Cud 2011: le novità.

Un articolo sul nuovo Cud 2011. Lo scritto comprende tutte le novità. A firma di Saverio Cinieri, Pmi Microsoft – Ipsoa Editore – I diritti sono riservati.

CUD 2011 tra conferme e novità.

E’ stato pubblicato, sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate, il modello CUD 2011 relativo al periodo d’imposta 2010. La certificazione va consegnata al lavoratore entro il 28 febbraio del periodo d’imposta successivo a quello cui si riferiscono i redditi certificati ovvero entro 12 giorni dalla richiesta del dipendente in caso di cessazione del rapporto di lavoro

Modalità di consegna e contenuto

Il modello va consegnato al contribuente, generalmente, in formato cartaceo anche se è possibile la sua trasmissione in formato elettronico, purché sia garantita al dipendente la possibilità di entrare nella disponibilità dello stesso e di poterlo materializzare per i successivi adempimenti. (in tal caso, il sostituto d’imposta deve accertarsi che ciascun dipendente si trovi nelle condizioni di ricevere in via elettronica la certificazione).

Il CUD deve essere utilizzato per certificare:
a) l’ammontare complessivo dei redditi di lavoro dipendente, equiparati ed assimilati, di cui agli articoli 49 e 50 del TUIR, corrisposti nell’anno precedente ed assoggettati a tassazione ordinaria, a tassazione separata, a ritenuta a titolo d’imposta e ad imposta sostitutiva;
b) le relative ritenute di acconto operate;
c) le detrazioni effettuate.

Novità del CUD 2011

Da una prima lettura del modello e delle istruzioni di compilazione è possibile cogliere le principali novità di quest’anno, della parte B, dedicata ai Dati fiscali, che vengono di seguito evidenziate.

Docenti e ricercatori che rientrano in Italia

Nel caso di docenti e ricercatori che, in possesso di titolo di studio universitario o equiparato, siano non occasionalmente residenti all’estero e abbiano svolto documentata attività di ricerca o docenza all’estero presso centri di ricerca pubblici o privati o università per almeno due anni continuativi che, dal 29 novembre 2008 o in uno dei 5 anni solari successivi, vengano a svolgere la loro attività in Italia e che conseguentemente divengono fiscalmente residenti nel territorio dello Stato, è soggetto ad IRPEF solo il 10% dei redditi corrisposti (agevolazione prevista dal D.L. n. 185/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 2/2009).

Pertanto, così come previsto anche nel modello dello scorso anno, nel punto 1 del CUD va indicato il 10% del reddito percepito. Però – e ciò costituisce una novità rispetto al passato – nel modello di quest’anno occorre indicare, nelle annotazioni, con il codice BC, l’ammontare delle somme che non hanno concorso a formare il reddito imponibile (e quindi, il 90% dell’ammontare erogato).

Imposta sostitutiva stock option

Per attenuare gli effetti economici potenzialmente discorsivi propri delle forme di remunerazione operate sotto forma di bonus e stock options, è stato previsto che sui compensi a questo titolo, che eccedono il triplo della parte fissa della retribuzione, attribuiti ai dipendenti che rivestono la qualifica di dirigenti nel settore finanziario nonché ai titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa nello stesso settore è applicata una addizionale del 10% (art. 33, D.L. 31 maggio 2010, n. 78 convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122).

Pertanto, il CUD 2011 tiene conto di questa novità. Infatti, in presenza di remunerazioni erogate sotto forma di bonus e stock option, nelle annotazioni va indicato, con il codice BL:
• l’ammontare complessivo di dette remunerazioni;
• la parte di detti compensi eccedenti il triplo della parte fissa della retribuzione;
• la relativa imposta operata.L’annotazione, quindi è del tipo: “Ammontare totale erogato del bonus e delle stock option, importo […]; Ammontare del bonus e delle stock option che eccede il triplo della parte fissa della retribuzione, importo […]; relativa imposta operata, importo […]“.

Acconto addizionale comunale sospeso per eventi eccezionali

Tale modifica è solamente formale. Infatti, tra le annotazioni al punto 18, è stato inserito un nuovo codice (BS) da utilizzare per indicare l’importo dell’acconto dell’addizionale comunale certificato nel CUD precedente che non è stato operato a seguito della sospensione avvenuta per eventi eccezionali.

Tale informazione, lo scorso anno era indicata cumulativamente con l’addizionale regionale e il saldo dell’addizionale comunale mediante il codice BP.

Ripresa adempimenti a seguito del terremoto dell’Aquila

Per i soggetti che si sono avvalsi dell’assistenza fiscale, nei punti 31, 32 e 33 vanno indicati, rispettivamente, gli eventuali crediti di IRPEF (sia da tassazione ordinaria che separata), di addizionale regionale all’IRPEF e di addizionale comunale all’IRPEF relativi all’anno precedente non rimborsati per qualsiasi motivo dal sostituto. A tale proposito, in merito alla ripresa degli adempimenti e dei versamenti relativi alla sospensione a seguito degli eventi sismici del 6 aprile 2009, è previsto che detti versamenti, su richiesta del sostituito, possano essere effettuati dal datore di lavoro (circolare 13 agosto 2010 n. 44/E).

Pertanto, nel caso di cessazione del rapporto di lavoro prima della conclusione del versamento delle rate da parte del datore di lavoro, quest’ultimo deve indicare nelle annotazioni:
• con il codice BU gli importi non versati relativi all’assistenza fiscale prestata;
• con il codice BT gli altri importi non versati;
• con il codice BV, in ogni caso, tutti i versamenti effettuati.

Somme erogate per l’incremento della produttività del lavoro

Anche nel modello di quest’anno, trova spazio una sezione dedicata alla detassazione delle somme erogate per l’incremento della produttività del lavoro, prevista dal D.L. 27 maggio 2008 n. 93 (convertito con modificazioni dalla legge n. 126/2008).

Si ricorda, infatti, l’agevolazione è stata oggetto di varie proroghe:
– dapprima, con l’art. 5, D.L. n. 185/2008 (convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2), è stata disposta la proroga del beneficio sopra indicato per il periodo dal 1° gennaio 2009 al 31 dicembre 2009, entro il limite di importo complessivo di 6.000 euro lordi, con esclusivo riferimento al settore privato e per i titolari di reddito di lavoro dipendente non superiore, nell’anno 2008, a 35.000 euro, al lordo delle somme assoggettate nel 2008 all’imposta sostitutiva del 10% di cui all’art. 2, D.L. n. 93/2008;
– successivamente, con l’art. 2, commi 156 e 157, legge 23 dicembre 2009, n. 191, l’agevolazione è stata confermata, alle stesse condizioni, anche per il 2010.

Ci sono però alcune novità nel modello di quest’anno. Innanzitutto, nel punto 93 oltre ad essere indicata la quota della somma erogata per l’incremento della produttività del lavoro fino a 6.000 euro, al netto delle trattenute previdenziali obbligatorie, vanno riportati:

• l’intero compenso erogato per lavoro notturno (e non la sola maggiorazione), le somme erogate per prestazioni di lavoro straordinario, nonché le indennità o maggiorazioni di turno (cfr. risoluzione n. 83/E del 17 agosto 2010);
• la quota di sgravio contributivo concesso sulle retribuzioni variabili fissate dalla contrattazione collettiva di secondo livello, qualora ricorrano le condizioni per l’applicazione, sulle predette somme, dell’imposta sostitutiva del 10% prevista per i premi di produttività e di risultato.Inoltre, nel CUD 2011 trovano posto nuovi campi (97, 98, 99, 100 e 101) in cui indicare:
• punti 97 e 99, rispettivamente, le somme erogate negli anni 2008 e 2009 per il conseguimento di elementi di produttività e redditività ovvero per lavoro straordinario assoggettabili a imposta sostitutiva in tali anni, sulle quali invece è stata effettuata la tassazione ordinaria (il sostituto deve compilare i suddetti punti anche qualora abbia già certificato al dipendente detti importi a seguito della risoluzione n. 83/E/2010). Nel caso di cessazione del rapporto di lavoro avvenuta prima dell’emanazione della risoluzione n. 83/E, con relativo rilascio della certificazione unica, il sostituito può richiedere al sostituto la consegna di una nuova certificazione (utilizzando il CUD 2011), per l’indicazione nel punto 101 dei redditi di cui alla predetta risoluzione di competenza del 2010, tassati ordinariamente, che possono essere assoggettati ad imposta sostitutiva. Con riferimento agli importi indicati nei punti 97, 99 e 101 nelle annotazioni, con il codice BY, deve essere certificato che tali somme sono state erogate a titolo di incremento della produttività del lavoro e che su tali importi non è stata applicata la tassazione sostitutiva;
• punto 98, l’importo relativo agli straordinari e ai premi di produttività erogati nel 2008 certificati al punto 77 del CUD 2009;
• punto 100, l’importo relativo a somme erogate per l’incremento della produttività nel 2009 certificati al punto 90 del CUD 2010.Va infine ricordato che, in caso di cessazione del rapporto di lavoro antecedente al 2010 e di richiesta da parte del sostituito di una attestazione relativa ai compensi erogati nel 2008 e/o 2009 di cui alla risoluzione n. 83/E/2010, il sostituto d’imposta è tenuto al rilascio del CUD 2011 per l’attestazione di detti importi, sempreché sia obbligato alla presentazione del modello 770/2011 semplificato.

Detrazione comparto sicurezza

Tra le tante conferme, rispetto al modello dello scorso anno, si segnala al punto 51 “Detrazione fruita comparto sicurezza”, l’indicazione della detrazione spettante per personale del comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico, in base a quanto stabilito dall’art. 4, comma 2, D.L. 29 novembre 2008, n. 185 (come modificato dall’art. 2, comma 156, legge 23 dicembre 2009, n. 191).

A tale proposito, si ricorda la detrazione massima è passata a 149,50 euro rispetto ai precedenti 134 euro.

