Diciassette anni senza Raffaele Ciriello.

Raffaele Ciriello

Sono passati quasi quattro lustri, qualcuno delle Istituzioni lo ha un pò dimenticato,  ma i suoi amici, i familiari, qualche collega, i fotoreporter di oggi o chi continua a fare ( sempre meno ) questo ingrato mestiere, mal pagato, spesso in simbiosi con una seconda occupazione e perennemente a rischio lo hanno tuttora nella mente e nel ricordo.

D’ altra parte le guerre proseguono,  qualcuna è finita, altre non termineranno mai e ci saranno sempre taluni disposti a rischiare per documentare ciò che non si può vedere stando a casa su un confortevole divano. Ma la tutela di questo lavoro e dello Stato è quasi inesistente ovunque. E’ di tre mesi fa il suicidio in diretta di un cronista tunisino che si è dato fuoco poiché non riusciva a vivere con quello che prendeva con i servizi. Come il barbaro omicidio di Regeni ancora senza risoluzione e colpevoli

In Italia siamo molto bravi a dire è meglio una religione di un altra, a rinnegare la Storia, a sostenere posizioni completamente diverse, a criticare di dispute in casa altrui senza poi sapere le cose come stanno e come vanno sul campo.

Si dice che fare il fotografo di guerra, l’ inviato speciale di povertà, in paesi dittatoriali, in regimi corrotti, in stati militarizzati, insomma a rischio sia ” un lavoro ” da giovani, quando ancora un pizzico di giustizia e di idealismo ci rende più incoscienti, più pazzi. Poi con il tempo molte cose possono cambiare talvolta anche contro il nostro intrinseco volere.

Taluni  giornalisti hanno modificato il proprio percorso a causa di un ferimento, un incidente serio, un rapimento oppure il fatto di aver sfiorato la morte di un soffio.

Non c’ è niente di male ma quando oltrepassi quel ” limite ” una riflessione spontanea ti viene per forza. Ti può andare bene come male ma nel secondo caso non ci sarà nessuna prova di appello.

La paura è una componente della Vita e non certamente una vergogna. Per quanto la passione, l’ ambizione di un mestiere sia contagiosa, l’ abnegazione e la moralità siano completamente integre, la voglia di Verità sia infinita, la ” pelle ” detto in gergo è comunque unica e sacra.

Raffaele Ascanio Ciriello per certi versi mi ricordava nel fotografare Franco Ferrari, giornalista Rai, fotografo, pittore, che ha passato una buona parte della sua vita in paesi tumultuosi. Ferrari forse era più taccuino ma anche Ciriello con il tempo aveva aumentato a scrivere articoli facendo anche qualche importante intervista come quella a Shad Massud e altro ancora.

Ambedue ci hanno lasciato immagini essenziali, reportage visivi senza fronzoli, la realtà in tutta la sua pienezza e per ciò che ne dobbiamo essere grati e riconoscenti.

Ho ” visto ” Raffaele Ciriello solo per pochi attimi uno o due giorni prima di quel tragico e maledetto 13 marzo 2002. Un incontro fugace, come talvolta avviene in certi casi, nel tardo pomeriggio nelle strade di Ramallah di ritorno da una piazza poco distante dal centro dove vennero giustiziati a colpi di arma da fuoco dai palestinesi due collaborazionisti con gli israeliani.

La seconda Intifada era nel pieno svolgimento e l’ IDF stava preparando l’ operazione ” Scudo Difensivo ” L’ esecuzione fu rapida e la piazza si riempi fino  all’ inverosimile di gente inferocita  che cercava in qualsiasi modo di coprire i corpi ma anche osannava l’ odio per il tradimento, con urla e slogan contro l’ occupazione di Israele.

Per fare quelle immagini dovetti salire al terzo piano di un palazzo assieme a un cameraman della tv svedese. Ci inseguirono dalle scale, nascosi i rulli per precauzione in un calzino e me ne scappai da una porta secondaria.

