L’ attesa, il silenzio, l’ angoscia e l’ inattendibilità.


Per qualcuno nel pensiero sono già morte. Per la Farnesina e l’intelligence italiana è un comunicato inaffidabile mentre per la famiglie Pari e Torretta che hanno fatto una scarna dichiarazione, è una mazzata ma tornano a sperare. Qualcuno si protegge dietro un ” ditemi che non è vero, non ci credo “, altri cinicamente rinnovano la protesta sull’intervento italiano in Iraq approfittando dell’estremo momento di tensione per sottolineare le pretese politiche in cui hanno fiducia.

Per il Consiglio degli Ulema a Bagdad, senza specificare però la fonte della sicura enunciazione, “le due italiane sono vive e stanno bene “, ma molti sollevano forti dubbi in quanto si conosce la diplomazia ambigua del gruppo stesso, per l’Ambasciata Americana in Iraq è tutto da verificare…..
A mezzogiorno di oggi, come una palla infuocata caduta sulle nostre teste, il secondo comunicato, firmato dal macabro Al Zawahiri, ha ” gelato ” l’Italia.
L’agghiacciante bollettino ha annunciato l’uccisione delle due volontarie italiane sul sito internet Alezah.com.

La falange, la stessa che rivendicò il rapimento in quel 8 settembre 2004, ha dichiarato di aver ucciso le due Simone, con il macabro rito dello sgozzamento e che fornirà delle prove con una nastro video che verrà pubblicato senza alcuna interruzione entro 24 ore.

In seguito il testo dell’avviso annuncia un’azione militare per rispondere alla morte del combattente ed eroe giordano Anas El Shani, ucciso da un missile americano nella capitale irachena nei giorni scorsi.
Viene poi incitato un grido di vendetta e senza pietà ai membri di Tawhid Wal Jihad, la Guerra Santa di Al Zarqawi, e di non avere nessuna clemenza per l’ostaggio britannico K. Bigley.
Infine si minaccia il governo danese se non notificherà velocemente un calendario per il ritiro militare dal territorio iracheno.
” La Danimarca deve prendere di esempio le lezioni impartite all’Italia, alla Russia e all’America “, e conclude di ” non essere tolleranti in nessun modo anche se tutti i popoli crociati del mondo si dovessero inginocchiare “.
Analizzando il comunicato che diversi media e lo stesso Governo definiscono inattendibile, ci sono delle analogie e anche delle plausibili conferme che il messaggio possa essere completamente vero.

Quello che fà più paura, in questo sequestro definito da molti anomalo, ma che adesso non lo potrebbe essere più, è che lo stesso gruppo criminale fù il primo a rivendicare il rapimento di Simona Torretta e Simona Pari.
Se questo è un elemento a sfavore, va però detto che altre volte i comunicati nei forum o siti islamici si sono rilevati dei bluff.
Al di là dell’incertezza, un altro particolare potrebbe essere a nostro vantaggio, se così lo vogliamo definire: il testo, non parla assolutamente dei due iracheni rapiti insieme alle Simone.

Questo, però, osservando con attenzione potrebbe anche rilevarsi un boomerang, in quanto, e siamo sempre nel campo dell’ipotesi, possono essere già stati trucidati ( ricordiamo come Ghareb uscì improvvisamente e tragicamente di scena nel sequestro di Enzo Baldoni ) e non aver fatto pervenire nessuna notizia dei due stranieri.
Certo è che il sequestro della Torretta e della Pari, a differenza di molti altri che forse sono avvenuti occasionalmente, e cioè assaltando alla ” cieca “, come ad esempio la cattura di un fotografo francese nel maggio 2004, nel centro di Bagdad dopo che era scoppiata una bomba e si trovava insieme ad altri colleghi a svolgere il suo lavoro e venne rilasciato dopo pochi giorni…. l’attuale delle operatrici umanitarie è premeditato e studiato nei minimi dettagli.

