Moria, quel campo senza futuro.

Moira 2019 campo

MSF ci dice che sono oltre dodicimila i profughi in questo campo immerso in una dolce valle di uliveti  a pochi chilometri dal capoluogo Mitilene dove il mare estremamente cristallino che circonda l’  isola è certamente uno dei più belli dell’ Egeo Settentrionale.

Sostanzialmente Moria Hotspot, una ex base militare, non ha niente  di similare con Lampedusa. Ci lamentiamo dei nostri centri di accoglienza ma qui è tutto più drastico, più lager, più caserma, maggiormente sporco e anche approssimativo dove l’ organizzazione greca mette in evidenza molte falle nonostante l’ opera continua delle ONG.

Questo campo creato alcuni anni addietro oggi sta segnando il passo a causa di un immobilismo politico sia locale ma sopratutto europeo ed è andato avanti con  inerzia poiché essenzialmente nessuno vuole questa gente la cui stragrande maggioranza di rifugiati provengono da luoghi di conflitto come la Siria, l’ Afghanistan e l’ Iraq  intanto che è gonfiato a dismisura. Il centro sta creando numerosi problemi alla popolazione locale e alla stessa costruzione che venne concepita allora in maniera troppo superficiale con la utopica  fiducia che il problema sarebbe finito presto. Anche logisticamente è andato ” fuori  rotta ” poiché i rifugiati dentro l’ uliveto non hanno accesso all’elettricità o alle prime strutture sanitarie.

Moira 2019 immagine 3

D’ altra parte la Grecia ha attraversato negl’ ultimi anni una crisi  economica, lavorativa, politica e sociale non indifferente, rischiando un pericoloso default e pertanto ha dovuto, nonostante gli sforzi, ” piegarsi ” alle direttive dell’ Unione Europea sia per mantenere lo status quo di membro e gli stessi aiuti finanziari che l’ hanno almeno in parte risollevata.

Moira 2019

Avendo un arcipelago vasto e composto di tante isole  la rende molto fragile ed esposta. essendo vicina alle coste di diversi paesi dell area mediterranea tra cui la Turchia il quale accordo sostanzialmente non ha per niente funzionato sulle questioni migratorie dopo gl’ avvenimenti di Idomeni  del 2016 perché lo stesso Presidente Tayyp Erdogan ha mancato diverse promesse come il ricollocamento dei rifugiati sulla rotta balcanica che si è fermato a neanche mille unità nonostante i soldi incassati dall’ Europa e come le decine di infrastrutture che dovevano essere costruite e quasi mai iniziate.

Il controverso accordo non è mai piaciuto fin dall’ inizio. Erdogan resta un dittatore moderno ma crudele, molto astuto e altamente volubile. Un oscuro parafulmine del terrorismo.

Sono tantissimi gli scettici (tra cui diverse associazioni umanitarie) rilevano invece come la salvaguardia dei diritti umani e civili in Turchia sia ancora carente e che una futura adesione europea  non porterebbe frutti positivi alle questioni umanitarie che lascia la Turchia fuori dalla Comunità prima ancora di esserci entrata.

In pratica si sono fermati quei piccoli progressi durati decenni se non ci saranno notevoli sforzi da parte del paese alle porte del Medio Oriente.

Moria rimane un campo senza speranza nè futuro. Basta parlare con alcuni rifugiati e quasi tutti dicono che il passaggio sulla rotta balcanica è avvenuto tramite la vicina Turchia dove hanno pagato un prezzo altissimo per arrivare fin qua e il sogno di una vita migliore adesso si sta fermando per la burocrazia e mancanza di protezione in cui la luce mediatica di questa isola si  è quasi spenta. Le pratiche dei richiedenti asilo restano ferme per oltre un anno e mezzo prima di essere almeno guardate.

E’ di oggi pomeriggio dopo che ero andato via la ripresa del caos e dell’ odio. Due morti tra cui un bambino, cinque feriti, container incendiati, violente risse con la polizia, un tentato suicidio. Tensione e violenza hanno ripreso improvvisamente dopo una falsa quiete durata lunghi mesi mettendo ancora una volta in evidenza una situazione insostenibile in cui l’ essere umano viene trattato quasi come una bestia.

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Moira 2019 3

 

 

 

 

 

Addio a Orlando Suero.

Suero 1Di lui si diceva che le non metteva mai in posa le stelle del cinema e di Hollywood. E forse questa sua caratteristica unitamente alla spontaneità e la naturalezza lo hanno fatto diventare un vincente nella fotografia.

