Vent’ anni dopo, il ritorno di Re Keith.

In due decenni sicuramente cambiano molte cose, ma le aspettative e il fascino rimangono più o meno le stesse. Quel giovane uomo, asciutto, in cui spiccavano glì’ occhiali di stampo intellettuale con i capelli ricciuti che ora sono diventati brizzolati ne ha fatta sicuramente di strada, affermandosi definitivamente come uno dei più grandi artisti jazz.

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Fotografia: Francis Wolff, uno sguardo elegante sul Jazz.

Potete vedere altri articoli, analisi e immagini sui maestri della fotografia all’ indirizzo:  http://www.gianlucafiesoli.com/articoli_sulla_fotografia.htm                                        

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Addio al grande Max, l’ ultimo camaleonte del Jazz.

Soffice con le spazzole, sensibile come il brusio del vento, impetuoso nel drumming e nella rullata, ma anche capace di tenere una ritmica basilare, incrociata e in contrapposizione al virtuosismo dell’ assolo.

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Somewhere there’s music…..firmato Larry Flink.

Si concluderà il nove di settembre la mostra al Museo Alinari della fotografia che vede ospitare uno dei migliori autori dell’ immagine sul variopinto e affascinante mondo della musica. Larry Flink da diverse decine di anni è un ottimo ritrattista che si potrebbe definire alla pari nel genere, al mai dimenticato Francis Wolff e al bravo Tim Motion. I suoi lavori sono cominciati in tenera età seguendo i mostri sacri dell’ epoca come Coltrane, T. Monk, Davis e tanti altri, dal Cool Jazz al Be Bop e successivamente il free Jazz.

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Francis Wolff, il terzo occhio del Jazz.


Quentin Warren con l? inconfondibile e inseparabile coppola, un sudatissimo Elvin Jones alla batteria dopo le sessions, un giovane e sorridente Dexter Gordon, Ornette Coleman con il piccolo figlio Denardo che si diletta ai tamburi, Joe Henderson in chiaro scuro mentre la scia del fumo di una sigaretta sale verso il suo viso, un assorto Bud Powell, Paul Chambers abbracciato al contrabbasso come fosse la moglie, un acerbo ma bellissimo Horace Silver con il ciuffo impomatato di gel mentre accorda il pianoforte prima delle registrazioni di J. R Monterose e Don Cherry che corregge una partitura musicale, Miles Davis pensieroso………
Francis Wolff è stato uno dei più grandi fotografi di scena e della musica Jazz, certamente superiore a Tim Motion e Terry Cryer. Tra il 1940 e il 1965 il riservato Frank per gli amici, scattò migliaia di fotografie durante le registrazioni negli studi della Blue Note a New York e moltissime sono state le ? cover ? dei dischi che vennero pubblicate dalla celebre casa discografica.
Francis Wolff era uno straordinario esegeta di una ritrattistica eseguita rigorosamente in bianco e nero, descrivendo e narrando un mondo che gl’ appassionati non potevano vedere, poiché le sedute in studio non erano aperte al pubblico ma soltanto agl?addetti ai lavori.
Le sue immagini sono diverse da quelle riprese ai celebri festival di Newport oppure di Montreaux, o nei club della Grande Mela degl?anni Cinquanta e dal lato squisitamente tecnico questo simpatico tedesco, nato in Germania all?inizio del Novecento, usufruiva spesso di un taglio fotografico che segnò anche uno stile.
Non di rado i ? portraits ? avvenivano di lato al soggetto e avevano una leggera inclinazione dal sotto, volutamente e non per limiti tecnici, di composizione o di spazio. La scala dei grigi aveva una profondità di toni molto intensa considerato le luci circostanti in cui operava, le pellicole di quel tempo e le stesse macchine di medio formato che usava.
La stampa era quasi sempre in ? cool tone ?, e cioè sviluppata in tonalità fredde, in abbinamento con la superficie cartacea baritata in opaco, che le personalizzava e le rendeva uniche nel gioco dei contrasti.
Un Fine Art dove spiccava un eleganza singolare, istantanee mai pensate a tavolino o costruite su di un set fotografico.
Il ritrattista riusciva ad afferrare quella spontaneità che il feeling del mondo del Jazz evocava con i sentimenti e le note musicali diffuse, riuscendo così ad evidenziare le impercettibili differenze d?atmosfera che si venivano a creare negli Studios. Un clima di assoluta e collettiva creatività, tutta finalizzata all’invenzione di un disco.
Francis Wolff quando era un ragazzo aveva studiato fotografia e qualcuno sussurra che un suo sogno era quello di diventare un suonatore di Jazz, ma non aveva ne la stoffa e ne le capacità.
La sua vita conobbe anche qualche pagina rocambolesca quando il Nazismo stava allargandosi in Europa: nel 1939 riuscì a prendere l?ultima nave che partiva dal Mar Baltico agli Stati Uniti e a scampare a quella che sarebbe stata una morte quasi certa.
Per questo decise di fare il fotografo ma non è stato un?accomodamento o una deviazione per un mestiere mancato e resta il fatto che senza le sue peculiari immagini la Blue Note Records forse non avrebbe venduto così tanto.
In un genere musicale già di per sé difficile da commerciare, le copertine, gl’inserti degl?album avevano certamente la sua importanza, in qualità di veste grafica e d’ illustrazione, anche sotto il profilo culturale, mentre la concorrenza della Verve, Capitol, Decca e Pacific Jazz era spietata.
Fondamentale fu l’incontro con Alfred Lion che diventò Manager Producing dell’etichetta e che riuscì a ritrovare al suo arrivo in America: una salda e sincera amicizia, la quale era iniziata fin da bambino e che proseguì poi per tutta l’ esistenza.
La carriera di fotografo termina con il ritiro nel 1967 dello stesso Lion, che sostituirà a livello manageriale fino al 1971, anno in cui un improvviso attacco di cuore lo uccise.
Francis Wolff è stato un testimone oculare e fotografico di una delle più rilevanti forme artistiche dei nostri tempi: davanti al suo obbiettivo non solo sono passati tanti talenti musicali, ma anche l’evoluzione del ” sound ” che trasformò il Jazz in ” leggenda ” in quel momento di transizione dal classico al moderno.
Prima il Be Bop e il Cool Jazz, poi l?Hard Bop, per finire al Free Jazz quella liberalizzazione atonale dove si elevava una ampiezza insolita di virtuosismi unitamente ad una grande complessità ritmica, una forza espressiva anche contestata da alcuni critici, i cui veri rappresentanti furono Ornette Coleman ed Eric Dolphy, talvolta accompagnata dai radicalismi politici e razziali.