A tale proposito, il D.P.C.M 23 aprile 2010 ha stabilito che qualora la detrazione d’imposta non trovi capienza sull’imposta lorda relativa alle retribuzioni accessorie, la parte eccedente può essere fruita in riduzione dell’imposta dovuta sulle medesime retribuzioni corrisposte nell’anno 2010 e assoggettate a tassazione separata quali emolumenti arretrati di cui all’art. 17 TUIR. Pertanto, nel modello di quest’anno sono stati inseriti:

• il punto 121, in cui va indicato l’ammontare del trattamento economico accessorio assoggettato a tassazione separata già ricompreso nel punto 120;
• il punto 123 in cui deve essere indicato l’importo della detrazione di cui al D.P.C.M. 23 aprile 2010 che non ha trovato capienza sull’imposta lorda relativa al trattamento economico accessorio percepito e utilizzata ai fini dello scomputo della imposta sui medesimi redditi assoggettati a tassazione separata riferiti ad anni precedenti. Nel caso in cui la detrazione di cui al predetto D.P.C.M., sia stata interamente fruita nell’ambito della tassazione ordinaria i punti 121 e 123 non devono essere compilati.

Irap: le rate con interessi al 4 %.

Un articolo a firma di Maurizio Villani sulle rateizazzioni del saldo e acconti Irap – Ipsoa Editore, Pmi Microsoft. I diritti sono riservati.

Saldo o primo acconto IRAP, rate con interessi al 4%.

Agli importi dovuti a titolo di saldo o di primo acconto IRAP si applica la disciplina della rateizzazione dettata dall’art. 20, D.Lgs. n. 241/1997. Pertanto, sulle rate successive alla prima si applicano gli interessi nella misura del 4%, così come stabilito dall’art. 5 del D.M. 21 maggio 2009.  

L’art. 24, D.Lgs. n. 446/1997 attribuisce alle Regioni i poteri in ordine alla regolamentazione delle procedure applicative dell’IRAP; il successivo art. 25 detta una disciplina temporanea in vigore fino all’emanazione delle leggi regionali di cui all’art. 24. Durante tale periodo transitorio tutte le attività di controllo, liquidazione ed accertamento sono espletate secondo le norme che regolano le imposte sui redditi.
In merito, quindi, alla disciplina della riscossione dell’IRAP, fino all’entrata in vigore delle leggi regionali, la riscossione coattiva dell’imposta avviene mediante ruolo sulla base delle disposizioni che regolano la riscossione coattiva delle imposte sui redditi mediante ruoli affidati ai concessionari senza l’obbligo del non riscosso (art. 30, comma 6, D.Lgs. n. 446/1997).

Interessi per dilazione del pagamento
L’art. 1, comma 144, legge Finanziaria 2008 ha introdotto l’art. 3-bis nel D.Lgs. n. 462/1997, disciplinando, come detto in merito all’IVA (cfr. , il Quotidiano IPSOA del 7 ottobre 2010), la rateizzazione delle somme dovute a seguito delle attività di liquidazione automatica e di controllo formale delle dichiarazioni, ai sensi degli articoli 36-bis e 36-ter, D.P.R. n. 600/1973.

L’art. 3-bis citato stabilisce che alle rate successive alla prima si applicano gli interessi pari al 3,5% annuo.

Interessi sui ritardati versamenti
Sempre fino all’entrata in vigore delle leggi regionali, la riscossione dell’IRAP è disciplinata dall’art. 30, D.Lgs. n. 446/1997, secondo cui:

«fino a quando non hanno effetto le leggi regionali di cui all’articolo 24 , per la riscossione dell’imposta si applicano le disposizioni dei commi seguenti. L’imposta dovuta a ciascuna regione in base alla dichiarazione è riscossa mediante versamento del soggetto passivo da eseguire con le modalità e nei termini stabiliti per le imposte sui redditi. Nel periodo di imposta per il quale la dichiarazione deve essere presentata sono dovuti acconti dell’imposta ad esso relativa secondo le disposizioni previste per le imposte sui redditi. Gli acconti sono versati con le modalità e nei termini per queste stabiliti. L’imposta risultante dalle dichiarazioni annuali non è dovuta o, se il saldo è negativo, non è rimborsabile, se i relativi importi spettanti a ciascuna regione non superano lire 20.000; per lo stesso importo, non si fa luogo, ad iscrizione nei ruoli, nè a rimborso. Con le leggi regionali di cui all’articolo 24 il predetto importo può essere adeguato. In deroga alla disposizione del comma 2 i soggetti che determinano la base imponibile ai sensi dell’articolo 10 bis), comma 1, versano l’acconto mensilmente, con le modalità e nei termini stabiliti con decreto del ministro delle Finanze, di concerto con il ministro del Tesoro, del bilancio e della programmazione economica, sentita la conferenza Stato-Regioni, in un importo pari a quello risultante dall’applicazione dell’aliquota prevista nell’articolo 16, comma 2, all’ammontare degli emolumenti ivi indicati corrisposti nel mese precedente.

Qualora l’ammontare dell’imposta dovuta a ciascuna regione sia pari o inferiore a lire 20.000, l’obbligo di versamento rimane sospeso fino alla scadenza successiva per la quale la somma complessiva da versare sia almeno pari al predetto importo. La riscossione coattiva dell’imposta avviene mediante ruolo sulla base delle disposizioni che regolano la riscossione coattiva delle imposte sui redditi, mediante ruoli affidati ai concessionari senza l’obbligo del non riscosso. Per lo svolgimento di attività di pagamento e riscossione dell’imposta, le banche sono remunerate in conformità a quanto previsto dalle convenzioni di cui agli articoli 19, comma 5, e 24, comma 8, del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241 mentre per i concessionari si applicano le disposizioni di cui all’articolo 61 del decreto del Presidente della Repubblica 28 gennaio 1988, n. 43″.

Pertanto, il termine stabilito dalla legge (ad esempio, 16 giugno per le persone fisiche e il giorno 16 del sesto mese successivo a quello di chiusura del periodo di imposta per i soggetti IRES) per effettuare il versamento a saldo dell’imposta dovuta rappresenta il giorno dal quale si fanno decorrere i 30 giorni per il versamento dell’imposta con una maggiorazione dello 0,40% a titolo di interesse corrispettivo.

Agli importi dovuti a titolo di saldo o di primo acconto IRAP si applica la disciplina della rateizzazione dettata dall’art. 20, D.Lgs. n. 241/1997. Pertanto, sulle rate successive alla prima si applicano gli interessi nella misura del 4%, così come stabilito dall’art. 5 del D.M. 21 maggio 2009.

 

Autore Maurizio Villani

Gl’ interessi sui rimborsi dell’ Iva.

Un articolo sugl’ interessi relativi ai rimborsi Iva a firma di Maurizio Villani, Ipsoa Editore, Pmi Microsoft ©  –  I diritti sono riservati.

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Interessi sui rimborsi IVA, doppio binario per la decorrenza.

Il D.M. 21 maggio 2009 ha modificato la misura del tasso di interessi fissato per i rimborsi in materia IVA, dovuti nella misura del 2% annuo, a decorrere dal 1° gennaio 2010; l’interesse così stabilito ha decorrenza differente a seconda che destinatario del rimborso sia un contribuente residente o non residente nel territorio della Comunità.

Interessi sui ritardati versamenti IVAI versamenti dell’imposta sul valore aggiunto sono disciplinati dall’art. 38, D.P.R. 633/1972, in base al quale:«i versamenti previsti dagli artt. 27 , 30 e 33 devono essere eseguiti al competente ufficio dell’IVA mediante delega del contribuente ad una delle aziende di credito di cui all’ art. 54 del regolamento per l’amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello Stato, approvato con R.D. 23 maggio 1924, n. 827 ovvero ad una delle casse rurali e artigiane di cui al R.D. 26 agosto 1937, n. 1706, modificato con la L. 4 agosto 1955, n. 707, avente un patrimonio non inferiore a lire cento milioni. La delega deve essere rilasciata presso una qualsiasi dipendenza dell’azienda delegata sita nel territorio dello Stato. L’azienda delegata deve rilasciare al contribuente una attestazione recante l’indicazione dell’importo dell’ordine di versamento e della data in cui lo ha ricevuto e l’impegno di effettuare il versamento all’ufficio per conto del contribuente entro il quinto giorno successivo. La delega e` irrevocabile ed ha effetto liberatorio per il delegante. Le caratteristiche e le modalità di rilascio dell’attestazione, nonché le modalità per l’esecuzione dei versamenti agli uffici dell’imposta sul valore aggiunto, per la trasmissione dei relativi dati e documenti all’amministrazione e per i relativi controlli sono stabilite con decreto del Ministro delle finanze di concerto con il Ministro del tesoro. I versamenti diversi da quelli indicati nel primo comma devono essere eseguiti direttamente all’Ufficio dell’imposta sul valore aggiunto o in contanti o mediante assegni circolari non trasferibili intestati all’ufficio stesso o mediante altri titoli di credito bancario o postali a copertura garantita.

Il versamento mediante assegni circolari o titoli bancari o postali può essere eseguito anche a mezzo posta con lettera raccomandata, nella quale deve essere specificata la causale del versamento.

L’ufficio rilascia quietanza nelle forme e con le modalità stabilite con decreto del Ministro delle finanze anche in deroga alle disposizioni contenute negli articoli 238 e 240 del regolamento per l’amministrazione del patrimonio e per la contabilità generale dello Stato, approvato con regio decreto 23 maggio 1924, n. 827».

Fino al 1999 (data della sua abrogazione avvenuta ai sensi dell’art. 37, D.Lgs. n. 46/1999, così come modificato dall’art. 2, D.Lgs. n. 193/2001), l’art. 60, comma 2, del decreto IVA stabiliva che «sulle somme dovute a norma dei precedenti commi si applicano gli interessi calcolati al saggio indicato nell’ art. 38 bis, con decorrenza dal sessantesimo giorno successivo alla scadenza del termine del 5 marzo dell’anno solare cui si riferisce l’accertamento o la rettifica».

Pertanto, al ritardato pagamento delle somme dovute dal contribuente si applicava il tasso di interesse nella stessa misura stabilita per i ritardati rimborsi IVA da parte dell’amministrazione finanziaria, disciplinati appunto dall’art.38-bis, D.P.R. n. 633/1972.