Mentre ritornavo verso il centro di Ramallah diversi giornalisti  accorsero a seguito dei numerosi spari, tra cui Ciriello che riconoscendomi italiano mi chiese cosa era successo, da dove venivo. La piazza poi venne chiusa da un cordone umano, io me andai velocemente poiché la sera preferivo dormire nella più ” tranquilla ” Gerusalemme Est.

Il giorno seguente sono partito per Ashkelon per  proseguire nella Striscia di Gaza e poi venni a conoscenza da internet della  sua tragica fine.

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Eletto il nuovo Presidente al Circolo della Stampa ricordando A. Vergani.

 

 

FABRIZIO CUSA RACCOGLIE IL TESTIMONE LASCIATO PREMATURAMENTE DA AMEDEO VERGANI

Le prime dichiarazioni del neo presidente.

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Si sono svolte al Circolo della Stampa le elezioni del Gsgiv dell’Alg dovute alla prematura scomparsa di Amedeo Vergani.

Il nuovo presidente è Fabrizio Cusa, ecco le sue prime dichiarazioni: “Raccogliere l’eredità lasciata da Amedeo è una responsabilità estremamente gravosa. Le molte qualità e i pochi difetti erano uniti in una sola persona che rimarrà per noi fotoreporter, insostituibile.

La sua disponibilità per tutti noi, giornalisti “fotografanti”, anche per quelli al di fuori del sindacato, è sempre stata eccezionale.

La parola riconoscenza per me ha ancora un significato e sento come un dovere morale “tenere alta la bandiera”, come usava dire, anche se sono conscio dei miei limiti.

Proprio per questo chiedo a tutti una mano per aiutare la categoria. Il punto di riferimento non potrà più essere una persona sola ma un gruppo, formato dal direttivo, e da tutti coloro che vorranno proporre idee e progetti, al fine di prendere decisioni il più possibile collegiali.

Doverosi e sentiti i ringraziamenti: per la preziosa collaborazione e disponibilità alla famiglia di Amedeo alla quale va il mio personale abbraccio e a chi in questo periodo “da orfani” ci ha preso per mano. Grazie a: Giovanni Negri, Daniela Stigliano, Guido Besana, Giovanni Rossi, Adriana Berneri e per L’Ordine Letizia Gonzales e Laura Mulassano.

E un grazie a te Amedeo!”

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Addio ad Amedeo Vergani, bravo fotografo e difensore del fotogiornalismo.

La notizia mi rattrista moltissimo. Proprio non me lo aspettavo. Ci siamo scritti poche settimane fà.  Avevamo un rapporto via e mail da diversi anni,  anche se ” visivamente ” non ci siamo mai incontrati.  Anni fà c’ eravamo proposti di farlo, come quando venne a Firenze per un convegno, ma poi non se ne fece di nulla a causa di  un mio  impegno sopraggiunto all’ ultimo momento.

Ho spesso divulgato le sue missive e le iniziative Fnsi e dell’ Associazione di cui era Presidente a cui tra l’ altro ero iscritto, anche se non su tutte mi trovava completamente d’ accordo. Ma erano solo divergenze di opinione.

E’ morto nel sonno, probabilmente per un attacco di cuore, e se si può augurare ” una fine buona ” a qualcuno è sicuramente il modo migliore per andarsene .

Bravo fotogiornalista, di reportage, viaggi, cronaca e ” sindacalista ” del settore che ha avuto perlomeno ” il  merito e il coraggio ” di denunciare quelli che sono gl’ abusi e soprusi su una categoria che da molto tempo  sta attraversando una crisi che potremmo oramai definire irreversibile.

A 65 anni è deceduto Amedeo Vergani (  http://www.amedeovergani.com/  ).

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Il funerale si terrà martedì 4 maggio alle 15 presso la chiesa parrocchiale di Merone.

Il corteo funebre partirà da casa Vergani (via Emiliani 6 a Merone) alle ore 14.30.

Fotogiornalismo, ancora emergenza.

