Addio a Bearzot, il tuo Mondiale resterà per sempre il più bello.

Una cavalcata irresistibile, partite tiratissime, giocatori irripetibili, avversari di grandissimo livello battuti con caparbietà e soprattutto con merito.

La Nazionale italiana di calcio ha vinto quattro titoli mondiali in epoche e contesti differenti, ma l’ edizione di Spagna 1982 rimarrà per sempre nelle nostre memorie ed è stata sicuramente la più bella.

In queste ore è morto Enzo Bearzot.

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Emergency: più di 30000 persone all’ incontro nazionale di Firenze.

 

 

Oltre 30 mila persone hanno partecipato all’Incontro nazionale di Emergency, dal 7 al 12 settembre a Firenze. Dibattiti, concerti, conferenze e spettacoli per raccontare il lavoro di Emergency e gli ideali che l’hanno guidato in questi anni.

Uguaglianza, rispetto dei diritti umani, solidarietà… sono il fulcro del documento Il mondo che vogliamo, discusso a Firenze con artisti, filosofi, giornalisti e scrittori:

“Crediamo nella eguaglianza di tutti gli esseri umani a prescindere dalle opinioni, dal sesso, dalla razza, dalla appartenenza etnica, politica, religiosa, dalla loro condizione sociale ed economica.

Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti per risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli stati. Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un’equa distribuzione delle risorse.

Grazie a tutti coloro che hanno deciso di stare con Emergency: Patti Smith, Nicolai Lilin, David Riondino, Marco Paolini, Jean Ziegler, Samuele Bersani, Lorenzo Monguzzi, Bebo Storti, Renato Sarti, Fabio Fazio, Roberto Saviano, Andrea Camilleri, Vauro, Massimo Fini, Antonio Tabucchi, Stefano Bollani, Fiorella Mannoia, Arturo di Corinto, Anna Meacci, Serena Dandini, Lella Costa, Antonio Albanese, Stefano Rodotà, Marco Revelli, Neri Marcorè, Casa del Vento.

                                 Notizie dall’ Afganistan. 

                                   

Aumentano i ricoveri per cause di guerra negli ospedali di Emergency a Lashkar-gah e a Kabul

Il Centro chirurgico di Emergency a Lashkar-gah è stato riaperto il 29 luglio scorso.
In un mese di attività, l’ospedale ha registrato il più alto numero di ricoveri degli ultimi anni: 214 pazienti, di cui 167 per ferite di guerra. Di questi, 22 erano donne e 58 bambini sotto i 14 anni.

Negli ultimi mesi, la città ha cambiato faccia con l’arrivo di decine di migliaia di profughi dai villaggi vicini, dove si combatte ininterrottamente da mesi: bombardamenti, rastrellamenti, sparatorie tra talebani e truppe afgane e alleate sono all’ordine del giorno.

Lashkar-gah – come Kabul – è tappezzata di manifesti per le elezioni parlamentari del prossimo sabato, mentre i talebani chiedono alla popolazione “di unirsi alla jihad e alla resistenza contro gli invasori stranieri”.

Anche al Centro chirurgico di Kabul sono aumentati i ricoveri per cause di guerra. Solo ieri, 15 settembre, l’ospedale ha ricevuto 22 feriti, di cui 7 bambini colpiti da un bombardamento che ha ammazzato sul colpo due altri loro compagni e 10 persone ferite da proiettile durante una manifestazione alla periferia di Kabul.

Per saperne di più sulle attività di Emergency in Afganistan visita il sito http://www.emergency.it

 

   
   
   
 
 
 

Una richiesta esosa……e inopportuna.

CucinottaSi sa la bellezza costa…….ed è diventata un arma da parte della donna sia per strumentalizzare spesso l’ Uomo, sia per raggiungere cospicui  profitti…..anche  in modo sottile e talvolta poco lecito.

E’ francamente poco edificante, esosa e  inopportuna la richiesta  della sig.ra Maria Grazia Cucinotta, famosissima attrice, amata e desiderata da tutti gli italiani.

Ma stavolta, come si dice in toscanaccio….” il vaso ha dato di fuori “….

Trentamila euro sono francamente troppi per presenziare, forse  per fare un breve discorso, magari elargire belle parole di circostanza, nella giusta cerimonia d’  intitolazione a una piazza di Procida in memoria di Massimo Troisi, uno dei migliori attori del dopoguerra.

Un cachet inaccettabile sopratutto per la causa che l’ amministrazione locale si proneva di fare e che quindi è stato respinto, nonostante che la Signora deve una parte del suo successo a Troisi.

