Cud 2011: le novità.

Un articolo sul nuovo Cud 2011. Lo scritto comprende tutte le novità. A firma di Saverio Cinieri, Pmi Microsoft – Ipsoa Editore – I diritti sono riservati.

CUD 2011 tra conferme e novità.

E’ stato pubblicato, sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, il modello CUD 2011 relativo al periodo d’imposta 2010. La certificazione va consegnata al lavoratore entro il 28 febbraio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono i redditi certificati ovvero entro 12 giorni dalla richiesta del dipendente in caso di cessazione del rapporto di lavoro

Modalità di consegna e contenuto

Il modello va consegnato al contribuente, generalmente, in formato cartaceo anche se è possibile la sua trasmissione in formato elettronico, purché sia garantita al dipendente la possibilità di entrare nella disponibilità dello stesso e di poterlo materializzare per i successivi adempimenti. (in tal caso, il sostituto d’imposta deve accertarsi che ciascun dipendente si trovi nelle condizioni di ricevere in via elettronica la certificazione).

Il CUD deve essere utilizzato per certificare:
a) l’ammontare complessivo dei redditi di lavoro dipendente, equiparati ed assimilati, di cui agli articoli 49 e 50 del TUIR, corrisposti nell’anno precedente ed assoggettati a tassazione ordinaria, a tassazione separata, a ritenuta a titolo d’imposta e ad imposta sostitutiva;
b) le relative ritenute di acconto operate;
c) le detrazioni effettuate.

Novità del CUD 2011

Da una prima lettura del modello e delle istruzioni di compilazione è possibile cogliere le principali novità di quest’anno, della parte B, dedicata ai Dati fiscali, che vengono di seguito evidenziate.

Docenti e ricercatori che rientrano in Italia

Nel caso di docenti e ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato, siano non occasionalmente residenti all’estero e abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi che, dal 29 novembre 2008 o in uno dei 5 anni solari successivi, vengano a svolgere la loro attività in Italia e che conseguentemente divengono fiscalmente residenti nel territorio dello Stato, è soggetto ad IRPEF solo il 10% dei redditi corrisposti (agevolazione prevista dal D.L. n. 185/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2/2009).

Pertanto, così come previsto anche nel modello dello scorso anno, nel punto 1 del CUD va indicato il 10% del reddito percepito. Però – e ciò costituisce una novità rispetto al passato – nel modello di quest’anno occorre indicare, nelle annotazioni, con il codice BC, l’ammontare delle somme che non hanno concorso a formare il reddito imponibile (e quindi, il 90% dell’ammontare erogato).

Imposta sostitutiva stock option

Per attenuare gli effetti economici potenzialmente discorsivi propri delle forme di remunerazione operate sotto forma di bonus e stock options, è stato previsto che sui compensi a questo titolo, che eccedono il triplo della parte fissa della retribuzione, attribuiti ai dipendenti che rivestono la qualifica di dirigenti nel settore finanziario nonché ai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa nello stesso settore è applicata una addizionale del 10% (art. 33, D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122).

Pertanto, il CUD 2011 tiene conto di questa novità. Infatti, in presenza di remunerazioni erogate sotto forma di bonus e stock option, nelle annotazioni va indicato, con il codice BL:
• l’ammontare complessivo di dette remunerazioni;
• la parte di detti compensi eccedenti il triplo della parte fissa della retribuzione;
• la relativa imposta operata.L’annotazione, quindi è del tipo: “Ammontare totale erogato del bonus e delle stock option, importo […]; Ammontare del bonus e delle stock option che eccede il triplo della parte fissa della retribuzione, importo […]; relativa imposta operata, importo […]“.

Acconto addizionale comunale sospeso per eventi eccezionali

Tale modifica è solamente formale. Infatti, tra le annotazioni al punto 18, è stato inserito un nuovo codice (BS) da utilizzare per indicare l’importo dell’acconto dell’addizionale comunale certificato nel CUD precedente che non è stato operato a seguito della sospensione avvenuta per eventi eccezionali.

Tale informazione, lo scorso anno era indicata cumulativamente con l’addizionale regionale e il saldo dell’addizionale comunale mediante il codice BP.

