Video di presentazione per il libro Personal Observations di Gianluca Fiesoli.

La pubblicazione è in tiratura limitata, formato 30X30, 202 pagine, 194 fotografie colore e bianco e nero in stampa di qualità. Per chi fosse interessato ad acquistarlo ed avere informazioni su come riceverlo può inviare una e mail a questo indirizzo – studiofiesoli@gianlucafiesoli.com 

Qui sotto la sovracopertina e la prefazione del libro ( testo di Fabio Cintolesi ).

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Ho conosciuto Gianluca Fiesoli alcuni anni addietro quando lo contattai per fargli un intervista sulla guerra in Iraq in considerazione che durante quel periodo c’ era stato diverse volte. Fissammo un appuntamento nel suo studio e di questo affabile fiorentino mi colpì la disponibilità, la competenza e la naturalezza al dialogo. Avevo visto le sue fotografie sul web, dalle quali si percepiva una forza espressiva inconsueta dovuta dal motivo che è un buon autore di paesaggismo, d’ immagine turistica e di ritratto.

“ Personal Observations “ è un titolo che si ritrova similmente nella saggistica, nell’ arte moderna, dalla pittura alla musica, tradotto in forme estetiche insieme alla poetica. Ma non solo, anche nelle materie scientifiche è utilizzato come punto di partenza per viaggi esplorativi di dottorato. Ponderazioni su cose o persone con capacità cognitiva, un percorso di critica nell’ interiore, il desiderio della libertà di pensiero nel fermento della creatività.

Fiesoli non ha niente di tutto questo. Le Osservazioni Personali sono esclusivamente delle schiette riflessioni sulle brutali realtà. A suo modo, un testimone del nostro tempo. Qui la fotografia non registra l’ istante temporale della cronaca ma bensì ne sviscera con acutezza le problematiche e con intelligenza non cede al rigido moralismo. Ne alla retorica della denuncia e neppure all’ esagerazione visiva come vorrebbe un comune operatore dell’ informazione.

Quando gli chiesi che cosa lo esortava ad andare in posti complicati, di inopia e a continuare una ricerca in determinate situazioni, la risposta fu precisa e per certi versi sbalorditiva. “ La curiosità, la voglia di raccontare ma soprattutto di capire in loco poichè non ho mai creduto che una foto per quanto superlativamente interpretativa possa descrivere il mondo o la centralità di un avvenimento “.

Il negativo, oggi chiamato file poichè il digitale ha praticamente sostituito l’ analogico, è una maniera di trasfigurare la memoria in immagini che congiungono il passato al presente. La memoria è il fondamento della mente ed ha il vigore di potere far riemergere significativi brandelli dell’ esistenza alzando così il livello della nostra sensibilità. Se smettiamo di attingere alla ritentiva diventa impossibile vivere. Più trascorrono gli anni e maggiore è la sua invasività per respingere l’ inevitabile oblio e tentare di allontanare il sopraggiungere della morte. Con questi proponimenti Gianluca Fiesoli ha percorso migliaia di chilometri consumando intere settimane per appalesare il vero di alcuni eventi e documentare le distruzioni perpetrate dalla natura e dai popoli in un pianeta sempre più tumultuoso.

Però nelle sue foto riesce a a dare spazio alla solarità, alla contentezza, alla bellezza sia tecnica che naturale. Emblematiche sono le riproduzioni figurative dei contadini cubani e indonesiani oppure quella al mattino presto quando l’ orda dei turisti non è ancora arrivata all’ interno della Cupola della Roccia di Gerusalemme, da sempre luogo paradigmatico della fede mussulmana in un territorio conteso. Quest’ ultimo scatto esalta la straordinaria ampiezza del campo visivo di un obbiettivo fish eye ( occhio di pesce  ) e un tempo di posa interminabile. Ne segue l’ affiorare di qualche proprietà della fotografia: il silenzio, la religiosità, la solitudine. Inoltre non manca un pizzico d’ ironia in una scritta che compare in quel lenzuolo bianco piantato sul molo dalla tranquilla gente di Lampedusa. Infine, il tuffo di un fanciullo nelle limacciose acque del Buruganga in Bangladesh quasi a volere significare un attimo di felicità e di flebile speranza per una vita migliore.

