il deludente ritorno al Milan e guarda caso l? anno prima aveva trionfato a Madrid, che si prenda una lunga pausa di riflessione.
A sessantuno anni è tra i migliori allenatori del mondo, il palmares è inutile ricordarlo poiché è prestigioso ed ha vinto praticamente tutto.
Il Real Madrid come aveva preannunciato l? autorevole Marca e poi tutta la stampa locale ha cacciato poco elegantemente il friulano di ferro, soprannominato dalle nostre parti Don Fabio.
Che Capello sia un ottimo tecnico è fuori da ogni dubbio. Lo preferiamo in panchina che quando calpestava l? erba con i tacchetti. Si distinse ad alti livelli, i piedi li aveva buoni, la visione del gioco discreta, ma non ha lasciato il segno come un Campionissimo.
E? pur vero che erano altri tempi, ma se permettete c? è stato di meglio in quell? epoca e in quel ruolo. La Storia lo ricorderà più come allenatore che come centrocampista.
Per quanto pragmatico, amante del gioco all? italiana, fa parte di quella schiera di tecnici tradizionali, vedi Lippi e Trapattoni.
Il suo carattere non è dei più simpatici e il rapporto con i giornalisti è sempre stato altalenante, mentre certa superbia è spesso evidente, ma che tuttavia non intacca le qualità nel saper forgiare un collettivo.
Stavolta però vincere equivale ad una sconfitta. Non è raro nel calcio se si considera che alcuni club hanno visto sfuggire importanti manifestazioni senza conoscere di aver perso una partita. In questo caso non basta lo straordinario risultato finale, ? l? umiliazione ? dell? esonero per certi versi è più forte della gioia di un altra Liga conquistata.
Le motivazioni che la società delle Merengues hanno fatto trapelare ai giornali è riassunto in uno scarno comunicato firmato dal DS Mijatovic e seguito da una breve conferenza stampa sempre condotta dallo stesso manager.
In sintesi – si ringrazia Mister Capello per il successo ottenuto ma non lo consideriamo la persona adatta a proseguire il rapporto e quello in cui crediamo.
Parole sante, una liquidazione onerosa che dovrebbe aggirarsi sui nove milioni di euro ma poco importa, questa ? banda ? d? italiani, inteso il suo staff, se ne deve andare.
I ” come back ” degl? allenatori in alcune società dove hanno avuto grandi soddisfazioni difficilmente riescono, poiché mutano le situazioni nell? ambiente circostante, la gente invecchia, gli atleti non sono più gli stessi e saper ricreare il precedente clima glorifico è pressoché un utopia.
Un po? come i ? grandi amori ?, non si ripetono mai, al massimo sono delle piacevoli copie.
Capello era arrivato nella capitale iberica all? inizio di Luglio come un salvatore della Patria, una ? fuga ? se vogliamo che non è piaciuta nel nostro paese, lasciando baracca e burattini, ma soprattutto nei guai una Juventus alle prese con le sbarre di Tribunali sportivi, il cui verdetto, la serie B, era già scritto.
Il Real Madrid da diversi anni è in declino anche se il fascino di guidare questa ricchissima squadra resta identico e forse Capello ne è rimasto ammaliato fin dalla prima volta.
La seconda stagione del trainer avviene dopo due lustri ma è nata sotto i peggiori auspici. Antonio Cassano prima voluto poi messo in un angolo, dopo essere stato presentato come un Faraone con tanto di fanfara ma non ha mai toccato praticamente palla.
Ronaldo liquidato a Gennaio e a dispetto comincia a segnare nel campionato italiano, liti negli spogliatoi, campioni pagati a peso d? oro ma che non hanno un buon feeling con il tecnico e con altre primedonne sul viale del tramonto però inclini ad atteggiamenti presuntuosi.
I risultati stentavano a decollare con l’ arrivo dell’ inverno, qualche sconfitta che ha sfiorato il grottesco come per l? uscita agl? ottavi dalla Champions League, un vero disastro.