Riceviamo come di consueto la presente dall’ Associazione Giornalisti della Lombardia per voce di Amedeo Vergani.

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Emergenza fotogiornalismo.

CHIESTO L’INTERVENTO DEI CDR CONTRO IL FLAGELLO DEGLI APPALTI DELLE FOTOCRONACHE A TARIFFE ORMAI DA FAME.

L’appello arriva dal Gsgiv della Lombardia – E’ urgente valutare la legittimità dei rapporti tra i quotidiani e chi copre la loro informazione visiva – Questo  sia in base alle leggi dello Stato sulla Stampa e sull’Ordinamento professionale, sia in rapporto alle norme fissate dal  Cnlg, nel caso di singoli fotoreporter, sia in riferimento al suo “Allegato M”, nel caso di strutture con personalità giuridica.

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  Torna alla carica il Gsgiv dell’Alg per sollecitare i vertici dell’Associazione lombarda dei giornalisti a coinvolgere Comitati di redazione e fiduciari sindacali dei quotidiani della Lombardia a verificare se è tutto nelle regole nei rapporti tra i quotidiani di loro competenza e le varie e variegate entità che coprono anche interi comparti della cronaca visiva passata ai lettori. 

   ” Caro Presidente – afferma una richiesta diramata poco fa dal direttivo del Gsgiv dell’Alg – tornando al malcontento generale dei fotoreporter, partito in gennaio dal caso Gazzettino di Venezia ed esploso poi in modo molto più visibile a Milano, sulla gravissima crisi causata, soprattutto nel settore della cronaca, dal fenomeno del flagello delle agenzie fotografiche che vendono informazione visiva sottocosto attraverso contratti forfettari sempre più al ribasso, ti rinnoviamo l’invito che ti era già stato avanzato informalmente dal nostro presidente, Amedeo Vergani, affinché, tramite il dipartimento sindacale Alg, vengano convocati al più presto Comitati di redazione e fiduciari sindacali dei quotidiani lombardi per dar loro mandato di verificare nello specifico  il genere di rapporti e contratti che ora intercorrono tra le singole testate e tutte le variegate entità che producono e mettono a disposizione delle redazioni le immagini relative ai fatti d’attualità, locali e non.

   “Questo per poterne valutare – specifica molto esplicitamente il documento – la legittimità sia in base alle leggi dello Stato sulla Stampa e sull’Ordinamento professionale, sia in rapporto alle norme fissate dal  Cnlg, nel caso di singoli fotoreporter, sia in riferimento al suo “Allegato M”, nel caso di strutture con personalità giuridica”.

   “Il problema, come hai potuto toccare con mano nelle due nostre assemblee alle quali hai partecipato – sottolinea il Gsgiv –  è davvero da “allarme rosso”. Sono moltissimi infatti i colleghi rimasti senza lavoro o con redditi veramente da fame. Numerosi di loro hanno figli di minore età a carico ed i livelli di esasperazione sono concretamente molto alti.

   “Tieni conto che le situazioni più gravi denunciate dalla protesta dei colleghi – conclude il documento del direttivo Gsgiv –  sono quelle in atto a Corriere, Giornale e Giorno e alle redazioni lombarde di Stampa e Repubblica”.

   L’appello dei fotogiornalisti impegnati nell’Alg è stato inviato anche a tutte le alte cariche del Sindacato affinché si impegnino, vista la loro grande sensibilità già dimostrata, a far partire iniziative simili e parallele in altre regioni che per ora non lo avessero ancora fatto.

 

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Fotogiornalismo, ancora un incontro.

In un momento poco felice per il  fotogiornalismo e anche per l’ editoria in generale, continuano gl’ incontri e i dibattiti sulle problematiche e le conseguenti riflessioni sul settore.

Segnaliamo questa.

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APPUNTI SUL FOTOGIORNALISMO: LA QUESTIONE ITALIANA.

