Cerimonia di Potocari, un testimone scomodo e misure di sicurezza rafforzate.

Non ci sono particolari novità al momento se si esclude che un importante testimone ha lasciato il processo, tuttora in corso, in un tribunale di Belgrado di ex-poliziotti serbi accusati del massacro dei bosniaci a Srebrenica.

Il teste ha ricevuto pesanti minacce nonostante la sua identità fosse protetta.

Inoltre,  saranno rafforzate le misure di sicurezza della polizia Bosniaca in tutta la regione di Vlasenica onde evitare i fatti accaduti nel 2015 dove i pullman furono presi a sassate e vennero lanciate bottiglie contro il Premier serbo alimentando così un evidente principio di rissa concluso con alcuni fermi.

Pertanto, se non ci saranno questi problemi la cerimonia di domani dovrebbe risultare uguale agl’ altri anni.

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Qui sotto il mio racconto del giorno di Sebrenica del 11 Luglio 2011.

Il testo è parte di un capitolo del libro ” Personal observations ” di Gianluca Fiesoli.
La presentazione è a questo link:

https://www.youtube.com/watch?v=W2pgSbaffJ0&feature=youtu.be

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Srebrenica, la gente durante la cerimonia, Bosnia, 2011 copia

Srebrenica – Potocari, Bosnia Erzegovina, 11 Luglio 2011.

Sedici anni non bastano per alleviare il dolore. Nel giorno della commemorazione la Bosnia Erzegovina si stringe intorno ad altre 613 vittime che sono state pietosamente ricomposte e riconosciute tramite la scienza e i test del Dna. Un lavoro complesso eseguito da antropologi forensi e che continua senza un attimo di sosta, con pochi mezzi a disposizione e senza sapere quando finirà.

Suljic Hazan Nedzad era nato nel 1975. E’ stato assassinato a soli venti anni ed è uno dei più giovani di questi ultimi ritrovamenti. La lapide con la mezzaluna porta la numero 451. Oggi sarebbe stato un adulto con una famiglia e un onesto lavoro. La madre siede mestamente davanti alla fossa in attesa che venga sotterrato.

Il suo viso è segnato da profonde rughe e dalla sofferenza che contrastano su un candido fazzoletto color crema il quale le raccoglie i capelli bianchi. In quella che fu un aberrante strage ha perso pure il marito che venne trucidato con una raffica di mitra in un magazzino della borgata di Kravica dopo che aveva tentato di scappare attraverso i boschi. Lei assieme ad altri sfollati dei villaggi circostanti fu trasferita nella zona libera di Tuzla.

Alla fine dell’ anno scorso l’ Istituto Nazionale delle Persone Scomparse le ha comunicato che avevano ritrovato i resti dell’ unico figlio che aveva. Con voce interrotta da un pianto convulso, nelle frasi che mi vengono tradotte dall’ inviato del quotidiano Oslobodenje di Sarajevo, la donna ci racconta che il ragazzo fu preso durante un rastrellamento dei militanti serbi quando erano appena entrati nel centro abitato.

Da allora non ha saputo più niente, ma in tutto questo tempo nonostante la realtà fosse così evidente e tragica si è sempre illusa di riaverlo vivo. Conclude dicendoci che non conosce neppure la dinamica dell’ omicidio e che è possibile soltanto fare delle ipotesi. Fucilato, torturato, sgozzato con un coltello oppure ucciso in ginocchio con un vigliacco colpo di pistola alla nuca. Probabilmente resterà per sempre un atroce mistero.

Neanche il recente ma tardivo arresto dell’ ex Comandante militare Ratko Mladic, il boia dei Balcani, cancella la disperazione e il rancore che questo popolo si porta addosso. Proprio oggi le vedove di Srebrenica hanno usato toni duri e perentori contro quelli lo hanno preso.
Sostengono che da tempo il governo serbo era perfettamente a conoscenza del luogo in cui Mladic si nascondeva e guarda caso la cattura è avvenuta nei giorni della visita a Belgrado di Catherine Aston, l’ Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’ Unione Europea.

Le donne bosniache chiedono risarcimenti per le vite distrutte. Però, dopo oltre tre lustri sono ancora più di un migliaio i casi pendenti. Sebbene alcuni progressi siano stati fatti per tutelare i diritti umani, il piano di recupero fondi destinato alle famiglie degli scomparsi non è stato pienamente attuato e quindi le controversie rimangono insabbiate nella burocrazia.

