Patente a punti: le nuove regole e i provvedimenti.

Con l’ entrata in vigore delle nuove regole sulla patente a punti in alcuni casi i provvedimenti sono leggermente più morbidi ma comunque è bene sempre cercare di scansarli se non si vogliono avere delle noie.

Pertanto sulla strada essere prudenti e aggiornati rimane  la miglior cosa da fare, sia per la velocità che per le altre infrazioni, ma soprattutto per la nostra sicurezza e la propria…….. salute.

Basta un attimo per perdere la Vita e toglierla agl’ altri.

Un articolo a firma congiunta di Stefano Manzelli ed Enrico Santi che illustrano dettagliatamente le ultime regolamentazioni in materia.

Ipsoa editore – Italiaoggisette – Pmi Microsoft – I diritti sono riservati.

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Tutte le novità della patente a punti.

La patente a punti si rifà il look

Dall’autotrasporto ai dispositivi di illuminazione: tutte le novità entrate in vigore da agosto.

 

 Eccesso di velocità e pause violate: cambiano le penalitàRimodulata dal 13 agosto la tabella delle decurtazioni dei punti patente con particolare riferimento all’eccesso di velocità, all’inosservanza dei tempi di guida e di riposo degli autotrasportatori e alle regole ordinarie di condotta. Ma attenzione anche a certe imprecisioni: per esempio hanno azzerato le penalità per chi non tiene le luci accese. È questo l’effetto più evidente sulla patente a punti della legge n. 120/2010 che ha riformato per l’ennesima volta il codice stradale.

DECURTAZIONI DI PUNTI
Infrazioni Vecchie regole Nuove regole
Eccesso di velocità Oltre il limite:

fino a 10 km/h: 0 punti
da 10 a 40 km/h: 5 punti
da 40 a 60 km/h: 10 punti
oltre 60 km/h: 10 punti
Oltre il limite:

fino a 10 km/h: 0 punti
da 10 a 40 km/h: 3 punti
da 40 a 60 km/h: 6 punti
oltre 60 km/h: 10 punti
Attività di trasporto di persone o cose 2 punti per il mancato rispetto dei tempi di guida e riposo Rimodulazione delle decurtazioni in rapporto all’entità della durata temporale della violazione rispetto ai tempi di guida e riposo. Non è più prevista la decurtazione se la violazione del riposo settimanale non eccede del 10% il limite prescritto.
Dispositivi di illuminazione 2 punti per l’inosservanza dell’obbligo di usare le luci durante la marcia dei veicoli Formalmente non è possibile applicare la decurtazione di punti per l’errata indicazione del c. 3 dell’art. 152 nella tabella dei punteggi
Spazi e strutture riservate ai veicoli al servizio di persone invalide Violazioni:

art. 158, c. 2, lett. g): 2 punti
art. 188, c. 4: 0 punti
Violazioni:

art. 158, c. 2, lett. g): 2 punti
art. 188, c. 4: 2 punti
Mancata precedenza ai pedoni sugli attraversamenti pedonali e agli invalidi 5punti 8 punti
Mancata precedenza ai pedoni sulle strade prive di attraversamenti pedonali 2 punti 4 punti

 

Eccesso di velocità

Per le violazioni commesse dal 13 agosto in poi, scende da 5 a 3 punti la decurtazione per chi supera i limiti di velocità di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h.

Tra 40 e 60 km/h oltre il limite consentito, la multa aumenta da 370 a 500 euro, ma scendono da 10 a 6 i punti tagliati sulla patente.

Invece in caso di velocità in eccesso di 60 km/h rispetto al limite massimo, la multa sale da 500 a 779 euro, restando invariata la decurtazione di dieci punti sulla licenza di guida.

 

Autotrasporto

Introdotta la decurtazione di due punti per le violazioni relative alle interruzioni. Invece, l’inosservanza dei periodi giornalieri di guida e riposo comporta delle penalità differenziate.

Se la violazione è di oltre il 10% rispetto ai limiti temporali, la decurtazione di cinque punti per i veicoli muniti di cronotachigrafo e la diminuzione di due e cinque punti per i veicoli non muniti di cronotachigrafo se la violazione riguarda rispettivamente i periodi massimi di guida e i periodi minimi di riposo.

La diminuzione di dieci punti se la violazione è di oltre il 20% rispetto ai predetti periodi (per tutti i veicoli, con o senza cronotachigrafo).

In caso di mancato rispetto dei limiti settimanali si applica, sia per i veicoli muniti di cronotachigrafo che per quelli sprovvisti, la decurtazione di uno e tre punti se la violazione è di oltre il 10% in rapporto rispettivamente ai periodi massimi di guida e ai periodi minimi di riposo.

Scatterà il taglio di due o cinque punti se l’infrazione supera di oltre il 20% rispettivamente i periodi massimi di guida o i periodi minimi di riposo.