Ma era un predestinato poiché fin da giovanissimo allievo del New York Institute of Photography era riuscito a distinguersi per quell’ intuizione creativa di saper vedere attraverso un obbiettivo fotografico.

Però il percorso che  gli aspettava non fu così scontato e di facile attuazione. Lavorò in alcuni negozi di fotografia, come stampatore, come commesso, come tipografo e i primi incarichi come spesso avviene erano di poco conto. Poi arruolatosi nei Marines visse nel periodo 1943 / 1945 come soldato e fotografo la Seconda Guerra Mondiale.

Suero 2Un esperienza a suo dire terribile e mai dimenticata poiché quando finisce non te la togli di dosso………..una frase che ripeteva spesso…..e forse questo diventò il motivo per dedicarsi a fotografare le persone comuni e quelle più famose.

Suero 3Grazie anche ad alcuni servizi come fotografo di scena in diversi film e “ l’ assignement “ di seguire Jackie Kennedy per pochi giorni  gli aprì le porte per tutte le altre  star che frequentavano Hollywood ma non come paparazzo o con foto “ rubate “ ma bensì  con servizi continuativi per alcune note riviste.

Suero 4Brigitte Bardot, Jack Nicholson,  Dennis Hopper, Michael Caine, Natalie Wood, Kirk Douglas, Steve McQueen, sono soltanto pochi nomi di una lista a dir poco infinita che soltanto negl’ ultimi anni veniva pubblicato in un “ tomo “ di libro di oltre trecento pagine. Un importantissimo riconoscimento editoriale arrivato in tarda età quando meno se lo aspettava.

A 94 anni lunedì scorso  è morto Orlando Suero.

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ITER IN FABULA

MAURIZIO FRULLANI – ITER IN FABULA

AIM – Alinari Image Museum Trieste, dal 31 maggio al 31 agosto 2019 Bastione Fiorito del Castello di San Giusto

Piazza della Cattedrale 3 Trieste

 

Conferenza stampa: Circolo della Stampa, Corso Italia 13, giovedì 30 maggio ore 11,00

 

Inaugurazione su invito: Castello di San Giusto, giovedì, 30 maggio ore 18,00

A Trieste dal 31 maggio al 31 agosto 2019, AIM – Alinari Image Museum presenta la mostra fotografica MAURIZIO FRULLANI – ITER IN FABULA, promossa da Fratelli Alinari. Fondazione  per la Storia della Fotografia, a cura di Annamaria Castellan e Giacomo Frullani.

AIM – Alinari Image Museum al Bastione Fiorito del Castello di San Giusto Catalogo: Edizione Alinari, Euro 12,00 in mostra, Euro 15,00 in libreria.

La mostra è un omaggio doveroso al fotografo isontino Maurizio Frullani (Ronchi dei Legionari 1942-2015), alla sua anima di grande viaggiatore che ha reso la fotografia “uno strumento di ricerca di conoscenza”.

Schivo, riservato e silenzioso ma con uno sguardo limpido e discreto Maurizio Frullani indaga con empatia, del tutto peculiare, le persone che fotografa.

Dalla sua passione musicale ha imparato le infinite variazioni con cui scrivere e riscrivere le sue storie e quelle degli uomini che ha incontrato nei suoi lunghi viaggi soprattutto in Oriente lungo la via della Seta. I suoi reportage di viaggio raccontano di paesi ancora incontaminati come Afghanistan, Yemen, India, dove l’autore raccoglie sguardi e storie degli uomini incontrati e con cui ha cercato sempre un contatto.

In India si avvicina alla musica classica indiana, viene iniziato allo studio del sitar e, da questa esperienza, nascono i ritratti dei maestri, musicisti, liutai indiani.

A Venezia riprenderà lo studio di questo strumento e proseguirà in Italia il progetto fotografico iniziato in India, ritraendo i musicisti del territorio contestualmente agli artisti contemporanei del Friuli Venezia Giulia. Il suo archivio conta più di trecento ritratti di pittori, scultori, fotografi, scrittori e registi, realizzati in quasi quarant’anni di lavoro continuo e costante.

Oggi, i ritratti di Maurizio Frullani sono considerati una tra le più importanti documentazioni storiche della vita culturale del nostro territorio, una geografia fotografica che documenta non solo volti e ambienti ma che ferma nell’immagine l’anima e il pensiero che ognuna di queste personalità racchiude in sé.

