Si può chiedere il rimborso Irap per artigiani e commercianti.

Un articolo sui rimborsi Irap dell’ Avvocato e giornalista Matteo Sances in merito alle recenti ordinanze della Cassazione.

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Anche i piccoli commercianti e artigiani possono chiedere il rimborso IRAP qualora risultino privi di “autonoma organizzazione” (ossia nel caso in cui non abbiano dipendenti e utilizzino beni strumentali ridotti).

Ciò è quanto emerge da una recente ordinanza della Suprema Corte (ord. Cass. n.15249/2010), la quale ha avuto modo di pronunciarsi in merito a queste “nuove categorie” dopo aver esaminato negli anni scorsi la non spettanza IRAP per i professionisti (sono note ormai le numerose sentenze della Cassazione del 2007 relative al non assoggettamento IRAP per medici, avvocati, notai, etc poiché privi del requisito di autonoma organizzazione).

Seguendo, dunque, una linea interpretativa ormai consolidata con le sentenze delle Sezioni Unite depositate il 26 maggio 2009 (sentenze della Corte di Cassazione SS. UU. n.12108/2009 e n.12111/2009), la Suprema Corte ha riconosciuto che può essere assente il requisito dell’autonoma organizzazione anche quando l’attività in questione è produttiva di reddito d’impresa (nel caso in questione, infatti, il contribuente svolgeva l’attività di elettricista in piena autonomia, senza dipendenti e con beni strumentali ridotti).

D’altronde, la stessa Cassazione aveva già ribadito in passato (ossia nei contenziosi relativi all’ILOR) un concetto fondamentale, sottolineando che non è la oggettiva natura dell’attività svolta a essere alla base dell’imposta ma il modo in cui la stessa viene svolta.

Alla luce di ciò, è importante per il piccolo commerciante e per l’artigiano capire come muoversi per ottenere il rimborso dell’imposta versata in questi anni.

La norma a cui occorre fare riferimento è sicuramente l’articolo 38 del D.P.R. 29 settembre 1973, n.602. Tale disposizione prevede che “Il soggetto che ha effettuato il versamento diretto può presentare all’intendente di finanza nella cui circoscrizione ha sede il concessionario presso la quale è stato eseguito il versamento, istanza di rimborso, entro il termine di decadenza di quarantotto mesi dalla data del versamento stesso, nel caso di errore materiale, duplicazione ed inesistenza totale o parziale dell’obbligo di versamento”.

A questo punto, una volta presentata l’istanza, il comportamento del contribuente sarà diverso a seconda dell’atteggiamento dell’Agenzia delle Entrate. Infatti, mentre nel caso di esplicito rifiuto (cd. diniego espresso) questo dovrà essere impugnato in Commissione Tributaria Provinciale nel termine perentorio di sessanta giorni dalla notifica (articolo 21, comma 1, del D.Lgs. 31 dicembre 1992 n.546), ben diversa è la situazione nel caso di mancata risposta dell’ufficio (cd rifiuto tacito). In quest’ultimo caso il ricorso è proponibile solo dopo il novantesimo giorno dal deposito della domanda (art.19, comma 1, lettera g), del medesimo decreto) e fino alla prescrizione del diritto (10 anni).

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Vita dura per le mamme co.co.co. ( E non solo….lo aggiungo io ).

­­­­­­­­­­­Un articolo interessante Daniele Cirioli  Italia OggiSette e Pmi Microsoft  relativo ai chiarimenti dell’ Inps per le lavoratrici in rapporto di parasubordinazione – Tutti i diritti riservati.

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I chiarimenti dell’Inps sulle tutele previste per le lavoratrici in rapporto di parasubordinazione.

C’è l’indennità di maternità ? Niente assegno al nucleo familiare.