Si deve evidenziare che non è più prevista la decurtazione di due punti per il mancato rispetto del riposo settimanale se la violazione resta contenuta entro il 10% del limite previsto. Facendo riferimento al periodo di riposo settimanale di 45 ore, non scatta più la decurtazione, né altra sanzione, per chi effettua un riposo di 40 ore e 30 minuti, o superiore; con riferimento invece al periodo di riposo settimanale di 24 ore, nessuna misura punitiva si applica per chi riposa soltanto per 21 ore e 36 minuti o più.

 

Dispositivi di illuminazione

Con la riscrittura dell’art. 152 del Codice della strada, la sanzione per chi non osserva gli obblighi relativi all’uso dei dispositivi di illuminazione durante la marcia dei veicoli viene prevista ora dal comma 2 e non più dal comma 3, abrogato dal 13 agosto.

Tuttavia, la tabella ufficiale in calce all’art. 126-bis del Codice della strada continua tuttora a prevedere la decurtazione di un punto in relazione al comma 3 (ora abrogato) dell’art. 152. Pertanto, stando alla lettura formale delle disposizioni, non è più applicabile la decurtazione di un punto per i conducenti di veicoli a motore durante la marcia fuori dei centri abitati e i conducenti di ciclomotori, motocicli, tricicli e quadricicli anche durante la marcia nei centri abitati, qualora non usino le luci di posizione, i proiettori anabbaglianti e, se prescritte, le luci della targa e le luci d’ingombro.

 

Altre violazioni

È stata introdotta la decurtazione di 2 punti per la violazione di cui all’art. 188, c. 4, del codice stradale, commessa da chi usufruisce delle strutture riservate alla circolazione e alla sosta dei veicoli al servizio delle persone invalide senza avere il contrassegno per invalidi o facendone un uso improprio.

Resta la decurtazione di due punti già prevista per la violazione dell’art. 158, c. 2, lett. g), compiuta da chi parcheggia negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli per persone invalide e in corrispondenza degli scivoli o dei raccordi tra i marciapiedi, rampe o corridoi di transito e la carreggiata utilizzati dagli stessi veicoli.

Infine, sale da 5 a 8 punti la decurtazione per chi non dà la precedenza ai pedoni che transitano su attraversamenti pedonali e agli invalidi e aumenta e da 2 a 4 punti la decurtazione per il conducente che, sulle strade prive di attraversamenti pedonali, non dà la precedenza ai pedoni che hanno già iniziato l’attraversamento impegnando la carreggiata.

Non si applica più invece la decurtazione di 10 punti per chi, sulle carreggiate, sulle rampe o sugli svincoli delle autostrade o strade extraurbane principali, inverte il senso di marcia o attraversa lo spartitraffico, anche all’altezza dei varchi, nonché percorre la carreggiata o parte di essa nel senso di marcia opposto a quello consentito; per tali violazioni scatta ora la revoca della patente.

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Le nuove regole per il trasferimento della sede sociale all’estero.

Il trasferimento di una sede sociale all’ estero, da parte di aziende e ditte, è da sempre un argomento molto delicato e talvolta può nascondere fini poco leciti e soprattutto intesi ad evitare le regole del fisco italiano e pertanto indurre all’ evasione e ingannare i creditori.

Alcune recenti sentenze dei Tribunali, Cassazione compresa, confermano un inversione di tendenza da parte della Giustizia e del Governo in materia di giurisdizione, mentre nuove disposizioni sono state approvate nella manovra correttiva del 2010.

In questo esaustivo articolo a firma di Bruno Pagamici ( Ipsoa Editore e Microsoft Pmi ) vengono spiegate le nuove regole per il trasferimento della sede sociale all’ estero.

I diritti sono riservati.

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Nuove regole per il trasferimento della sede sociale all’estero.

Giro di vite sul trasferimento della sede sociale all’estero. Per fronteggiare l’evasione fiscale e per tutelare i creditori in Italia, la manovra correttiva 2010 estende le comunicazioni obbligatorie all’Agenzia delle entrate e alle operazioni straordinarie oltre frontiera (fusioni, scissioni, conferimenti, ecc.).