Resta il fatto del lungo silenzio, dei contatti per il momento non certi, di nessuna prova video o fotografica, ma comunque tuttociò è il frutto del caos che regna nel paese in questo determinato momento unitamente ad una strategia terroristica sempre più pianificata e mirata al sequestro come arma di vile ricatto.
Quindi, ogni rapimento è una storia a sè, fatta anche di fortuna o di destino, influenzata fortemente dal gruppo in cui si cade e ci sono forti sospetti, ma mai completamente accertati, dell’ esistenza di sottogruppi operanti nelle azioni per poi rivendere gli ostaggi a quelli più coordinati e decisi negl’assassini.
Tutto ciò giuoca sicuramente un ruolo basilare sull’esito finale.

Un ultima considerazione, per quello che può valere questo macrabo bollettino considerato da alcuni come terrorismo mediatico, avviene di conseguenza al rifiuto del governo italiano e le brutte statistiche, ci inducono a pensare, sempre come congettura, che ai ” no “, peraltro legittimi dei pubblici poteri, le segregazioni difficilmente sono andate a buon fine.

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Immagine: Il testo del comunicato.

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Il ” controverso ” Cat Stevens


E’ notizia delle ultime ore che a causa delle presenza del cantautore pop degl’anni settanta, Cat Stevens, è stato fatto dirottare il volo 919 della United Airlines.
Il volo originario da Londra a Washington è stato spostato sul Maine, a causa della presenza della star che oggi si chiama Yusuf Islam convertito all’islamismo dal 1979 e quindi nella lista nera dell’amministrazione americana.
Interrogato a lungo dal Dipartimento di Sicurezza Interna, nonostante la sua celebrità, a Cat Stevens è stato negato l’ingresso nel territorio degli Stati Uniti d’America per motivi di sicurezza nazionale.
Il noto cantante dovrà quindi lasciare il paese imediatamente con il primo aeroplano disponibile in quanto il suo nome è presente in una lista di anti – terrorismo americana.
Cat, così lo chiamno gli amici più vicini, 57 anni, è figlio di un matrimonio misto, un cipriota e una donna svedese, ed è nato a Londra e il suo reale nome è Stephen Georgiou.
Di carattere controverso, capace di numerose svolte sia musicali che esistenziali, eccellente musicista e compositore, Cat Stevens è noto in Italia per la canzone Father and Son.
La sua carriera artistica, viene scoperta a metà degl’anni sessanta da un ex Spriegfield che lo introduce nel mondo del folk. I primi interessi da giovane sono per la musica greca, ma successivamente viene profondamente influenzato dal folk inglese e successivamente da quello americano.
Il suo primo album, Matthew and son, non incontra il favore del pubblico e della critica. Dopo una crisi spirituale e problemi di salute con una forma di tubercolosi, poi guarita, che lo farà stare fermo per oltre due anni, Cat Stevens ritrova improvvisamente la vena creativa della musica.
E’ certamente il periodo più bello dell’artist, pubblica Tea for Tilleman con Father and Son, una canzone strappalacrime la quale narra il rapporto tra padre e figlio e che interpreta il delicato passaggio tra la vecchia e la nuova generazione.
Il successo prosegue poi con Peace Train, Moonshadow, Moming has broken, le quali sono facili e accattivanti canzoni armoniose.
Successivamente tenterà una svolta musicale, prima nelle fastose note dell’ orchestrazione e poi nell’ elettronica.
Due tentativi che non trovano consensi nella critica pop che li ritiene troppo sperimentali e avveniristici e lontano dal folk di cui aveva avuto un grande successo.
Due periodi musicali che concludono la carriera dell’artista, in quanto sorprendendo tutti si converte all’ Islam distaccandosi dal mondo dopo un periodo vissuto in Sudamerica e facendo pochissimi concerti.
Elargisce una parte dei guadagni all’Unesco e altre organizzazioni e dal 1979 si chiama come vuole la legge Coranica, con un nuovo nome: Yusuf Islam.
Artista di talento, non sempre compreso, non fa quasi più concerti, ha cambiato il suo stile di vita, e anche la sua carriera, peraltro di buon livello ma altalenante riflette quelle condizioni caratteriali, spesso che si ritrovano negl’artisti egocentrici e che sono difficili da comprendere.
Cat Stevens non è nuovo a questo genere di complicazioni con la giustizia e le autorità governative. Già arrestato in passato, ha preso posizioni non chiare per la condanna a morte dello scrittore Rushdie che poi smentì successivamente in analogia con il carattere opinabile che molti gli contestano.
G. Fiesoli.

