In ricordo di Henri Cartier Bresson


Da alcune settimane è morto un Maestro delle fotografia del Novecento H. Cartier Bresson.
Artista nel vero senso della parola, oltre che fotografo per cui rimarrà a lungo nelle nostre memorie, Bresson era anche un disegnatore e pittore.
Arrivò alla fotografia molto presto e casualmente, e capisce subito abbandonando la borghesia e cominciando a viaggiare che questa forma artistica lo accompagnerà per tutta la vita.
Dopo un viaggio in Costa d’avorio, alla fine degli Trenta espone a New York quasi a conferma dell’innato talento artistico.
Il suo stile, peraltro riconoscibile quasi sempre, in un rigoroso bianco e nero, lo mette in evidenza per quel modo compositivo in cui scatta le sue immagini. Uno stile quasi definito, molto spesso perfetto che è indicativo nei disegnatori di matita.
Nel 1947 fonderà la prestigiosa Agenzia Magnum con Capa e Chim, e l’incontro con il Maestro Paul Strand, altro grande fotografo del nostro tempo, un avvenimento avvenuto in un montaggio cinematografico, lo segnerà per tutta la vita.
Intuitivo, rapido, intellettuale, testimonierà i grandi avvenimenti del secolo, dalla Cina, gli anni del disgelo, la Liberazione di Parigi, le religioni, le povertà dell’India, la buona società francese intorno alla moda di Dior.
Nel 1966 lascia la Magnum e fino al 1973 eseguirà gl’ultimi reportages.
Tra le sue frasi famose, ” non ho nessun messaggio da dare nè una missione da svolgere, soltanto il mio punto di vista “, ma quella che forse si accosta di più alla sua personalità schiva ma determinata è una ” profezia ” che risulterà esatta quando negl’anni Settanta decise di lasciare per sempre la fotografia: ” Nei prossimi decenni ci saranno in giro tante belle/brutte fotografie, quasi tutte senza una anima”.
Una dichiarazione senza un minimo di presunzione e che rispecchia l’arte fotografica di oggi sui media e sui giornali e nell’ambiente dell’editoria, tante immagini senza difetti che però non hanno un ” sentimento ” vero e si ripetano spesso.
Dal 1973 ai giorni nostri si dedica esclusivamente al disegno e al carboncino nlla sua casa di Parigi, quasi “scomparendo ” dalla scena pubblica. Le grandi mostre continuano a far parlare di lui ma non è mai tornato indietro a questa decisione.
Bresson fotografava unicamente per il suo piacere, ci mancherà.

* Kasmir 1948 – H. C. Bresson © – Tutti diritti riservati.

Riferimenti: In ricordo di H. C. Bresson

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Saddam Hussein chiede la Grazia….


Sono strani i mezzi d’informazione….poche settimane fà circolavano notizie, peraltro confermate da più fronti, che nonostante la prigionia, la fine del regime, il Rais trascorreva le sue giornate in carcere meditando, leggendo e svolgendo anche giardinaggio.
E’ di oggi la dichiarazione ufficiale del Premier iracheno Iyad Allawi, in un intervista al quotidiano arabo Al Hayat, che dice di aver ricevuto una richiesta ufficiale, tramite un ministro del governo, di un gesto di clemenza, aggiungendo che sarebbe d’interesse generale e per il futuro del popolo iracheno.
Ci sono alcune ombre, tanto per cambiare, su questo processo legato al Rais.
Allawi sembra quasi colpito da un sentimento di pietà e nella intervista dichiara apertamente che ” Saddam e i suoi soci non sono i mostri che li dipingono i mass media “, e sullo stato del dittatore lo definisce un uomo distrutto e molto depresso il quale è intimamente convinto che verrà ucciso per vendetta.
Il premier, però dichiara di non aver mai incontrato l’autocrate e allo stesso tempo di aver ricevuto numerosi messaggi che chiedevano un gesto di clemenza verso Saddam.
Il processo, che continua peraltro molto a rilento, è iniziato in un clima di “sudditanza americana ” e le dimissioni del Presidente del Tribunale Speciale Iracheno, Salem Chalabi, hanno riproposto ancora le difficoltà politiche che si adombrano in Iraq oltre a una democrazia che stenta a decollare.
Un processo che è destinato a far parlare e influenzare sensibilmente gli iarcheni, nonostante che Allawi voglia gettare acqua sul fuoco e che comincerà in ottobre, salvo ritardi, appena in tempo per le elezioni Usa che potrebbero portare una svolta nella politica americana.
G. Fiesoli.