Il trasferimento della sede sociale all’estero, talvolta, è strumentale al conseguimento di indebiti risparmi di imposta, mediante la sottrazione di base imponibile a beneficio di ordinamenti caratterizzati da sistemi fiscali maggiormente accondiscendenti.Al fine di ridurre il ricorso a pratiche di evasione fiscale, il comma 4 dell’art. 1 del DL 25 marzo 2010, n. 40 (convertito, con modificazioni, dalla Legge 22 maggio 2010, n. 73) ha disposto che, per le delibere assembleari approvate a decorrere dal 1° maggio 2010, nei casi di trasferimento all’estero della sede sociale, i soggetti interessati debbano notificare tale modifica esclusivamente tramite la Comunicazione unica di cui all’art. 9 del decreto-legge n. 7 del 2007.Tale obbligo è stato esteso dal legislatore anche a tutte le operazioni straordinarie, quali i conferimenti d’azienda, le fusioni e le scissioni societarie.In virtù del combinato disposto tra il comma in esame e la disciplina relativa alla Comunicazione unica, l’Agenzia delle entrate, l’INPS e l’INAIL riceveranno una duplice comunicazione – una dal contribuente e una dalla Camera di commercio – concernente la medesima delibera assembleare di modifica dello statuto per trasferimento della sede sociale all’estero.Tale disposizione si propone di fronteggiare le pratiche di evasione fiscale internazionale attuate mediante il trasferimento di sede all’estero da parte delle società italiane.Tale operazione, infatti, è talvolta strumentale al conseguimento di indebiti risparmi di imposta, mediante la sottrazione di base imponibile a beneficio di ordinamenti caratterizzati da sistemi fiscali maggiormente accondiscendenti.La conoscenza immediata, da parte dell’Agenzia delle entrate, del trasferimento all’estero della sede sociale è diretta a consentire maggiori verifiche fiscali in merito all’applicazione dell’art. 166 del TUIR.

Tale disposizione, infatti, prevede che il trasferimento della sede all’estero determina, ai fini fiscali, il realizzo di plusvalenze, soggette ad imposte sui redditi, per un ammontare corrispondente al valore normale dell’azienda commerciale trasferita.

Nel caso in cui la stessa, o parte di essa, confluisca in una stabile organizzazione in Italia, l’eventuale plusvalenza si considera realizzata nel momento in cui i componenti siano distolti dalla stabile organizzazione.

Dal punto di vista civilistico il trasferimento di sede all’estero è disciplinato dal Codice civile in maniera molto succinta nell’art. 2369.

Sul fenomeno del trasferimento della sede all’estero “fittizio o fraudolento” si è pronunciata diverse volte la Corte di Cassazione.

In una recente sentenza, le sezioni Unite civili della Suprema Corte di Cassazione (sentenza 9 aprile 2010, n. 8426) hanno ribadito che spetta al giudice italiano decidere sul fallimento della società trasferita all’estero al solo scopo di evadere le imposte.

Con la sentenza è stato respinto il ricorso di un imprenditore la cui società era stata dichiarata fallita in Italia nonostante avesse la sede in Romania.

I giudici avevano, infatti, rilevato, in fase istruttoria, che tale trasferimento era fittizio in quanto determinato da ragioni esclusivamente fiscali.

Lo stesso ricorrente, in sede di interpello, aveva riconosciuto che le cessioni di quote e le nomine degli amministratori erano false e che gli amministratori stranieri coinvolti erano dei prestanome ai quali erano state corrisposte delle somme per sottoscrivere gli atti.

Sulla base di tali considerazioni, pertanto, i giudici di legittimità hanno ritenuto che il centro degli interessi e l’attività di impresa della società fossero da considerare in Italia e, di conseguenza, la giurisdizione sul fallimento della stessa non poteva che spettare al giudice italiano.

La Suprema Corte, nella propria decisione, ha, quindi, confermato la competenza del giudice italiano nella ipotesi in cui il passaggio all’estero sia determinato solamente da ragioni fiscali.

La Suprema Corte ha ribadito un principio già espresso dalle medesime Sezioni in diverse sentenze, tra le quali si segnala la sentenza n. 25038 del 13 ottobre 2008.

Con tale sentenza la Cassazione è intervenuta per stabilire la reale natura e la reale finalità di un trasferimento di sede all’estero da parte dell’imprenditore in stato di insolvenza e ha affermato che in mancanza di un’effettiva attività imprenditoriale svolta dalla società trasferitasi all’estero (e dunque in presenza di un trasferimento soltanto fittizio) permane la competenza giurisdizionale del giudice italiano.

La Cassazione ha quindi concluso che la società che contestava la giurisdizione del giudice italiano «risulta essersi allontanata dall’Italia al solo fine di sottrarsi alle proprie responsabilità patrimoniali, da tempo accertate, da tempo quantificate, da tempo contestate, da tempo richieste dal creditore istante per la dichiarazione di fallimento. Essa soggiace, pertanto, alla giurisdizione del giudice italiano».

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Trasferta, calcolo dell’imponibile fiscale e contributivo.

Un interessante articolo sulla trasferta, calcolo dell’imponibile fiscale e contributivo.

A cura di Guglielmo Anastasio – pmi microsoft – diritti riservati.

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Quadro normativo sul trattamento fiscale e contributivo delle indennità relative alla trasferta. 

Com’è noto, dal 1.1.1998, il concetto di imponibile fiscale (al netto delle trattenute previdenziali obbligatorie) coincide con quello contributivo ed assicurativo e, pertanto, la seguente disciplina sarà valida ai fini del calcolo di tutte e tre le tipologie di prelievi.