Ma il tecnico italiano tra epurazioni, bastonate verbali, sberleffi in prima pagina, con l’ inserimento a tempo indeterminato di qualche giovane panchinaro e la buona vena del tulipano Van Nistelrooy che gli ha tolto diverse castagne dal fuoco con i suoi gol, gli hanno permesso di risalire lentamente la china per concludere la stagione con un successo sul filo di lana.
Tra i diversi pregi e valori di Fabio Capello c? è quello della personalità, non in senso tattico, ma di espressione del carattere che sfiora il cinismo. Non si arrende mai.
Questa nota distintiva più volte lo ha fatto dominare, ma il gioco che mette sul campo ha comunque dei limiti oggettivi e la filosofia per quanto ? moderna ? si rivolge prima a conquistare i tre punti, poi all? occorrenza si farà show e inutili numeri per la nobile platea.
Per questo i supporters della metropoli spagnola non lo hanno mai del tutto apprezzato.
Già al Milan lo criticarono. Berlusconi qualche stoccata la rifilava all? uscita del Meazza o nei salotti della tv. Il gioco non assomigliava per niente a quello del rivoluzionario Arrigo Sacchi, una zona tanto innovativa e splendida, ma che con Capello era solamente un ricordo.
Anche lì il divorzio con via Turati non avvenne in modo consensuale e pertanto non si lasciarono con una stretta di mano.
La Liga negl? ultimi due decenni ha alzato il tasso di qualità delle partite e degl? organici. Sono in diversi a considerala superiore del nostro Scudetto insieme alla Premier League inglese.
Questione di opinioni, certo è che i talenti emigranti sono in lieve aumento. Se la guardiamo con occhio distaccato tralasciando la faziosità della bandiera o del nazionalismo, potremmo dire che i tre campionati si equivalgono.
Diversi team in Spagna si sono equiparati e rinforzati, il divario dal Barca e il Real si è limato considerevolmente, il Siviglia vince in Europa, i soldi scorrono a fiumi grazie anche al metodo di club con l? azionariato e di un paese efficiente.
In terra spagnola si ama lo spettacolo a qualunque costo, la loro indole di apprezzamento al pallone si avvicina leggermente a quella sudamericana pur mantenendo una mentalità organizzativa del tutto latina.
Ci sono meno campanilismi, è fondamentale vincere ma conta al di là di ogni cosa divertirsi. E? necessario che prevalga la voglia di ? corrida ? con tanto di bellezza interpretativa dell? estetica, la quale non deve assolutamente rimanere fuori dal rettangolo del match.
In particolar modo al Camp Nou oppure al Bernabeu, dove decine di migliaia di fazzoletti bianchi sono il cuore e il simbolo monetario della società e non solamente dei semplici abbonati.
Adesso arriverà probabilmente il tedesco Schuster, bloccato da mesi da Calderon.
Il Real per ora si sta muovendo a piccoli passi nella campagna acquisti. E? stato preso Metzelder, difensore tedesco da inserire al fianco di Cannavaro e Baptista dall? Arsenal, un rincalzo con buoni requisiti che si può utilizzare come jolly a centrocampo.
Via Beckham convinto da una pioggia di dollari americani e da uno status calcistico meno stressante, Roberto Carlos è approdato in Turchia a tirare le ultime bombe della sua carriera, Reyes è volato in Inghilterra.
I sogni del madridisti sono tanti, è logico e legittimo desiderare il top, in primis Ricardo Kakà, ma per diversi anni il brasiliano non si muoverà dall? ombra della Madonnina.
Risolta la ? grana ? Capello, Bernd Schuster voluto a spada tratta dal Presidente troverà molte gatte da pelare.
Una panchina che farà presto a diventare bollente, alcuni dirigenti che non lo apprezzano, la poca esperienza in un grande club e come dimostrato non è sufficiente arrivare primo per avere la riconferma.
Rivincere non sarà assolutamente facile per non parlare poi della Coppa dei Campioni, la quale è assente in bacheca da un po? di tempo e dove la concorrenza sarà agguerritissima molto più che nella Liga.
Se non funzionerà si brucerà nuovamente, con un tradimento o infilzandolo come un toro destinato a morire nel suo sangue.
La congiura mediatica da sempre a Madrid è all? ordine del giorno.

