Dea bendata nell’ urna della Champions.

La ruota della fortuna ci mette una manina fatata nell’urna di Nyon. E di questi tempi non è poco. Scansate tutte le pretendenti al trofeo.

Quindi Champions Legue meno pesante del previsto quando a Febbraio ricomincerà la corsa verso la finalissima con i primi scontri diretti degl’ ottavi di finale.

La Roma ha pescato lo Shakhtar Donetsk del redivivo Lucescu, compagine più che abbordabile. Forse la più debole sul piano tecnico.  Il Milan se la vedrà con il Tottenham,  squadra buona ma niente di eccezionale.

Invece Benitez e soci sfideranno il Bayer di Monaco e nel frattempo se domani si aggiudica la Coppa Intercontinentale con il rientro dei migliori elementi e una possibile risalita in campionato potrebbe arrivare a questo appuntamento con il morale alto e al top della forma. I tedeschi, poi, con le squadre italiane hanno spesso incontrato numerose difficoltà anche se stavolta avranno una gran voglia di rivalsa dopo la sconfitta di Madrid dello scorso anno.

Questi gl’ accoppiamenti:


Roma-Shakthar
Milan-Tottenham
Valencia-Schalke 04
Inter-Bayern
Lione-Real Madrid
Arsenal-Barcellona
Olympique Marsiglia-Manchester United
FC Copenhagen-Chelsea.

 

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Inter, non far la stupida stasera.

zanetti copiaGuardandola con attenzione assomiglia  ad una stele magica. Con forma e linea sinuosa che raccoglie al suo apice un mondo nel pallone. Quasi volesse manifestare che qui dentro c’ è tutto il miglior sport che l’ Uomo ha saputo creare con fantasia, potenza, forza fisica e intelligenza.

Disegno moderno, fascino antico.

L’ Internazionale di Milano comincia l’ avventura del Mondiale per club ad Abu Dhabi.

Una coppa dai moltissimi significati, un occasione irripetibile dopo quelle storiche del 1964 – 65, in cui si giocava un calcio completamente differente, dove le cronache erano avvincenti, padroneggiava il bianco e nero mentre i Campioni si chiamavano Corso, Mazzola, Facchetti, Pedro……….

Andata e ritorno con attese spasmodiche, se la contendevano sudamericani e europei.

Quella degl’ ultimi decenni ha il sapore più di marketing, di sponsor milionari ed orientali, di voler portare la cultura di una disciplina sportiva nei paesi dove ancora non riesce ad emergere la professionalità nonostante gli sforzi compiuti in loco. Non è un caso se l’ edizione del mondiale 2022 si svolgerà in Qatar.

Anche il regolamento nel tempo ha subito numerose modifiche e giocare a sfide dirette in un piccolo girone non è detto che sia meglio. Oggi vi partecipano club spesso sconosciuti ai più e che provengono da tutti e cinque i continenti, pronte comunque a voler fare bella figura e dare battaglia.

La Fifa World Cup è forse l’ unica opportunità per far risalire le quotazioni di Rafa Benitez, tecnico mai troppo amato in Italia dai tifosi e critici. Se vince l’ ambito trofeo ha possibilità di restare fino a giugno, anche se dovesse lasciar presto la Champions League con il campionato comunque complicato da conquistare poiché gl’ odiati cugini sembrano aver trovato un passo stabile per rinverdire in parte i fasti di un passato prossimo.

Sulla carta l’ Inter è e rimane la super favorita ma visto quello che è successo ultimamente, a cominciare dalla Supercoppa europea, c’ è da aspettarsi qualsiasi cosa.

La dea bendata gli ha già dato una piccola mano. Nella finalissima non incontrerà come si prevedeva l’ Internacional di Porto Alegre vincitore della Libertadores e che ieri ha subito un secco due a zero dai congolesi del Mazembe.

Sul piano tattico e tecnico gl’ africani di qualunque parte sono sempre più malleabili e hanno diverse affinità con il nostro calcio.

Ma non per questo è già tutto scritto. Prima c’ è da superare il Seongnam, la “ Vecchia Signora della Corea del Sud “ con all’ attivo un palmares brillante e sappiamo benissimo che con i coreani non sempre è andata diritta.

