Addio a Orlando Suero.

Suero 1Di lui si diceva che le non metteva mai in posa le stelle del cinema e di Hollywood. E forse questa sua caratteristica unitamente alla spontaneità e la naturalezza lo hanno fatto diventare un vincente nella fotografia.

Ma era un predestinato poiché fin da giovanissimo allievo del New York Institute of Photography era riuscito a distinguersi per quell’ intuizione creativa di saper vedere attraverso un obbiettivo fotografico.

Però il percorso che  gli aspettava non fu così scontato e di facile attuazione. Lavorò in alcuni negozi di fotografia, come stampatore, come commesso, come tipografo e i primi incarichi come spesso avviene erano di poco conto. Poi arruolatosi nei Marines visse nel periodo 1943 / 1945 come soldato e fotografo la Seconda Guerra Mondiale.

Suero 2Un esperienza a suo dire terribile e mai dimenticata poiché quando finisce non te la togli di dosso………..una frase che ripeteva spesso…..e forse questo diventò il motivo per dedicarsi a fotografare le persone comuni e quelle più famose.

Suero 3Grazie anche ad alcuni servizi come fotografo di scena in diversi film e “ l’ assignement “ di seguire Jackie Kennedy per pochi giorni  gli aprì le porte per tutte le altre  star che frequentavano Hollywood ma non come paparazzo o con foto “ rubate “ ma bensì  con servizi continuativi per alcune note riviste.

Suero 4Brigitte Bardot, Jack Nicholson,  Dennis Hopper, Michael Caine, Natalie Wood, Kirk Douglas, Steve McQueen, sono soltanto pochi nomi di una lista a dir poco infinita che soltanto negl’ ultimi anni veniva pubblicato in un “ tomo “ di libro di oltre trecento pagine. Un importantissimo riconoscimento editoriale arrivato in tarda età quando meno se lo aspettava.

A 94 anni lunedì scorso  è morto Orlando Suero.

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È sicuro utilizzare il servizio Wi-Fi gratuito di un albergo?

 

00433098Per quanto la tecnologia abbia fatto grandissimi passi avanti la sicurezza della Rete e delle comunicazioni in generale hanno sempre possibili falle che possono far rilevare i nostri dati, i nostri interessi e soprattutto la privacy. Il WI-FI ha l’ enorme merito di eliminare il supporto cablato e con un piccolo laptop oggi possiamo collegarci in quasi tutte le parti del mondo.

Gli stessi alberghi, di qualsiasi livello, oramai nel pacchetto di alloggio inseriscono frequentemente la connessione libera e gratuita, un ulteriore comodità per invogliare la clientela.

Resta però il fatto che talvolta queste connessioni non sono del tutto sicure poiché sollevate da protezioni adeguate e quindi si corre il rischio di essere spiati o che qualcuno possa vedere cosa facciamo. Personalmente ho avuto in più di una volta  questa impressione. 

La stessa televisione in alcune  inchieste e con la collaborazione anonima di Hacker ha dimostrato come si può facilmente entrare in un Personal Computer quando è on line.

Recentemente è stata stilata anche una lista la quale indica i paesi più a rischio in fatto di collegamenti internet.  Anche Facebook quando ti connetti da altre parti del mondo che non è la tua usuale, ti chiede poi una conferma.

Qui sotto un interessante articolo di Kim Boatman, giornalista del San Josè Mercury News vive e lavora a Silicon Valley negli Stati Uniti e  si occupa d’ informatica ma non solo.

Symantec Corporation i diritti sono riservati.

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È sicuro utilizzare il servizio Wi-Fi gratuito di un albergo?

Attualmente, viaggiando per lavoro è abbastanza frequente trovare in molti alberghi connessioni Wi-Fi gratuite o a basso costo. Se da una parte fa piacere utilizzare un servizio Internet gratuito, dall’altra è difficile sapere se una connessione Wi-Fi pubblica è sicura, anche nelle grandi catene di hotel.