Il fotografo è chiaramente dalla parte degli ultimi, di quelli che affrontano la disperazione nei terremoti e il dolore per un destino avverso. Di chi è obbligato a vivere con mendicità pur di ottenere un pezzo di pane. Di chi ubbidisce all’ arroganza dei potenti dell’ industria che li sfruttano senza ritegno nel lavoro fin da quando sono minorenni. E dei morti che dopo alcuni lustri implorano ancora giustizia tra le montagne della Bosnia Erzegovina come per l’ infelicità dell’ immigrazione di massa.

Li ritrae con una fotocamera chiedendo a sua volta partecipazione e che gli viene donata con umiltà dai soggetti perchè ne apprezzano la spontaneità, la quale non cela nessun secondo fine ne quantomeno include la smania di protagonismo. Immagini di un animo penetrante, accompagnate da una sapiente ispirazione e con incisivi valori formali, capaci di discernere l’ indispensabile e di sorprendere per l’ alta qualità di espressione.

Ed è proprio questo modo di vedere e di porsi, al di là dell’ amicizia a cui mi lega, che lo ritengo un fotografo atipico per la completezza delle argomentazioni che si distinguono nei propri lavori. Se esaminiamo con attenzione la parte dedicata alla povertà e ai senza fissa dimora, scavalcando delle istantanee in cui viene alla luce un forte senso di compassione per le condizioni dei soggetti, i ritratti con sfondi bianco e rosso degli homeless americani non mostrano barbe incolte, bocche sdentate, cappotti sdruciti e visi sporchi ma sembrano elementi vicino alla normalità.

Ce lo spiega lui stesso che la “ nuova povertà “ si è oramai incancrenita nelle comunità occidentali fino a intrappolare le persone che vengono investite dalla recessione. Un angoscia sottile, economica e non di vizio. Con questa alternanza di immagini Gianluca Fiesoli esula dallo schema troppo spesso precostituito e dal preconcetto visivo che un indigente fotografato deve essere necessariamente un lurido barbone, un clochard, un essere all’ ultimo stadio che scaturisce ripugnanza e oscenità per raggiungere la meta della foto di sensazione.

Addentrandosi nella lettura dei sei capitoli ci si accorge molto presto di un unione tematica tra di loro. Di un eloquente diversificazione delle spiegazioni e delle esperienze rivolte ad agevolare l’ intelligibilità degli argomenti. Rimane il piccolo rammarico, per ovvie ragioni di spazio e di costi, di non avere potuto inserire nel volume ulteriori reportages sociali, i quali sicuramente sarebbero stati di uguale interesse.

La parte dedicata al lavoro ( Work ) è una rigorosa analisi sullo sfruttamento minorile in Bangladesh, Indonesia e in altri paesi mentre nella sezione di Iraq e Palestina prevale il dettagliato racconto di come siano insidiosi e pieni di tensioni questi luoghi per uno straniero. Anche dentro il Palestine di Bagdad, l’ albergo dei media durante l’ occupazione delle forze di coalizione, nel mezzo della notte si può finire distesi per terra con un feroce dobermann che ti ringhia davanti e un mitra puntato alla testa per un errato controllo di identificazione da parte della sicurezza irachena. Oppure essere arrestato perchè viaggiava, a sua insaputa, in un auto pubblica con due ricercati. Paragrafi di vicende che gli sono veramente accadute durante la permanenza.

I fotogrammi di Gianluca Fiesoli si cristallizzano in un libro profondo, da conservare. “ Personal Observations “ è un inno alla dignità con il proposito di illuminare le coscienze e dovuto al tenace impegno del fotogiornalista. Pagine che non lasciano adito all’ indifferenza in quanto effondono una grande umanità senza mai divagare nel pedestre e nel pietismo. Esse ci sottolineano la tangibile presenza di altri mondi ai quali il più delle volte preferiamo chiudere gli occhi, rifuggire per non rimanere contaminati e perfino dichiarare con ipocrisia e senza mezzi termini che non ci appartengono.