L’art. 51, comma 5, Tuir, prevede diversi regimi fiscali, in ordine alle somme percepite in occasione di trasferte, a seconda della natura e delle caratteristiche della stessa:

rimborso forfettario
le indennità per le trasferte fuori dal territorio comunale non concorrono a formare il reddito del lavoratore fino alla cifra di € 46,48 al giorno (77,47 per le trasferte all’estero); tale limite va computato al netto delle spese di viaggio e di trasporto sempre che rimborsate analiticamente. Le somme eccedenti tale limite sono assoggettate alle varie tipologie di prelievi.

rimborso misto
è il caso della corresponsione dell’indennizzo combinato ad un rimborso spese. A tal proposito occorre distinguere tre fettispecie:

1.

nell’ipotesi di indennizzo + rimborso spese per vitto o alloggio, la soglia dei 46,40 € si riduce di un terzo (30,99 euro), mentre, qualora siano rimborsate entrambe, tale riduzione ammonterà a due terzi (15,49 euro). In ogni caso, tali rimborsi (purchè documentati) non concorrono a formare il reddito.

2.

nell’ipotesi di indennizzo + rimborso delle spese per il viaggio e trasporto, la franchigia di 46,40 € rimane immutata; inoltre, tali rimborsi non concorrono a formare il reddito (purchè documentati).

3.

nell’ipotesi di indennizzo + spese ulteriori anche non documentabili (lavanderia, telefono, parcheggio, mance ecc.), la soglia di 46,48 euro rimane immutata, ma i rimborsi concorreranno interamente a formare il reddito;

rimborso analitico delle spese di vitto, alloggio, viaggio e trasporto, debitamente documentate, non concorrono a formare il reddito. Le “altre” spese sopra citate, tuttavia, anche se non documentate ma solo analiticamente prospettate, non concorrono a formare il reddito fino alla soglia di € 15,49 (€ 25,82 per le trasferta all’estero).

le indennità e i rimborsi per le trasferte all’interno del territorio comunale sono considerate per intero come reddito. In ultimo,

le indennità e le maggiorazioni ricevute dai trasferisti concorrono a formare il reddito nella misura del 50%.
anche le indennità di trasferimento e/o di prima sistemazione concorrono a formare il reddito nella misura del 50%, sempre che non superino il limite di:
1.549,37 euro per i trasferimenti all’interno del territorio nazionale;
4.648,11 euro per quelli fuori dal territorio nazionale (trasferimenti dall’Italia all’estero) o per i quali avviene il trasferimento nel territorio nazionale (dall’estero all’Italia).

 

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Videosorveglianza: cosa cambia per il datore di lavoro.

 Un interessante articolo a firma di C. Natali sulla videosorveglianza – Pmi Microsoft, Ipsoa editore – diritti riservati.

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Videosorveglianza, cosa cambia per il datore di lavoro ?

Le misure del Garante privacy.

Il nuovo provvedimento sulla videosorveglianza contiene prescrizioni impartite ai titolari del trattamento di dati personali, fra i quali i datori di lavoro, e le relative sanzioni per la mancata osservanza.

 

Con il nuovo provvedimento in materia di videosorveglianza, il Garante sollecita tutti i titolari dei trattamenti di dati personali effettuati tramite sistemi di videosorveglianza, quindi inclusi quelli trattati con tale modalità nell’ambito dei rapporti di lavoro, ad attenersi a ben determinate prescrizioni indicate nel detto provvedimento, idonee a garantire l’efficace protezione dei dati coinvolti. In particolare, il Garante ha prescritto, ai sensi dell’art. 154, comma 1, lett. c), del Codice, ai titolari del trattamento di dati personali effettuato tramite sistemi di videosorveglianza – fra i quali proprio i datori di lavoro – di adottare al più presto e, comunque, entro e non oltre determinati e distinti termini decorrenti dalla data di pubblicazione del provvedimento de quo nella Gazzetta Ufficiale (e quindi dal 29 aprile scorso) più prescrizioni che di seguito elenchiamo.

1.

entro dodici mesi, rendere l’informativa, regolata in via generale dall’art. 13 del Codice, secondo criteri di specificità e finalità dei trattamenti, ai lavoratori e agli altri soggetti eventualmente “interessati”, intendendo per questi ultimi i soggetti i dati personali dei quali vengano in rilievo. Informativa che peraltro in base a tale nuovo provvedimento – dovrà essere visibile anche quando il sistema di videosorveglianza sia eventualmente attivo in orario notturno;

2.

entro sei mesi, sottoporre i trattamenti che presentano rischi specifici per i diritti e le libertà fondamentali degli interessati, alla verifica preliminare ai sensi dell’art. 17 del Codice;

3.

entro dodici mesi, adottare, le misure di sicurezza, di cui agli art.. 33 ss. del Codice, a protezione dei dati registrati tramite impianti di videosorveglianza. Infatti, la citata norma sostanziale prevede espressamente che: “Nel quadro dei più generali obblighi di sicurezza di cui all’articolo 31, o previsti da speciali disposizioni, i titolari del trattamento sono comunque tenuti ad adottare le misure minime… volte ad assicurare un livello minimo di protezione dei dati personali.”