Ripresa adempimenti a seguito del terremoto dell’Aquila

Per i soggetti che si sono avvalsi dell’assistenza fiscale, nei punti 31, 32 e 33 vanno indicati, rispettivamente, gli eventuali crediti di IRPEF (sia da tassazione ordinaria che separata), di addizionale regionale all’IRPEF e di addizionale comunale all’IRPEF relativi all’anno precedente non rimborsati per qualsiasi motivo dal sostituto. A tale proposito, in merito alla ripresa degli adempimenti e dei versamenti relativi alla sospensione a seguito degli eventi sismici del 6 aprile 2009, è previsto che detti versamenti, su richiesta del sostituito, possano essere effettuati dal datore di lavoro (circolare 13 agosto 2010 n. 44/E).

Pertanto, nel caso di cessazione del rapporto di lavoro prima della conclusione del versamento delle rate da parte del datore di lavoro, quest’ultimo deve indicare nelle annotazioni:
• con il codice BU gli importi non versati relativi all’assistenza fiscale prestata;
• con il codice BT gli altri importi non versati;
• con il codice BV, in ogni caso, tutti i versamenti effettuati.

Somme erogate per l’incremento della produttività del lavoro

Anche nel modello di quest’anno, trova spazio una sezione dedicata alla detassazione delle somme erogate per l’incremento della produttività del lavoro, prevista dal D.L. 27 maggio 2008 n. 93 (convertito con modificazioni dalla legge n. 126/2008).

Si ricorda, infatti, l’agevolazione è stata oggetto di varie proroghe:
– dapprima, con l’art. 5, D.L. n. 185/2008 (convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2), è stata disposta la proroga del beneficio sopra indicato per il periodo dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2009, entro il limite di importo complessivo di 6.000 euro lordi, con esclusivo riferimento al settore privato e per i titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore, nell’anno 2008, a 35.000 euro, al lordo delle somme assoggettate nel 2008 all’imposta sostitutiva del 10% di cui all’art. 2, D.L. n. 93/2008;
– successivamente, con l’art. 2, commi 156 e 157, legge 23 dicembre 2009, n. 191, l’agevolazione è stata confermata, alle stesse condizioni, anche per il 2010.

Ci sono però alcune novità nel modello di quest’anno. Innanzitutto, nel punto 93 oltre ad essere indicata la quota della somma erogata per l’incremento della produttività del lavoro fino a 6.000 euro, al netto delle trattenute previdenziali obbligatorie, vanno riportati:

• l’intero compenso erogato per lavoro notturno (e non la sola maggiorazione), le somme erogate per prestazioni di lavoro straordinario, nonché le indennità o maggiorazioni di turno (cfr. risoluzione n. 83/E del 17 agosto 2010);
• la quota di sgravio contributivo concesso sulle retribuzioni variabili fissate dalla contrattazione collettiva di secondo livello, qualora ricorrano le condizioni per l’applicazione, sulle predette somme, dell’imposta sostitutiva del 10% prevista per i premi di produttività e di risultato.Inoltre, nel CUD 2011 trovano posto nuovi campi (97, 98, 99, 100 e 101) in cui indicare:
• punti 97 e 99, rispettivamente, le somme erogate negli anni 2008 e 2009 per il conseguimento di elementi di produttività e redditività ovvero per lavoro straordinario assoggettabili a imposta sostitutiva in tali anni, sulle quali invece è stata effettuata la tassazione ordinaria (il sostituto deve compilare i suddetti punti anche qualora abbia già certificato al dipendente detti importi a seguito della risoluzione n. 83/E/2010). Nel caso di cessazione del rapporto di lavoro avvenuta prima dell’emanazione della risoluzione n. 83/E, con relativo rilascio della certificazione unica, il sostituito può richiedere al sostituto la consegna di una nuova certificazione (utilizzando il CUD 2011), per l’indicazione nel punto 101 dei redditi di cui alla predetta risoluzione di competenza del 2010, tassati ordinariamente, che possono essere assoggettati ad imposta sostitutiva. Con riferimento agli importi indicati nei punti 97, 99 e 101 nelle annotazioni, con il codice BY, deve essere certificato che tali somme sono state erogate a titolo di incremento della produttività del lavoro e che su tali importi non è stata applicata la tassazione sostitutiva;
• punto 98, l’importo relativo agli straordinari e ai premi di produttività erogati nel 2008 certificati al punto 77 del CUD 2009;
• punto 100, l’importo relativo a somme erogate per l’incremento della produttività nel 2009 certificati al punto 90 del CUD 2010.Va infine ricordato che, in caso di cessazione del rapporto di lavoro antecedente al 2010 e di richiesta da parte del sostituito di una attestazione relativa ai compensi erogati nel 2008 e/o 2009 di cui alla risoluzione n. 83/E/2010, il sostituto d’imposta è tenuto al rilascio del CUD 2011 per l’attestazione di detti importi, sempreché sia obbligato alla presentazione del modello 770/2011 semplificato.

