Nikkor 8 mm f/2.8 fisheye: 180° di infinito e di fragilità.

Nikon 8 mm

           Nikkor 8 mm f/2.8 fisheye: 180° di infinito e di fragilità.

 

Tra le tantissime ottiche che la Nikon Corporation ha costruito in un secolo di vita ce ne sono alcune particolari che per quanto bellissime non hanno trovato un completo utilizzo e nemmeno un range di vendita elevato.

Non si tratta di sbagli meccanici ma sono troppo particolari e costosi e la fotografia per quando in generale è aperta a qualsiasi veduta le ha un po’ ripudiate da tempo mentre la concorrenza ha sfornato ottiche più accessibili.

Il Nikkor 8 mm fisheye f/2.8 è certamente un ottica straordinaria, anche solamente a vedersi, costruita negl’ anni del boom economico dell’ analogico in tre  versioni  dal 1970 alla fine degl’ anni Novanta le quali si differenziano di molto poco. La loro vendita e quindi collocazione tra i professionisti  non supera di qualche migliaio di esemplari in tutto il pianeta. Francamente anche troppi.

E’ un obbiettivo strano per fotografi che vogliano raggiungere il limite della creatività, talvolta anche fuori misura e se vogliamo esuberante.

Gerusalemme, Moschea El Aqsa, 1996 copia

Qualcuno l’ ha definita questa grossa e pesante lente un braccio di un bambino che tiene un pompelmo oppure un melone. Ad osservarla bene questa definizione non è poi del tutto errata sebbene dobbiamo usare molta fantasia per immaginarla ad una comparazione così schietta.

Questa ottica è compatibile con quasi tutte le reflex analogiche e anche molte di quelle digitali a cui però dobbiamo porre attenzione tra FX e DX.

La messa a fuoco è abbastanza corta e manuale e rigida mentre il suo cerchio si adatta meglio alla diapositive e meno ai negativi bensì i filtri interni in dotazione ( giallo, rosso, verde, ecc ) te li ritrovi particolarmente efficienti anche quando scatti con pellicola bianconero.

Non è possibile usarlo con un paraluce e anche su treppiede    deve essere misurate e posizionate in parallelo le gambe del supporto poiché con il grande angolo campo che ha le riprenderebbe nella foto.

L’ 8 mm della Nikon è un capolavoro di meccanica eccezionale e anche di nitidezza dove lo schema ottico arriva da un lavoro esemplare di lenti interne a singolo e multiplo rivestimento ma la sfericità  della lente frontale e il peso non indifferente di oltre un kg lo rendono fragile e delicatissimo.

Basta un non nulla per rovinarlo, graffiarlo e romperlo.

Lucca

Scatti silenziosi.