Quindi, prima di correre il rischio e fidarti del servizio Wi-Fi di un albergo, assicurati di mettere in pratica queste misure precauzionali:

  1. Installa buone difese.
    Il firewall del tuo computer e un software antivirus efficace costituiscono la tua prima linea di difesa, sostiene Mark D. Rasch, cofondatore di Secure IT Experts, che fornisce consulenza sulla sicurezza alle aziende. Il firewall autorizza o blocca il traffico o da e verso il tuo computer, quindi è essenziale controllare che sia attivato.Se utilizzi Windows, fai clic sul menu Start, quindi su Pannello di controllo. Fai clic su Centro sicurezza PC, l’icona con lo scudo colorato. Un indicatore verde indica che il firewall è attivato. Se utilizzi un Mac, apri Preferenze del sistema e fai clic su Condivisione, quindi su Firewall. Dovrai inoltre assicurarti che il software per la sicurezza sia aggiornato ed eseguire scansioni quotidiane quando sei in viaggio.
  1. Fai attenzione a connetterti alla rete corretta. 
    Spesso, la connessione Wi-Fi gratuita di un albergo richiede una password o un numero di riferimento che viene fornito al momento del check-in. Assicurati di stabilire la connessione con la rete Wi-Fi dell’albergo e non con una simile che potrebbe essere stata predisposta per ingannarti al fine di raccogliere le tue informazioni per un eventuale furto di identità o per causare qualche altro danno. Siti di questo tipo possono utilizzare nomi simili a quelli dell’albero, quindi chiedi alla ricezione se hai qualche dubbio al momento dell’accesso.
  1. Evita la condivisione di file.
    Tenersi lontano dai siti di condivisione di file quali LimeWire e Morpheus, che offrono download di software gratuito, consiglia David Callisch, vicepresidente del marketing di Ruckus Wireless, un’azienda che installa reti wireless negli alberghi.“Evitare operazioni in cui due computer possono dialogare tra di loro”, aggiunge. I siti di condivisione di file possono lasciare il tuo computer vulnerabile ad attacchi nocivi, come virus o spyware.
  1. Disconnettiti quando non utilizzi la connessione.
    Riduci al minimo i rischi disconnettendoti dalla rete quando non utilizzi la connessione Wi-Fi.
  1. Evita transazioni finanziarie.
    Se possibile, è consigliabile evitare di effettuare acquisti online o di accedere al conto corrente bancario da una connessione Wi-Fi gratuita, avverte Rasch. Se devi eseguire operazioni finanziarie online, assicurati che il sito sia protetto tramite “https”, un protocollo che fornisce una connessione sicura. Un sito Web sicuro sarò connotato dall’utilizzo di “https” invece di “http” all’inizio dell’indirizzo Web e dalla visualizzazione di un simbolo di lucchetto chiuso nell’angolo inferiore destro del browser.
  1. Utilizza una VPN.
    Se viaggi per lavoro, chiedi se la tua azienda utilizza una VPN (Virtual Private Network), ovvero una rete privata virtuale.  Una VPN è una rete di computer che fornisce ai dipendenti l’accesso remoto ai server dell’azienda. Queste reti utilizzano tecnologie di scomposizione dei dati che garantiscono l’accesso sicuro ai dati aziendali attraverso una connessione a Internet.  In una VPN, le attività online saranno crittografate in modo che eventuali malintenzionati non possano vedere ciò che stai facendo. Se sei in viaggio per motivi personali, puoi comunque acquistare un servizio VPN. Aziende come HotSpotVPN consentono di acquistare il proprio servizio per brevi periodi di tempo, ad esempio, per qualche giorno.
  1. Cambia spesso le password.
    Gli intrusi spesso sono in agguato per intercettare o cercare password su reti non protette, spiega Callisch. Potresti essere portato a sottovalutare la gravità del furto del tuo ID utente e password di Facebook. Dopo tutto, il peggio che possono fare è cambiare il tuo stato o eliminare alcuni amici, no? Non essere così sicuro, avverte Callisch.Molti di noi utilizzano le stesse password e ID utente per molte attività online. Non di rado, utilizziamo la stessa password di Facebook anche per accedere al conto corrente bancario. “Adotta un grado ragionevole di precauzioni e cambia spesso password”, suggerisce Callisch. La maggior parte di noi tende a non ricordare molte password, ma è necessario riuscire a tenere traccia di queste modifiche, egli aggiunge.

Se segui queste indicazioni, puoi connetterti alla rete Wi-Fi di qualsiasi albergo senza alcun timore, conclude Callisch. Un motivo di preoccupazione in meno quando sei in viaggio.