4.

entro sei mesi, adottare le misure necessarie per garantire il rispetto di quanto indicato a proposito dei sistemi integrati di videosorveglianza.

Al contempo, si può osservare che il Garante della Privacy, in un’ottica integrata e di massima tutela possibile del diritto alla protezione dei dati personali, pur senza fornire al riguardo prescrizioni vincolanti, formula l’auspicio che anche nell’espletamento delle attività di cui all’art. 53 del Codice (ossia, in particolare, per il trattamento di dati personali effettuato dal Centro elaborazione dati del Dipartimento di pubblica sicurezza o da forze di polizia sui dati destinati a confluirvi in base alla legge), l’informativa, pur non obbligatoria, sia comunque resa in tutti i casi ciò non sia in concreto impedito da specifiche ragioni di tutela e sicurezza pubblica o di prevenzione, accertamento o repressione dei reati.

Il Garante, evidentemente al fine di garantire la massima trasparenza delle sue prescrizioni ed assicurare anche la certezza del diritto, si preoccupa anche di precisare – anche se non era necessario! – le molteplici e significative conseguenze della mancata osservanza del proprio provvedimento che nel caso dei dati dei lavoratori possono identificarsi nelle seguenti:

a) l’inutilizzabilità dei dati personali dei lavoratori trattati in violazione della relativa disciplina (art. 11, comma 2, del Codice);
b) l’adozione, verso i trasgressori (quali i datori di lavoro) di appositi provvedimenti di blocco o di divieto del trattamento disposti dal Garante (art. 143, comma 1, lett. c), del Codice), e di analoghe decisioni adottate dall’autorità giudiziaria civile e penale, tali comunque d a impedire l’ulteriore (illecito o comunque difforme dalle previsioni normative al riguardo) trattamento dei dati;
c) l’applicazione nei confronti dei datori di lavoro delle sanzioni amministrative o penali, previste non solo dal Codice Privacy (artt. 161 ss.), ma anche da parte degli altri settori ordinamentali. In particolare, va segnalata la possibile applicazione dell’art. 169 del Codice (Misure di sicurezza), secondo il quale peraltro:

1.

chiunque, essendovi tenuto (ove il possibile reo è individuato in modo estremamente generico, con conseguente vasto campo applicativo nei confronti delle pur varie tipologie di datore di lavoro), omette di adottare le misure minime previste dall’articolo 33 è punito con l’arresto sino a due anni o con l’ammenda da diecimila euro a cinquantamila euro;

2.

all’autore del reato (nel nostro caso, il datore di lavoro), all’atto dell’accertamento o, nei casi complessi, anche con successivo atto del Garante, è impartita una prescrizione fissando un termine per la regolarizzazione non eccedente il periodo di tempo tecnicamente necessario, prorogabile in caso di particolare complessità o per l’oggettiva difficoltà dell’adempimento e comunque non superiore a sei mesi. Tutto ciò con prudente ma costante attenzione ai dati personali del lavoratore, eventualmente in rilievo.

Funzionario direttivo, Dipartimento comunicazioni e reti telematiche, Garante protezione dati personali. Si precisa che le dichiarazioni e opinioni espresse dall’autore nel presente breve contributo hanno natura personale e quindi non vincolante per gli enti di appartenenza del medesimo.

Delucidazioni sugl’ oneri che riducono l’ imponibile.

Un interessante e utile articolo sugl’oneri che riducono l’ imponibile, visto che siamo in prossimità delle scadenze irpef.

A firma di Roberto Fanelli, Ipsoa Editore,  Pmi Microsoft – diritti riservati.

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Detrazioni e deduzioni: ecco gli oneri che riducono l’imponibile.

 

Contributi, assegni di mantenimento, spese mediche, erogazioni liberali: tutte le opportunità che l’ordinamento concede al contribuente per ottenere un risparmio a fronte di determinati oneri.