Detrazione comparto sicurezza

Tra le tante conferme, rispetto al modello dello scorso anno, si segnala al punto 51 “Detrazione fruita comparto sicurezza”, l’indicazione della detrazione spettante per personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, in base a quanto stabilito dall’art. 4, comma 2, D.L. 29 novembre 2008, n. 185 (come modificato dall’art. 2, comma 156, legge 23 dicembre 2009, n. 191).

A tale proposito, si ricorda la detrazione massima è passata a 149,50 euro rispetto ai precedenti 134 euro.

A tale proposito, il D.P.C.M 23 aprile 2010 ha stabilito che qualora la detrazione d’imposta non trovi capienza sull’imposta lorda relativa alle retribuzioni accessorie, la parte eccedente può essere fruita in riduzione dell’imposta dovuta sulle medesime retribuzioni corrisposte nell’anno 2010 e assoggettate a tassazione separata quali emolumenti arretrati di cui all’art. 17 TUIR. Pertanto, nel modello di quest’anno sono stati inseriti:

• il punto 121, in cui va indicato l’ammontare del trattamento economico accessorio assoggettato a tassazione separata già ricompreso nel punto 120;
• il punto 123 in cui deve essere indicato l’importo della detrazione di cui al D.P.C.M. 23 aprile 2010 che non ha trovato capienza sull’imposta lorda relativa al trattamento economico accessorio percepito e utilizzata ai fini dello scomputo della imposta sui medesimi redditi assoggettati a tassazione separata riferiti ad anni precedenti. Nel caso in cui la detrazione di cui al predetto D.P.C.M., sia stata interamente fruita nell’ambito della tassazione ordinaria i punti 121 e 123 non devono essere compilati.

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Gl’ interessi sui rimborsi dell’ Iva.

Un articolo sugl’ interessi relativi ai rimborsi Iva a firma di Maurizio Villani, Ipsoa Editore, Pmi Microsoft ©  –  I diritti sono riservati.

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Interessi sui rimborsi IVA, doppio binario per la decorrenza.

Il D.M. 21 maggio 2009 ha modificato la misura del tasso di interessi fissato per i rimborsi in materia IVA, dovuti nella misura del 2% annuo, a decorrere dal 1° gennaio 2010; l’interesse così stabilito ha decorrenza differente a seconda che destinatario del rimborso sia un contribuente residente o non residente nel territorio della Comunità.