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” Letters to Juliet “, con il miglior rosso italiano….

j0438569I VINI DI VILLA POGGIO SALVI NEL FILM “LETTERS TO JULIET”

VILLA POGGIO SALVI annuncia la sua collaborazione nel film “Letters to Juliet” (Lettere per Giulietta) tramite la fornitura dei propri prodotti sul set

“Letters to Juliet” è un film prodotto dalla Summit Entertainment, diretto da Gary Winick starring Amanda Seyfried, Vanessa Redgrave, Gael Gracia Bernal, Christopher Egan, Franco Nero; il film ha esordito negli Stati Uniti lo scorso 14 maggio, e sarà presto distribuito in tutti il mondo.
La presentazione ai giornalisti è avvenuta a Verona dal 30 aprile al 3 maggio scorsi, con la partecipazione di 150 giornalisti statunitensi e internazionali, attori e produttori; oltre alle comuni attività di promozione, si sono svolti eventi e manifestazioni legati alla cultura, al cibo, alla moda, al design ed altri aspetti della cultura italiana.
Villa Poggio Salvi ha fornito il vino utilizzato sul set, in particolare in una scena in cui i personaggi Sophie (Amanda Seyfried) e Victor (Gael Garcia Bernal) bevono del vino nella cucina del ristorante Pontecorvo, locale che Victor ha intenzione di aprire a New York. Bottiglie dello stesso vino sono utilizzate anche come sfondo nella scenografia dello stesso ristorante.
Villa Poggio Salvi ha partecipato all’evento stampa fornendo vini quali Aurico e Vermentino per i buffet tenutisi presso l’hotel Baglioni Due Torri, ed organizzando una serata di degustazione al termine del duro lavoro diurno.

Un sommelier di Villa Poggio Salvi ha descritto le caratteristiche di tre vini, il Brut Rosé, il Morellino di Scansano ed ovviamente il noto Brunello di Montalcino… Victor avrebbe adorato quel vino !

Riguardo la Summit Entertainment, LLC

La Summit Entertainment, LLC è un’azienda cinematografica e teatrale di livello internazionale. Lo studio gestisce tutti gli aspetti legati al marketing, alla distribuzione e alla vendita internazionale di opere proprie o acquisite. La Summit Entertainment, LLC produce mediamente 10-12 film all’anno.

La Biondi Santi SpA (www.biondisantispa.combsinfo@biondisantispa.com – 0577/847121), che cura tutti gli aspetti commerciali della Biondi Santi Tenuta Greppo e di Villa Poggio Salvi, mette a disposizione agli appassionati di tutto il mondo i vini delle due aziende.

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Lassù tra i cirri nel Regno dei cieli le sue preghiere sono ancora vive.

E’ passato esattamente un lustro e adesso sarà lassù tra i cirri del Paradiso ove le sue parole, le  preghiere, l’ infinita saggezza e la Fede avranno trovato sicuramente posto e Pace accanto a Dio.

Per quanto non mi ritrovi pienamente nella Chiesa attuale la mia religione è cattolica e resto della modesta ma convinta opinione che Lui ha diretto uno dei migliori Pontificati dell’ era moderna.

Al mondo, dopo averlo amato, sono milioni che non lo hanno mai dimenticato.

Cinque anni fa in queste ore dopo una lunga agonia moriva Karol Woijtila.
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Bussando alla Porte del Paradiso.

postato da Gianluca Fiesoli
Lunedi 4 aprile 2005

Nelle ore della tristezza, del dolore, nei minuti del trapasso e nelle giornate degli onori, dei saluti e della commozione, Papa Giovanni Paolo II compie i suoi ultimi passi verso l’eternità…..
E’ stato un ottimo Pontefice, un abissale e perspicace scrutatore dell’anima, un messaggero di pace totale, un alfiere della Libertà, un Maestro della comunicazione che, e possiamo francamente dirlo, è piaciuto a tutta la gente comune.
L’indelebile ricordo che ci lascia è un immagine sacra e planetaria, dove mai nessuno nella Storia del Novecento ha saputo così efficacemente entrare e spalancare le porte dei cuori e delle menti di quelli che lo hanno visto e ammirato nelle sue oceaniche apparizioni.

Un Papa distante dai potenti del globo, dalle carismatiche e chiuse gerarchie ecclesiastiche, dalle ideologie talvolta intransigenti, spesso a fianco dei deboli e dei bambini.
Si amava autodefinirsi un ” globetrotter ” di tutte le etnie e di Gesù, dove il viaggio terreno s’intrecciava al cammino spirituale sia come motivo di conoscenza che di ambasciatore di credo per tutti i popoli, senza condizionamenti di sorta e sopratutto senza pregiudizi. In Lui svettava il coraggio d’impugnare il bastone pastorale andando oltre i tanti confini, impartendo così lezioni di grande umanità, quasi sempre in maniera molto umile.

E’ stato il primo Papa ad entrare in una moschea, a varcare la soglia di una sinagoga e inserire un biglietto di ” mea culpa ” nel Muro del Pianto a Gerusalemme. Un gesto eloquente per cercare di discolpare e chiedere indulgenza agl’ebrei. Una confessione per eliminare quelle impurità dell’ antisemitismo cristiano.
E grande è stata quella rivincita quando nel lontano 1978 venne eletto a sorpresa. Il blocco Comunista, il governo della sua terra lo hanno sempre osteggiato e non accettavano che diventasse il primate della Polonia, ” odiato ” per quell’appoggio dato agl’operai di Danzica negl’anni settanta e perciò per ironia del destino diventò Papa…..