L’art. 38-bis stabilisce (comma 1) che:

«i rimborsi previsti nell’articolo 30 sono eseguiti, su richiesta fatta in sede di dichiarazione annuale, entro tre mesi dalla scadenza del termine di presentazione della dichiarazione prestando, contestualmente all’esecuzione del rimborso e per una durata pari a tre anni dallo stesso, ovvero, se inferiore, al periodo mancante al termine di decadenza dell’accertamento, cauzione in titoli di Stato o garantiti dallo Stato, al valore di borsa, ovvero fideiussione rilasciata da un’azienda o istituto di credito, comprese le casse rurali e artigiane indicate nel primo comma dell’articolo 38, o da una impresa commerciale che a giudizio dell’Amministrazione finanziaria offra adeguate garanzie di solvibilità o mediante polizza fideiussoria rilasciata da un istituto o impresa di assicurazione.

Per le piccole e medie imprese, definite secondo i criteri stabiliti dai decreti del Ministro dell’industria, del commercio e dell’artigianato del 18 settembre 1997 e del 27 ottobre 1997, di adeguamento alla nuova disciplina comunitaria, dette garanzie possono essere anche prestate, dai consorzi o cooperative di garanzia collettiva fidi di cui all’articolo 29 della legge 5 ottobre 1991, n. 317, iscritti negli elenchi previsti dagli articoli 106 e 107 del testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia, di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, e successive modificazioni.

Per i gruppi di società, con patrimonio risultante dal bilancio consolidato superiore a 500 miliardi di lire, la garanzia può essere prestata mediante la diretta assunzione da parte della società capogruppo o controllante di cui all’art. 2359 del codice civile della obbligazione di integrale restituzione della somma da rimborsare, comprensiva dei relativi interessi, all’Amministrazione finanziaria, anche per il caso di cessione della partecipazione nella società controllata o collegata. In ogni caso la società capogruppo o controllante deve comunicare in anticipo all’Amministrazione finanziaria l’intendimento di cedere la partecipazione nella società controllata o collegata.

La garanzia concerne anche crediti relativi ad annualità precedenti maturati nel periodo di validità della garanzia stessa.

Dall’obbligo di prestazione delle garanzie sono esclusi i soggetti cui spetta un rimborso di imposta di importo non superiore a lire 10 milioni.

Sulle somme rimborsate si applicano gli interessi in ragione del 5 per cento annuo, con decorrenza dal novantesimo giorno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, non computando il periodo intercorrente tra la data di notifica della richiesta di documenti e la data della loro consegna, quando superi quindici giorni.

Con provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate sono definite le ulteriori modalità ed i termini per l’esecuzione dei rimborsi previsti dal presente articolo».

L’abrogazione dell’art. 60 ha comportato un vuoto legislativo per quanto riguarda l’ammontare del tasso di interesse applicabile alle imposte o maggiori imposte accertate.

Infatti la norma abrogata stabiliva l’applicabilità dello stesso tasso di interesse stabilito per i rimborsi, anche per le somme accertate dovute dal contribuente.

L’art. 23, D.Lgs. n. 46/1999 prevede espressamente che «le disposizioni previste dall’articolo 15 primo comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, come sostituito dall’articolo 4 del decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 462, nonché i termini di decadenza di cui all’articolo 25 comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, si applicano anche all’imposta sul valore aggiunto».

Per tutto quanto detto, fino ad ora, in materia IVA si rileva una genericità delle disposizioni riguardanti gli interessi applicabili ai ritardati versamenti dell’imposta, essendo venuto meno, a seguito di abrogazione, l’art. 60, D.P.R. n. 633/1972 che disciplinava i criteri per l’individuazione dell’ammontare dei tassi applicabili alle fattispecie di ritardati versamenti.

L’art. 2 dello Statuto del contribuente disciplina i principi di chiarezza e trasparenza delle norme tributarie. Purtroppo, a tale principio non sempre viene riconosciuta la giusta rilevanza.

Interessi applicati sulle somme accertate

L’art. 3-bis, D.Lgs. n. 462/1997 (introdotto dalla legge n. 244/2007) disciplina la rateazione delle somme dovute a seguito di liquidazione automatica, fissando il relativo tasso di interessi applicabile al 3,5% annuo. Stabilisce, infatti, al comma 3, che «l’importo della prima rata deve essere versato entro il termine di trenta giorni dal ricevimento della comunicazione.

Sull’importo delle rate successive sono dovuti gli interessi al tasso del 3,5 per cento annuo, calcolati dal primo giorno del secondo mese successivo a quello di elaborazione della comunicazione.

Le rate trimestrali nelle quali il pagamento è dilazionato scadono l’ultimo giorno di ciascun trimestre».

Interessi sui rimborsi

Gli articoli che disciplinano i rimborsi in materia di IVA sono gli articoli 38-bis, 38-bis1, 38-bis2 e 38-ter, i quali sanciscono le regole da applicare rispettivamente all’esecuzione:
-dei rimborsi in generale;
-dei rimborsi dell’imposta assolta in altri Stati membri della Comunità;
-dei rimborsi a soggetti non residenti stabiliti in un altro Stato membro della Comunità;
-dei rimborsi a soggetti non residenti stabiliti in Stati non appartenenti alla Comunità.L’art. 1, comma 2, D.M. 21 maggio 2009 ha modificato la misura del tasso di interessi fissato per i rimborsi in materia IVA,

stabilendo che «gli interessi per i rimborsi in materia di imposta sul valore aggiunto, previsti dagli articoli 38-bis e 38-ter del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633,

sono dovuti nella misura del 2 per cento annuo, a decorrere dal 1° gennaio 2010».

L’interesse così stabilito (2% annuo) ha decorrenza differente a seconda che destinatario del rimborso sia un contribuente residente o non residente nel territorio della Comunità:
-nel primo caso, gli interessi si calcolano dal 90° giorno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, all’interno della quale viene presentata l’istanza di rimborso;
-nel secondo caso, gli interessi decorrono dal 180° giorno successivo a quello in cui è stata presentata la dichiarazione, nella quale viene presentata l’istanza di rimborso.

Vedi Tabella

iva

Patente a punti: le nuove regole e i provvedimenti.

Con l’ entrata in vigore delle nuove regole sulla patente a punti in alcuni casi i provvedimenti sono leggermente più morbidi ma comunque è bene sempre cercare di scansarli se non si vogliono avere delle noie.

Pertanto sulla strada essere prudenti e aggiornati rimane  la miglior cosa da fare, sia per la velocità che per le altre infrazioni, ma soprattutto per la nostra sicurezza e la propria…….. salute.

Basta un attimo per perdere la Vita e toglierla agl’ altri.

Un articolo a firma congiunta di Stefano Manzelli ed Enrico Santi che illustrano dettagliatamente le ultime regolamentazioni in materia.

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Tutte le novità della patente a punti.

La patente a punti si rifà il look

Dall’autotrasporto ai dispositivi di illuminazione: tutte le novità entrate in vigore da agosto.

 

 Eccesso di velocità e pause violate: cambiano le penalitàRimodulata dal 13 agosto la tabella delle decurtazioni dei punti patente con particolare riferimento all’eccesso di velocità, all’inosservanza dei tempi di guida e di riposo degli autotrasportatori e alle regole ordinarie di condotta. Ma attenzione anche a certe imprecisioni: per esempio hanno azzerato le penalità per chi non tiene le luci accese. È questo l’effetto più evidente sulla patente a punti della legge n. 120/2010 che ha riformato per l’ennesima volta il codice stradale.

DECURTAZIONI DI PUNTI
Infrazioni Vecchie regole Nuove regole
Eccesso di velocità Oltre il limite:

fino a 10 km/h: 0 punti
da 10 a 40 km/h: 5 punti
da 40 a 60 km/h: 10 punti
oltre 60 km/h: 10 punti
Oltre il limite:

fino a 10 km/h: 0 punti
da 10 a 40 km/h: 3 punti
da 40 a 60 km/h: 6 punti
oltre 60 km/h: 10 punti
Attività di trasporto di persone o cose 2 punti per il mancato rispetto dei tempi di guida e riposo Rimodulazione delle decurtazioni in rapporto all’entità della durata temporale della violazione rispetto ai tempi di guida e riposo. Non è più prevista la decurtazione se la violazione del riposo settimanale non eccede del 10% il limite prescritto.
Dispositivi di illuminazione 2 punti per l’inosservanza dell’obbligo di usare le luci durante la marcia dei veicoli Formalmente non è possibile applicare la decurtazione di punti per l’errata indicazione del c. 3 dell’art. 152 nella tabella dei punteggi
Spazi e strutture riservate ai veicoli al servizio di persone invalide Violazioni:

art. 158, c. 2, lett. g): 2 punti
art. 188, c. 4: 0 punti
Violazioni:

art. 158, c. 2, lett. g): 2 punti
art. 188, c. 4: 2 punti
Mancata precedenza ai pedoni sugli attraversamenti pedonali e agli invalidi 5punti 8 punti
Mancata precedenza ai pedoni sulle strade prive di attraversamenti pedonali 2 punti 4 punti

 

Eccesso di velocità

Per le violazioni commesse dal 13 agosto in poi, scende da 5 a 3 punti la decurtazione per chi supera i limiti di velocità di oltre 10 km/h e di non oltre 40 km/h.

Tra 40 e 60 km/h oltre il limite consentito, la multa aumenta da 370 a 500 euro, ma scendono da 10 a 6 i punti tagliati sulla patente.

Invece in caso di velocità in eccesso di 60 km/h rispetto al limite massimo, la multa sale da 500 a 779 euro, restando invariata la decurtazione di dieci punti sulla licenza di guida.

 

Autotrasporto

Introdotta la decurtazione di due punti per le violazioni relative alle interruzioni. Invece, l’inosservanza dei periodi giornalieri di guida e riposo comporta delle penalità differenziate.

Se la violazione è di oltre il 10% rispetto ai limiti temporali, la decurtazione di cinque punti per i veicoli muniti di cronotachigrafo e la diminuzione di due e cinque punti per i veicoli non muniti di cronotachigrafo se la violazione riguarda rispettivamente i periodi massimi di guida e i periodi minimi di riposo.