Tra le polemiche sollevate sui giornali all’ uscita della notizia qualcuno ha sottolineato che si cerca di lucrare anche sui morti. Forse questo no…..ma resta una proposta indecente.

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Immagine: Maria Grazia Cucinotta, 1999, Italia – Fiesoli.

Meglio perdere oggi e vincere domani ( Lippi ). Esordio con sconfitta per Prandelli.

“ Meglio perdere oggi e vincere domani “…… è stata una famosa frase di Marcello Lippi quando la sua squadra non convinceva e lo è anche per Cesare Prandelli che con l’ esordio di ieri sera ha conosciuto la prima amarezza della sua avventura azzurra.

Una gara a cui bisogna dargli il giusto peso e l’ esatta importanza, senza l’ affanno dei tre punti, un amichevole estiva per ritrovarsi con i tifosi giunti numerosi qui in Inghilterra, per riassaporare l’ entusiasmo e il sorriso, ma con le gambe ancora un po’ imballate e i giocatori in testa con le ferie appena terminate.

Resta però il fatto che il lavoro da fare per il futuro sarà sicuramente tanto se si desidera tornare ad altissimi livelli. L’ attuale bacino calcistico italiano offre poco in fatto di qualità e sul piano di esperienza internazionale.

Grigio fumo di Londra con la Costa d’ Avorio che batte l’ Italia per una rete a zero. Decide all’ inizio di ripresa un gol di Kolo Tourè ma la difesa azzurra nell’ occasione non è esente da colpe.

Africani organizzati, abili palleggiatori, il modulo con il tridente scelto dal neo Commissario Tecnico ha evidenziato nei primi venti minuti del match un Italia volenterosa, tonica, ma che poi si è offuscata visto e considerato il dispendio di energie profuse per sostenerlo.

Prandelli poi ha effettuato tutti i sei cambi a disposizione ma l’ andamento della gara non è cambiato se si esclude  un palo di Motta, l’ azione più clamorosa degl’ azzurri.

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Benvenuto a Cesare Prandelli, ma la rifondazione sarà difficile.

Soffia un leggero vento nuovo nel Club Italia dopo la clamorosa e per certi versi umiliante disfatta africana. Cesare Prandelli con l’ amichevole di stasera a Londra contro la Costa d’ Avorio, un test di tutto rispetto anche senza i tre punti in palio, debutta sulla panchina azzurra. L’ ex tecnico viola ha rinunciato al proseguimento del lungo rapporto fiorentino per diventare selezionatore. Una tappa della sua carriera che sicuramente gli procurerà molto prestigio, ma che si preannuncia difficile poiché tutte le nazionali che hanno collezionato brutte figure dopo i mondiali hanno avuto bisogno di tempo e fortuna prima di tornare al successo mentre i ricambi generazionali al momento soffrono di qualità e personalità.

Con il rinnovamento sono stati cambiati alcuni quadri importanti in diversi settori,  ma restano inalterati i vertici dirigenziali e politici del consiglio federale.

Dopo Sudafrica 2010, oltre Lippi andava sostituito anche il Presidente Giancarlo Abete, uno dei maggiori responsabili del fallimento ma  soprattutto poco attivo sul piano internazionale dove per ben due volte negl’ ultimi anni l’ Italia si è vista sottrarsi l’ assegnazione di manifestazioni importanti.

E se la prima era accaduta poco dopo il ciclone di Calciopoli, e quindi poteva avere delle scusanti, poiché l’ intero universo calcistico italiano  doveva riprendere credibilità, la seconda ha certamente numerose colpe di Abete e dei suoi alleati.

L’ inserimento in queste settimane  alle loro competenze di Baggio, Rivera e Sacchi hanno una valenza sopratutto tecnica con il compito di visionare, consigliare e proferire  nei vivai fino ad oggi trascurati e nelle nazionali minori, da sempre trampolino di lancio per quella maggiore.

Un ottima idea, tre personaggi che hanno sempre fatto bene al calcio italiano che se però non troverà concordia con la politica della federazione potrebbero diventare ininfluenti.

Ma è comunque un piccolo passo avanti, un dato di fatto positivo, un iniezione di fiducia visto che tra meno di due anni si giocheranno gl’ europei, ma è doveroso ricordare che  la crisi azzurra ha radici più vaste e coinvolge perfino l’ ambiente fuori del rettangolo verde.

Nei  primi ventitrè che Prandelli ha distinto e che avrà modo di cambiare in futuro non sono mancate però qualche sorpresa e alcuni dubbi.