Infatti se il ” Pontefice Buono ” di Luciani non fosse improvvisamente scomparso dopo poche settimane, probabilmente Woijtila sarebbe rimasto un anziano cardinale. Inizialmente la guida del Pontificato venne definita  un ” terremoto ” e molti considerano la sua ascesa al piano più alto della Chiesa, una grande influenza che ha segnato la svolta della caduta dei regimi satellitari dell’ex Unione Sovietica. Nonostante quello che si voglia insinuare, la caduta del Muro di Berlino e il drastico cambiamento dell’est  sarebbe avvenuto anche senza Giovanni Paolo II. I tempi erano oramai maturi e l’avvicendamento politico, sociale, geografico ed economico non avevano oramai nessun ostacolo sulla strada del rinnovamento.

Nella parabola del  Pontificato ha ottenuto delle significative ” vittorie ” umane e morali, con omelie ficcanti e talvolta accusatrici  rendondolo una straordinaria figura a cavallo dei due  millenni dell’era Moderna. Questo Papa saputo plasmare e trasformare perlomeno l’immagine di una Chiesa tradizionalmente obsoleta e anche troppo dogmatica ma  ha incontrato anche delle sconfitte. Sarebbe pressochè inutile, oltre il grande tributo e riconoscenza all’ Uomo, celare quelli che sono stati i punti deboli di una catena sorretta dalle credenze unanimi dei popoli cristiani, ma ” macchiate ” da alcuni episodi o incomprensioni con i padroni  della Terra. In primis i  rapporti con i governanti americani. Cinque presidenti dove le convenzioni non sono mai state idilliache. Con Carter oltre le divergenze dottrinali, in quanto il leader statunitense era Battista, le relazioni anche se brevi e all’inizio del suo mandato furono relativemente facili. Mentre con Ronald Reagan, personaggio che proveniva dall’ambiente del cinema, divorziato, risposato e non incline alla religiosità arrivarono immediatamente le difficoltà di comunicativa e di unità di pensiero.

Per  Woijtila l’opulente e progressista società americana, per quanto impossibile trascurare, non è mai stata tra le sue preferite. Anche con Bush Senior il rapporto si deteriorò a causa della guerra del Golfo, mentre con Bill Clinton gli scandali di tradimento sessuale riportati da i mass media di tutto il mondo vennero condiderati degl’ ” enormi peccati “. Un libertinaggio intollerabile. Un’offesa all’ortodossia, al focolare domestico, aumentate da un personaggio di altissimo livello che doveva essere di esempio sulla scena mondiale. Con l’ ultimo Presidente, per quanto incline e rispettoso della famiglia tradizionale e quindi di educazione credente, i rapporti divennero tesi per via della politica istituita dopo il drammatico attentato dell’ undici settembre.  Bush junior, come molti repubblicani, era di tendenza guerrafondaia e strumentalizzò diverse cose pur di passare alle vie di fatto  con i carri armati. L’ invasione dell’Afghanistan e poi del territorio iracheno, le minacce alla Siria e all’Iran per le questioni nucleari e di rifugio dei terroristi, diventarono i punti di riferimento e di monito di una guerra preventiva che Karol Woijtila non accettava assolutamente.

Nei severi ammonimenti di quel periodo, il Papa esortava i governi occidentali a non farsi coinvolgere dalla spirale della violenza e dalla vendetta cruenta contro l’Islam. Fu un duro colpo per il Pontefice che credeva nel dialogo interconfessionale dei popoli, nella incessante predicazione per mantenere la Pace, nella efficacia della superiorità diplomatica, tutti concetti che non vennero minimamente considerati. Israele innalzò un muro che tagliava tutto il paese rendendo ancor più isolata la Palestina, l’ Intifada ricominciò a far a scorrere il sangue e Saddam Hussein venne catturato mentre gravissimi attentati avvenivano nell’ Unione Europea.