E’ una giornata toccante, pregna di tristezza. La ricorrenza del genocidio assume una dimensione e un valore simbolico molto profondo. E’ inammissibile restare insensibili di fronte a queste scene, ma purtroppo nei prossimi anni il numero dei morti accertati salirà ancora.

Molte bare saranno tumulate nuovamente perchè ulteriori fosse comuni secondarie sono state individuate tra le montagne e andranno ad aggiungersi alle migliaia di vittime che riposano dal 2003 nel memoriale di Potocari.

Sembra non finire mai il massacro di Srebrenica anche se nella regione c’ è un processo di stabilizzazione e in futuro la prospettiva di aderire nell’ Europa che conta. Resta però il fatto che tuttora vige una situazione temporale ma con le amministrative dell’ autunno 2012 molte cose sul piano legislativo potrebbero mutare poiché non sarà concesso lo statuto speciale e avranno diritto a votare soltanto gl’ effettivi residenti.

Tuttavia l’ annullamento dei valori, le metamorfosi politiche, la perdita dell’ identità culturale, la mancanza di opportunità lavorative e la scarsa volontà di ottemperare collaborazioni tra serbi e bosniaci hanno portato la piccola città alla decadenza.

Ovunque è tangibile un senso di vuoto e di afflizione. Volti diffidenti che celano un fondo oscuro mentre le nuove generazioni quando possono si trasferiscono altrove. Attualmente a Srebrenica vivono circa novemila persone che con il deserto dentro l’ anima restano attaccati alla loro terra e al passato.

Lo sterminio del 1995 è un capitolo così riprovevole che l’ Uomo ha saputo creare con l’ odio e l’ ostilità, armandosi di pesante artiglieria, granate e bombe, fino a mettere in atto una pulizia etnica con lo scopo di sopprimere qualsiasi avversario. Un annientamento che ha una lampante similarità con la pazzia del nazionalsocialismo.

Nonostante ciò in Serbia ancora adesso ci sono rigurgiti di negazionismo dovuti all’ importante sostegno della popolazione verso i partiti più radicali che nell’ elezioni politiche del 2007 ha visto registrare un consenso di quasi un terzo degli elettori.

La strada della riconciliazione è ancora lunga e il Parlamento di Belgrado soltanto quindici anni dopo la fine dei combattimenti ha chiesto ufficialmente scusa alle famiglie delle vittime, qualificando Srebrenica come un “ crimine di guerra “ e non come genocidio, rivendicando però che esistono anche dei delitti subiti dal popolo serbo. La dichiarazione è stata raggiunta dopo quasi tredici ore di acceso dibattito e risolta con una risicata approvazione grazie al voto dei democratici e socialisti.

Dopo quattro anni di lotta armata che coinvolse buona parte dei Balcani occidentali e causò quasi centomila morti con seicentomila profughi, gli episodi di Srebrenica furono decisivi per la svolta finale della guerra.
La Storia è nota ma presenta ancora delle zone d’ ombra ed è per questo che ci deve essere di grande insegnamento senza scordare i diversi doveri dei paesi, il supporto spirituale della Chiesa ortodossa serba improntato al revanscismo e del ruolo che l’ Onu ebbe in tutta la vicenda.

I caschi blu delle compagnie Dutchbat guidati dal colonnello Thom Karremans assistettero impotenti e non intervennerro. Circostanze poco chiare avvennero in quei giorni fino al punto che la fanteria arrivò a stabilire rapporti molto amichevoli con i paramilitari serbi agli ordini di Ratko Mladic, un generale lucido e spietato che era diventato il braccio destro di Radovan Karadzic.

Una festa a base di birra, allegria e scambio di regali prima di abbandonare la base al suo destino e che cominciasse il mattatoio. Tuttora restano gl’ interrogativi del perchè i soldati Onu furono lasciati senza un adeguata copertura aerea sebbene ci fossero stati diversi contatti con il comando operativo di Tuzla.