La maternità «punisce» i co.co.co. Durante tutto il periodo di percezione dell’indennità di maternità, infatti, la lavoratrice parasubordinata non ha diritto all’assegno per il nucleo familiare. A precisarlo è l’Inps in una Faq in risposta a uno specifico quesito, giustificando che è la normativa vigente a non disciplinare il pagamento dell’assegno in maternità.

COME CALCOLARE IL LIMITE DI REDDITO
I redditi che rilevano
Redditi complessivi assoggettabili a Irpef: redditi da lavoro parasubordinato, dipendente e assimilati, da pensione, da prestazione (disoccupazione, malattia, cassa integrazione ecc.) percepiti in Italia o all’estero compresi gli arretrati; redditi di qualsiasi natura derivanti da lavoro autonomo, da fabbricati, da terreni al lordo dell’eventuale detrazione dell’abitazione principale.
Redditi esenti da imposta o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo di imposta o imposta sostitutiva (da indicare solo se superiori complessivamente a euro 1.032,91 ) ad esempio: pensioni sociali, assegni sociali, pensioni corrisposte agli invalidi civili, ai ciechi civili e ai sordomuti; interessi dei conti correnti bancari e postali, interessi di CCT e da BOT, ecc.)
I redditi che non rilevano
i trattamenti di famiglia comunque denominati;
i trattamenti di fine rapporto e le anticipazioni sui trattamenti stessi;
le somme corrisposte a titolo di arretrati per prestazioni di integrazione
salariale riferite ad anni precedenti a quello dell’erogazione;
l’indennità di trasferta per la parte non assoggettabile ad imposizione fiscale;
le rendite vitalizie erogate dall’Inail;
l’indennità di accompagnamento a favore dei pensionati non deambulanti o bisognosi di assistenza continuata, liquidata a carico del fondo lavoratori dipendenti e delle gestioni autonome;
l’indennità di accompagnamento concessa agli invalidi civili totalmente inabili, ai ciechi civili assoluti e ai minori invalidi non deambulanti;
l’indennità di comunicazione concessa ai sordi prelinguali;
l’indennità per ciechi parziali;
l’indennità di frequenza prevista per i minori mutilati e invalidi civili;
le pensioni privilegiate dello Stato concesse per mutilazioni o grave invalidità, che danno titolo all’assegno di super invalidità;
le pensioni tabellari riconosciute ai militari di leva vittime di infortunio;
gli indennizzi erogati dallo Stato a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazione obbligatoria, trasfusione e somministrazione di emoderivati;
le pensioni di guerra

L’assegno al nucleo familiare

Come previsto per i lavoratori dipendenti (i lavoratori titolari di un contratto di lavoro subordinato), anche i parasubordinati hanno diritto a un prestazione economica a favore dei nuclei familiari.

Deve trattarsi di soggetti iscritti alla gestione separata Inps dei lavoratori autonomi (appunto: i cosiddetti parasubordinati) che non siano pensionati né iscritti ad altra forma di previdenza obbligatoria.

In particolare, per «parasubordinati» si intendono tutti quei lavoratori autonomi iscritti alla predetta gestione separata Inps per i quali è prevista l’assicurazione previdenziale obbligatoria a partire dal 1995. Dal 1° gennaio 1998 è stata istituita la tutela dell’Anf (assegno al nucleo familiare). Rientrano nella categoria dei parasubordinati: professionisti con/senza albo e senza cassa; collaboratori coordinati e continuativi (co.co.co.); collaboratori a progetto; incaricati delle vendite a domicilio; spedizionieri doganali autonomi dal 1° gennaio 1998; beneficiari di borsa di studio per dottorati di ricerca dal 1° gennaio 1999; amministratori locali; associati in partecipazione dal 1° gennaio 2004.