Se i rapporti con i leader americani sono stati complicati i suoi viaggi erano dei veri e propri bagni di folla. Nelle oltre cento nazioni visitate il Papa però non dimentica il pellegrinaggio mai avvenuto a Mosca. Si dovette accontentare di Kiev.  Il rifiuto dei patriarchi ortodossi con in testa il Supremo Alessio II, è un onta che non ha mai digerito e anche le motivazioni della restituzione dell’icona santa della Madonna di Khazan non sono bastate a far cambiare idea al patriarcato sovietico, nonostante si sussurri che ci sia stato persino un interessamento di Putin. L’intrinseco e ambito desiderio del ” Pastore di Dio ” era quello di apparire almeno una volta su quel suolo, ma tuttociò non si è mai realizzato. Tra le tante trasvolate manca poi una visita  a Pechino, un altra ” perla proibita “, la quale Karol Woitjla ha dovuto rinunciare per diversi motivi.
I viaggi a Cuba e in Cile hanno sollevato qualche critica, anche se l’ incontro con il generale Pinochet sia avvenuto pochi mesi prima della fine del governo militare e all’ inizio del mandato episcopale.
Ma tuttociò faceva intuire che la peregrinazione apostolica non dovesse escludere nessuno e anche i dittatori avevano il privilegio di una sua visita, la quale era poi sostanzialmente un tentativo di riportare la fratellanza perduta, di esaltare e ricordare i diritti umani, spesso oltrepassati in questi regimi.

Anche il tentato assassinio di Ali Agca ha ancora molte ombre, imposte da un possibile complotto dei servizi segreti bulgari, tedeschi dell’Est e Kgb.
E se la benedizione della Madonna ha fatto gridare al miracolo con la deviazione del proiettile e quindi la salvezza del Papa, il mistero delle tre pastorelle di Fatima prontamente poi svelato in Mondovisione, si unisce alla delusione quando Woijtila decise di perdonare pubblicamente anni dopo il criminale. Nel colloquio del penitenziario italiano Ali Agca non chiese mai direttamente clemenza  e questo lo stupì moltissimo. Quella conversazione, come spiegato poi dallo stesso Woijtila, si basò sostanzialmente sui segreti della Vergine.

Infine le tematiche dell’aborto, il diniego all’omosessualità, al divorzio,  la contraccezione e i veti all’ordinazione sacerdotale delle donne, sono stati considerati da molti, argomentazioni che necessitano di una revisione e di un apertura da parte della Chiesa cristiana. All’alba del Terzo Millennio il Papa non ha saputo leggermente cambiare gli ordinamenti cattolici che in una società poliedrica, emancipata,  di rapida trasformazione, come quella odierna,  oramai sono valutati decrepiti e controcorrente.

Ma certamente il dialogo con le nuove generazioni, definito passionale, è stato il più bello, il più sincero. Questo Pontefice massmediatico,  simpatico,  sciatore, scrittore di poesie e poco favorevole ai protocolli, amante dei grandi spazi che la Natura ci offre, ha convinto anche la più scettica gioventù, la quale ha cantato e ballato con Bob Dylan e gli ha fatto muovere il bastone come Charlie Chaplin o partecipare alla ola da stadio.
E anche nell’ ultima notte prima del decesso nonostante il respiro che gli veniva a mancare da una salute oramai allo stremo, i ” suoi ragazzi ” si sono stretti in silenzio di fronte alle finestre illuminate degl’ appartamenti vaticanensi, con gli occhi gonfi di lacrime e gli sguardi attoniti per dargli l’ ultimo caloroso abbraccio…..Ed è qui la forza genuina e mistica che il camerlengo polacco ha saputo interagire nella comunicazione, che resta sicuramente uno dei pilastri di un papato aperto e quindi vicino alla gente, mai verificatosi in modo così ampio nel corso della Storia ecclesiastica.

Le sue osservanze evangeliche hanno ridato una speranza che forse rimarrà vana ma che certamente argina gli odi e i rancori  sui terreni della povertà e dell’indigenza. Un grande insegnamento che non dovrebbe essere dimenticato.
Anche l’eredità intellettuale, filosofica, teologica e interpretativa che ci lascia è sicuramente di forte spessore, con quelle undici encicliche redatte e stilate nel corso del suo momento storico e i numerosi cardinali nominati che sicuramente ne terrano conto nelle prossime votazioni segrete nel conclave della Cappella Sistina e nei quasi cinquecento nuovi Santi.

Karol Woijtila è stato una personalità multiforme, un missionario che ha usato la modernità per tentare di ” abbattere ” i mali e i vizi delle comunità odierna.
Ora che giace disteso sull’altare, adesso che è a un passo dalla Storia, adesso che  stà bussando alle Porte del Paradiso, come ha giustamente rimarcato Sodano al momento della morte, viene banale in un mondo dove pervade il terrore, l’ instabilità politica e un futuro generazionale dubbioso, enunciare che morto un Papa se ne fà un’altro.
E’ un modo di dire semplice, scontato, ma estremamente reale all’occasione, e la Chiesa, per quanto Universale ed economicamente in decadenza continuerà a vivere ancora a lungo anche se necessita di un rinnovamento di poteri possibilmente da decentrare.