 
24 aprile 2010
Ore 10.00 – 19.00
ISA – Istituto Superiore Anticendi
Via del Commercio 13, ROMA
Giornata dedicata alle problematiche relative al fotogiornalismo in Italia.
a cura di
Officine Fotografiche, Punto di Svista, Il Fotografo, CultFrame – Arti visive

Si svolgerà il 24 aprile 2010 “Appunti sul fotogiornalismo: la questione italiana”, una giornata dedicata alle problematiche relative al fotogiornalismo in Italia.

A organizzare l’evento sono le associazioni culturali Officine Fotografiche e Punto di Svista e le testate giornalistiche Il Fotografo e CultFrame-Arti visive.
Le quattro realtà culturali che operano sul territorio italiano nel mondo dell’organizzazione di mostre e seminari e in quello del giornalismo fotografico e della critica intendono proporre al mondo della fotografia italiana, ai fotografi professionisti, agli appassionati una riflessione pubblica sulla situazione odierna del fotogiornalismo in Italia.

L’esigenza di questo incontro, aperta alla partecipazione e agli interventi dei fotografi provenienti da tutte le parti d’Italia, nasce dalla presa di coscienza di una deriva visuale legata all’informazione e ai mass-media del nostro paese sempre più dannosa sia per la fotografia in generale che per il rapporto tra giornalismo e documentazione visiva di fatti ed eventi. L’impressione, infatti, è che si sia sempre più spostato il baricentro del fotogiornalismo dallo spirito di servizio legato alla notizia alla spettacolarizzazione del dolore e della sofferenza dei diseredati e degli emarginati della terra.

A discutere, con il pubblico presente, su fotogiornalismo, etica e valori comunicativi, guidati dal direttore di CultFrame – Arti visive, Maurizio G. De Bonis, e dal direttore de Il Fotografo, Sandro Iovine, saranno addetti ai lavori: fotografi, giornalisti, critici, organizzatori e operatori del settore, tra questi Giorgio Cosulich, fotografo e docente, Leo Brogioni, fotografo e docente di fotogiornalismo, Emanuele Cremaschi, fotogiornalista, Alessandro Grassani, fotogiornalista.

L’Inizio dei lavori è fissato per le ore 10.00 con lo spazio dedicato ai relatori invitati, i quali interverranno con approfondimenti relativi ai propri ambiti professionali, usufruendo anche di supporti audiovisivi. In particolar modo, i fotografi presenti affronteranno i punti centrali della pratica fotogiornalistica e delle relative conseguenze di carattere professionale. Il tutto in relazione alla situazione del mercato dell’informazione italiana e attraverso esempi concreti della loro esperienza sul campo.
Il dibattito proseguirà il pomeriggio attraverso un dialogo tra i relatori e con l’assemblea durante la quale tutti i presenti potranno avanzare suggerimenti, idee e proposte sulla base delle questioni sollevate dai relatori e anche in funzione del successivo appuntamento previsto per il 2011.

Informazioni:
Giorno: 24 aprile 2010, ore 10.00 – 19.00
ISA – Istituto Superiore Anticendi Via del Commercio 13, ROMA
(Zona Ostiense, Metro Piramide, Linea B)
INGRESSO LIBERO

Programma:
10.00 – 13.00 interventi dei relatori
13.00 – 15.00 pausa
15.00 – 19.00 dialogo tra i relatori e il pubblico presente e assemblea

Contatti:
Punto di Svista: puntodisvista@gmail.com
Officine Fotografiche: of@officinefotografiche.org
Il Fotografo: ilfotografo@sprea.it
CultFrame – Arti Visive: redazione@cultframe.com

Riferimenti online
Punto di Svista – Arti visive in Italia: http://www.puntodisvista.net
Officine Fotografiche: http://www.officinefotografiche.org
Il Fotografo: http://www.sprea.it/scheda.php?id_riv=24
CultFrame – Arti visive: http://www.cultframe.com
Fotografia: parliamone!: http://sandroiovine.blogspot.com/