La diminuzione di dieci punti se la violazione è di oltre il 20% rispetto ai predetti periodi (per tutti i veicoli, con o senza cronotachigrafo).

In caso di mancato rispetto dei limiti settimanali si applica, sia per i veicoli muniti di cronotachigrafo che per quelli sprovvisti, la decurtazione di uno e tre punti se la violazione è di oltre il 10% in rapporto rispettivamente ai periodi massimi di guida e ai periodi minimi di riposo.

Scatterà il taglio di due o cinque punti se l’infrazione supera di oltre il 20% rispettivamente i periodi massimi di guida o i periodi minimi di riposo.

Si deve evidenziare che non è più prevista la decurtazione di due punti per il mancato rispetto del riposo settimanale se la violazione resta contenuta entro il 10% del limite previsto. Facendo riferimento al periodo di riposo settimanale di 45 ore, non scatta più la decurtazione, né altra sanzione, per chi effettua un riposo di 40 ore e 30 minuti, o superiore; con riferimento invece al periodo di riposo settimanale di 24 ore, nessuna misura punitiva si applica per chi riposa soltanto per 21 ore e 36 minuti o più.

 

Dispositivi di illuminazione

Con la riscrittura dell’art. 152 del Codice della strada, la sanzione per chi non osserva gli obblighi relativi all’uso dei dispositivi di illuminazione durante la marcia dei veicoli viene prevista ora dal comma 2 e non più dal comma 3, abrogato dal 13 agosto.

Tuttavia, la tabella ufficiale in calce all’art. 126-bis del Codice della strada continua tuttora a prevedere la decurtazione di un punto in relazione al comma 3 (ora abrogato) dell’art. 152. Pertanto, stando alla lettura formale delle disposizioni, non è più applicabile la decurtazione di un punto per i conducenti di veicoli a motore durante la marcia fuori dei centri abitati e i conducenti di ciclomotori, motocicli, tricicli e quadricicli anche durante la marcia nei centri abitati, qualora non usino le luci di posizione, i proiettori anabbaglianti e, se prescritte, le luci della targa e le luci d’ingombro.

 

Altre violazioni

È stata introdotta la decurtazione di 2 punti per la violazione di cui all’art. 188, c. 4, del codice stradale, commessa da chi usufruisce delle strutture riservate alla circolazione e alla sosta dei veicoli al servizio delle persone invalide senza avere il contrassegno per invalidi o facendone un uso improprio.

Resta la decurtazione di due punti già prevista per la violazione dell’art. 158, c. 2, lett. g), compiuta da chi parcheggia negli spazi riservati alla fermata o alla sosta dei veicoli per persone invalide e in corrispondenza degli scivoli o dei raccordi tra i marciapiedi, rampe o corridoi di transito e la carreggiata utilizzati dagli stessi veicoli.

Infine, sale da 5 a 8 punti la decurtazione per chi non dà la precedenza ai pedoni che transitano su attraversamenti pedonali e agli invalidi e aumenta e da 2 a 4 punti la decurtazione per il conducente che, sulle strade prive di attraversamenti pedonali, non dà la precedenza ai pedoni che hanno già iniziato l’attraversamento impegnando la carreggiata.

Non si applica più invece la decurtazione di 10 punti per chi, sulle carreggiate, sulle rampe o sugli svincoli delle autostrade o strade extraurbane principali, inverte il senso di marcia o attraversa lo spartitraffico, anche all’altezza dei varchi, nonché percorre la carreggiata o parte di essa nel senso di marcia opposto a quello consentito; per tali violazioni scatta ora la revoca della patente.

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Le nuove regole per il trasferimento della sede sociale all’estero.

Il trasferimento di una sede sociale all’ estero, da parte di aziende e ditte, è da sempre un argomento molto delicato e talvolta può nascondere fini poco leciti e soprattutto intesi ad evitare le regole del fisco italiano e pertanto indurre all’ evasione e ingannare i creditori.

Alcune recenti sentenze dei Tribunali, Cassazione compresa, confermano un inversione di tendenza da parte della Giustizia e del Governo in materia di giurisdizione, mentre nuove disposizioni sono state approvate nella manovra correttiva del 2010.

In questo esaustivo articolo a firma di Bruno Pagamici ( Ipsoa Editore e Microsoft Pmi ) vengono spiegate le nuove regole per il trasferimento della sede sociale all’ estero.

I diritti sono riservati.

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denaro

 

 

 

 

 

 

 

Nuove regole per il trasferimento della sede sociale all’estero.

Giro di vite sul trasferimento della sede sociale all’estero. Per fronteggiare l’evasione fiscale e per tutelare i creditori in Italia, la manovra correttiva 2010 estende le comunicazioni obbligatorie all’Agenzia delle entrate e alle operazioni straordinarie oltre frontiera (fusioni, scissioni, conferimenti, ecc.).

Il trasferimento della sede sociale all’estero, talvolta, è strumentale al conseguimento di indebiti risparmi di imposta, mediante la sottrazione di base imponibile a beneficio di ordinamenti caratterizzati da sistemi fiscali maggiormente accondiscendenti.Al fine di ridurre il ricorso a pratiche di evasione fiscale, il comma 4 dell’art. 1 del DL 25 marzo 2010, n. 40 (convertito, con modificazioni, dalla Legge 22 maggio 2010, n. 73) ha disposto che, per le delibere assembleari approvate a decorrere dal 1° maggio 2010, nei casi di trasferimento all’estero della sede sociale, i soggetti interessati debbano notificare tale modifica esclusivamente tramite la Comunicazione unica di cui all’art. 9 del decreto-legge n. 7 del 2007.Tale obbligo è stato esteso dal legislatore anche a tutte le operazioni straordinarie, quali i conferimenti d’azienda, le fusioni e le scissioni societarie.In virtù del combinato disposto tra il comma in esame e la disciplina relativa alla Comunicazione unica, l’Agenzia delle entrate, l’INPS e l’INAIL riceveranno una duplice comunicazione – una dal contribuente e una dalla Camera di commercio – concernente la medesima delibera assembleare di modifica dello statuto per trasferimento della sede sociale all’estero.Tale disposizione si propone di fronteggiare le pratiche di evasione fiscale internazionale attuate mediante il trasferimento di sede all’estero da parte delle società italiane.Tale operazione, infatti, è talvolta strumentale al conseguimento di indebiti risparmi di imposta, mediante la sottrazione di base imponibile a beneficio di ordinamenti caratterizzati da sistemi fiscali maggiormente accondiscendenti.La conoscenza immediata, da parte dell’Agenzia delle entrate, del trasferimento all’estero della sede sociale è diretta a consentire maggiori verifiche fiscali in merito all’applicazione dell’art. 166 del TUIR.

Tale disposizione, infatti, prevede che il trasferimento della sede all’estero determina, ai fini fiscali, il realizzo di plusvalenze, soggette ad imposte sui redditi, per un ammontare corrispondente al valore normale dell’azienda commerciale trasferita.

Nel caso in cui la stessa, o parte di essa, confluisca in una stabile organizzazione in Italia, l’eventuale plusvalenza si considera realizzata nel momento in cui i componenti siano distolti dalla stabile organizzazione.

Dal punto di vista civilistico il trasferimento di sede all’estero è disciplinato dal Codice civile in maniera molto succinta nell’art. 2369.

Sul fenomeno del trasferimento della sede all’estero “fittizio o fraudolento” si è pronunciata diverse volte la Corte di Cassazione.

In una recente sentenza, le sezioni Unite civili della Suprema Corte di Cassazione (sentenza 9 aprile 2010, n. 8426) hanno ribadito che spetta al giudice italiano decidere sul fallimento della società trasferita all’estero al solo scopo di evadere le imposte.

Con la sentenza è stato respinto il ricorso di un imprenditore la cui società era stata dichiarata fallita in Italia nonostante avesse la sede in Romania.

I giudici avevano, infatti, rilevato, in fase istruttoria, che tale trasferimento era fittizio in quanto determinato da ragioni esclusivamente fiscali.

Lo stesso ricorrente, in sede di interpello, aveva riconosciuto che le cessioni di quote e le nomine degli amministratori erano false e che gli amministratori stranieri coinvolti erano dei prestanome ai quali erano state corrisposte delle somme per sottoscrivere gli atti.

Sulla base di tali considerazioni, pertanto, i giudici di legittimità hanno ritenuto che il centro degli interessi e l’attività di impresa della società fossero da considerare in Italia e, di conseguenza, la giurisdizione sul fallimento della stessa non poteva che spettare al giudice italiano.

La Suprema Corte, nella propria decisione, ha, quindi, confermato la competenza del giudice italiano nella ipotesi in cui il passaggio all’estero sia determinato solamente da ragioni fiscali.

La Suprema Corte ha ribadito un principio già espresso dalle medesime Sezioni in diverse sentenze, tra le quali si segnala la sentenza n. 25038 del 13 ottobre 2008.

Con tale sentenza la Cassazione è intervenuta per stabilire la reale natura e la reale finalità di un trasferimento di sede all’estero da parte dell’imprenditore in stato di insolvenza e ha affermato che in mancanza di un’effettiva attività imprenditoriale svolta dalla società trasferitasi all’estero (e dunque in presenza di un trasferimento soltanto fittizio) permane la competenza giurisdizionale del giudice italiano.

La Cassazione ha quindi concluso che la società che contestava la giurisdizione del giudice italiano «risulta essersi allontanata dall’Italia al solo fine di sottrarsi alle proprie responsabilità patrimoniali, da tempo accertate, da tempo quantificate, da tempo contestate, da tempo richieste dal creditore istante per la dichiarazione di fallimento. Essa soggiace, pertanto, alla giurisdizione del giudice italiano».

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La manovra che ha ridisegnato il redditometro.

Un interessante articolo a firma di Antonio Mastroberti, sulla manovra che ha ridisegnato il redditometro. Queste le novità.

Ipsoa Editore – Pmi Microsoft tutti i diritti riservati.

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La Manovra ridisegna il redditometro.

La novità: accertamento sintetico e redditometro.