Portieri: Marchetti (Cagliari), Sirigu (Palermo), Viviano (Bologna).  Difensori: Antonini (Milan), Astori (Cagliari), Bonucci (Juventus), Cassani (Palermo), Chiellini (Juventus), Lucchini (Sampdoria), Molinaro (Stoccarda), Motta (Juventus). Centrocampisti: De Rossi (Roma), Lazzari (Cagliari), Marchisio (Juventus), Montolivo (Fiorentina), Palombo (Sampdoria), Pepe (Juventus). Attaccanti: Amauri (Juventus), Balotelli (Inter), Borriello (Milan), Cassano (Sampdoria), Quagliarella (Napoli), Rossi (Villarreal).

La preferenza di far rientrare nei ranghi Antonio Cassano per la terza volta ci appare obbligata poiché di fantasisti nostrani e possibilmente giovani in Italia ce ne sono pochissimi, ma anche un po’ ripetitiva considerato che il “ Pelè di Bari “ nelle precedenti prestazioni non aveva evidenziato quel salto di qualità che ha bisogno il nostro centrocampo. Come molti atleti dai piedi fini anche Cassano è un ” 9 e mezzo “, definizione che il rimpianto Avv. Agnelli dava a quei giocatori bravi ma non campionissimi ( vedi Roberto Baggio ).

Da non dimenticare poi il lato caratteriale del giocatore. Anche se di recente ci sono stati segni di sopraggiunta maturità resta sempre intricato gestirlo nell’ ambito dello spogliatoio poichè soggetto umorale.

L’ apertura verso oriundi e naturalizzati è un segnale importante visto che nel campionato italiano gli stranieri sono francamente troppi, ma la scelta odierna di mettere al centro dell’ attacco Amauri reduce da una stagione più che deludente, per escludere Gilardino, al momento ci appare poco convincente come quello di affidarsi al blocco Juventus e anche il riprovare l’ emigrante Molinaro e sulla fascia Pepe.

Insomma aspettiamo i risultati prima di innalzare  polemiche. Per adesso è calcio estivo, sperimentazione e allegria.

Come si dice in questi casi in bocca al lupo caro Cesare, ma la strada per la rifondazione è davvero difficile anche se rimane da parte di tutti gli italiani la stima per un allenatore simpatico, affidabile e capace.

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Che piacevole sorpresa Pascoli fotografo.


Oh! che già il vento volta e porta via le pioggie!
Dentro la quercia folta ruma le foglie roggie
che si staccano, e fru . . . .partono; un branco ad ogni
soffio che l’avviluppi.
Par che la quercia sogni ora, gemendo, i gruppi
del novembre che fu.
Volano come uccelli, morte nel bel sereno:
picchiano nei ramelli del roseo pesco,

pieno de’ suoi cuccoli già.
E il roseo pesco oscilla pieno di morte foglie:
quale s’appende e prilla, quale da lui si toglie
con un sibilo, e va.
Ma quelle foglie morte che il vento, come roccia,
spazza, non già di morte parlano ai fiori in boccia,
ma sussurrano—Orsù!
Dentro ogni cocco all’uscio vedo dei gialli ugnoli:
tu che costì nel guscio di più covar ti duoli,
che ti pèriti più?
Fuori le aluccie pure, tu che costì sei vivo!
Il vento ruglia . . . eppure
esso non è cattivo.
Ruglia, brontola: ma  contende a noi! Chè tutto
vuol che sia mondo l’orto pei nuovi fiori, e il brutto,
il secco, il vecchio, il morto, vuol che netti di qua.
Noi c’indugiammo dove nascemmo, un po’, ma era
per ricoprir le nuove gemme di primavera.. .—
Così dicono, e fru . . . .partono, ad un rabbuffo
più stridulo e più forte.
E tra un voletto e un tuffo vanno le foglie morte,
e non tornano più.

( Foglie morte, Giovanni, Pascoli ).

Che Giovanni Pascoli sia stato uno dei maggiori poeti della letteratura italiana ce lo hanno insegnato a scuola e si capisce dalle sue bellissime, intense, e per certi versi uniche strofe che in quell’ epoca regalarono una  nuova linfa culturale, creativa e di scrittura. Ma scoprirlo fotografo è ancora più sorprendente.

E’ di particolare interesse la mostra “ L’ armonia della terra “ curata dalla Fondazione Ricci e che rimarrà aperta fino all’ inizio di settembre a Barga in provincia di Lucca e che comprende oltre alla pittura toscana del Novecento una serie di immagini scattate dal celeberrimo poeta.