Gianluca Fiesoli.

_________________________

Serbia e Olanda, sfida che vale l’ Europa.

L’ Inghilterra, come da copione e come la Stria del pallone c’ insegna, quando gareggia nelle manifestazioni internazionali non riesce ad arrivare in fondo. Sarà tra Serbia e Olanda la finalissima dell’ Under 21, con i tulipani favoriti dal fattore campo anche se hanno dovuti sudare le proverbiali sette camicie per arrivarci.
Gl’ olandesi passano il turno solamente dopo aver battuto i leoni d’ oltremanica in un interminabile e avvincente roulette dei rigori. Dopo 120 minuti il risultato era ancora fermo sull’ uno a uno e il pari gl’ orange lo avevano raggiunto solamente nel finale. Ci sono voluti ben 32 tiri dal dischetto per decretare un vincitore.
Più facile il successo della Serbia che si è imposta per due reti a zero con il Belgio. Firmano i gol, uno per tempo, Kolarov e Mrdja.

______________

Libertadores: il Boca ad un passo dal trionfo.

Non c? è stata mai partita nella celebre ? Bonbonera ? di Buenos Aires per la finale di andata della Coppa Libertadores. Festa grande per il Boca Juniors, il quale cancella dopo appena quarantacinque minuti le ambizioni del Gremio.
Un assalto fin dall? inizio per i ragazzi allenati da Russo, il quale mette in campo una formazione più spregiudicata. Le reti portano le firme di Palacio, Riquelme e in una mischia furibonda l? autogol del terzino Patricio chiude definitivamente i conti.
Partita nervosa, un espulso come da copione annunciato. Nella ripresa il Boca ha scelto di amministrare il vantaggio, mentre i brasiliani hanno tentato qualcosa in più. Gl? argentini adesso sono ad un passo dal trionfo continentale e il ritorno con questo vantaggio rassicurante non dovrebbe incontrare particolari problemi. Il Boca è sembrato rigenerato e Riquelme, Palacio, Clemente Rodriguez sono le stelle che hanno brillato in questa partita.
A dicembre ci sarà la Coppa Intercontinentale in Giappone e si potrebbe giocare un altra rivincita tra Milan e Boca Juniors.
La Fifa con quest? anno ha creato una nuova formula in cui parteciperanno tutte i migliori club dei continenti più quello organizzatore, anche se rossoneri e sudamericani cominceranno dalle semifinali.
Queste regole però hanno sollevato alcune polemiche nell? ambiente del calcio poiché Blatter ha inserito più partite in un momento della stagione, specialmente per gl? europei, che sono impegnati nel loro campionato.
Nonostante tutto però la decisione non è ancora ufficiale e potrebbe avere in questi mesi dei cambiamenti.

_______________

Baixnho, mille sigilli, ma per la Fifa il record non è legittimo.

Si dice che gli faranno una statua in ferro che lo raffigura mentre bacia un pallone e ai piedi una scritta con il numero dei gol. Quasi quarant? anni dopo la storia si ripete ma con qualche polemica e forse al momento non è del tutto vera.
Baixinho in realtà Romario De Souza Faira ha raggiunto l? incredibile quota di mille reti segnate ma la Fifa non legittimerà il record. Come lo fu per Pele O?Rey ha segnato su rigore nel piccolo catino di Sao Januario in una gara tra Vasco de Gama e Sport Recife.
L? incontro si è fermato per una ventina di minuti per permettere un giro di campo al brizzolato campione, accompagnato da scroscianti applausi e qualche lacrimuccia che qualcuno definisce di coccodrillo e un ringraziamento a Dio per avergli dato la forza di fare questo primato.
Che il ? bassetto ?, nomignolo affibbiatogli per la sua non imponente statura e caratterizzata da una corsa appena dinoccolata, sia stato un buon attaccante è una verità, ma il conteggio dei gol secondo il massimo organismo del calcio mondiale ha come si dice in gergo delle tare oppure delle aggiunte??.dipenda da come lo si considera.
Ne mancherebbero ancora una ventina per agguantare la fatidica cifra in quel rapporto che descrive tutta la sua carriera, il quale però include partite celebrative e pertanto non ufficiali come quella per l? addio al calcio di Aldair.
Romario a quarantuno anni ha ancora un rendimento accettabile e potrebbe saldare la differenza in una questione che pare gli stia molto a cuore e che lo faccia sentire al pari di Pelè. Questa carriera così longeva, oltre al paicere di giocare a calcio, nell? ultimo lustro è indirizzata esclusivamente per ottenere questo ennesimo plauso.
Ma la perla nera resterà comunque distante visto che ne fece ben 1281. Fiuto del gol innato, rapido nei dribbling, Romario segna con ambedue i piedi. Sul viale del tramonto ha perso smalto che compensa con la grandissima esperienza e l? indiscusso carisma.
Il palmares è di tutto rispetto: Campione del mondo con i verdeoro proprio contro i nostri Azzurri nell? epoca sacchiana in quel di Pasadena, Psv e Barcellona i momenti migliori nei club, titoli di capocannoniere e Scudetti, poi un giramondo incallito e spesso richiesto perché garantiva ancora pericolosità nell? area di rigore.
Come molti talenti sudamericani all? attività agonistica ha contrapposto uno stile di Vita non proprio idoneo per un atleta. Ha avuto anche problemi con le autorità locali. Talvolta in contrasto con i tecnici che lo allenavano per molti anni non ha mai rinunciato a quelle notti allegre nelle ville sui Morros del quartiere bene di Botafogo, con capirinha, ritmi di samba e quant? altro, per poi fare l? alba sulle spiagge di Ipanema o la Praia do Leblon circondato da splendide e suadenti giovani mulatte.

_________________

Riferimenti: romario