Le condizioni

L’assegno spetta ai lavoratori parasubordinati italiani, comunitari ed extracomunitari che lavorano in Italia per il proprio nucleo familiare formato da: richiedente, coniuge non separato legalmente ed effettivamente o divorziato; figli ed equiparati minori e maggiorenni inabili; figli ed equiparati studenti o apprendisti tra 18 e 21 anni solo se facenti parte di nuclei numerosi; nipoti minori in linea retta viventi a carico dell’ascendente; fratelli, sorelle e nipoti del richiedente orfani di entrambi i genitori e non titolari di pensione ai superstiti.

I lavoratori extracomunitari hanno diritto solamente per i familiari residenti in Italia o in altri Paesi convenzionati (ossia Stati dell’Ue; Capo Verde; Stati della ex Iugoslavia; Liechtenstein; Principato di Monaco; Repubblica di San Marino; Svizzera; Tunisia per un massimo di quattro figli; Santa Sede).

L’assegno spetta ai lavoratori che hanno un reddito del nucleo inferiore alle fasce reddituali stabilite ogni anno dalla legge e costituito almeno per il 70% da redditi da lavoro parasubordinato e/o da redditi da lavoro dipendente o assimilati (si veda tabella).

Formano il reddito familiare tutti i redditi complessivi assoggettabili all’Irpef, i redditi di qualsiasi natura e quelli esenti da imposta o soggetti ritenuta alla fonte se complessivamente superiori a euro 1.032,91. Non sono considerate reddito le somme espressamente previste dalla legge (per esempio trattamenti di famiglia, trattamenti di fine rapporto, pensioni di guerra, indennità di accompagnamento, rendite Inail).

La domanda.

Per ricevere la prestazione, il lavoratore interessato deve presentare una domanda alla sede Inps territorialmente competente, sulla base della residenza del lavoratore, dal 1° febbraio dell’anno successivo a quello richiesto. Va utilizzato l’apposito predisposto dall’istituto previdenziale (si chiama Anf/Gest Sep Sr27) prelevabile anche dal sito internet dell’ Inps.

I chiarimenti dell’Inps. Diversi i chiarimenti dell’Inps sul diritto alla prestazione. Una prima precisazione risponde alla domanda se un genitore affidatario legalmente ed effettivamente separato, non titolare di propria posizione tutelata, abbia diritto alla percezione degli Ang sulla posizione dell’altro genitore iscritto alla gestione separata. La risposta è positiva, e l’Inps spiega che il genitore affidatario può percepire gli assegni familiari sulla posizione tutelata dell’altro genitore presentando richiesta alla sede Inps territorialmente competente.

Risposta negativa, invece, relativamente alla possibilità per lo stesso genitore affidatario legalmente ed effettivamente separato di percepire gli assegni familiari facendo riferimento alla posizione contributiva dell’altro genitore. L’Inps, infatti, spiega che tale genitore ha diritto alla percezione degli Anf sulla posizione tutelata dell’altro genitore solo nel caso in cui sia privo di propria tutela.

Un terzo quesito, con risposta positiva, chiede all’Inps di sapere se l’Anf spetti a un lavoratore parasubordinato, nel cui nucleo a composizione reddituale mista, nell’anno di riferimento, il 70% del reddito complessivo derivi da lavoro dipendente e il reddito derivante da attività come parasubordinato sia pari a zero. Ancora, è stato chiesto all’Inps se un lavoratore parasubordinato che abbia lavorato per 12 mesi ha diritto all’assegno per il nucleo familiare per l’intero periodo. L’istituto di previdenza ha risposto che il diritto all’assegno spetta per 12 mesi a condizione che la contribuzione versata per quel periodo sia uguale o superiore a quella calcolata sul minimale annuo di reddito, stabilito dalla legge (si veda paragrafo nell’articolo in pagina).

Infine, ultimo quesito chiede di sapere se la lavoratrice parasubordinata abbia diritto all’assegno per il nucleo familiare per il periodo di percezione dell’indennità di maternità. L’Inps risponde di no, a ragione del fatto che la normativa vigente non prevede il pagamento di quest’ assegno a favore delle lavoratrici parasubordinate in maternità.

 

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