Pascoli dilettante, ma che  poi tanto principiante non era, considerato l’apparecchio Kodak che usava, i mezzi di sviluppo, le inquadrature e i tempi che furono.  Immagini nel contesto storico irripetibili, non per la nitidezza delle fotografie, addirittura firmate in latino,  ma bensì per un “ paradiso “ che non potremo mai più ammirare. Se non in queste rarissime occasioni.

E proprio il poeta ritrae quel ricco mondo pregno di sentimenti profondi e genuini. Paesaggi rurali, animali, vita contadina, mietiture del grano e la tanto amata sorella Mariù che più volte viene inserita tra le citazioni.

Siamo a cavallo dell’ Ottocento e del Novecento, un periodo importantissimo e  antecedente alle grandi trasformazioni dell’ Uomo e che rese Pascoli un protagonista straordinario.

Da sempre la fotografia e il racconto  si confrontano e allo stesso tempo si uniscono non solo con lo scopo di illustrare le proprie idee e Giovanni Pascoli in quella che viene considerata una portentosa e incantevole forma d’ arte è riuscito con grande umiltà e luce di pensiero a renderla ancora una volta gradevolissima.

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Azzurri, che amarezza, peggio del Pontremoli ( che non me ne vogliano da quelle parti ).

L’ Italia non è più Campione del Mondo e lascia Southafrica 2010. Quello che ci si aspettava da tempo si è puntualmente avverato nel giorno di San Giovanni. I ritorni sono sempre stati difficilissimi ma questa brutta figura ha sicuramente dei complici e degl’ attori non all’ altezza della situazione e che sono i colpevoli della disfatta odierna.

Umiliati, sbeffeggiati, surclassati, inguardabili, gl’ azzurri quattro anni dopo la meravigliosa notte berlinese  conoscono una delle più cocenti amarezze della loro storia.

Stavolta chi ci crocifigge si chiama Slovacchia. Modesta compagine che  ci ha condannato definitivamente e che ci ridicolizza regolandoci all’ ultimo posto del girone, ma il fallimento come sempre ha radici lontane.

Vergogna ! E’ questo l’ unica parola che qualcuno ha usato con titoli a quattro colonne. Non tanto per essere usciti al primo turno, ma bensì per il modo in cui si è consumato. Sembrava essere nelle comiche grottesche di Ridolini…..e nel campionato regionale dell’ Eccellenza……peggio del Pontremoli…….( che non me ne vogliano da quelle parti per il paragone…….).

Perdere, fa parte della giostra della Vita e quindi del roboante circo calcistico  ma in qualsiasi circostanza è obbligatorio tirare fuori le palle o perlomeno l’ orgoglio, motore che spesso salva l’ onore e la dignità ma che purtroppo abbiamo irrimediabilmente smarrito.

Senza cercare un solo colpevole, un capro  espiatorio  da bruciare con rabbia sull’ altare infuocato dalla polemica del Dio Eupalla, Marcello Lippi stavolta ha sbagliato parecchie cose e valutazioni. Un ostinazione da vecchio guru del pallone, forse un po’  presuntuoso e troppo ossequioso delle sue idee fino ad arrivare a non ascoltare gl’ altri. Prigioniero di un sogno impossibile, quello di rivincere per la seconda volta consecutiva un titolo mondiale.

Visto e considerato l’ attuale panorama  del calcio italiano non sarebbe stato errato due anni fa  rinunciare ad un incarico temporaneo che lo ha portato ad una ingloriosa debacle.

Per ironia della sorte Roberto Donadoni ha fatto meglio all’ europeo del 2008 uscendo ai quarti contro una Spagna che poi avrebbe vinto la competizione.  Oggi l’ ex milanista sicuramente si toglie qualche sassolino dalle scarpe.  

Poco amato nelle stanze della Figc, voluto soprattutto dall’ amico di tante avventure, Demetrio Albertini,  da ieri sarà un po’ rivalutato.

Puntare su alcuni giocatori datati, visibilmente consunti, senza stimoli,  forse solamente per un senso di gratitudine è stato un marchiano errore che gli è costato caro  al Paul Newman del Tirreno, il quale ha occultato i difetti che erano alla vista di tutti e in particolar modo sottolineati sui giornali e le televisioni, ma che poi nel momento della Verità sono esplosi senza avere il tempo oramai di poter trovare una efficiente soluzione.

Aggrapparsi alla speranza del recupero di Pirlo, l’ unico con i piedi decenti in questi 23 italiani trasferiti momentaneamente in terra africana, poiché Montolivo è solamente un centrocampista evoluto ma con scarsa e incostante visione di gioco, ci ha fatto capire che nell’ organico non c’era un giocatore in grado di dare fantasia dalla tre quarti in su.