 

Esaminiamo le opportunità che l’ordinamento concede al contribuente di ottenere un certo risparmio a fronte di determinati oneri che, a differenza delle detrazioni, riducono l’ammontare imponibile soggetto ad IRPEF.Oneri deducibili
Le spese che costituiscono “oneri” sono deducibili dal reddito complessivo del contribuente se non già dedotti nella determinazione dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo.
Alcuni di essi sono deducibili dal soggetto sia se sostenute nell’interesse proprio sia se sostenute nell’interesse dei familiari fiscalmente a carico (le spese mediche e quelle di assistenza specifica necessarie nei casi di grave e permanente invalidità o menomazione sono deducibili anche se sostenute nell’interesse di familiari non fiscalmente a carico).
Poiché gli oneri si deducono dal reddito complessivo e concorrono a determinare la base imponibile su cui si applica l’imposta, sono in genere più convenienti delle detrazioni dall’imposta perché consentono un risparmio in termini di IRPEF pari all’aliquota marginale applicabile al contribuente.
Non devono essere indicati tra gli oneri deducibili quelli già riconosciuti dal sostituto d’imposta in sede di ritenuta d’acconto sugli emolumenti di lavoro dipendente o assimilato ed indicati nel CUD 2010 (punti 52 e 58). Gli oneri si deducono in base al regime di cassa.Di seguito vengono esaminate le principali tipologie di oneri, raggruppati per natura, che possono essere dedotti ai fini della determinazione della base imponibile IRPEF e che interessano la generalità dei contribuenti.Contributi
Sono deducibili dal reddito i contributi previdenziali ed assistenziali versati in ottemperanza a disposizioni di legge, nonché i contributi volontari versati alla gestione della forma pensionistica obbligatoria d’appartenenza.
Se i contributi sono versati per conto di altri con diritti di rivalsa (ad esempio, il titolare dell’impresa familiare che versa i contributi per conto dei familiari che collaborano nell’impresa), la deduzione spetta solo alla persona per conto della quale i contributi sono versati (quindi, solo al familiare se i contributi sono rimasti effettivamente a suo carico).
Vedi tabella Contributi contribuiti immagine  Assegni di mantenimento
Sono deducibili gli assegni di mantenimento per il coniuge separato o divorziato come risultanti da provvedimenti dell’autorità giudiziaria.
Non sono deducibili gli assegni destinati al mantenimento dei figli.
Qualora il provvedimento dell’autorità giudiziaria non distingua la quota dell’assegno periodico destinata al coniuge da quella per il mantenimento dei figli, l’assegno si considera destinato al coniuge, e quindi è deducibile, per metà del suo importo.
Non sono deducibili le somme corrisposte in unica soluzione al coniuge separato.
Costituiscono, inoltre, oneri deducibili gli assegni periodici corrisposti in forza di testamento o di donazione modale e, nella misura in cui risultano da provvedimenti dell’autorità giudiziaria, gli assegni limentari corrisposti a familiari.
Vedi tabella Assegni di mantenimentoassegni mantnei  Erogazioni liberali e contributi
Per quanto riguarda le erogazioni a favore di Organizzazioni non governative (ONG), l’elenco delle ONG riconosciute idonee si può consultare sul sito http://www.esteri.it.
Inoltre, poiché le ONG sono comprese nella categoria delle ONLUS di diritto, è possibile usufruire delle più ampie agevolazioni previste per le ONLUS.
Per le liberalità alle ONLUS e alle associazioni di promozione sociale erogate nel 2009 è prevista, in alternativa alla deduzione dal reddito complessivo, la possibilità di detrarre il 19% delle stesse dall’imposta lorda.
Pertanto il contribuente può scegliere, con riferimento alle suddette liberalità, se fruire della detrazione d’imposta o della deduzione dal reddito non potendo cumulare entrambe le agevolazioni.
Vedi tabella Erogazioni liberalierogazioni     Spese mediche
Le spese mediche diverse da quelle indicate non possono essere dedotte e danno diritto a detrazioni d’imposta.
I soggetti disabili possono usufruire della deduzione anche se fruiscono dell’assegno di accompagnamento.
Con riferimento alle spese relative all’acquisto di medicinali, la detrazione spetta se la spesa è certificata da fattura o da scontrino fiscale (c.d. “scontrino parlante“) in cui devono essere specificati la natura, la qualità e la quantità dei prodotti acquistati nonché il codice fiscale del destinatario.
Vedi tabella Spese medichespese mediche 

 

Contributi per previdenza complementare
Costituiscono oneri deducibili anche i contributi versati alle forme pensionistiche complementari sia relativi a fondi negoziali sia relativi a fondi individuali, compresi quelli istituiti negli Stati membri dell’Unione europea e negli Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo.
Vedi tabella Contributi per previdenza complementare

 previdenza complementare

 

 

Oneri afferenti gli immobili
Relativamente agli immobili, costituisce onere deducibile anche la rendita catastale dell’abitazione principale – e delle relative eventuali pertinenze – che concorre alla determinazione del reddito imponibile.
In tal modo, l’IRPEF non è dovuta su tale cespite, in quanto il reddito indicato è compensato dall’onere deducibile di pari ammontare.
Per abitazione principale si intende quella nella quale la persona fisica, che la possiede a titolo di proprietà o altro diritto reale, o i suoi familiari dimorano abitualmente.
La deduzione per l’abitazione principale compete per una sola unità immobiliare, per cui se un contribuente possiede due immobili, uno adibito a propria abitazione principale ed uno utilizzato da un proprio familiare, la deduzione spetta esclusivamente per il reddito dell’immobile adibito ad abitazione principale del contribuente.
Vedi tabella Oneri

immobili

 

 

 

 

Oneri relativi a periodi d’imposta precedenti
Vedi tabella Oneri relativi a periodi d’imposta precedenti

 somme

 

 

Adozioni
Vedi tabella Adozioni

adozioni

Iva 2010, ecco le novità della dichiarazione.