I RELATORI

LEONARDO BROGIONI
Diplomato alla scuola di fotografia “Riccardo Bauer”(ex “Umanitaria”), svolge dal 1991 l’attività di fotogiornalista collaborando prima con agenzie fotografiche poi con riviste e case editrici. Nel 1992 è tra i venti fotografi europei selezionati per partecipare al “Kodak European Panorama of Young Professional Photography”. Nel 1998 ha vinto il “Premio AFIP per la fotografia italiana di ricerca” nella sezione reportage. Dal 1999 al 2002 ha scritto di fotogiornalismo sulla rivista Progresso Fotografico. Nel 2003 è uno dei fotografi selezionati per la mostra del premio “Riccardo Pezza”. E’ stato docente di fotogiornalismo presso John Kaverdash School, Istituto Europeo di Design, CFP Riccardo Bauer, Scuola di Giornalismo dell’Università Cattolica. E’ membro del consiglio direttivo dell’associazione Fotografia & Informazione. E’ uno dei fondatori di Polifemo. Le sue foto sono pubblicate dalle maggiori riviste italiane ed esposte in varie mostre personali e collettive. Nel 2009 ha vinto il Premio Giornalistico Claudio Accardi e il Premio L’Anello Debole con il documentario “L’Italia chiamò” realizzato con Matteo Scanni e Angelo Miotto. http://www.leobrogioni.net

GIORGIO COSULICH
Giorgio Cosulich, nasce a Roma nel 1970. Dopo aver frequentato il corso di Fotografia dello IED, inizia la sua carriera di fotografo nel 1995 a New York, dove lavora per il PIER59 Studios, occupandosi di moda e glamour. Dopo due anni lascia lo studio per dedicarsi al fotogiornalismo e al reportage sociale. Nel corso degli anni il suo lavoro lo ha portato in giro per il mondo, diversificando i propri interessi sui vari temi, come i conflitti balcanici di Bosnia e Kosovo, i rifugiati afgani in Pakistan, l’infanzia indigente dell’Africa, le comunità Rom nell’est europeo, le favelas brasiliane, le realtà degli immigrati in Italia. Le sue immagini sono state pubblicate da prestigiose testate nazionali ed internazionali, tra le quali: l’Espresso, l’Europeo, GQ, Zoom, Max, Colors, Geo, Internazionale, Bergens Tidende, Stern, New York Times, People, Newsweek, Time.Il suo lavoro è stato esposto in Italia e all’estero. Nel 2005 ha realizzato con il fotografo Francesco Zizola la mostra Deconstruction, presentata all’interno di “Fotografia – Festival Internazionale di Roma” nel 2005. Ha partecipato a numerosi festival quali il Festival Internazionale di Fotografia di Roma (2003, 2005, 2008), il Festival Internazionale di Foiano (2004), il RomaDocFest (2006, Menzione speciale), il SalinaDocFest (2007), il PordenoneFilmFest (2007). collabora come fotografo indipendente con l’agenzia Getty Images (Usa) e con la Lonely Planet (Australia), ed è docente di reportage presso l’Accademia Cromatica di Roma. Attualmente sta portando avanti un progetto dal titolo Africa Express, un lungo viaggio a bordo dei treni africani, che sarà pubblicato in un libro edito dalla Postcart il prossimo Dicembre 2010.

EMANUELE CREMASCHI
È nato a Sanremo nel 1980. Completa gli studi scientifici tra l’italia e l’Australia, per trasferirsi a Milano dove studia Giurisprudenza. Si avvicina alla Fotografia solo nel 2006 grazie a un corso del CFP Bauer. Dal gennaio 2008 è membro di prospekt. Nello stesso anno è uno dei 15 fotografi selezionati per la rassegna Menotrentuno II – Giovane Fotografia Europea in Sardegna. Nel 2009 riceve il Premio giornalistico Enzo Baldoni per il lavoro collettivo 03:32 A.M. – 6.3 Richter sul terremoto in Abruzzo. Emanuele si interessa di storie legate all’attualità italiana e collabora regolarmente con il settimanale L’espresso.