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La felicità di tornare a camminare.

A Sulaimaniya, Jabar torna a camminare a passi pari e uguali.

Jabar, 12 anni, arriva al Centro di riabilitazione di Emergency a Sulaimaniya accompagnato da suo padre per sostituire la protesi, rotta e ormai troppo piccola per lui. Jabar aveva perso la gamba nel 2007, quando la sua casa venne bombardata.

Arriva con la vecchia protesi, insieme ai pochi effetti personali, in un sacchetto di plastica. Il bambino sarà ospite del Centro di riabilitazione di Emergency per il tempo necessario alla produzione del nuovo arto. Jabar è felicissimo e si presta volentieri, giorno dopo giorno, a tutte le prove intermedie necessarie alla costruzione della gamba nuova.

Dopo qualche giorno la nuova protesi di Jabar è pronta. È perfetta, Jabar può finalmente tornare a casa. Ha abbandonato le stampelle sul letto, non gli serviranno più. Fa l’ultimo giro nel Centro, guardandosi orgoglioso nelle finestre a specchio, è davvero un uomo.

Mentre se ne va, saluta portandosi la mano sul cuore. Adesso può tornare a giocare, a vivere, con i suoi passi pari e uguali.

http://www.emergency.it

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Un passo di troppo…….

Un passo di troppo.

Al Centro di riabilitazione di Emergency a Sulaimaniya, nel Kurdistan iracheno, è tempo di diplomi: si è concluso il ventesimo corso di formazione professionale organizzato da Emergency per i disabili ex pazienti. Tra i partecipanti c’era Azad Abdulla Salih, un uomo di 44 anni che vive a Sulaimaniya.

Azad sa cos’è la guerra, da più di vent’anni ne porta le conseguenze sul proprio corpo. Scappando dai militari ha fatto un passo di troppo: il piede nel posto sbagliato, un campo minato, l’esplosione che gli dilania entrambe le gambe. La prima operazione viene eseguita nell’ospedale militare dell’area; solo più di due anni dopo, nel 1988, gli vengono fornite delle protesi. Per ottenerle Azad deve spostarsi a Bagdad, in una clinica privata; tuttavia il loro peso eccessivo gli impedisce di usarle.

Nel 1992, grazie all’aiuto di un’associazione umanitaria, Azad ottiene delle protesi più leggere. La svolta definitiva arriva per lui nel 1998, quando Emergency apre il Centro di riabilitazione a Sulaimaniya. Azad è tra i pazienti del Centro, che gli fornisce delle nuove protesi che lui stesso descrive come “più comode di quelle che avevo prima”: sono le stesse che oggi, una decina di anni dopo, continua a usare.

Ora Azad, terminata la formazione professionale, è un sarto.

Per maggiori informazioni e donazioni visita il sito http://www.emergency.it

Un guestbook per le immagini.

Al sito di Gianluca Fiesoli sono state aggiunte nuove immagini nella sezione reportage e cronaca dedicate alla Palestina e al dopo guerra iracheno.

Inoltre è stato inserito un guestbook ( in gergo internettiano  –  libro degl’ ospiti ) dove si possono scrivere critiche, commenti, elogi all’ indirizzo –  http://users4.smartgb.com/g/g.php?a=s&i=g44-47229-68 

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Guestbook

Iraq: adesso arriva anche il colera.

Oltre una pace senza prospettive, una Nazione occupata, etnie in guerra, povertà disarmante,  l’ Iraq deve affrontare anche l’ emergenza umanitaria con malattie gravissime. Per voce del Ministro della Salute  dall’ agosto di quest’ anno sono gia una decina i morti per il colera. Casi che non si erano mai verificati prima, mentre ventimila sono quelle che presentano sintomi sospetti e che verrano accertati nelle prossime settimane. Questi numeri sono il sunto di un analisi che è limitata però a sole tre province, mentre per le altre si aspetta l’ arrivo di nuovi fondi e una maggiore sicurezza su tutto il Paese.

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