Da una visita di un caro amico che mi è venuto a trovare allo studio ho avuto l’opportunità di provare la nuova Nikon F6, uscita sul mercato alla fine di ottobre.
L’ammiraglia nipponica della fotografia analogica, con questo nuovo modello si ripropone nel segmento alto della categoria delle reflex 35 mm, contrastata solamente nella qualità dalla rivale Canon.
La casa giapponese Nikon Corporation da molti anni porta avanti con intelligenza uno sviluppo tecnologico della fotografia tradizionale che negl’ultimi anni è stata affiancata da quella digitale, peraltro anch’esso di grande qualità.
La F6, appare rinnovata nel design, e il progetto di ergonomia è stato affidato al noto disegnatore Giugiaro. La precedente Nikon F5, regina incontrastata in passato, si distingueva per una linea imponente, iniziata precedentemente con la rigorosa F4 che segnò la svolta delle reflex con l’impiego di motori ad alta velocità, adatti al reportage alla cronaca e comunque alla fotografia di azione, anche in ambienti ostili.
Giugiaro e i suoi assistenti hanno ” ammorbidito ” questo nuovo modello, che tenendola in mano, oltre alla totale affidabilità, infonde un immagine di perfezione sapientemente amalgamata alla modernità, alla dinamicità e la robustezza.
Questa camera accompagnerà i fotografi nel prossimo decennio, poichè Nikon generalmente da ogni nuova presentazione reflex professionale trascorre otto o nove anni, sia per l’indiscutibile impegno che necessita ogni programma e sia per l’ampio consenso che gli riservano i suoi utenti e professionisti. La F6 è destinata a restare a lungo ai massimi livelli di vendita della sua categoria.
Nella mia modesta prova ho notato che l’elettronica ha ancora preso più campo all’interno del corpo e comunque è indispensabile per un neofita leggere le istruzioni allegate per capire la grande moltitudine di funzioni che offre questa splendida 24 X 36. Provenendo da un ininterrotto uso delle reflex superaccessoriate non si riscontrano queste difficoltà di apprendimento.
Le innovazioni rispetto all’ultima versione uscita sul mercato, la F5 nel 1996, si notano subito: gl’ingegneri orientali hanno lavorato a lungo sull’otturatore relizzandolo con speciali leghe di alluminio e le lamine sono diventate più silenziose. Infatti scattando a ripetizione, come nell’uso sportivo, si dimentica quasi il classico rumore di sottofondo dello scatto e del trascinamento del motore che è diventato molto più fluido nel riavvolgimento o avanzamento della emulsione, che sono i momenti di massimo sforzo del meccanismo propulsore.
I maggiori responsabili di Nikon Japan Corporation, mai prodighi dei loro segreti industriali, garantiscono oltre 150.000 scatti dell’otturatore prima dell’inevitabile inizio di usura, i quali sono registrati e leggibili, all’interno della macchina con un dispositivo di autodiagnosi denominato Shutter Monitor.
Questo meccanismo, peraltro creato con la F4 ma senza autodiagnosi, ( che veniva stimata per centomila click ), aiuta certamente l’assistenza tecnica nel conoscere meglio l’apparecchio nelle sue eventuali riparazioni con il passare del tempo.
Difatti il sapere realmente quanto la fotocamera ha ” girato ” diventa provvidenziale per il ripristino e il lavoro da svolgere nel laboratorio.
Il movimento trasversale e incrociato delle lamine è stato perfezionato con l’aiuto del computer e delle videocamere, con i quali si sono svolte delle simulazioni di prova.
Il corpo strutturale, il suo chassis e le calotte sono state realizzate in lega pressofusa di magnesio e alluminio, che si appoggiano a guarnizioni e protezioni di miscele di gomme di grande qualità e che garantiscono un eccellente aderenza tra le parti. Per arrivare a tuttociò è stata ” ascoltata ” ogni parte meccanica tramite un meticoloso lavoro con uno studio audio professionale, che ha portato a dei risultati sbalorditivi mai raggiunti fino ad oggi e riducendo anche il consumo energetico delle batterie.
Se la precisione e la silenziosità hanno influenzato nelle decisioni progettuali i tecnici nikonisti, non sono state dimenticate altre importanti migliorie: il consolidato sistema di misurazione della luce Matrix 3D e il relativo autofocus rileva adesso la media da ben undici aree di messa a fuoco, indicizzate da nove sensori a croce.
Questa novità riduce ancor più sensibilmente i margini di errore dell’autofocus, dispositivo ideato di recente nella fotografia tradizionale ma che in determinate condizioni di luce, tipo il controluce esasperato o la superfice dominante di un colore come il rosso o il bianco, oppure quando le alte luci del soggetto sono diseguali dallo sfondo, può portare ad effettuare delle inesattezze sui valori dell’esposimetro.
Adesso calcolando su undici aree e con nove sensori credo proprio che la foto completamente sbagliata non possa veramente più esistere….
Infine per gli amanti delle variazioni la fotocamera ha qualcosa come ben 41 metodi di personalizzazione: funzioni che per alcuni sono importanti in quanto portano a scegliere a suo piacere l’impostazioni della reflex che vanno di pari passo con le abitudini del fotografo, elevando così anche la rapidità e il divertimento nell’utilizzo lavorativo sul campo.
Anche il dorso macchina, che permette di memorizzare tutti i dati di ripresa è stato ampliato in dimensioni e risulta facilmente leggibile anche in basse condizioni di luce ambiente.
Infine il corredo degl’accessori che si integrano magistralmente nel prestigioso catalogo delle ottiche, da sempre il ” cavallo di battaglia ” della casa costruttrice, il quale offre il Battery Pack, i mirini esposimetrici e schermi di messa a fuoco intercambiali, alimentatore multi power e altro ancora.
La F6, quindi, continua il cammino iniziato con la serie F nel lontano 1960, che si potrebbe definire ” fortunata “, ma oltre questo è comunque il proseguio di una tradizione che oramai ha fatto innamorare migliaia di ” fans ” in tutto il mondo.
Il marchio Nikon con questo modello ribadisce il dovere e il legame di portare avanti la strada dell’analogico professionale, nonostante l’esigua fetta di mercato che trae da questa costosissimo segmento.
La fotocamera sicuramente sarà apprezzata a lungo e farà la felicità del pubblico, come sempre accade per gl’amanti del piccolo formato, che la utilizzeranno per fermare le emozioni, i ricordi, gli avvenimenti, con la massima definizione che l’immagine di una pellicola può ancora regalare.

Gianluca Fiesoli.

Foto: Nikon F6 – Per gent. concessione Nikon Europe Corporation ©.

Riferimenti: Scatti silenziosi.