La Fede, le Leggi, le Tavole e i Comandamenti di Cristo non si possono cancellare. Essi sono dei propulsori spirituali e di sentimento dell’anima che spingono la Vita e che li restituiscono attraverso i principi morali dell’onestà e della correttezza  lungo il cammino di ognuno di noi.
E neanche nei tempi oscuri delle autobombe, dei khalashikov, delle guerre con Al Qaeda e della ricchezza di un capitalismo sfrenato, il quale soverchia  il Terzo Mondo per i suoi egoismi, potranno mai modificare i suddetti editti divini.
Ed è questo il Testamento che troverà il prossimo Monsignore quando siederà sulla poltrona più importante dell’Impero cattolico, dopo che la fumata bianca dal comignolo del Palazzo vescovile di San Pietro svanirà nel cielo di Roma e un alto prelato si affaccerà al balcone davanti ai suoi sudditi invocando: Abemus Papa…..

Gianluca  Fiesoli.

Borsa galeotta…..la fortuna arride alla sfortuna………..

Il George Bush International Airport di Houston, al di là del personaggio a cui è stato intitolato e che può risultare poco simpatico a molti in quanto ” political not correct “, è una stazione aeroportuale modernissima, efficiente, pulita e grandiosa nella sue architetture e negli impianti. Nonostante ne abbia visti tanti di terminal alla fine ti sembrano un po’ tutti uguali, finalizzati per quanto mi riguarda solamente all’ intrapresa o alla conclusione di un viaggio, ma questo ha rischiato di essere ricordato come indigesto e per alcune ore di fatto lo è stato. Il tutto in una calda mattinata texana, con ancora molto tempo a disposizione prima di salire a bordo per fare nuovamente un volo transoceanico, il quale per chi ama viaggiare è diventato oramai nei tempi moderni un momentaneo soggiorno ad alta quota con diversi confort, anche nella economy class.

Premesso che le macchine fotografiche di buona qualità hanno sempre avuto un costo elevato e comunque richiedono sacrificio per acquistarle, con il tempo e l’ utilizzo ti affezioni quasi fossero un bambino. Gli shuttle della Houston Ltd girano di continuo nell’ area della stazione per smaltire i tanti passeggeri e anche il mio non fa eccezione…… è strapieno. In tanti anni di girovagare sul nostro pianeta non ho mai perso niente, neanche il tappo di un obbiettivo, e non mi hanno mai rubato nulla, nemmeno nei posti più strani come i bassifondi urbani oppure in luoghi tumultuosi ed è quindi quasi naturale nel tuo inconscio che ciò non ti debba accadere.

Ma come spesso invece avviene, c’ è sempre una prima volta…… Un carrello di non grandi dimensioni, il peso e l’ ampiezza dei bagagli al seguito fanno sì che la precarietà del trasporto diventeranno un angoscia… a causa di una sacca che contiene materiale fotografico di valore e un giubbotto pesante appoggiato sopra che ti occulta quello che c’ è sotto. Ingannando l’ attesa con una sosta in una linda toilette, un caffè “ a sciaquone “ tanto amato dagl’ yankee ma detestato dai raffinati e buongustai italici che preferiscono il ristretto espresso, intravedo in lontananza sul tabellone partenze che con largo anticipo sull’ orario previsto è già aperto il check – in per Francoforte.

D’ altra parte un gigantesco 747 – 400 per riempirlo tutto ci vuole del tempo….. Una sorridente e profumata signora tedesca, non più giovanissima ma di gradevole presenza, al banco gialloblu con la solita cortesia che si usa in questi casi, mi chiede quanti bagagli abbia e come desidero spedirli, dopo aver visionato attentamente il passaporto, i biglietti e avermi esplicato le nuove normative internazionali che sono entrate in vigore proprio in questo periodo. Dopo averle detto il numero e dato il più voluminoso che andrà nella fredda stiva le richiedo un “ aisle “ ( corridoio ) di posto per la mia notevole altezza e che mi consente di agire con maggiore libertà nelle quasi tredici ore tra le nuvole.