Negli anni trascorsi a Massawa (1993-2000), Frullani fotografa la condizione umana dell’Eritrea piagata dalla guerra, avvicinando con rispetto uomini, donne e bambini entrando nelle loro case, nei cortili, nei laboratori intrisi di una povertà rarefatta, mai degradante, dove i soggetti guardano direttamente in camera, creando quel momento di sospensione che racchiude la magia propria del medium fotografico, fondante del lavoro di Frullani. Rientrato nella sua Ronchi dei Legionari, Frullani crea il grande progetto fotografico “Santi, Miti e Leggende”, un lavoro di straordinaria

forza evocativa in cui reinterpreta i miti e le leggende di differenti popoli, con sottile ed intelligente ironia, realizzando quadri di ampie dimensioni e creando fantastiche visioni postmoderne ed estetizzanti. La retrospettiva dedicata a Maurizio Frullani porta al grande pubblico i temi fotografici a lui cari come Sherazade, Sulla Strada del Raga, Massawa, Santi, miti e leggende, i Ritratti degli artisti del Friuli Venezia Giulia.

 

 

Un sentito ringraziamento a Pierluigi Sabatti per la disponibilità del Circolo della Stampa di Trieste.

AIM – Alinari Image Museum

Maurizio Frullani – Iter in fabula

 

Trieste, dal 31 maggio al 31 agosto 2019 Bastione Fiorito del Castello di San Giusto Piazza della Cattedrale 3

Inaugurazione su invito: giovedì 30 maggio ore 18,00.

Orario estivo: da martedì a domenica, ore 10.00 – 13.00; 16.00 – 19.00 (ultimo ingresso 18.30) Biglietto AIM: intero 5€ + ingresso al Castello, ridotto: 4€ + ingresso al Castello

 

 

Informazioni e visite guidate: info@imagemuseum.eu / +39 040 631978 – 040 305133 www.imagemuseum.eu

 

Mostra promossa da:

Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia

AIM – Alinari Image Museum

Uno spazio reale per contenuti virtuali. A Trieste, tra Europa e Mediterraneo. Un museo che cambia volto con l’alternarsi di mostre dedicate a grandi fotografi. Proiezioni, immagini a video, ma anche esposizioni di originali in cornice e vetrine con apparecchi fotografici e oggetti che hanno segnato la storia della fotografia. Gli Archivi Alinari accessibili da un database di 50.000 immagini digitali ne ripercorrono 160 anni, dalla seconda metà dell’Ottocento ad oggi nel mondo, riservando una particolare attenzione all’Europa Centrale e Orientale.

Il Museo conduce il visitatore dapprima nello spazio dedicato alla fotografia stampata, da osservare in modo tradizionale, e poi nella sezione multimediale, in cui è protagonista l’immagine. Un confronto a contrasto fra due universi, grazie a cui si fa esperienza della loro profonda differenza.

 

 

AIM in numeri

1 motore di gestione e aggiornamento dei contenuti digitali che, in locale o in remoto, gestisce 35 postazioni di visualizzazione.

 

1 dotazione hardware dotata di apparecchi di ultima generazione: schermi ad altissima risoluzione (4k), videoproiettori scenografici, lavagne interattive, postazioni immersive, schermi olografici e cinema 3D.

9 gli anni di concessione, da parte del Comune di Trieste, degli spazi al Castello di San Giusto. 500 mq la superficie espositiva.

50 mila le immagini ad alta risoluzione del database AIM.

Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia

Nel 1998 Fratelli Alinari ha costituito la Fratelli Alinari. Fondazione per la Storia della Fotografia, al fine di svolgere un fondamentale ruolo di tutela, promozione e valorizzazione di tutto ciò che è riferito all’ambito della fotografia e alla sua storia, nonché alle arti figurative in genere.

Il compito della Fondazione è di promuovere e realizzare i progetti espositivi, oltre che di gestire le attività museali sia scientifiche che didattiche, del Museo Alinari della Fotografia a Firenze e dell’AIM – Alinari Image Museum, nella sede del Bastione Fiorito del Castello di San Giusto a Trieste.Invito alinari

Fratelli Alinari

Fondata a Firenze nel 1852, Fratelli Alinari è la più antica azienda al mondo operante nel campo della fotografia, dell’immagine e della comunicazione. La nascita della fotografia e la storia dell’Azienda sono legate da un percorso comune di evoluzione e crescita, testimoniato oggi dall’immenso patrimonio di 5.000.000 di fotografie di proprietà, raccolto negli attuali Archivi Alinari.