Si prendono in esame le novità più rilevanti per la compilazione del modello Iva approvato per l’ anno 2010. A cura di Roberto Fanelli – Ipsoa Editore e Pmi Microsoft.

I diritti sono  riservati.

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Struttura della dichiarazione
La dichiarazione IVA/2010 si compone di:

un frontespizio, composto di 3 facciate;
un modulo, composto di più quadri. Il frontespizio deve essere utilizzato esclusivamente se la dichiarazione IVA viene presentata in via autonoma; in caso di presentazione della dichiarazione unificata, invece, deve essere utilizzato il frontespizio del modello UNICO 2010.

Il modulo va compilato solo nei quadri in cui vi siano valori da indicare.

Il quadro VX – Determinazione dell’IVA da versare o del credito d’imposta, deve essere compilato esclusivamente dai contribuenti tenuti a presentare la dichiarazione annuale IVA in via autonoma, mentre i soggetti che presentano la dichiarazione unificata devono indicare i dati richiesti in tale quadro nel quadro RX di UNICO 2010.

Devono essere compilati più moduli nei seguenti casi:

contabilità separata;
applicazione nello stesso anno di regimi differenti d’imposta (ad es.: regime normale IVA e regime speciale dell’agricoltura);
operazioni straordinarie (fusioni, scissioni, conferimenti d’azienda o altre trasformazioni sostanziali soggettive) che abbiano comportato l’estinzione del soggetto dante causa o la cessione del debito o del credito IVA.Nell’ipotesi di liquidazione IVA di gruppo, l’ente o società controllante deve comprendere nella propria dichiarazione anche il prospetto IVA 26 PR/2010 (composto dei quadri VS, VV, VW, VY, VZ); tale prospetto, allegato al modello IVA 26 LP/2010 deve essere consegnato all’agente della riscossione, unitamente alle garanzie richieste per i crediti compensati.

I soggetti (diversi dalla controllante che si avvale dell’IVA di gruppo) che intendano richiedere il rimborso annuale dell’IVA a credito devono presentare anche il modello VR/2010 all’agente della riscossione.

Soppressione del quadro VG
Il quadro VG, riservato alla determinazione dell’IVA detraibile, è stato soppresso. Le relative informazioni devono essere indicate nel quadro VF.

Frontespizio
Nel frontespizio, la novità più evidente è l’introduzione del riquadro riservato alla sottoscrizione della dichiarazione da parte dell’organo di controllo contabile, necessaria ai fini della compensazione del credito IVA annuale per importi superiori a 15.000 euro.
Ai sensi dell’art. 10, comma 7, D.L. n. 78/2009, l’utilizzo in compensazione del credito IVA annuale per importi superiori a 15.000 euro è subordinato alla presenza del visto di conformità, da parte del responsabile del CAF o del professionista abilitato ovvero, in alternativa, alla sottoscrizione dell’organo incaricato del controllo contabile (ad esempio, revisore contabile, socio o amministratore della società di revisione).

Nel frontespizio, inoltre, sono stati soppressi i campi riservati all’indicazione:

della residenza anagrafica (persone fisiche) e del domicilio fiscale (persone giuridiche);
del codice fiscale attribuito per la stabile organizzazione (per effetto della sentenza della Corte di Giustizia 6 luglio 2009, che ha eliminato la possibilità di duplice identificazione dei non residenti con stabile organizzazione).

Quadro VA
Il quadro VA, concernente le informazioni generali, ha subito numerose modifiche e molte delle informazioni che prima dovevano essere indicate in tale quadro sono state ricollocate nei quadri VF o VE, a seconda che si tratti di acquisti o di operazioni effettuate.

Esempio
L’esposizione delle operazioni intracomunitarie, delle esportazioni, delle importazioni e delle operazioni da e nei confronti di San Marino, deve ora essere allocata nell’ambito dei quadri VE (rigo VE30) e VF (rigo VF23). Nel rigo VA1 è stato introdotto il campo 6 riservato ai soggetti non residenti che nell’anno d’imposta hanno operato sia mediante stabile organizzazione che mediante rappresentante fiscale o identificazione diretta.