MAURIZIO G. DE BONIS
Critico fotografico, cinematografico e delle arti visive. Svolge da quasi venticinque anni l’attività di giornalista culturale, saggista, critico e docente di linguaggi audiovisivi. Attualmente è Segretario del Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI, direttore responsabile della testata giornalistica Cultframe – Arti Visive (www.cultframe.com), direttore di CineCriticaWeb (www.cinecriticaweb.it), membro del Comitato di Redazione di Punto di Svista – Arti Visive in Italia (www.puntodisvista.net). È stato curatore di mostre per il Festival Fotografia di Roma (Il corpo è il pensiero – Simcha Shirman, 2007 – Cara Moldova – Alfredo Covino, 2008 – Cronache del quotidiano – David Perlov, 2008). Nel 2009 ha co-fondato Punto di Svista, associazione culturale impegnata nell’ambito della ricerca fotografica e cinematografica. Ha pubblicato libri di argomento fotografico e cinematografico. È stato ideatore e co-organizzatore del Ritiro di Studi sulla Fotografia di Prato, giunto alla terza edizione, e della manifestazione intitolata Immagini Contemporanee – Dialoghi sulla Fotografia. È docente di Metodologia della Critica presso il Master in Critica Giornalistica dell’Accademia d’Arte Drammatica di Roma e di Linguaggio Cinematografico nel corso di Visual Art dell’ISFCI di Roma. Recentemente ha condotto seminari sulle connessioni linguistiche tra fotografia e cinema presso Officine Fotografiche (Roma) e Mandeep (Roma). Da alcuni anni, attraverso articoli e saggi pubblicati su Cultframe – Arti Visive e Punto di Svista – Arti Visive in Italia, analizza le questioni centrali del fotogiornalismo, con particolare riferimento alla situazione italiana.

ALESSANDRO GRASSANI
È nato a Pavia nel 1977, studia fotografia all’Istituto Riccardo Bauer di Milano. Lavora in Albania, Kosovo e Sudamerica; nel 2004, con il funerale di Yasser Arafat, inizia i suoi reportage dal Medio Oriente. È nella Striscia di Gaza prima e durante lo sgombero dei Coloni, e vi torna dopo la vittoria alle elezioni di Hamas e durante l’ operazione militare denominata dagli israeliani “Summer Rain”. Lavora anche in Iran, dove si reca per la prima volta alla fine del 2003, per documentare gli effetti del terremoto di Bam. Vi torna più volte dopo la vittoria alle elezioni del presidente conservatore Ahmadinejad nel 2005 e inizia un progetto che vuole analizzare la poliedrica e complessa società iraniana.
Espone al Festival Internazionale di RomaFotografia (circa35), nelle gallerie FNAC, al palazzo Ducale di Genova e a Savignano sul Rubicone FestivalFoto. Nel 2007 vince la menzione speciale al premio FNAC.
I suoi lavori sono pubblicati tra gli altri da Time Magazine, Sunday Time, Der Spiegel, Vanity Fair, Days Japan, Epsilon, Mare, Internazionale, Io Donna, Sette. E’ stato rappresentato dall’ agenzia GraziaNeri fino al 2009 ed è ora membro della nuova agenzia LuzPhotoAgency. E’ rappresentato all’ estero da Aurora, Bilderberg, Invision Images.