 

Con la Manovra 2010 vengono rivisitate le procedure previste per il cd. Accertamento sintetico e per il redditometro, con effetti che si faranno sentire a partire dagli accertamenti relativi al periodo d’imposta 2009. Oltre alla specifica previsione del contraddittorio, è stato ridotto lo scostamento soglia (dal 25% al 20%) che apre le porte all’accertamento sintetico, ed è stato previsto il coinvolgimento dei Comuni nell’individuazione degli elementi utili per la determinazione del reddito accertabile.
Con decreto attuativo sarà poi rielaborata la lista degli indicatori da prendere in considerazione per il calcolo del reddito accertabile.

 

 La nuova versione dell’art. 38, commi da 4 ad 8, del D.P.R. n. 600/1973, introdotta con l’art. 22 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 in materia di accertamento sintetico e di redditometro, troverà applicazione solo a decorrere dal periodo d’imposta 2009, con il non trascurabile corollario per il quale in relazione ai precedenti periodi d’imposta ancora accertabili, essenzialmente dal 2005 al 2008, rimangono ferme le regole previgenti alle modifiche in esame. L’art. 22 appena citato prevede infatti che la modifica introdotta con la Manovra 2010 esplica effetti per gli accertamenti per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del D.L. n. 78/2010 (in base all’art. 56, il giorno stesso della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e dunque il 31 maggio 2010).
Tra gli obiettivi dichiarati nel provvedimento è stata rimarcata l’esigenza di allineare le procedure di accertamento sintetico all’evoluzione del contesto socio-economico, di perseguire standard di efficienza, e di introdurre garanzie per il contribuente, quali il contraddittorio preventivo, ma è appena il caso di sottolineare che le misure in esame vanno contestualizzate nell’ambito del potenziamento degli strumenti di lotta all’evasione fiscale, il che consente, ad esempio, di sottolineare il rilievo attribuito al coinvolgimento dei Comuni: l’art. 18 del D.L. n. 78/2010 prevede che gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate, prima di emettere gli avvisi di accertamento, inviano una segnalazione ai predetti Enti locali, i quali dispongono di 60 giorni per comunicare alle Entrate ogni elemento utile alla determinazione del reddito complessivo; va peraltro ricordato che nel nuovo quadro di stimolo alla lotta all’evasione, la partecipazione di detti enti locali è incentivata, in linea generale, mediante il riconoscimento di una quota pari al 33% delle maggiori somme relative ai tributi statali riscosse a titolo definitivo, oltre che su una parte delle correlate sanzioni.Accertamento sintetico e redditometro. Le modifiche apportate con l’art. 22 del D.L. n. 78/ 2010 hanno determinato l’integrale sostituzione dei commi da 4 ad 8 dell’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973, rubricato ‘‘accertamento sintetico’’, ed hanno apportato una obiettiva sistemazione a due istituti che si pongono tradizionalmente in un rapporto di genus a species.
A seguito di tali modifiche emerge pertanto il seguente quadro applicativo:

il comma quarto del citato art. 38 fissa la regola generale, secondo cui l’Ufficio può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta (accertamento sintetico); viene dunque ad essere stabilito un criterio generale di applicabilità dell’accertamento sintetico, che prescinde, a ben vedere, dagli stessi indicatori di reddito contemplati dal successivo comma;
va sottolineato che attualmente si prende in considerazione il reddito complessivo accertato lordo (e non più quello netto);
il comma quinto prevede invece il ricorso a specifici elementi indicativi di capacità contributiva, individuati da un decreto attuativo di prossima emanazione (ed a periodicità biennale), mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza (cd. redditometro).

Tradizionalmente l’accertamento ‘‘sintetico’’ si basa sulla sussistenza di elementi e circostanze di fatto certi (ad esempio, acquisto di un bene immobile, acquisto/possesso di autovetture, consumo di energia elettrica per uso domestico) che fanno presumere una capacità di spesa correlata ad esborsi di somme di denaro e a spese di gestione da confrontare con il reddito imponibile dichiarato; al riguardo in giurisprudenza è emerso, ad esempio, che non possono entrare in gioco a tal fine elementi-indice di capacità contributiva generici, quali il possesso di autovetture non identificate attraverso l’anno di acquisto e le loro caratteristiche specifiche o le spese di gestione familiare non dettagliate nelle circostanze concrete in cui le stesse si traducono (ad esempio: utenze per consumi di energia elettrica ad uso domestico, spese di ristrutturazione, ecc.). In realtà, il riferimento agli elementi e circostanze di fatto certi è scomparso nella nuova versione della disposizione in esame, che fa riferimento alle ‘‘spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta’’, ma appare evidente che ai fini della concreta rilevanza di ciascuna spesa o bene nell’ambito delle procedure in esame non si possa prescindere da elementi che indichino con certezza il possesso del bene o il sostenimento della stessa spesa. E ` dunque da ritenere che la portata del riferimento alle spese di qualsiasi genere dovrebbe indicare un raggio di azione pressoché illimitato per l’Ufficio accertatore, al quale tuttavia spetta comunque il compito di assicurarsi, sul piano documentale, che il bene o la spesa sia riconducibile alla posizione del contribuente.

‘‘Vecchio redditometro’’
Ai fini della concreta applicazione del redditometro rilevano, avendo a mente l’impostazione emersa con il D.M. 10 settembre 1992: 

aeromobili; navi e imbarcazioni da diporto; autoveicoli; altri mezzi di trasporto a motore; roulotte; l’esempio che è circolato in questi giorni è quello di un contribuente che acquista un auto il cui valore è il doppio del reddito annuo dichiarato;
residenze principali e secondarie (sia ad esempio in proprietà che in locazione, ma anche se detenute in multiproprietà);
collaboratori familiari;
cavalli da corsa o da equitazione;
assicurazioni di ogni tipo, escluse quelle relative all’utilizzo di veicoli a motore, sulla vita e contro infortuni e malattie.

Questi beni non rilevano, in particolare, se sono relativi ad attività di impresa o all’esercizio di arti o professioni, sempre che tale utilizzo non dipenda da una mera operazione di fittizia intestazione.
Anche con il quadro applicativo sinora utilizzato rimane comunque ferma la possibilità di fare ricorso a tali fini anche a altri elementi e circostanze di fatto indicativi di capacità contributiva.

Si pensi, ad esempio, al pagamento di consistenti rate di mutuo, di canoni di leasing relativi a beni di lusso, di spese per arredi di beni di lusso di abitazioni, per frequenti viaggi e crociere, per l’affitto di ‘‘posti barca’’, per acquisti di beni di particolare valore, quali quadri, sculture, gioielli, reperti di interesse storico, hobby particolarmente costosi come la partecipazione a rally, gare di motonautica, etc. (circolare n. 1/2008, Guardia di Finanza).

 

Il punto di partenza è dunque dato dal riscontro in merito al possesso di un bene od al sostenimento della spesa. Una volta fatto ciò , i beni in esame vengono ad essere valorizzati attraverso l’applicazione di specifici moltiplicatori. In genere il valore di determinate spese è indice di un reddito più alto, in base alle regole che comunemente determinano il comportamento di ciascun individuo. E ` di intuitiva comprensione che non è possibile spendere più di quello che si guadagna, ma è evidente che la spesa potrebbe essere favorita anche da altre specifiche situazioni, invocabili da parte del contribuente in sede di contraddittorio.

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Iva 2010, ancora delucidazioni.

Iva 2010, delucidazioni sul modello, istruzioni, i soggetti interessati e le novità di quest’anno, un articolo a firma di Francesco Scopacasa . Pmi Microsoft – Ipsoa Editore – diritti riservati.

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IVA 2010: Il modello e le istruzioni.

Con provvedimento 15 gennaio 2010 sono stati approvati i modelli, con le relative istruzioni, concernenti le dichiarazioni Iva 2010 relative all’anno 2009.

 

Contenuti della dichiarazione annuale
I contenuti della dichiarazione IVA sono stabiliti dall’art. 8, comma 2, del D.P.R. n. 322/1998, che ha apportato notevoli semplificazioni rispetto al previgente testo dell’art. 28 del D.P.R. n. 633/1972.Dati essenziali
È prevista infatti l’indicazione dei dati e degli elementi necessari per l’individuazione del contribuente, per la determinazione dell’ammontare delle operazioni e dell’imposta e per l’effettuazione dei controlli. Tale generica formulazione persegue lo scopo di consentire all’Amministrazione finanziaria di modificare, in ciascun anno, la composizione dei dati richiesti, adattandola alle esigenze del singolo periodo d’imposta, senza dover attendere, di volta in volta, la modifica della normativa da parte del Parlamento.Dati informativi
Oltre a questi dati, essenziali per la determinazione dell’imposta a debito o a credito del contribuente, nel Modello possono essere richiesti altri dati anche con valore semplicemente “informativo”, con la sola esclusione di quelli che l’Amministrazione finanziaria è in grado di acquisire direttamente.

I Modelli di dichiarazione annuale: Modello unificato (UNICO), Modello autonomo (IVA 2010) e Modello semplificato (IVA Base)
La dichiarazione annuale dell’Imposta sul valore aggiunto deve essere presentata dai contribuenti, in via generale, con il Modello unificato (Modello UNICO 2010, relativo al periodo d’imposta 2009), unitamente alla dichiarazione dei redditi.

Inserimento in “UNICO” dei quadri del modello “IVA base”
Dall’anno 2010, determinati soggetti possono, in presenza di specifiche condizioni, presentare la Dichiarazione annuale IVA inserendo in UNICO un modello IVA semplificato, denominato “IVA base” .

Nel Modello unificato UNICO dovevano essere inserite in passato, ricorrendone i presupposti, anche la dichiarazione IRAP e la dichiarazione relativa agli obblighi del contribuente in qualità di sostituto d’imposta.

Modello IVA autonomo
Alcune categorie di contribuenti IVA, che costituiscono un numero limitato di soggetti, sono invece tenute a presentare la dichiarazione dell’IVA con il Modello autonomo (IVA 2010, relativo al periodo d’imposta 2009, V. oltre, “Presentazione della dichiarazione annuale: soggetti obbligati”).