Un organico ordinato, che esprime un 4-1-4-1, duei dighe in linea sia di difesa e centrocampo, con molti stranieri tra le loro fila. 

Resta poi il fatto che questa competizione suscita sempre delle incognite poiché si svolge in campi e ambienti a noi sconosciuti e soprattutto la condizione psicologica che l’ Inter ha dimostrato in questa stagione ci lascia qualche perplessità. In particolar modo nei momenti topici dei match o quando si trova in svantaggio. E siccome il calcio è spesso fatto di episodi ci dispiacerebbe vedere un fallimento.

Dalla sua Benitez  dopo diverse settimane avrà la rosa al gran completo. Ed è bene  poiché fin da adesso non potrà più accampare alibi.

Questa gara per i rientranti è un ottimo stimolo per dare il meglio di sè nell’ eventuale finalissima di sabato.

Milito, Julio Cesar, Chivu e Maicon sulla fascia destra possono fare la differenza e far breccia tra le maglie degl’ avversari che per quanto preparati non sono irresistibili.

Basta crederci e non essere stupidi.

Per  terminare un en plein straordinario, per tornare a sorridere e poter finalmente dire che ci siamo presi tutto.  Per dimenticare i fantasmi di Mourinho, per la felicità di Moratti che ha dato tanto a questa società.

Poi, il futuro potrà aspettare.

 

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Basta cavolate !! Senz’ altro Presidente……..3 a 0 dal Werder Brema.

Se le parole facessero farina mio nonno diceva che avremmo tutti un mulino. Parole sante.

Inter, ancora una caduta. Stavolta in Champions League.

Meno dolorosa poiché la qualificazione era già acquisita, ma che potrebbe comunque pagare a caro prezzo.

Il secondo posto nel gruppo probabilmente la porterà ad incontrare  negl’ ottavi una big del torneo. Con il campionato già pregiudicato, la finale della Coppa Intercontinentale che avverrà tra pochi giorni può diventare un infernale girone dantesco dal quale ci si può bruciare completamente.

Il match di stasera era un importantissimo test soprattutto a carattere mentale, ma la squadra nerazzurra non ha avuto nessuna reazione e anche sul piano fisico è apparsa smarrita, priva di orgoglio, sfilacciata nelle connessioni tra i reparti, incapace di produrre un gioco decente.

Perfino i più giovani e le seconde linee impiegate da Rafa Benitez, che proprio in queste occasioni dovrebbero mettersi in mostra, non hanno dato nessun segnale positivo. Lo stesso vale per Eto’ò che rientrava dopo la squalifica. L’ africano invece di giocare si è esibito in quella che potremmo definire una passeggiata in un parco pubblico.

Il tecnico però continua ad ostentare un assoluta tranquillita anche nelle interviste del dopogara quasi fosse tutto naturale…….

Tre a zero dal Werder Brema. Non c’ è stata mai partita.  A segno Prodl, Arnautovic e Pizarro.

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L’ Inter approda agl’ ottavi ma i problemi rimangono.

Moratti in tribuna si fa il segno della croce.  E’  un insolito  modo per esultare al gol di Cambiasso che ha deciso nel secondo tempo il match contro gli olandesi del Twente, ma che la dice lunga sul pensiero del patron milanese.

“ Che Dio ce la mandi buona “ si direbbe dalle nostre parti…..

L’ Inter si qualifica agl’ ottavi di finale della Champions League, ma i problemi rimangono irrisolti. Un magro uno a zero “ congela “ una possibile decisione di un cambio di panchina.

Adesso la  Champions sta per andare in un breve letargo,  da domani Rafa  Benitez potrà tornare a concentrarsi sul campionato e soprattutto avrà l’ impegno di rimettere in sesto un collettivo in vista della finale Intercontinentale, la quale al momento è l’ obbiettivo più importante della stagione.

Quella vista stasera a San Siro è un Internazionale volenterosa, che ha sbagliato alcune facili occasioni ma a livello di gioco resta ancora carente. In alcuni momenti ha sofferto, con le idee ottenebrate considerato il fatto che il Twente è un avversario  di caratura tecnica inferiore, anche se organizzato, ma si è reso pericoloso colpendo due legni con Castellazzi completamente fuori causa.

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Viola, una vittoria che brucia. Addio all’ Europa e il futuro si fa incerto.