All’ inizio di luglio del 2011 la sentenza di un Tribunale della Corte di Appello di Amsterdam e che ha ribaltato la precedente del 2008, ha condannato lo stato olandese a risarcire alcuni mussulmani senza però specificarne un preciso indennizzo.

Un verdetto sicuramente esemplare e per certi versi “ storico e coraggioso “, il quale ha reiterato la corresponsabilità di quella che doveva essere una missione a protezione dell’ enclave e sancisce la fine dell’ immunità, del garantismo e i privilegi che da sempre hanno avuto i Peacekeeper.

Se verrà confermata in via definitiva nel terzo grado di giudizio potrebbe aprirsi la prospettiva di intentare altre vertenze civili ma molte sono le perplessità che tuttociò possa succedere.
E’ comunque una decisione utile a comprendere che nelle guerre sotto l’ egida di un organizzazione che dovrebbe cercare di mantenere la pace con la naturale equanimità, invece si nascondono interessi, finzioni, egoismi e tanto cinismo.

Dopo la fine del processo ancora una volta una volta si è riproposto il dibattito sull’ utilità e l’ efficenza delle Nazioni Unite nelle direttive e nei compiti che svolge. Per antinomia è una struttura che utilizza organici militari di altre nazioni e talora durante le operazioni è in disaccordo con i centri di potere politici.

Dignità ed esternazioni misericordiose squarciano il cielo durante la Salatul Janazah, la preghiera collettiva prima della sepoltura e che chiede la grazia dei defunti ad Allah.
Le Madri di Srebrenica non vestono in luttuoso nero ma continuano a versare copiose lacrime sulle verdi bare dei congiunti.

Il verde è il colore della speranza, della giovinezza, della Natura mentre per l’ Islam è il Paradiso nell’ ultimo viaggio e che consentirà allo spirito di evolversi.

Trentamila, forse quarantamila persone sono arrivate fin qui da ogni parte del mondo per non dimenticare e per continuare a volere giustizia e verità.

Tante bandiere e una Marcia della Pace che è partita due giorni prima dal villaggio di Nezuk ed ha ripercorso i luoghi della strage.

Sotto un torrido sole che sfiora i quaranta gradi non mancano gli svenimenti degl’ anziani intanto che fin dalle prime luci dell’ alba un’ imponente schieramento di poliziotti ha vigilato sulla sicurezza.

Il rumore di un interminabile fila di automobili ha infranto la quiete e i silenzi di questa rigogliosa valle, nella quale niente sarà più come prima.

Gianluca Fiesoli.

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Donadoni assolto nel processo per usura.

L? accusa era gravissima ma si è trasformata in una bolla di sapone. L? attuale Commissario tecnico della nazionale Italiana è stato assolto a Milano perché il fatto non sussiste e quindi niente usura nei confronti della Famiglia Caprotti. Tutto si è risolto abbastanza rapidamente e nel dibattimento lo stesso pubblico Ministero aveva chiesto l? archiviazione del caso. Una storia di una compravendita di un immobile nel pieno centro di Milano. La famiglia Caprotti aveva denunciato l? allenatore che secondo i loro legali chiedeva oltre il cinquanta per cento degl? interessi che una somma che Donadoni avrebbe versato a loro, ricevendo un appartamento come avallo.
Ma per il Ct quel denaro era un anticipo per comprare l? abitazione e i proprietari intravidero la possibilità di vendere l? intero immobile gli chiesero di andare avanti con il rogito. Il tecnico rispose positivamente ma chiese che gli fosse corrisposto la differenza di valore e gl? interessi pagati alla banca per iniziare il mutuo.

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Donadoni: processo a Milano con accusa di usura.

Non è solo Francesco Totti e un cammino difficile verso gl’ europei, a complicare la vita al Commissario tecnico della Nazionale, Roberto Donadoni.
Si svolgerà a Milano il 13 giugno prossimo il processo ed è deciso che sarà con il rito abbreviato, la cui accusa è addirittura di usura. Mano pesante, come di consueto, da parte dei magistrati ma ancora tutta da dimostrare.
Una storia di compravendite di immobili e dai risvolti strani per l’ ex milanista. Un edificio nel capoluogo lombardo, nel centralissimo cuore finanziario a due passi dal Duomo, situato tra la Borsa e il Palazzo Borromeo.
Lo stabile venne comprato dalla nota famiglia Caprotti, un tempo attiva nel settore dell’ editoria, per oltre quindici miliardi di lire di cui tredici erano erogati con un finanziamento. Nella particolare operazione si era inserito Donadoni con un intervento di ottocento milioni di lire e come contropartita chiedeva la cessione di uno degl’ appartamenti del fabbricato. La negoziazione andò in porto e Donadoni ne divenne proprietario. Tempo dopo i legali su mandato della famiglia Caprotti avrebbero richiesto la casa per poter rivendere tutto il blocco del palazzo e l’ allenatore della Nazionale per la cessione chiese un aumento alla cifra originaria dell’ investimento di circa il cinquanta per cento.