Quindi sollevando il giubbotto mi accorgo con molta sorpresa l’ assenza della borsa con le fotocamere e accessori vari. Un sussulto misto di inquietudine unitamente allo sconcerto mi attanaglia, e percepisco immediatamente un problema di non facile soluzione. Sospendendo le pastoie burocratiche dell’ imbarco nel frattempo osservo attentamente la fila passeggeri che si stava formando alle mie spalle ma non riesco a vedere qualsiasi ” scarsella ” che assomigli alla mia. La ricerca si allarga cominciando dall’ esterno della porta di entrata, agl’ antibagni dove è stato parcheggiato per qualche attimo il trolley, al bar dove il concitato andirivieni di viaggiatori mi alimenta le perplessità che la sospirata valigia abbia oramai preso il volo verso lidi sconosciuti e pertanto inarrivabili. Non arrendendomi, come mio carattere vuole, comincia una ricerca capillare che sfocia nella memoria in cui l’ ultima volta sono certo che l’ho vista per restringere il campo d’ azione.

La richiesta alla security cade nel vuoto e anche l’ appello via radio a tutte le decine di pulmini che si rincorrono sul circuito areoportuale non ha dato l’ esito sperato. Ritornando al “ rentar “ dove il bus cittadino mi aveva scaricato nella tratta che va dalla città all’ aeroporto, anche lì non ne incontro traccia o notizia. Continuo con insistenza sugl’ ascensori utilizzati, ma della borsa nemmeno l’ ombra. Indeciso se fare una denuncia alla polizia oppure avvisare il “ lost and found “, quest’ ultima però sarebbe probabilmente rimasta inevasa, il tempo sta diventando tiranno e da presto, come si dice da queste parti ” It’s getting late ” ( si sta facendo tardi ).

Inoltre non ci sono elementi concreti se si tratta di furto repentino o di una mia inconcepibile distrazione. Con un pizzico di malinconia e molto giramento di marroni salgo sul mastodontico vettore. Il volo che consumerà la notte sarà pieno di pensieri fino al tal punto da non dormire con il tarlo che comincia a fare i conti per rivolgermi su un poco amato mercato dell’ usato per sopperire al malcapitato danno. Ma al ritorno in Firenze nella propria abitazione l’ apertura della posta elettronica sul portatile mi fa letteralmente sobbalzare sul divano di salotto poiché un messaggio firmato Jackie from British Airways, m’ invita a parlare con un agente della Houston Police Departement.

Mai più l’ etichetta personale e completa di tutti i recapiti telefonici e non, situata sulla cinghia, risultò così utile…… Mi chiedo cosa c’ entrino gl’ inglesi se io ho volato con i teutonici ma la contentezza della missiva ricevuta, anche se non chiarisce i miei dubbi sulla dinamica dell’ accaduto, mi rende immensamente felice.

Con il Central Police Departement in Travis Avenue della metropoli texana si susseguono numerose e costose telefonate intercontinentali e grazie anche ad un italiano trapiantato da alcuni decenni in America, il sergente Luigi Angeli, trentino doc, si studia il metodo di farla ritornare in Italia anche se Lufthansa non ci aiuterà poiché il fatto è avvenuto fuori dal territorio di loro competenza, chiamato in gergo tecnico drop off……. In più ci sono problemi doganali per il valore attribuito…..trattasi di materiale elettronico senza passeggero a cui in frontiera dovrà dimostrare la proprietà…….. Considerato le diverse persone ascoltate e le versioni un pò contrastanti tra di loro sembra però optare la tesi che la borsa sia caduta per terra nel trasporto del carrello senza che io me ne sia accorto……….ma dalle scarne dichiarazioni spunta anche un giovane messicano con consorte appresso che l’ avrebbe avuta in mano nel momento del ritrovamento di un addetto all’ aeroporto.

Però il sudamericano avrebbe detto che stava andando a consegnarla all’ ufficio competente pertanto anche se avesse avuto intenzioni poco serie, come farsela sua, non sarebbe passibile di una denuncia da parte delle autorità. Resta poi il mistero perché mi abbiano avvisato le areolinee britanniche e il perché di una affermazione del ” graduato ” italo americano la borsa adesso è in mani sicure alla polizia. Parole tutto sommato un pò strane….. Un dilemma che non intendo risolvere, mi basta che ritorni il tutto nelle prossime settimane, come previsto in accordo con la polizia e per via corriere Fedex oppure Ups, anche se le spese saranno probabilmente a mio carico.

Per onore di cronaca la borsa conteneva: una Nikon digitale D 100, una Nikon analalogica F5, uno zoom 80 – 200 f/2.8, zoom grandangolare 17-35 f/2.8, duplicatore di focale, un 50 mm f/1.4, un flash SB28, tutti originali della casa giapponese in ottime condizioni, rulli da sviluppare e schede da scaricare.

Insomma, un capitale…….

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” Prigionieri di Guantanamo “.