Gianluca Fiesoli.

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Foto: Ornette Coleman e Joe Henderson – Francis Wolff © – Tutti i diritti riservati.

Riferimenti: Francis Wolff, il terzo occhio del Jazz.

Jazz: Luca Flores a 10 anni dalla morte la sua vita è in un film.


A dieci anni dalla sua morte stasera s’inaugura a Firenze l’importante rassegna dedicata al grande interprete e compositore, Luca Flores, scomparso prematuramente con un terribile suicidio.
Genio, inventiva, pianista, una personalità complesa, con un crudele destino, in anteprima viene presentata la pellicola del regista Milani, un film destinato a tenere in vita la sua musica.
Prodotto dalla Palomar e da Rai Trade è estrapolato dal libro del sindaco di Roma, Walter Veltroni, ” Il disco del Mondo. Vita breve di Luca Flores ” una biografia inusuale poichè il politico non ha mai conosciuto l’artista, ma è rimasto talmente entusiasta nel’ascolto delle sue sessions, che decise così di scrivere questa pubblicazione.
Un tributo dovuto, che forse arriva un pò in ritardo, ma come oramai sappiamo, i riconoscimenti spesso avvengono dopo la fine terrena, e nonostante ciò non è mai troppo tardi.
Nelle tre serate della manifestazione, sul palco saliranno alcuni dei migliori autori del jazz italiano contemporaneo.

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Riferimenti: Jazz: Luca Flores.

Umbria jazz 2005: un cartellone multiculturale.


Sarà forse la stella dell'”easy listening “, Elton John, la grande attrazione di Umbria Jazz 2005, la nota manifestazione musicale che si svolgerà a Perugia nella seconda settimana di luglio.
La conferma che dovrebbe essere nelle prossime ore è stata enunciata in una conferenza stampa da Renzo Arbore, patron e Presidente della kermesse musicale.
Quindi Umbria Jazz si apre sempre più alle ” sirene ” del pop, anche se naturalmente non è la prima volta, sia come richiamo di grancassa ma anche per il botteghino dei ” tickets “.
E. John è forse in questo momento l’artista pop giusto, di grandissima levatura internazionale, il quale da sempre nelle sue canzoni ha spaziato con fusioni di pop melodico a contorni di jazz armony molto, ma molto leggero.
Il baronetto inglese si esibirà da solo con il pianoforte senza orchestra o complessi di supporto. Un concerto ” only me “, emozionante che richiamerà sicuramente tanti appassionati, un occasione per ascoltare i suoi brani in una versione differente dal classico concerto di ampio respiro.
Nel cartellone del programma ci saranno il vecchio Oscar Peterson, da sempre sulla breccia, George Benson, Diana Ross, il pianista Al Jarreau, , Joe Lovano, Hank Jones, gli Chic e molti altri.
Per le grandi band saliranno sul palco quello che resta dell’orchestra di C. Basie e del periodo orchestrale di Charlie Mingus Band, l’eclettico contrabassista e mai dimenticato, che ha saputo integrare uno strumento di ritmica, solistica e di secondo piano, imprimendolo con una nuova cultura musicale nell’ambito delle grandi band e con tematiche sociali.
Inoltre si presenteranno artisti di estrazione jazzistica più recente e progressiste come Roy Ayers e Lonnie Smith.
Enrico Rava e Francesco Cafiso saranno gl’esponenti di punta del jazz italico. Quest’ultimo suonerà molti pezzi di C. Parker visto che quest’anno è l’anniversario numero 50 della sua morte.
I concerti quindi saranno tanti, multiformi e multiculturali: gospel, jazz-fusion, pop music, blues, dell’ottimo swing e anche del funky.
Non c’è che da scegliere.

Fiesoli.

Foto: Herbie Hanckok e W. Shorter – prove al pomeriggio – 1997 – Fiesoli ©.
Riferimenti: Umbria Jazz 2005.