Quadro VE
Anche nel quadro VE (VE36) è stato previsto un apposito campo per l’indicazione delle operazioni eseguite nell’ambito del regime dell’IVA per cassa (art. 7, D.L. n. 185/2009).
Nel quadro VE, (nuova) sezione 4, il rigo VE30 è ora composto da più campi necessari per l’esposizione dettagliata delle operazioni che danno diritto a plafond (che nel modello IVA/2009 erano evidenziate anche nella sezione 3 del quadro VA).

Quadro VF
Il quadro VF è costituito da 3 sezioni.
Nella sezione 1 è stato previsto un apposito campo (VF18) per l’indicazione delle operazioni eseguite nell’ambito del regime dell’IVA per cassa (art. 7, D.L. n. 185/2009), che danno luogo alla detrazione della relativa imposta solo se il corrispettivo è stato effettivamente pagato.

Nella sezione 2 viene richiesta l’indicazione del totale degli acquisti e delle importazioni registrati, delle variazioni e degli arrotondamenti e del totale dell’imposta relativa agli acquisti e alle importazioni imponibili.
In particolare, sono stati introdotti i righi VF23 e VF24 per l’esposizione degli acquisti intracomunitari, delle importazioni e degli acquisti da San Marino (dati evidenziati l’anno scorso nella sezione 3 del quadro VA) e per la ripartizione degli acquisti registrati nell’anno (indicata lo scorso anno nel rigo VA3).

Nella sezione 3, sostanzialmente riservata ai soggetti destinatari dei regimi speciali IVA caratterizzati da specifiche modalità di determinazione dell’imposta detraibile ovvero dai soggetti che effettuano operazioni esenti, viene chiesto al contribuente di indicare il metodo adottato per la determinazione dell’IVA ammessa in detrazione (rigo VF30). Inoltre, nella sezione sono stati istituiti specifici righi (da VF53 a VF55), per la gestione delle operazioni esenti occasionali, delle cessioni occasionali di beni usati e delle operazioni agricole connesse effettuate in via occasionale che lo scorso anno erano rappresentate nell’ambito del quadro VA.

Quadro VX e VY
I soggetti che hanno optato per l’adozione del consolidato fiscale previsto dall’art. 117 e seguenti TUIR, che intendono cedere in tutto o in parte il credito risultante dalla dichiarazione annuale IVA ai fini della compensazione dell’IRES dovuta dalla consolidante, dovranno indicare il codice fiscale della consolidante nel rigo VX6, campo 1. Analoga previsione è prevista nel rigo VY6 per gli enti e le società che hanno optato per l’IVA di gruppo ai sensi dell’art. 73 del decreto IVA.

 

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730 /2010: alcune novità del modello e della presentazione.

untitledCon l’ avvicinarsi delle scadenze delle principali tasse italiane ecco le novità del nuovo modello 730 versione 2010, spiegate da Saverio Cinieri commercialista e giornalista di settore per Pmi Microsoft e Ipsoa Editore. I diritti sono riservati.

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È stato ufficializzato il modello 730/2010 relativo ai redditi 2009, con le relative istruzioni. Le principali novità contenute nel modello di quest’anno sono legate sia alle varie proroghe di alcune detrazioni IRPEF che alle nuove disposizioni emanate nel corso del 2009. Analizziamo nel dettaglio i punti più interessanti del modello 730 2010.

L’adempimento

” Approvazione del Mod. 730/2010 Con provvedimento 15 gennaio 2010, l’Agenzia delle entrate ha approvato i modelli 730, 730-1, 730-2 per il sostituto d’imposta, 730-2 per il CAF e per il professionista abilitato, 730-3, 730-4, 730-4 integrativo, con le relative istruzioni, nonche´ la bolla per la consegna del modello 730-1, concernenti la dichiarazione semplificata aglieffetti dell’IRPEF, da presentare nell’anno 2010 da parte dei soggetti che si avvalgonodell’assistenza fiscale. ” Riferimenti
Agenzia delle entrate, provv. 15 gennaio 2010

Con la pubblicazione del provvedimento dell’Agenzia delle entrate 15 gennaio 2010, prot. n. 3966/2010, e` stato ufficializzato il modello 730/2010, relativo ai redditi 2009, con le relative istruzioni. Il modello 730/2010 deve essere utilizzato per dichiarare i seguenti tipi di reddito, posseduti nel 2009:

di lavoro dipendente e assimilate;
dei terreni e dei fabbricati;
di capitale;
di lavoro autonomo, per i quali non e` richiesta la partita IVA;
alcuni dei redditi diversi;
alcuni dei redditi assoggettabili a tassazione separata.

Le principali novita` contenute nel modello di quest’anno sono legate sia alle varie proroghe di alcune detrazioni IRPEF che alle nuove disposizioni emanat nel corso del 2009
Inoltre, ampio spazio e` stato dato alle agevolazioni concesse ai contribuenti colpiti dall’evento sismico verificatosi in Abruzzo il 6 aprile 2009
Di seguito si analizzano, nel dettaglio, i punti piu` interessanti del modello di quest’anno.

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