I Quadri IVA dei due Modelli sono identici ma va tenuto presente che, in caso di presentazione del Modello unificato deve essere utilizzato:

Uso alternativo del Frontespizio e dei Quadri VX e RX
I contribuenti tenuti alla presentazione del Modello unificato, devono compilare il Frontespizio compreso nel Modello unificato e non quello compreso nel Modello autonomo. Inoltre, in luogo del Quadro VX contenuto nel Modello autonomo, deve essere compilato il corrispondente Quadro RX del Modello unificato.

Il Quadro VX interessa quindi i soli soggetti che presentano la dichiarazione in forma autonoma e, in caso di utilizzo di più moduli, deve essere compilato solo sul modulo n. 01.

In effetti, quindi, a differenza di quanto avveniva in passato, non si tratta di due distinti Modelli di dichiarazione annuale IVA, ma piuttosto di un solo Modello IVA che viene presentato dalla generalità dei contribuenti in forma unificata con i Modelli di dichiarazione dei redditi e invece, da taluni contribuenti, in forma autonoma.

Al momento della chiusura del presente volume per la stampa, è stato approvato dall’Agenzia delle Entrate con provvedimento del 15 gennaio 2010 il solo Modello autonomo IVA 2010, al quale si riferiscono le note di commento. Il Modello unificato UNICO 2010 dovrà essere approvato entro il 31 gennaio 2010. Tuttavia, come è indicato in seguito, tra i due Modelli non sussistono differenze relativamente ai quadri IVA.

Autore: Francesco Scopacasa

 

IVA 2010: Soggetti interessati.

 

Presentiamo l’elenco dei soggetti che devono provvedere alla compilazione del Mod. Iva 2010.

 

Soggetti obbligati alla presentazione del Modello autonomo
Sono obbligati alla presentazione della dichiarazione IVA, in linea generale, tutti i contribuenti IVA, cioè i soggetti titolari di numero di partita IVA, anche se non hanno effettuato operazioni imponibili (V. art. 8, comma 1, del D.P.R. n. 322/1998).Tra i soggetti obbligati alla presentazione della dichiarazione IVA occorre distinguere tra:

soggetti obbligati alla presentazione del Modello autonomo IVA 2010, e
soggetti obbligati alla presentazione del Modello unificato UNICO 2010.

Quadro di sintesi: modello “autonomo” e soggetti obbligati

Soggetti obbligati alla presentazione del Modello autonomo IVA 2010 A) Società di capitali ed enti soggetti a IRES, con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, e società di persone o altri soggetti diversi dalle persone fisiche, con periodo d’imposta chiuso anteriormente al 31 dicembre 2009.B) Società controllanti e controllate che hanno partecipato alla liquidazione “di gruppo”, anche per un periodo inferiore all’anno.C) Soggetti (ad esempio: società incorporante) che, a seguito di una operazione straordinaria o altra trasformazione sostanziale soggettiva, presentano nella propria dichiarazione il modulo relativo ad altro soggetto (ad esempio: società incorporata), che abbia partecipato durante l’anno alla procedura della liquidazione di gruppo.

D) Soggetti (ad esempio: società incorporante) che a seguito di una operazione straordinaria o altra trasformazione sostanziale soggettiva avvenuta nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2010 e la data di presentazione della dichiarazione relativa al 2009, presentano nella propria dichiarazione il modulo relativo ad altro soggetto (ad esempio: società incorporata), che si sia estinto a seguito dell’operazione (nell’esempio fatto: fusione per incorporazione).

E) Soggetti non residenti che si sono avvalsi di un rappresentante fiscale in Italia.

F) Soggetti non residenti che si sono identificati direttamente ai sensi dell’art. 35-ter del D.P.R. n. 633/1972.

G) Curatori fallimentari e commissari liquidatori per le dichiarazioni presentate per conto dei soggetti falliti o posti in liquidazione coatta amministrativa.

H) Venditori “porta a porta” e altri particolari soggetti.

Soggetti che hanno la facoltà di presentare il Modello autonomo IVA 2010 I) Soggetti la cui dichiarazione annuale evidenzia un credito che gli stessi intendono:utilizzare in compensazione;chiedere a rimborso.

 

Il Modello autonomo costituisce l'”eccezione”
L’obbligo di compilare la dichiarazione IVA sul Modello “autonomo” costituisce un’eccezione, rispetto al Modello unificato e, come tale, è limitato ai seguenti soggetti:

A) Soggetti obbligati in relazione al periodo d’imposta:

società di capitali e altri enti soggetti ad IRES, con periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, e
società di persone, o altri soggetti diversi dalle persone fisiche, con periodo d’imposta chiuso anteriormente al 31 dicembre 2009.

B) Società controllanti e controllate che si sono avvalse della cosiddetta “liquidazione IVA di gruppo” di cui all’art. 73 del D.P.R. n. 633/1972
Tali società, che beneficiano di una forma speciale di compensazione dei debiti e crediti IVA nell’ambito del gruppo, non possono accedere all’ulteriore beneficio della compensazione cosiddetta “orizzontale” dei crediti IVA con i debiti per altri tributi, di cui all’art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997.
Questo beneficio era già stato negato fin dall’anno 1999 con provvedimento amministrativo, ed é attualmente escluso normativamente dal quarto periodo dell’art. 3, comma 1, del D.P.R. n. 322/1998, inserito con il D.P.R. 14 ottobre 1999, n. 542.
Ne consegue che gli enti e le società che per l’anno 2009 hanno partecipato alla procedura di liquidazione dell’IVA di gruppo, anche se per un periodo inferiore all’anno, devono presentare in via autonoma la dichiarazione annuale IVA entro il 30 settembre 2010 e non devono comprendere la dichiarazione IVA in quella unificata (nel caso in cui siano tenuti alla presentazione dell’UNICO per le altre dichiarazioni).
La C.M. n. 57/E del 5 marzo 1999, par. 1.1 aveva già precisato che la dichiarazione deve essere autonomamente presentata anche nel caso in cui la società sia uscita dal gruppo nel corso dell’anno. Il termine del 30 settembre 2010 resta fermo sia nell’ipotesi di trasmissione telematica tramite un intermediario abilitato o una società del gruppo incaricata, sia nell’ipotesi di presentazione diretta in via telematica, da parte della controllante senza avvalersi né di un intermediario, né di una società del gruppo. Entro lo stesso termine deve essere presentato al competente agente della riscossione [Le funzioni della riscossione sono attribuite all’Agenzia delle Entrate che le esercita tramite la Equitalia S.p.a. (già Riscossione S.p.a.), il cui capitale è detenuto per il 51 % dall’Agenzia delle Entrate e per il 49 % dall’INPS. A decorrere dal 1° ottobre 2006 i riferimenti contenuti in norme vigenti al previgente sistema di affidamento ai concessionari si intendono riferiti alla Equitalia S.p.a. (D.L. 30 settembre 2005, n. 203, conv. in legge 2 dicembre 2005, n. 248, art. 3] il Modello riepilogativo della liquidazione delle singole società partecipanti al gruppo (Modello IVA 26 LP/ 2010) e un esemplare del prospetto riepilogativo, sottoscritto in originale, redatti esclusivamente su Modelli cartacei; la precisazione era stata fornita, già in passato, dal Ministero delle Finanze con C.M. n. 68/ E del 3 marzo 1999, par. 1.1.
Anche le garanzie previste dall’art. 6 del D.M. 13 dicembre 1979 devono essere presentate unitamente al Modello IVA 26 LP/2010 entro lo stesso termine (C.M. n. 92/E del 26 aprile 1999, par. 1.4).

C) Soggetti (ad esempio: società incorporante) che, a seguito di una operazione straordinaria o altra trasformazione sostanziale soggettiva, presentano nella propria dichiarazione il modulo relativo ad altro soggetto (ad esempio: società incorporata), che abbia partecipato durante l’anno alla procedura della liquidazione di gruppo.
Si tratta dei vari casi di trasformazioni sostanziali soggettive (V. oltre, “Presentazione della dichiarazione annuale – Casi particolari con utilizzo di più moduli”), nei quali la sola società “dante causa” (nell’esempio fatto: la società incorporata) ha partecipato durante l’anno 2009 alla procedura di liquidazione “di gruppo”, mentre la società “avente causa” (nell’esempio fatto: la società incorporante), non ha partecipato (per scelta o perché, ad esempio, non possedeva i requisiti necessari per la partecipazione).

D) Soggetti (ad esempio: società incorporante) che a seguito di una operazione straordinaria o altra trasformazione sostanziale soggettiva avvenuta nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2010 e la data di presentazione della dichiarazione relativa al 2009, presentano nella propria dichiarazione il modulo relativo ad altro soggetto (ad esempio: società incorporata), che si sia estinto a seguito dell’operazione medesima (nell’esempio fatto: fusione per incorporazione).
Si tratta dei vari casi di trasformazioni sostanziali soggettive (V. oltre, “Presentazione della dichiarazione annuale – Casi particolari con utilizzo di più moduli”), nei quali si siano verificate due condizioni:
a) la trasformazione è avvenuta nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2010 e la data di presentazione della dichiarazione relativa al 2009;
b) la sola società “dante causa” si è estinta a seguito di tale trasformazione.

E) Soggetti non residenti che si sono avvalsi di un rappresentante fiscale in Italia (V. C.M. n. 57/E del 5 marzo 1999, par. 1.5).
I rappresentanti fiscali di soggetti non residenti in Italia sono tenuti a presentare la dichiarazione annuale IVA per conto dei loro rappresentati, entro il 30 settembre 2010 in via telematica.
Già in passato, il Ministero delle Finanze aveva precisato che tale dichiarazione deve essere presentata separatamente dalle dichiarazioni che il rappresentante fiscale è tenuto eventualmente a presentare in relazione alla propria posizione fiscale. (C.M. n. 57/E del 5 marzo 1999, par. 1.5).