In una notte gelida e ventosa di fine inverno, Firenze vuole sognare ed è desiderosa di  entrare nell’ Olimpo delle otto migliori d’ Europa. In un Artemio Franchi strapieno fino all’ inverosimile, Guelfi e Ghibellini si stringono ai loro prodi  per far saltare gl’ odiati panzer teutonici.

C’ è una vendetta da consumare. Rinnegare il mendace arbitro Obrevo che li ha fortemente penalizzati nella partita di Monaco.

E’ una Fiorentina attenta fin dal primo  minuto, ben organizzata da Cesare Prandelli senza cadere nell’ eccesso di bramosia di far gol subito. Questa tattica è stata molto intelligente e i frutti non tarderanno ad arrivare. Intorno alla mezz ’ora in una rapida incursione il peruviano Vargas ha scagliato un sinistro potente che ha battuto l’ immobile Butt.

Sembra quasi fatta, la gara improvvisamente è in discesa e andare al riposo dopo aver cancellato il gap iniziale fa ben sperare per la ripresa, la quale inizia con un clamoroso gol “ mangiato “ da Gilardino. Ma a rimediare all’ errore del compagno  ci pensa Jovetic, sicuramente il migliore in campo, il quale  raddoppia il vantaggio.  

E’ da questo momento che si crea lo spartiacque e il cambiamento del match , in special modo per quanto riguarda il fattore psicologico.  Il Bayern dimezza il passivo  con Van Bommel. Un maligno rasoterra dove Frey ha sicuramente mostrato qualche titubanza nel tuffo verso l’ angolino basso di destra.

Jovetic da l’ ultimo sussulto ad un collettivo che comincia ad accusare una perdita di vitalità e firma così la terza rete. I cattivi pensieri, supplementari compresi, svaniscono nuovamente di colpo ma il crudele fantasma dell’ eliminazione  si materializzerà di li a poco.

Un eurogol di Robben, di splendida fattura sia come invenzione che precisione balistica, manda in completo tilt la viola. I minuti finali sono solamente un calvario poiché i padroni di casa non hanno più le forze per reagire e le idee per svolgere una manovra efficace.

Una vittoria per tre a due che brucia e addio alla Champions League. Un uscita di scena che decreta il totale fallimento della stagione e forse segnerà anche il futuro della stessa società.

Ma oltre al grido delle recriminazioni per il furto subito in Baviera, che da adito a forti sospetti sul potere ingannevole del palazzo dell’ Uefa e del suo Presidente Platini, l’ insuccesso fiorentino ha sicuramente radici più lontane e qualche innegabile colpa sopratutto in fase di valutazione obbiettiva della squadra.

Un reparto difensivo che non è all’ altezza e che incassa quasi un gol a partita. Una rosa corta “ figlia “ di un mercato estivo povero, solamente indirizzato agli scambi e al risparmio, al di là di quello che vuol dire Corvino, e forse indetto a ripianare un bilancio di una gestione manageriale non proprio cristallina.

Una politica, quella dei Della Valle, troppo legata alla costruzione della oramai famosa Cittadella che nel capoluogo toscano sono in diversi a non condividere. Un progetto forse anche troppo ambizioso per questa città che da sempre è poco incline ai grandi stravolgimenti territoriali e urbanistici.  Infine la sciagurata perdita di Mutu nel momento cruciale della stagione.

Con stasera anche il futuro di Prandelli potrebbe prendere un altra strada. Se ciò avverrà si chiuderebbe  un epoca e un matrimonio che ha regalato sulle sponde dell’ Arno momenti magici, ma che a conti fatti i reali traguardi raggiunti sono stati pochi e sicuramente non come le aspettative.

 

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Ottavi Champions: la manina fatata se ne è andata, stavolta si fa sul serio.

 

Stavolta la manina fatata nell’  urna non ci ha proprio aiutato. Peggio non  poteva andare al calcio italiano nel prossimo turno della Champions League.

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Vergogna Juve, ora Ferrara e Blanc sono da rivedere.

 

Quando le gambe sono imbambolate, quando le idee sono opache, il gioco stenta a decollare, il carattere rifugge, il pressing è inesistente, la retroguardia da scarse garanzie e l’ allenatore non sa che pesci prendere,  allora c’ è poco da sperare.

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