Quando deve essere disapplicato il regime dei contribuenti minimi.

 Un interessante articolo su come e quando deve essere disapplicato il regime fiscale dei contribuenti minimi. A firma di Giancarlo Modolo.

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Un contribuente minimo, una volta che assume un lavoratore, è obbligato ad uscire dal regime fiscale dei contribuenti minimi e tornare a quello ordinario? 

Il regime dei contribuenti minimi può essere disapplicato con due differenti modalità:

1. Disapplicazione per opzione: il soggetto interessato fuoriesce dal regime dei minimi scegliendo di determinare le imposte sul reddito e dell’Iva nei modi ordinari. L’opzione può avvenire tramite comportamento concludente (ad esempio, viene addebitata l’imposta sul valore aggiunto ai propri cessionari o committenti, ovvero viene esercitando il diritto alla detrazione dell’imposta); inoltre, i contribuenti che optano per il regime ordinario devono porre in essere tutti gli adempimenti previsti dall’art. 8 del D.M. 2 gennaio 2008 ai fini iva e ai fini Irpef/Irap. L’opzione per il regime ordinario deve poi essere comunicata all’Agenzia delle Entrate in sede di prima dichiarazione annuale Iva da presentare successivamente alla scelta. Essa rimane valida per almeno un triennio trascorso il quale si rinnova di anno in anno fino a quando il contribuente continua ad applicare le imposte nei modi ordinari.

2. Disapplicazione per legge, che si verifica al venir meno dei requisiti imposti dalla legge. Il soggetto interessato o contribuente non rientra più nel regime dei minimi quando viene meno anche una sola delle condizioni di accesso allo stesso. Gli effetti della cessazione variano a seconda della causa che l’ha determinata:
– dall’anno stesso in cui si verifica la causa di cessazione , nel caso in cui i ricavi o compensi superino di oltre il 50% il limite di EUR. 30.000,00. Infatti, se i ricavi/compensi superano EUR. 45.000,00 il contribuente deve liquidare l’iva per le operazioni relative a tutto l’anno solare che, per il periodo antecedente il superamento del limite, deve risultare determinata mediante le regole previste dall’art. 27 u.c. D.P.R. 633/1972 per lo scorporo dai corrispettivi e facendo salvo il diritto alla detrazione dell’imposta assolta sugli acquisti. Inoltre, è necessario porre in essere sin dall’inizio del periodo d’imposta tutta una serie di adempimenti inerenti:

a) l’iva:
a.1) istituzione registri entro il termine fissato per effettuare la liquidazione periodica relativa al mese o trimestre di superamento del limite;
a.2) obbligo di annotazione delle operazioni di cessione di beni e/o prestazioni di servizi e gli acquisti effettuati sia antecedenti che successivi al superamento del limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione iva;
a.3) liquidazione dell’iva relativa al mese o trimestre di superamento del limite. L’importo a debito deve essere versato in sede di determinazione del saldo annuale, da versare entro il consueto termine (16/03) e senza applicazione di sanzioni e interessi;
a.4) presentazione comunicazione annuale dati iva e dichiarazione annuale iva entro i termini previsti;
a.5) versamento saldo iva dell’anno di superamento del limite entro i termini ordinari;

b) l’Irpef e l’Irap:
b.1) istituzione registri e scritture contabili entro il termine fissato per effettuare la liquidazione periodica relativa al mese o trimestre di superamento del limite;
b.2) obbligo di annotazione delle operazioni di cessione di beni e/o prestazioni di servizi e gli acquisti effettuati sia antecedenti che successivi al superamento del limite entro il termine per la presentazione della dichiarazione annuale;
b.3) presentazione dichiarazione annuale, comunicazione dati studi di settore e parametri relative all’anno di superamento versamento imposte a saldo relative all’anno in cui si verifica il superamento dei limiti, calcolate con i criteri dettati dal Tuir in materia di reddito d’impresa o lavoro autonomo o dal D.L. 446/1197 per l’Irap, entro i termini ordinari.

– dall’anno successivo a quello in cui si verifica la causa di cessazione, in tutti gli altri casi:

conseguimento di ricavi/compensi superiori a EUR. 30.000,00 e inferiori a EUR. 45.000,00;

effettuazione di esportazioni ed operazioni assimilate;

sostenimento di spese per lavoro dipendente o per collaboratori;

erogazione di quote di utili ad associati in partecipazione con apporto di solo lavoro;

acquisto di beni strumentali che, sommati a quelli del biennio precedente, superano l’ammontare di EUR. 15.000,00.

Da quanto si è accennato, si rileva che il solo “sostenimento di spese per lavoro dipendente o per collaboratori a seguito di assunzione di un lavoratore” determina l’uscita dal regime dei contribuenti minimi con decorrenza “dall’anno successivo a quello in cui si verifica la causa di cessazione”.

Si tratta, infatti, del venir meno di uno dei requisiti imposti dalla legge che espressamente stabilisce che il soggetto interessato o contribuente non rientra più nel regime dei minimi quando viene mancare anche una sola delle condizioni che consentono accesso al medesimo.