SANDRO IOVINE
Giornalista e critico fotografico, dirige la rivista Il Fotografo e insegna Fotogiornalismo e Comunicazione visiva. Collabora con Rai-Radio 1 e Il Manifesto. È stato condirettore di F&C edita dal MIFAV-Università di Tor Vergata. Ha creato e diretto a Roma lo spazio espositivo Centro Fotogiornalismo,organizzando mostra in Italia e all’estero con, tra gli altri,Francesco Zizola, Riccardo Venturi, Paolo Pellegrin, Medici Senza Frontiere. Ha curato numerosi libri di fotografia tra cui Ammentos (foto di Dario Coletti, 1997), 180 Basaglia (foto di Dario Coletti, 1998), Bambini (foto di Paolo Pellegrin, 1998),25 anni all’inferno, la storia dei Medici Senza Frontiere (foto di Autori Vari, 1999), Sette Minuti (foto di Riccardo Venturi,2001), A. D. 1176 (foto di Umberto Armiraglio e Cristiano Fabris, 2005), Il permesso di crescere (foto di Claudio Argentiero e Bruno Taddei, 2005), Some Jazz in B. A. (foto di Umberto Armiraglio, Claudio Argentiero e Cristiano Fabris,2006), Calabria in festa (foto di Marco Marcotulli, 2006), San Rossore (foto di Nicola Ughi, 2007), Il velo della Sposa (foto di Mario Vidor, 2008). È autore del blog Fotografia:parliamone (www.sandroiovine.blogspot.com).

 

 

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Un decalogo dei doveri per il fotogiornalismo…….( ma quando mai…lo aggiungo io …)

Nuovo sciopero dei giornalisti.Ricevo la presente dall’ Associazione lombarda dei giornalisti  e per voce del suo Presidente Amedeo Vergani, aggiungendo di essere in pieno accordo e sintonia con lo stesso Vergani in merito alla questione in oggetto.

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PER I FOTOGIORNALISTI ITALIANI E’ IN ARRIVO UN ” DECALOGO DEI DOVERI “.

 

Una bozza del nuovo documento dovrebbe essere presa in esame nei prossimi giorni dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti – Perplessità sul fatto che la stragrande maggioranza di chi opera nel fotogiornalismo è fuori dall’Odg e quindi non può essere sottoposta alla sua disciplina – E allora, si chiede Amedeo Vergani che un anno fa aveva presentato una sua relazione preliminare, che senso ha pensare di aggiungere nuovi codici o decaloghi a quanto già c’è sul fotogiornalismo, mentre si lascia che continui invece a non esserci, o quasi, la categoria alla quale applicarli ?

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    Ci sarà  molto presto anche un decalogo per i fotogiornalisti tra le Carte e i protocolli deontologici coi quali l’Ordine nazionale dei giornalisti ha approfondito e sviluppato i principi etici basilari fissati nel 1963 dal Parlamento italiano quando varò la legge che governa la professione di giornalista.

    Così almeno stando alla notizia secondo cui nei giorni scorsi è stata presentata ai consiglieri nazionali dell’Odg  la bozza di un decalogo che dovrebbe essere discussa nel corso dellla seduta con la quale, tra mercoledì e venerdì prossimi, l’ attuale  Consiglio nazionale dell’ Ordine concluderà i lavori del suo mandato triennale prima delle nuove elezioni di fine maggio.

    L’ intenzione dell’attuale vertice dell’Ordine di dedicare ai fotogiornalisti uno specifico documento deontologico era stata annunciata, alla fine del 2007, in occasione dell’insediamento del Gruppo di lavoro Odg sulla “Multimedialità” quando il suo responsabile, il consigliere nazionale Rodolfo Valentini, aveva presentato il progetto di realizzare un “Codice dei diritti e dei doveri dei fotogiornalisti” che, successivamente, è poi stato concentrato in modo molto più specifico solo sulla deontologia.

    La stesura della bozza del decalogo da parte dei membri del Gruppo “Multimedialità” è stata elaborata dopo che l’organismo Odg, nell’impostare i suoi lavori, aveva sentito pareri e suggerimenti di alcuni esperti esterni, tra i quali anche Amedeo Vergani, fotogiornalista, membro della redazione di Lsdi dalla sua fondazione.

    La sua relazione, che era stata presentata all’Odg nel marzo dell’anno scorso e che è pubblicata integralmente qui http://www.lsdi.it/wp-content/Lsdi-Relazione-Vergani-Odg.doc, è un  documento di analisi particolarmente circostanziata sulla realtà direttamente interessata all’applicazione delle norme sul fotogiornalismo.