* Foto AP ©

Riferimenti: La Grazia di Saddam Hussein

La morte di Edward Eddie Adams e la fotografia come icona


Si è spento a New York Eddie Adams, noto fotoreporter che ha seguito 13 conflitti e soprattutto la guerra del Vietnam. Una sua immagine ha vinto nel 1969 il prestigioso Premio Pulitzer con l’esecuzione di un vietcong in una strada di Saigon. Una foto diventata un simbolo, un icona nel mondo del fotogiornalismo.
Adams, oltre che aver lavorato a lungo per l’AP, era un buon ritrattista e negl’anni 90 documento molti personaggi legati alla politica internazionale. E’ evidente in alcune immagini una influenza del primo periodo di Richard  Avedon.
Ultimamente malato del morbo di Lou Gehrig collaborava con il magazine Parade, quello che definiva il ” suo ultimo incarico ” in quanto sapeva di essere alla fine. Aveva 71 anni.
Anche se oggi molte cose sono cambiate nella fotografia, la morte di Adams ci induce a una riflessione sulla divulgazione di immagini significative, ma allo stesso tempo crude e orribili.

* Fotografia per gentile concessione del World Press Photo Foundation, This Critical Mirror.
Eddie Adams © 1968.

Riferimenti: La morte di E. Adams e la fotografia come icona.

Il primo rifiuto di Ghazi Al Yawar


Con un breve comunicato di un suo portavoce, il nuovo Presidente Iracheno Ghazi Al Yawar ha cancellato la sua prima visita al Parlamento dell’ Unione Europea a Strasburgo.
La sua presenza è stata ritenuta “inopportuna” dalle forze politiche del Governo Francese, il quale ritiene che Al Yawar abbia ostacolato il rilascio dei 2 giornalisti transalpini: C. Chesnot e G. Malbrunot.
Da diverso tempo, Parigi e non solo sospettano la figura di Yawar e il suo governo, sul reale aiuto contro i rapimenti del fondamentalismo islamico e in particolar modo per cui si sono improvvisamente interrotte le trattative che sembravano essere a buon punto.
Lo stesso Villepen, ministro dell’Interno, aveva usato toni aspri, dopo la totale mobilitazione nelle piazze francesi e non solo, dichiarava che l’Iraq odierno è nel pieno del caos e ingovernabile.
Parole che facevano riferimento all’immobilità di Al Yawar e i suoi rapporti con il mondo islamico.
Al Yawar, ingegnere, di aspetto mite ma enigmatico, è considerato da molte sinitre europee un capo senza corona, presidente di un governo manovrato dagl’americani o comunque non all’altezza della situazione odierna in terra irachena.
Anche se i lavori plenari continueranno nell’Alsazia Francese, senza alcuna interuzione, si è persa una chiara occasione di avvicinamento di diplomazia e di confronto politico, sarebbe stata la prima volta, per un incontro importante tra il nuovo Iraq che deve traghettare verso la democrazia e gli stati europei che cercano di aiutarlo e che poteva portare anche a nuove strategie politiche da adottare in futuro.
Un incidente di percorso, da non sottovalutare e che rispecchia pienamente le enormi difficolta per la ricostruzione del paese e per la sicurezza degli stranieri che vi operano, e che sicuramente influenzerà alcune decisioni tra le fazioni del terrorismo di matrice islamica.