È un patrimonio che si va sempre più ampliando e che, grazie a una ragionata politica di nuove acquisizioni e alle nuove campagne fotografiche, spazia dai dagherrotipi alla fotografia digitale.

Diciassette anni senza Raffaele Ciriello.

Raffaele Ciriello

Sono passati quasi quattro lustri, qualcuno delle Istituzioni lo ha un pò dimenticato,  ma i suoi amici, i familiari, qualche collega, i fotoreporter di oggi o chi continua a fare ( sempre meno ) questo ingrato mestiere, mal pagato, spesso in simbiosi con una seconda occupazione e perennemente a rischio lo hanno tuttora nella mente e nel ricordo.

D’ altra parte le guerre proseguono,  qualcuna è finita, altre non termineranno mai e ci saranno sempre taluni disposti a rischiare per documentare ciò che non si può vedere stando a casa su un confortevole divano. Ma la tutela di questo lavoro e dello Stato è quasi inesistente ovunque. E’ di tre mesi fa il suicidio in diretta di un cronista tunisino che si è dato fuoco poiché non riusciva a vivere con quello che prendeva con i servizi. Come il barbaro omicidio di Regeni ancora senza risoluzione e colpevoli

In Italia siamo molto bravi a dire è meglio una religione di un altra, a rinnegare la Storia, a sostenere posizioni completamente diverse, a criticare di dispute in casa altrui senza poi sapere le cose come stanno e come vanno sul campo.

Si dice che fare il fotografo di guerra, l’ inviato speciale di povertà, in paesi dittatoriali, in regimi corrotti, in stati militarizzati, insomma a rischio sia ” un lavoro ” da giovani, quando ancora un pizzico di giustizia e di idealismo ci rende più incoscienti, più pazzi. Poi con il tempo molte cose possono cambiare talvolta anche contro il nostro intrinseco volere.

Taluni  giornalisti hanno modificato il proprio percorso a causa di un ferimento, un incidente serio, un rapimento oppure il fatto di aver sfiorato la morte di un soffio.

Non c’ è niente di male ma quando oltrepassi quel ” limite ” una riflessione spontanea ti viene per forza. Ti può andare bene come male ma nel secondo caso non ci sarà nessuna prova di appello.

La paura è una componente della Vita e non certamente una vergogna. Per quanto la passione, l’ ambizione di un mestiere sia contagiosa, l’ abnegazione e la moralità siano completamente integre, la voglia di Verità sia infinita, la ” pelle ” detto in gergo è comunque unica e sacra.

Raffaele Ascanio Ciriello per certi versi mi ricordava nel fotografare Franco Ferrari, giornalista Rai, fotografo, pittore, che ha passato una buona parte della sua vita in paesi tumultuosi. Ferrari forse era più taccuino ma anche Ciriello con il tempo aveva aumentato a scrivere articoli facendo anche qualche importante intervista come quella a Shad Massud e altro ancora.

Ambedue ci hanno lasciato immagini essenziali, reportage visivi senza fronzoli, la realtà in tutta la sua pienezza e per ciò che ne dobbiamo essere grati e riconoscenti.

Ho ” visto ” Raffaele Ciriello solo per pochi attimi uno o due giorni prima di quel tragico e maledetto 13 marzo 2002. Un incontro fugace, come talvolta avviene in certi casi, nel tardo pomeriggio nelle strade di Ramallah di ritorno da una piazza poco distante dal centro dove vennero giustiziati a colpi di arma da fuoco dai palestinesi due collaborazionisti con gli israeliani.

La seconda Intifada era nel pieno svolgimento e l’ IDF stava preparando l’ operazione ” Scudo Difensivo ” L’ esecuzione fu rapida e la piazza si riempi fino  all’ inverosimile di gente inferocita  che cercava in qualsiasi modo di coprire i corpi ma anche osannava l’ odio per il tradimento, con urla e slogan contro l’ occupazione di Israele.

Per fare quelle immagini dovetti salire al terzo piano di un palazzo assieme a un cameraman della tv svedese. Ci inseguirono dalle scale, nascosi i rulli per precauzione in un calzino e me ne scappai da una porta secondaria.

Mentre ritornavo verso il centro di Ramallah diversi giornalisti  accorsero a seguito dei numerosi spari, tra cui Ciriello che riconoscendomi italiano mi chiese cosa era successo, da dove venivo. La piazza poi venne chiusa da un cordone umano, io me andai velocemente poiché la sera preferivo dormire nella più ” tranquilla ” Gerusalemme Est.