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Riferimenti: Donadoni.

Fia: processo alla Renault


Si svolge oggi presso la sede della Federazione Automobilistica Internazionale a Parigi, il processo alla Renault per lo stabilizzatore usato dalle macchine francesi. Il ” congengno ” provato una volta anche dalla Ferrari e poi abbandonato, ha la qualità di dare più stabilità alle vetture e aderenza nelle curve della pista.
Gl’ ingegneri del Cavallino sostengono che grazie a questo dispositivo Alonso sia stato notevolmente avvantaggiato e pertanto se il giudizio gli darà ragione potrebbero chiedere alla Fia delle sanzioni.
Il ” mass dumper “, cosi chiamato in gergo era stato usato dai piloti Renault sino a Magny Cours, poi vietato nei Grand Prix di Germania e di Ungheria ma ” riabilitato in loco ” dai commissari di corsa. Ad Hockenheim, però, la Renault vi rinunciò a metterlo sulla vettura.
La vertenza che dura da tempo dovrebbe avere il verdetto definitivo nella mattinata di domani.

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Foto: Alonso, pilota della Renault.
Riferimenti: Formula 1.

Berlusconi, possibile processo per Telecinco


Continua il non ottimo momento di Silvioberlusconi. Dopo che il Milan è rientrato nello scandalo delle intercettazioni ed è dovuto ritornare all’ opposizione con la recente sconfitta con Prodi, adesso dalla Spagna la Corte Costituzionale di Madrid stabilisce la riapertura delle indagini sulla delicata questione di frode nell’ ambito del processo di Telecinco.
L’ ex premier con il quinquennio di Presidente del Consiglio, dal 2001 al 2006, aveva evitato qualsiasi possibile provvedimento in quanto godeva dell’immunità parlamentare.
Nella tv spagnola il politico di Arcore aveva una partecipazione azionaria.

Enrico Preziosi: nuovo processo.


Ancora guai per Enrico Preziosi nonostante recenti i patteggiamenti finanziari e l’eliminazione degl’arresti domiciliari dovuti al crack della società genovese.
E’ stata fissata per l’undici di maggio 2006 l’udienza iniziale del processo che dovrà sostenere l’ ex Patron del Genoa e che si dovrà difendere per le accuse di diffamazione a mezzo stampa nei confronti del direttore di gara Carlo Cosimo.
Il dibattimento si svolgerà a Milano presso la Terza Sezione Penale del Tribunale.
I fatti e le conseguenti accuse sono riferite a pesanti frasi subito dopo la conclusione della partita Roma – Como, giocata allo stadio Olimpico nel novembre 2002 e che terminò per 2-1 a favore dei giallorossi.
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Riferimenti: Enrico Preziosi: nuovo processo.

Iraq: inizia il processo a Saddam Hussein.


E’ iniziato come da programma il processo a Saddam Hussein. Accuse pesantissime, crimini contro l’Umanità e di guerra. Il dibattito è già stato rinviato al 28 Novembre poichè i testimoni non si sono presentati.
Baruffa in aula con la sicurezza, momenti di tensione, diretta tv, per ironia della sorte il procedimento si terrà nella Zona Verde al di là del fiume presidiato da Comando delle forze della Coalizione, mentre l’aula è una sala dove l’ex Rais riceveva personalità straniere che si presentavano con omaggi.
Un Saddam come di consueto polemico, teatrale non ha voluto inizialmente dichiarare le generalità. Il despota è difeso dall’Avvocato Dulaimi.

Foto: Bagdad 2004 – Fiesoli ©.
Riferimenti: Saddam Hussein.