F) Soggetti non residenti che si sono identificati direttamente ai sensi dell’art. 35-ter del D.P.R. n. 633/1972.
L’art. 35-ter del D.P.R. n. 633/1972 (introdotto dall’art. 1, comma 1, lett. b), del D.Lgs. 19 giugno 2002 n. 191 in attuazione di quanto previsto dalla Direttiva comunitaria 2000/65/CE, del 17 ottobre 2000), consente ai soggetti non residenti nel territorio dello Stato di assolvere direttamente gli obblighi ed esercitare i diritti in materia di IVA, a condizione che venga inviata un’apposita dichiarazione (su Modello ANR/3) all’Ufficio competente dell’Agenzia delle Entrate (Centro Operativo di Pescara), prima dell’effettuazione delle operazioni per le quali si vuole adottare il suddetto sistema.
La registrazione diretta è tuttavia incompatibile con l’istituto della rappresentanza fiscale; per gli adempimenti da effettuare in relazione alle varie ipotesi possibili, V. oltre, “Presentazione della dichiarazione annuale: casi particolari per determinate situazioni soggettive – E) Soggetti non residenti”.
L’identificazione diretta in Italia del soggetto comunitario non residente, non implica che tutte le operazioni da questi effettuate in Italia debbano essere effettuate con il numero di partita IVA ottenuto in Italia, ben potendo questi effettuare alcune operazioni in Italia valendosi del numero di partita IVA comunitario che gli è stato attribuito dal proprio Stato membro (Ris. Ag. E. n. 444/E del 19 novembre 2008).

Presenza di una stabile organizzazione in Italia
Nella prima parte dell’anno 2009, fino al 25 giugno 2009, la presenza di una stabile organizzazione in Italia del soggetto non residente era compatibile con l’istituto della rappresentanza fiscale o della registrazione diretta (precedente versione dell’art. 17 del D.P.R. n. 633/1972 nel testo come era stato modificato con il D.Lgs. 19 giugno 2002, n. 191, emanato in attuazione della Direttiva Comunitaria 2000/65/CE,).
Verificandosi nel corso dell’anno 2009 tale situazione, il soggetto non residente ha avuto l’obbligo di chiudere la posizione di questa seconda partita IVA e la dichiarazione annuale deve essere presentata in ogni caso dalla stabile organizzazione mediante utilizzo di un Frontespizio e di due moduli.

G) Curatori fallimentari, (V. C.M. n. 68/E del 3 marzo 1999, par. 1.5), e commissari liquidatori, per le dichiarazioni da questi presentate per conto dei soggetti falliti o sottoposti alla procedura di liquidazione coatta amministrativa (V. oltre, “Presentazione della dichiarazione annuale: casi particolari per determinate situazioni soggettive – C) Fallimento”).
Considerate le peculiarità delle disposizioni concernenti le procedure concorsuali, per le dichiarazioni presentate dal curatore per conto del soggetto fallito non si procede all’unificazione delle stesse (la precisazione era stata fornita, già in passato, dal Ministero delle Finanze con la C.M. n. 68/E del 3 marzo 1999, 1).
Le dichiarazioni devono, quindi, essere presentate autonomamente, nei termini stabiliti dalla legge per le singole dichiarazioni: la dichiarazione annuale IVA deve, pertanto, essere presentata entro il 30 settembre 2010, mediante invio telematico.

Le dichiarazioni possono essere presentate dal curatore ad un intermediario abilitato alla successiva trasmissione telematica, ovvero, qualora il curatore medesimo sia in possesso dei requisiti per richiedere l’abilitazione alla trasmissione, ha comunque la facoltà di trasmettere egli stesso in via telematica la dichiarazione annuale IVA entro il 30 settembre 2010. La dichiarazione deve essere presentata per ogni periodo d’imposta, fino alla chiusura della procedura concorsuale; il Modello IVA 2010 deve quindi essere utilizzato sia per le procedure aperte prima dell’anno 2009 ma che in tale anno erano ancora in corso, sia per le procedure aperte o concluse nel medesimo anno 2009.

H) Venditori “porta a porta” e altri soggetti per i quali non sussiste l’obbligo di presentazione della dichiarazione ai fini dei redditi, e che non sono sostituti d’imposta.

Per questi contribuenti che effettuano operazioni che non sono soggette alle imposte sui redditi e sono pertanto esonerati dall’obbligo di presentare la relativa dichiarazione, la presentazione della dichiarazione IVA in forma autonoma costituisce quindi una evidente necessità operativa.

Soggetti che hanno la facoltà di presentare il Modello unificato
I) Soggetti la cui dichiarazione annuale evidenzi un credito che gli stessi intendano:

a) utilizzare in compensazione;
b) chiedere a rimborso.

Al fine di contrastare gli abusi, l’art. 10 del D.L. n. 78/2009 (che ha modificato in tal senso l’art. 17 del D.Lgs. n. 241/1997), ha stabilito che la compensazione del credito IVA (annuale o infrannuale) per importi superiori a 10.000 euro l’anno, può essere effettuata solo a partire dal giorno 16 del mese successivo a quello di presentazione della dichiarazione o dell’istanza da cui il credito emerge.

In tale evenienza è stato consentito al contribuente (modificando in tal senso l’art. 3 del D.P.R. n. 322/1998), di “svincolare” la dichiarazione IVA dal Modello UNICO, e presentarla così in forma autonoma fin dal 1° febbraio, onde poter effettuare la compensazione del credito IVA già con la liquidazione del 16 marzo ovvero, ricorrendone i presupposti, di richiederne il rimborso.

Soggetti obbligati alla presentazione del Modello unificato
Il Modello unificato – UNICO 2010 – è relativo alle imposte sui redditi e all’IVA.

Nel Modello non è più consentito includere, come invece avveniva in passato, la dichiarazione relativa agli obblighi del sostituto d’imposta e la dichiarazione relativa all’IRAP; il contribuente deve quindi presentare separatamente queste dichiarazioni, se dovute (art. 3, comma 1, del D.P.R. n. 322/1998).

Il Modello unificato costituisce la “regola”
L’obbligo di presentare la dichiarazione IVA sul Modello “unificato” costituisce la regola; esso riguarda infatti i contribuenti che (art. 3, comma 1, del D.P.R. n. 322/1998):

hanno un periodo d’imposta coincidente con l’anno solare;
sono obbligati alla presentazione della dichiarazione dei redditi e dell’IVA.

Il Modello UNICO 2010 è quindi relativo alla generalità dei contribuenti, con la sola eccezione dei soggetti che sono stati sopra indicati nel paragrafo che precede e che sono tenuti, invece, a presentare la dichiarazione IVA in via “autonoma”.

Quadro RX alternativo al Quadro VX
I Quadri del Modello UNICO 2010 relativi all’IVA saranno identici ai corrispondenti Quadri del Modello IVA 2010 in versione autonoma, ad eccezione del Quadro VX, sostituito dal Quadro RX.

Soggetti esonerati
L’obbligo di presentazione della dichiarazione IVA riguarda, in via generale, tutti i soggetti passivi d’imposta, titolari di numero di partita IVA.

Sono invece esonerati dall’obbligo i seguenti soggetti (V. art. 8, comma 1, del D.P.R. n. 322/1998):
a) Contribuenti che nell’anno solare precedente hanno registrato esclusivamente operazioni esenti dall’imposta di cui all’art. 10 del D.P.R. n. 633/1972;
b) Contribuenti che si sono avvalsi della dispensa dagli obblighi di fatturazione e registrazione ai sensi dell’art. 36-bis del D.P.R. n. 633/1972 ed abbiano effettuato soltanto operazioni esenti;
c) Contribuenti minimi di cui all’art. 1, commi da 96 a 117, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;
d) Contribuenti esonerati ai sensi di specifiche disposizioni normative (V. oltre, Tavola esplicativa).

 

 

Novità del modello IVA 2010.

Scopriamo le novità di quest’anno.

Come ogni anno, nei modelli approvati sono presenti delle novità: vediamo quali sono le novità principali relative al Mod. Iva 2010. 

Modifiche nella composizione dei Quadri
Il Modello IVA 2010 presenta le seguenti novità rispetto al precedente Modello IVA 2009:

Frontespizio Tra i dati del contribuente sono state soppresse le indicazioni della residenza anagrafica delle persone fisiche e del domicilio fiscale dei soggetti diversi dalle persone fisiche. Questi dati non sono richiesti neppure relativamente al dichiarante che sia eventualmente diverso dal contribuente, salva l’ipotesi di soggetto non residente.Relativamente ai soggetti non residenti non è più richiesta l’indicazione della stabile organizzazione in quanto quest’ultima è divenuta incompatibile con la diretta operatività del soggetto non residente.E’ stato inserito in fondo un riquadro destinato ad accogliere la sottoscrizione da parte dell’organo di controllo contabile, che è adesso necessaria qualora si intenda effettuare compensazioni per un ammontare superiore ai 15.000 euro nell’anno.
Quadro VA Il Quadro è stato semplificato, riducendo le Sezioni da quattro a due, pur mantenendo la distinzione tra dati analitici (Sezione 1) e dati riepilogativi di tutte le attività (Sezione 2).Inoltre, alcune informazioni già contenute in questo Quadro sono state soppresse, mentre altre informazioni sono state trasferite nel Quadro VF (V. oltre).
Quadro VE E’ stato ampliato il numero delle Sezioni da quattro a cinque ed è stato modificato il rigo VE 30 che evidenzia le operazioni effettuate in regime di non imponibilità ma che tuttavia concorrono alla determinazione del “plafond” del contribuente.E’ stato inoltre modificato il rigo VE 36, relativo alle operazioni effettuate “ad esigibilità differita”, nel quale è stato inserito un campo per la separata evidenza delle operazioni effettuate nel regime della cosiddetta “IVA per cassa”.
Quadro VF E’ il Quadro che ha subito le modifiche più sostanziali e risulta adesso articolato in tre Sezioni e suddiviso su due fogli.Le informazioni del precedente Modello 2009 sono state mantenute nell’attuale Sezione 1, nella quale, peraltro, è stato eliminato il precedente rigo VF 12 contenente totali parziali di scarsa utilità, ed è stato ampliato il rigo VF 18 (già VF 17) relativo agli acquisti effettuati nell’anno ad esigibilità differita, ma con imposta detraibile in anni successivi, nel quale è stato inserito un campo per la separata evidenza degli acquisti effettuati nel regime della cosiddetta “IVA per cassa”.Inoltre, sono state inserite la Sezione 2 e la Sezione3.