Interessi sui ritardati versamenti IVAI versamenti dell’imposta sul valore aggiunto sono disciplinati dall’art. 38, D.P.R. 633/1972, in base al quale:«i versamenti previsti dagli artt. 27 , 30 e 33 devono essere eseguiti al competente ufficio dell’IVA mediante delega del contribuente ad una delle aziende di credito di cui all’ art. 54 del regolamento per l’amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello Stato, approvato con R.D. 23 maggio 1924, n. 827 ovvero ad una delle casse rurali e artigiane di cui al R.D. 26 agosto 1937, n. 1706, modificato con la L. 4 agosto 1955, n. 707, avente un patrimonio non inferiore a lire cento milioni. La delega deve essere rilasciata presso una qualsiasi dipendenza dell’azienda delegata sita nel territorio dello Stato. L’azienda delegata deve rilasciare al contribuente una attestazione recante l’indicazione dell’importo dell’ordine di versamento e della data in cui lo ha ricevuto e l’impegno di effettuare il versamento all’ufficio per conto del contribuente entro il quinto giorno successivo. La delega e` irrevocabile ed ha effetto liberatorio per il delegante. Le caratteristiche e le modalità di rilascio dell’attestazione, nonché le modalità per l’esecuzione dei versamenti agli uffici dell’imposta sul valore aggiunto, per la trasmissione dei relativi dati e documenti all’amministrazione e per i relativi controlli sono stabilite con decreto del Ministro delle finanze di concerto con il Ministro del tesoro. I versamenti diversi da quelli indicati nel primo comma devono essere eseguiti direttamente all’Ufficio dell’imposta sul valore aggiunto o in contanti o mediante assegni circolari non trasferibili intestati all’ufficio stesso o mediante altri titoli di credito bancario o postali a copertura garantita.

Il versamento mediante assegni circolari o titoli bancari o postali può essere eseguito anche a mezzo posta con lettera raccomandata, nella quale deve essere specificata la causale del versamento.

L’ufficio rilascia quietanza nelle forme e con le modalità stabilite con decreto del Ministro delle finanze anche in deroga alle disposizioni contenute negli articoli 238 e 240 del regolamento per l’amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello Stato, approvato con regio decreto 23 maggio 1924, n. 827».

Fino al 1999 (data della sua abrogazione avvenuta ai sensi dell’art. 37, D.Lgs. n. 46/1999, così come modificato dall’art. 2, D.Lgs. n. 193/2001), l’art. 60, comma 2, del decreto IVA stabiliva che «sulle somme dovute a norma dei precedenti commi si applicano gli interessi calcolati al saggio indicato nell’ art. 38 bis, con decorrenza dal sessantesimo giorno successivo alla scadenza del termine del 5 marzo dell’anno solare cui si riferisce l’accertamento o la rettifica».

Pertanto, al ritardato pagamento delle somme dovute dal contribuente si applicava il tasso di interesse nella stessa misura stabilita per i ritardati rimborsi IVA da parte dell’amministrazione finanziaria, disciplinati appunto dall’art.38-bis, D.P.R. n. 633/1972.

L’art. 38-bis stabilisce (comma 1) che:

«i rimborsi previsti nell’articolo 30 sono eseguiti, su richiesta fatta in sede di dichiarazione annuale, entro tre mesi dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione prestando, contestualmente all’esecuzione del rimborso e per una durata pari a tre anni dallo stesso, ovvero, se inferiore, al periodo mancante al termine di decadenza dell’accertamento, cauzione in titoli di Stato o garantiti dallo Stato, al valore di borsa, ovvero fideiussione rilasciata da un’azienda o istituto di credito, comprese le casse rurali e artigiane indicate nel primo comma dell’articolo 38, o da una impresa commerciale che a giudizio dell’Amministrazione finanziaria offra adeguate garanzie di solvibilità o mediante polizza fideiussoria rilasciata da un istituto o impresa di assicurazione.

Per le piccole e medie imprese, definite secondo i criteri stabiliti dai decreti del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato del 18 settembre 1997 e del 27 ottobre 1997, di adeguamento alla nuova disciplina comunitaria, dette garanzie possono essere anche prestate, dai consorzi o cooperative di garanzia collettiva fidi di cui all’articolo 29 della legge 5 ottobre 1991, n. 317, iscritti negli elenchi previsti dagli articoli 106 e 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni.

Per i gruppi di società, con patrimonio risultante dal bilancio consolidato superiore a 500 miliardi di lire, la garanzia può essere prestata mediante la diretta assunzione da parte della società capogruppo o controllante di cui all’art. 2359 del codice civile della obbligazione di integrale restituzione della somma da rimborsare, comprensiva dei relativi interessi, all’Amministrazione finanziaria, anche per il caso di cessione della partecipazione nella società controllata o collegata. In ogni caso la società capogruppo o controllante deve comunicare in anticipo all’Amministrazione finanziaria l’intendimento di cedere la partecipazione nella società controllata o collegata.