Giovedì 3 marzo presso la libreria Majakovskij fi Firenze alle ore 21.30 si tiene l’incontro di presentazione del libro ” I prigionieri di Guantanamo “, scritto a piene mani dai due giornalisti indipendenti Fabio Cintolesi e Michele Ravagnolo.
Il libro è edito dalla casa editrice Nuovi Mondi Media e rileva la spinosa questione del carcere di Guantanamo ponendo forti interrogativi al lettore.
I due autori da anni si occupano di analisi legati ai conflitti internazionali.
Per maggiori informazioni potete andare all’indirizzo:
http://www.cpafisud.org
Un appuntamento da non perdere che può chiarire diverse curiosità e problematiche sull’argomento trattato.

G. Fiesoli.

Foto: Locandina incontro.

Riferimenti: ” Prigionieri di Guantanamo “.

Chronicles: Volume One.


” Il libro dell’anno, un edizione straordinaria, scritto in maniera eccellente e che farà conoscere la parte segreta della vita di Bob Dylan “.
Con queste parole la casa editrice Schuster, un colosso americano, ha dichiarato che il 12 ottobre, in anteprima mondiale verrà presentato – Chronicles: Volume One – è la prima parte di oltre trecento pagine di una trilogia autobiografica.
Per la prima volta Bob Dylan si è raccontato a Sean Penn in veste di autore dell’intervista racchiusa in 5 cd allegati all’imponente volume.
La versione italiana sarà edita da Feltrinelli.
Il libro conterrà anche la ripubblicazione di ” Lyrics: 1962 – 2001 “, un ulteriore tomo che colleziona i testi di tutte le canzoni scritte da Dylan, famose e sconosciute.
D. Rosenthal, editor dell’opera, ha dichiarato che già oltre duecentomila copie sono state prenotate con internet ed è convinto di venderne altre trecentomila prima della presentazione alla stampa mondiale.
E mentre è di questi giorni la morte di Kenny Buttrey, eclettico batterista e arrangiatore di Dylan nei dischi, Blonde on Blonde, J. W. Harding, Nashville Skyline e altri, Bob Dylan nell’ultima intervista rilasciata ad Usa Today dichiara ” guerra ” mediatica con questo libro a tutti quelli che lo hanno ” spiato ” in questi anni per prendere informazioni personali e pubblicarli su libri e biografie non autorizzate.
Anche se le tematiche e le rivelazione che tutti si aspettano sono coperte da stretto riserbo, è trapelato che il libro svelerà alcuni dettagli del secondo matrimonio negl’anni ottanta, poi naufragato, con una corista del gruppo, che però non è una novità in quanto H. Sounes in un libro aveva già reso noto questo ” amore segreto ” dell’artista. Sembra che si parlerà anche delle sue scelte artistiche personali che sono state compiute nel corso della sua carriera.
Robert Zimmermann, in arte Bob Dylan, personaggio alquanto talentuoso e allo stesso tempo controverso, riservato, non è soltanto un cantautore e chitarrista ma un anche un poeta e profeta.
B. Dylan è stato e rimane un fenomeno di costume per volontà delle folle, un cantante per una sua scelta di stile, di gusto e di genere con una profonda vocazione che lo ha da sempre contraddistinto per farlo arrivare ad un successo planetario.
Il menestrello della canzone che iniziera il Fall Tuor U.S. 2004 da Santa Clara in California il 14 ottobre e terminerà in aprile nell’Ohio, attraversando tutta l’America, continua a fare numerosi concerti con un riscontro di pubblico che nonostante il passare dei decenni lo continua ad amare.
I cambiamenti e le sorprese a cui ci ha abituato lo hanno portato spesso ad essere contestato dalla critica, in ultimo il discusso spot pubblicitario in cui compariva in maniera ironica con la bellissima modella Lima.
Un video, patinato, per l’azienda di lingerie, Victoria’s Secrets, in una Venezia surreale e da sogno, alla conferma del sensuale mondo del commercio, dell alta moda e del potere terreno.
La presenza di Bob Dylan suscitò critiche anche dal pubblico e forse è il caso ricordare una strofa di una delle sue canzoni più note scritta nel gennaio del 1964, in uno dei momenti più fulgidi della professione – ” The times they are a changin’ ” :

” Venite scrittori e critici
che profetizzate con le vostre penne
e tenete gli occhi bene aperti
non vi sarà data un altra scelta
e non parlate troppo presto
perchè la ruota sta ancora girando
e nessuno può dire
chi sarà designato
il perdente di adesso
sarà domani il vincente
perchè i tempi stanno cambiando “.

Eh si Mister Dylan i tempi sono proprio cambiati…..

G. Fiesoli.

Riferimenti: Chronicles: Volume One