   Tra gli altri aspetti, le riflessioni di Vergani , pur sottolineando la piena validità del sistema deontologico italiano  anche in rapporto a quello di matrice anglosassone, ne denunciano l’estrema fragilità: l’Ordine dei giornalisti anche se dispone già oggi di regole e strumenti quasi ineccepibili ha però gravissime difficoltà oggettive nella loro applicazione.

   Una stragrande maggioranza di chi opera nel fotogiornalismo è infatti fuori dall’Odg. Pertanto non può essere sottoposta alla sua disciplina, sfuggendo così ai provvedimenti sanzionatori previsti dalla legge sulla professione in difesa del diritto dei cittadini ad un’informazione leale e corretta.

   In sostanza, si chiede implicitamente Vergani, che senso ha pensare di aggiungere nuovi codici o decaloghi a quanto già c’è sul fotogiornalismo, mentre si lascia che continui invece a non esserci, o quasi, la categoria alla quale applicarli ?

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Milano: prossima chiusura per l’ A. P. Photo Italia.

Riceviamo e pubblichiamo la presente dall’ associazione lombarda dei giornalisti  per voce di Amedeo Vergani, considerato anche la delicatezza della questione e per dare risalto alle problematiche lavorative di una crisi  che non sembra avere mai fine.

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CHIUSURA IN VISTA

PER LA REDAZIONE DI MILANO

DI  “A.P. PHOTO ITALIA” 

Annunciato pure il licenziamento di un collega – Gli undici fotogiornalisti della filiale italiana dell’Associated Press pronti con una prima raffica di dieci giorni di sciopero anche perché il collega che i dirigenti americani vorrebbero eliminare è un rappresentante sindacale – L’ “AP Italia” è attualmente l’azienda editoriale del nostro Paese che occupa il maggior numero di fotoreporter assunti con contratto giornalistico.

    Chiusura in vista per la redazione milanese di “AP Italia Photo Communications”, la filiale italiana dell’agenzia Associated Press, colosso Usa dell’informazione a livello mondiale. I dirigenti americani dell’agenzia hanno infatti annunciato nei giorni scorsi di voler riorganizzare la presenza di AP nel nostro Paese concentrando a Roma la redazione e licenziando uno dei tre fotogiornalisti che compongono oggi lo staff milanese e che, tra l’altro, copre da svariati anni un ruolo molto attivo come rappresentante sindacale.

    Dopo l’annuncio dell’azienda, l’assemblea dei fotogiornalisti dell’ “AP Italia Photo” ha proclamato lo stato di agitazione mettendosi a disposizione per un primo “pacchetto” di dieci giorni di sciopero. L’aspetto che preoccupa maggiormente i colleghi è l’annunciato licenziamento di un fotoreporter ed il fatto che questa scelta, per giunta, sia caduta proprio su un collega che da svariati anni è impegnato sul fronte sindacale come membro del Comitato di redazione dell’agenzia.

    “AP Italia Photo” è attualmente la struttura giornalistica con il maggior numero di fotogiornalisti assunti con tutti i crismi previsti dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico. I colleghi che ci lavorano sono undici, tutti giornalisti professionisti,  e in buona parte si alternano nella copertura, oltre che del ruolo di fotoreporter spesso inviati anche sui teatri dei principali avvenimenti internazionali , anche nelle varie mansioni di redattori fotografici. Nonostante la situazione di grave crisi economica che ha colpito l’AP a livello mondiale, la sua filiale italiana ha invece mantenuto i suoi bilanci in attivo.

   Giovedì scorso, dopo una nuova assemblea, i fotogiornalisti dell’AP hanno chiesto un ulteriore incontro con l’amministrazione e la presentazione di un piano di ristrutturazione chiaro e dettagliato . Tra i vari aspetti non ben definiti ci sono pure le modalità con le quali l’azienda intende continuare, dopo l’eventuale chiusura, a dare lavoro ai colleghi dell’attuale redazione di Milano.

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