Nella Sezione 2 sono state inserite, oltre ai totali degli acquisti e della relativa imposta aumentata o diminuita delle eventuali variazioni di cui all’art. 26, anche due informazioni che erano prima contenute nel Quadro VA:

– l’evidenza (imponibile e imposta) degli acquisti intracomunitari effettuati, e delle importazioni, nonché degli acquisti dalla Repubblica di San Marino con e senza l’applicazione dell’IVA da parte del fornitore (VF 33), e

– la suddivisione del totale complessivo degli acquisti in beni ammortizzabili, non ammortizzabili, destinati alla rivendita o alla produzione di beni o servizi e, in via residuale, delle altre tipologia di acquisti (VF 34).

Nella Sezione 3 invece, sono state riportate le informazioni già contenute nel soppresso Quadro VG, necessarie per la determinazione dell’IVA nei casi di applicazione di regimi forfetari, di indetraibilità per effetto del “pro-rata” relativo ad operazioni esenti, ecc.

Un ultimo riquadro, infine, contiene l’evidenza di “Casi particolari” che influiscono sulla detrazione (operazioni occasionali, rettifiche della detrazione, ecc.) e permette di stabilire in concreto l’ammontare dell’IVA ammessa in detrazione,

Quadro VG Il Quadro VG è stato soppresso e i contenuti sono stati parzialmente riportati nel Quadro VF.
Quadro VK E’ stata semplificata la Sezione3, relativa alla cessazione del controllo nel corso dell’anno, i cui righi sono stati ridotti da VK30-VK38 a VK30-VK36.
Quadro VL E’ stata semplificata la Sezione 1, relativa alla liquidazione dell’imposta annuale, dovuta o a credito per ciascuna attività, i cui righi sono stati ridotti da VL1-VL7 a VL1-VL4.Nella Sezione 3, relativa alla liquidazione dell’IVA complessivamente a debito o a credito per tutte le attività esercitate, sono stati invertiti fra loro i contenuti dei righi VL32 (adesso: “IVA a debito”) e VL33 (adesso: “IVA a credito”), Ciò in conformità alle analoghe indicazioni di debito/credito contenute in altri righi del medesimo Quadro VL (VL3/VL4 e VL38/VL39).Infine, nel rigo relativo ai Quadri compilati, è stata eliminata la casella relativa al soppresso Quadro VG.
Quadro VO Nel rigo VO33 è stata inserita la casella per consentire ai contribuenti interessati di manifestare la revoca dal regime dei “minimi”.
Quadro VX Nel rigo VX6, relativo al credito ceduto a seguito di opzione per il consolidato fiscale di cui all’art. 117 del TUIR, è stato inserito un campo per evidenziare il codice fiscale del soggetto consolidante.
Quadro VW Il Quadro VW accoglie la liquidazione annuale dell’IVA di “gruppo” e ricalca i contenuti del Quadro VL che accoglie invece la liquidazione annuale dell’IVA del singolo contribuente.Nelle Sezioni 1 e 2 del Quadro VW sono state pertanto apportate le medesime semplificazioni già indicate per le Sezioni 1 e 3 del Quadro VL.
Quadro VY Nel rigo VY6, relativo al credito ceduto a seguito di opzione per il consolidato fiscale di cui all’art. 117 del TUIR, è stato inserito un campo per evidenziare il codice fiscale del soggetto consolidante.
Modello VR E’ stata inserita la Sezione 4, contenente il Rigo VR8 nel quale devono essere indicate da parte delle società che partecipano alla liquidazione “di gruppo” le eccedenze di credito non trasferibili al gruppo IVA per gli anni 2007, 2008 e 2009.
Modello 74 bis Sono state apportate le seguenti modifiche:Nel Frontespizio:- nel riquadro “persone fisiche” sono stati eliminati i righi relativi all’indicazione della residenza anagrafica o (se diverso) domicilio fiscale;

– nel riquadro “soggetti diversi dalle persone fisiche” sono stati eliminati i righi relativi all’indicazione della sede legale o (se diverso) domicilio fiscale;

– nel riquadro “curatore fallimentare o commissario liquidatore” sono stati eliminati i riferimenti relativi al comune e relativi indirizzo, provincia e CAP; sono stati invece mantenuti, in un unico rigo, i dati relativi all’indirizzo di posta elettronica e del telefono o cellulare.

Nel Quadro AF:

nella Sezione 3, coerentemente con le modifiche apportate nei corrispondenti righi dei Quadri VL e VW, sono stati invertiti i righi AF33 (adesso “IVA a debito”) e AF34 (adesso “IVA a credito”).

Nelle Tavole che seguono è posta a confronto la sequenza dei quadri relativa al nuovo Modello IVA 2010, ed il relativo contenuto, con la sequenza del precedente Modello IVA 2009.

Tavola n. 1

IVA 2010 Titolo e contenuto dei quadri IVA 2009
Frontespizio FrontespizioInformativa ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs. 30.6.03 n. 196 Frontespizio
Dati anagrafici – Tipo di dichiarazione (correttiva nei termini; integrativa a favore; integrativa)- Dati del contribuente (persona fisica o soggetto diverso da persona fisica, soggetto non residente) e del dichiarante, se diverso dal contribuente- Domicilio per la notificazione degli atti

– Firma della dichiarazione e numero di moduli

– Invio all’intermediario dell’avviso telematico

– Sottoscrizione dell’ente o società controllante

– Impegno dell’intermediario alla presentazione telematica

– Conferma dell’intermediario alla ricezione dell’avviso telematico

– Visto di conformità

– Sottoscrizione dell’organo di controllo

Dati anagrafici(non presente)
Quadro VA Informazioni e dati relativi alla attività Quadro VA
Quadro VC Esportatori abituali – dati di utilizzo del plafond Quadro VC
Quadro VD Cessione di credito da parte di società di gestione del risparmio Quadro VD
Quadro VE Determinazione del volume d’affari Quadro VE
Quadro VF Operazioni passive e IVA ammessa in detrazione Quadro VF(solo: Operazioni passive)
(soppresso) Determinazione dell’IVA ammessa in detrazione Quadro VG
Quadro VJ Determinazione dell’imposta dovuta per particolari tipologie di operazioni Quadro VJ
Quadro VH Liquidazioni periodiche e versamenti(anche per immatricolazione Auto UE) Quadro VH
Quadro VK Società controllanti e controllate Quadro VK
Quadro VL Liquidazione dell’imposta annuale Quadro VL
Quadro VT Separata indicazione delle operazioni effettuate nei confronti di consumatori finali e soggetti IVA Quadro VT
Quadro VX Determinazione dell’IVA da versare o del credito d’imposta Quadro VX
Quadro VO Comunicazioni delle opzioni e revoche Quadro VO

Tavola n. 2

IVA 26 PR/2010 (1) Contenuto dei quadri IVA 26 PR/2009 (1)
VS Distinta delle società del gruppo VS
VV Liquidazioni periodiche di gruppo VV
VW Liquidazione dell’imposta annuale di gruppo VW
VY IVA da versare o credito d’imposta di gruppo VY
VZ Eccedenze detraibili di gruppo (anni precedenti) VZ

Nota:
(1) Il Modello PR è integrato nel «modulo» della dichiarazione IVA dell’ente o della società controllante.

Tavola n. 3

IVA 26 LP/2010 Contenuto dei quadri IVA 26 LP/2009
Ente o società controllante (1)(2) Liquidazioni dell’ente o della società controllante Ente o societàcontrollante
Societàcontrollata (1)(2) Liquidazioni della società controllata Società controllata
Allegati alProspetto (3) – Garanzie relative alle eccedenze compensate- Esemplare del Prospetto PR/2010, sottoscritto in originale Allegati alProspetto

Note:
(1) Sono presenti un riquadro per la controllante e 11 riquadri per le controllate, ciascuno suddiviso in righi nei quali indicare le dodici liquidazioni periodiche (a credito o a debito), oltre al conguaglio annuale e al totale.
(2) Sono presenti le voci VK22 e VK23 (eccedenza di debito o di credito), già presenti nel Quadro VK del Modulo, nonché i dati relativi alla determinazione dell’acconto.
(3) Il Prospetto LP 26/2010 e gli allegati devono essere presentati dalla società controllante direttamente all’agente della riscossione. Le funzioni della riscossione sono attribuite all’Agenzia delle Entrate che le esercita tramite la Equitalia S.p.a. (già Riscossione S.p.a.), il cui capitale è detenuto per il 51% dall’Agenzia delle Entrate e per il 49% dall’INPS. A decorrere dal 1° ottobre 2006 i riferimenti contenuti in norme vigenti al previgente sistema di affidamento ai concessionari si intendono riferiti alla Equitalia S.p.a. (D.L. 30 settembre 2005, n. 203, conv. in legge 2 dicembre 2005, n. 248, art. 3).

Tavola n. 4

Modello VR/2010 Contenuto dei quadri Modello VR/2009
Modello VR(quattro sezioni) – Dati anagrafici del contribuente e, se diverso, del dichiarante- Codice attività e identificativo causale per erogazione del rimborso in via prioritaria- Richiesta di rimborso del credito IVA (Quadro VR)

– Attestazione delle società e degli enti operativi

– Sottoscrizione della dichiarazione

Modello VR(tre sezioni)

Tavola n. 5

IVA 74 bis/2010 Contenuto del Modello IVA 74 bis/2009
(Righi AF1- AF34) Frontespizio- Ufficio competente- Tipo dichiarazione (correttiva nei termini)

– Dati del contribuente (persona fisica e soggetto diverso da persona fisica)

– Dati del curatore fallimentare o del commissario liquidatore (compreso il “codice carica”)

– Firma del Modello

– Impegno dell’intermediario alla presentazione telematica

Sezioni 1, 2 e 3

– Sezione 1 – Dati relativi all’attività

– Sezione 2 – Operazioni

– Sezione 3 – Liquidazione dell’imposta

(Righi AF1-AF34)