Il giorno seguente sono partito per Ashkelon per  proseguire nella Striscia di Gaza e poi venni a conoscenza da internet della  sua tragica fine.

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Darra Adam Khel, il regno delle armi.

Darra armi Pakistan

Darra Adam Khel ( Pashto : درہ آدم خیل ) è una città nella regione di frontiera Kohat situata tra Kohat e Peshawar, nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa in Pakistan ed è raggiungibile da una strada polverosa e molto trafficata verso sud lunga una cinquantina di chilometri.
Spesso bloccata a causa di frequenti incidenti.

Precedentemente una parte delle zone tribali ad amministrazione federale (FATA), ha guadagnato fama e notorietà per i suoi bazar pieni di armaioli e mercanti di armi. La città è costituita da una strada principale fiancheggiata da numerosi negozi, insieme ad alcuni vicoli e strade laterali contenenti officine. Ed è per lo più abitato dai pashtun del clan Afridi , cioè l’ Adamkhel .

Una grande varietà di armi da fuoco sono prodotte nella città, che vanno dalle pistole antiaeree alle pistole a penna . Qui sembra che si viva solamente per questo. Tutti gli abitanti sono armati.

Le armi sono fatte a mano da singoli artigiani usando tecniche di produzione tradizionali, che di solito vengono tramandate da padre in figlio.
I kalašnikov vengono regolarmente testati sparando in aria o in campi situati in periferia. Qui tutto è è controllato dalle tribù locali e qui il governo pakistano praticamente non ha nessun potere.

Darra Adam Khel è un villaggio di edifici in legno e mattoni a due piani sulle colline di sabbia vicino alla regione di Kohat Frontier.

La maggior parte della gente qui sembra fabbricare o vendere solo una cosa, cioè le pistole, mentre la seconda attività degli abitanti è il trasporto.

Ma non manca neanche un fiorente mercato di droga dove puoi comprare quasi tutto a prezzi accessibili. L’ eroina è stata bandita negl’ anni Ottanta a causa delle pressioni straniere e dopo aver consultato gli anziani capi del villaggio ma nonostante ciò è possibile tuttora acquistarla.

La merce viene sempre pagata in dollari americani e quasi mai in valuta locale.

Nelle gallerie della strada principale ci sono i laboratori. Centinaia di stanze in cui uomini e ragazzi realizzano copie funzionanti delle armi di tutto il mondo con nient’ altro che utensili a mano e piccoli trapani.

Gli strumenti sono sorprendentemente primitivi.  Le fucine producono un’accurata riproduzione di ogni tipo di arma immaginabile, dalle pistole a penna e dalle bombe a mano ai fucili automatici e ai cannoni anti-aerei.

In qualsiasi ora del giorno si sentono spari.

Le copie sono riprodotte così accuratamente che anche il numero di serie dell’originale viene riportato. Un armaiolo di Darra, dato un fucile che non ha mai visto prima, può duplicarlo in due settimane di lavoro.

Una volta eseguita la prima copia, ogni copia aggiuntiva impiega due o tre giorni a per essere creata. Le pistole, essendo più complesse richiedono più tempo.

Circa 400-700 pistole vengono prodotte ogni giorno a Darra. Queste pistole sono più che sufficienti per i pashtun stessi. Altre armi trovano la loro strada per il vicino l’Afghanistan o per i paesi islamici più lontani. La produzione di armi pesanti, tuttavia, è diminuita negl’ ultimi anni.

Una zona strategica anche per nascondersi. Basta ricordare che Bin Laden fu ucciso e portato via dagl’ americani da un  campound di Abbottabad che dista solamente  quattro ore di auto da Darra.

Viaggiare a Darra per gli stranieri resta sempre un posto un po’ scomodo e pericoloso.

I viaggiatori possono andare in autobus o in auto con un autista senza un permesso ma non è consigliabile perché la polizia tribale ( Khasadar ) controlla di frequentemente il mercato per verificare eventuali regole locali e violazioni della legge.

Inoltre anche fotografare e riprese video potrebbero fare incontrare problemi a fotografi e giornalisti.

Il commercio di armi  a Darra cominciò per la prima volta alla fine dell’ Ottocento.

( FONTE DA WIKIPEDIA CON ALCUNE AGGIUNTE MIE )

PAM ( Photo Art Market ) il collezionismo accessibile che nasce a Napoli.