La garanzia concerne anche crediti relativi ad annualità precedenti maturati nel periodo di validità della garanzia stessa.

Dall’obbligo di prestazione delle garanzie sono esclusi i soggetti cui spetta un rimborso di imposta di importo non superiore a lire 10 milioni.

Sulle somme rimborsate si applicano gli interessi in ragione del 5 per cento annuo, con decorrenza dal novantesimo giorno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, non computando il periodo intercorrente tra la data di notifica della richiesta di documenti e la data della loro consegna, quando superi quindici giorni.

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono definite le ulteriori modalità ed i termini per l’esecuzione dei rimborsi previsti dal presente articolo».

L’abrogazione dell’art. 60 ha comportato un vuoto legislativo per quanto riguarda l’ammontare del tasso di interesse applicabile alle imposte o maggiori imposte accertate.

Infatti la norma abrogata stabiliva l’applicabilità dello stesso tasso di interesse stabilito per i rimborsi, anche per le somme accertate dovute dal contribuente.

L’art. 23, D.Lgs. n. 46/1999 prevede espressamente che «le disposizioni previste dall’articolo 15 primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come sostituito dall’articolo 4 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462, nonché i termini di decadenza di cui all’articolo 25 comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, si applicano anche all’imposta sul valore aggiunto».

Per tutto quanto detto, fino ad ora, in materia IVA si rileva una genericità delle disposizioni riguardanti gli interessi applicabili ai ritardati versamenti dell’imposta, essendo venuto meno, a seguito di abrogazione, l’art. 60, D.P.R. n. 633/1972 che disciplinava i criteri per l’individuazione dell’ammontare dei tassi applicabili alle fattispecie di ritardati versamenti.

L’art. 2 dello Statuto del contribuente disciplina i principi di chiarezza e trasparenza delle norme tributarie. Purtroppo, a tale principio non sempre viene riconosciuta la giusta rilevanza.

Interessi applicati sulle somme accertate

L’art. 3-bis, D.Lgs. n. 462/1997 (introdotto dalla legge n. 244/2007) disciplina la rateazione delle somme dovute a seguito di liquidazione automatica, fissando il relativo tasso di interessi applicabile al 3,5% annuo. Stabilisce, infatti, al comma 3, che «l’importo della prima rata deve essere versato entro il termine di trenta giorni dal ricevimento della comunicazione.

Sull’importo delle rate successive sono dovuti gli interessi al tasso del 3,5 per cento annuo, calcolati dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di elaborazione della comunicazione.

Le rate trimestrali nelle quali il pagamento è dilazionato scadono l’ultimo giorno di ciascun trimestre».

Interessi sui rimborsi

Gli articoli che disciplinano i rimborsi in materia di IVA sono gli articoli 38-bis, 38-bis1, 38-bis2 e 38-ter, i quali sanciscono le regole da applicare rispettivamente all’esecuzione:
-dei rimborsi in generale;
-dei rimborsi dell’imposta assolta in altri Stati membri della Comunità;
-dei rimborsi a soggetti non residenti stabiliti in un altro Stato membro della Comunità;
-dei rimborsi a soggetti non residenti stabiliti in Stati non appartenenti alla Comunità.L’art. 1, comma 2, D.M. 21 maggio 2009 ha modificato la misura del tasso di interessi fissato per i rimborsi in materia IVA,

stabilendo che «gli interessi per i rimborsi in materia di imposta sul valore aggiunto, previsti dagli articoli 38-bis e 38-ter del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633,

sono dovuti nella misura del 2 per cento annuo, a decorrere dal 1° gennaio 2010».

L’interesse così stabilito (2% annuo) ha decorrenza differente a seconda che destinatario del rimborso sia un contribuente residente o non residente nel territorio della Comunità:
-nel primo caso, gli interessi si calcolano dal 90° giorno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, all’interno della quale viene presentata l’istanza di rimborso;
-nel secondo caso, gli interessi decorrono dal 180° giorno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, nella quale viene presentata l’istanza di rimborso.

Vedi Tabella

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