 L’ esperimento, poi fallito,  dello scialbo e acerbo Marchisio dietro le punte è la conferma di questa cruda realtà come la pochezza di Pepe sulle corsie esterne.

Ma nonostante tutto nel rapporto tra allenatore e ambiente circostante, mai come ora   la stampa italiana aveva portato, anche se con una punta di scetticismo, rispetto a Marcello Lippi che partiva come campione in carica.

Questa Nazionale è nata male e finisce in tragedia, beninteso sportiva poiché i veri problemi del paese sono altri.

Migliaia di disoccupati, operai in cassa integrazione, pensionati con seicento euro che non arrivano alla fine del mese, famiglie  terremotate che aspettano un tetto,  sarebbe un insulto paragonarli ad uno spaurito gruppo di sportivi strapagati e incapaci di buttare una palla nel sacco.

Un nitido e fluido gioco, anche se le  qualificazioni erano state conquistate in anticipo, non si è mai visto e il cambiare soventemente modulo, schemi, tattiche era un segnale più che tangibile in cui il tecnico viareggino non sapeva che pesci pigliare. E difatti nel 2010 non ha mai vinto una partita.

Un altro sbaglio di Lippi è il fatto di essersi affidato al blocco juventino e di credere essenzialmente nella forza caratteriale e l’ unità del gruppo come se questo potesse oltrepassare qualsiasi difficoltà oggettiva e battere qualunque avversario. Essere volenterosi e uniti è una cosa…..essere bravi e capaci è un altra…….

Anche se le alternative non erano poi moltissime, e qui ha perfettamente ragione quando dice che a casa non erano rimasti fenomeni, sono in tanti a chiedersi  il perché di questa scelta, quando la Vecchia Signora ha giocato una delle peggiori stagione della propria storia e dopo Moggiopoli quasi mai si è resa protagonista.

Sicuramente la presenza di Totti, Cassano, che già giocato agl’ Europei senza poi entusiasmare, Balotellli, Perrotta, Bonucci o quant’ altro non avrebbe modificato il corso degl’ avvenimenti. L’ esperienza ci insegna  che una Nazionale quando vince un mondiale quattro anni dopo farà una prestazione mediocre, salvo rarissime eccezioni. Ci riusci il mitico Pozzo negl’ anni Trenta, ma il calcio di allora era tutta un altra cosa.

Però le chiare colpe di Lippi non assolvono una Federazione che stenta ad affermarsi politicamente con l’ Uefa e la Fifa.

L’ ingessato Abete più volte ha sorvolato con diplomazia  sugli  “ sgarbi “ di protocollo del despota Blatter ed è risaputa la poca sintonia con Platini, ma soprattutto ha già collezionato due importanti insuccessi che ribadiscono la scarsa considerazione a livello internazionale. Abete è ” figlio ” della disastrosa generazione di Carraro e soci, un dirigente che ha operato per lunghi anni dietro le quinte, un ” signorsì ” fidato e forse dopo questo tracollo anche un cambio ai vertici del Palazzo sarebbe stato  più che appropriato. Non per usare un eufemismo, ma in Italia siamo più attaccati alla poltrona che alla mamma !!

Gl’ Europei del 2012 si giocheranno in Ucraina e Polonia ma di recente pure l’ assegnazione del 2016 è andata alla rivale Francia quindi anche sulle progettualità dei grandi eventi l’ Italia segna il passo.

Adesso che i giochi sono fatti non ci resta che sbollire velocemente l’ amarezza e continuare a  guardare un mondiale che sotto il profilo tecnico e dello spettacolo è sicuramente deficitario, ma a mio modestissimo giudizio, Spagna,  Germania, Brasile e Argentina sono le favorite per il trionfo finale.

Poi comincerà l’ era Prandelli. La ricostruzione del buon Cesare avviene in momento buio ma soprattutto incerto per il calcio italiano, oberato di debiti, stadi mezzi vuoti, razzismo sempre presente, scarsità di talenti nostrani, poca voglia di valorizzare i giovani e un numero eccessivo di campioni stranieri che scorrazzano negl’ impianti obsoleti. Le qualificazioni per l’ Europeo sono alle porte e quindi il bergamasco dovrà agire in fretta supportato dalla Federazione.

Non ci sarebbe da meravigliarsi se avesse ragione Fabio Cannavaro quando dice che bisogna svegliarsi se no toccherà aspettare altri ventisei  anni per fregiarsi di un nuovo titolo. Lui lo aveva già capito da tempo e per questo che la prossima tappa  del Capitano sarà la dorata Dubai.

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