PAMSi apre domani 16 Dicembre e per la prima volta il PAM ( Photo Art Market ) una manifestazione molto singolare che nutre il desiderio  di diventare continuativa nel corso del tempo.

E sappiamo benissimo quanto sia importante partire con il piede giusto e perciò facciamogli i migliori auguri.

Il tutto è a Napoli nella sede della Maiosn du Tango di Piazza Dante dove un cospicuo numero di autori professionisti assieme ad altre realtà giovani ed emergenti sono coordinati dall’ Associazione Photo Polis di Marco Maraviglia, autorevole rappresentante della fotografia partenopea con innumerevoli esperienze artistiche, culturali e lavorative.

La manifestazione  va a porsi in un collezionismo più accessibile e consono che sarà alla portata di tutti e fuori dai “ soliti e gelidi schemi “ della contrattazione nell’ acquisto e vendita di un opera ma bensì anche per sviluppare un punto d’ incontro teso a favorire sinceri scambi di pensiero per chi vuole alimentare il fuoco dell’ intelletto e coltivare l’ amicizia nel campo dell’ Arte.

Negli ultimi anni abbiamo assistito a un exploit della produzione di immagini fotografiche con particolari connotazioni artistiche tali da introdursi nel mercato del collezionismo. Immagini realizzate non solo da grandi autori, ma anche da giovani emergenti che sono ormai presenti nelle principali rassegne d’arte e fotografia di tutto il mondo.

Immagini d’arte che sono purtroppo sul mercato con quotazioni accessibili solo a un target ristretto.
Il primo mercato della fotografia a Napoli in cui si potranno incontrare faccia a faccia gli autori delle opere ed acquistarle direttamente da loro a costi accessibili.
Photo Art Market si propone di essere un appuntamento fisso che si terrà in una domenica di ogni mese in spazi originali ed accoglienti e che saranno via via segnalati dall’organizzazione tramite newsletter.
Il Photo Art Market sarà abbinato ad altri eventi artistico-culturali (presentazione libri, musica, teatro, degustazioni…) per creare un’occasione di svago anche per turisti e viaggiatori.
Pionieri della prima edizione dell’iniziativa saranno: Carlo Porrini, Dario del Giudice, Fabio Fant, Federica Di Lorenzo, Francesca Sciarra, Guido Villani, Klaus Bunker, Lino Rusciano, Marco Maraviglia, Mauro Cangemi, Monica Memoli, Raffaele De Santis, Salvatore De Rosa, Vito Lisi.

 

Per maggiori informazioni: La Maison du Tango, 89 – P.zza Dante, 89 – Napoli

16 dicembre ore: 9.30-19.00

Ingresso libero (previa registrazione in loco)

http://www.photopolisnapoli.org/

Una valigia per Firenze.

Firenze è una città straordinaria, amata in tutto il mondo ma non sempre all’ altezza nei servizi offerti. D’ altra parte a noi toscani per i cambiamenti ci vuole tempo e pazienza poichè accontentare tutti è spesso un problema.

Negl’  ultimi anni però qualcosina è cambiato a cominciare dalla tramvia che tuttora è in fase di completazione ma comunque ha portato agevolazione  al traffico in quello che resta un capoluogo la cui urbanistica è di stampo medievale, perlomeno nella parte storica e l’ immedita periferia.

Centinaia di migliaia di persone visitano Firenze ogni anno e il turismo assieme alla cultura sono tra le maggiori fonti di introiti. Un escursionismo di massa che comprende un pò tutti: studenti, famiglie, adulti e anziani ma che nel nuovo millennio è diventato maggiormente esigente. Viaggiare è sempre stato costoso e faticoso e quindi il viaggiatore è sempre in cerca di organizzazioni alternative e possibilmente più comode.

Da un pò di tempo è nato nel centro storico un efficente servizio di deposito bagagli a due passi dal Duomo, dal Ponte Vecchio e Uffizi. Un luogo dove puoi lasciare in tutta sicurezza il peso e l’ oggettistica della tua valigia che è il nostro cuore di ogni viaggio.

Un iniziativa interessante sopratutto quando effettuiamo un breve soggiorno o quando lasciamo l’ hotel per il ritorno a casa ma vogliamo dare una ultima occhiata alla città.

Prezzi, orari li potete trovare qui: http://leftluggageflorence.com/  e chi lo utilizzerà ne resterà sicuramente soddisfatto.

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