Riferimenti: Il " controverso " Cat Stevens.

Un messaggio inquietante per le due Simone


La Jihad islamica con un freddo e spietato comunicato, emanato in tarda serata sul mondo di Internet, ha dichiarato di aver ucciso Simona Pari e Simona Torretta le due operatrici dell’organizzazione umanitaria italiana ” Un ponte per…..”.
L’attendibilità del comunicato, peraltro senza immagini di nessun tipo, non è stato ancora appurato e la Farnesina italiana non ha dato nessuna ufficialità dell’avvenimento e della notizia stessa.
Il gruppo criminale che si definisce ” organizzazione della Jihad” in territorio iracheno motiva l’assassinio delle due donne per il mancato ritiro delle forze militari italiane del Governo italiano.
Circa una decina di giorni di giorni fà, e precisamente il 12 settembre, un altro gruppo o lo stesso ma con una piccola modifica di nome, e cioè ” Organizzazione della Jihad Islamica ” aveva diffuso un annuncio su Yaislah.org, sito islamico, con un ultimatum alle autorità italiane di ritiro immediato, altrimenti avrebbero concluso la ” sentenza di Dio”, e cioè lo sgozzamento delle due rapite.
L’odierno bollettino dichiara di aver espletato il provvedimento addicendo la parola ” vile ” a Berlusconi che non ha ascoltato la loro unica condizione. Segue un avvertimento molto lugubre, che promette nuovi rapimenti agli stranieri e in special modo agli italiani che rimangano sul suolo Iracheno e che scaveranno tombe ovunque nella terra dell’Islam riempite di tutti quelli che entreranno in Iraq per attaccare. L’annuncio è datato mercoledi 22 settembre 2004.
Sull’autenticità del messaggio che differisce lievemente soltanto dal modo in cui è firmato getta in una prodonda crisi e ombre angoscianti in quanto fin dall’inizio del rapimento delle 4 persone non si hanno elementi certi, notizie e fonti ben delineate.
Anche i contatti di cui hanno parlato i media in questo periodo al momento non sono mai stati confermati ufficialmente da qualcuno.
Esiste, quindi, un momento di forte confusione su questo sequestro che da molti viene definito anomalo e che non conosciamo assolutamente le speranze di un esito positivo.
Gianluca Fiesoli

Riferimenti: Un messaggio inquietante per le due Simone.

In ricordo di Henri Cartier Bresson


Da alcune settimane è morto un Maestro delle fotografia del Novecento H. Cartier Bresson.
Artista nel vero senso della parola, oltre che fotografo per cui rimarrà a lungo nelle nostre memorie, Bresson era anche un disegnatore e pittore.
Arrivò alla fotografia molto presto e casualmente, e capisce subito abbandonando la borghesia e cominciando a viaggiare che questa forma artistica lo accompagnerà per tutta la vita.
Dopo un viaggio in Costa d’avorio, alla fine degli Trenta espone a New York quasi a conferma dell’innato talento artistico.
Il suo stile, peraltro riconoscibile quasi sempre, in un rigoroso bianco e nero, lo mette in evidenza per quel modo compositivo in cui scatta le sue immagini. Uno stile quasi definito, molto spesso perfetto che è indicativo nei disegnatori di matita.
Nel 1947 fonderà la prestigiosa Agenzia Magnum con Capa e Chim, e l’incontro con il Maestro Paul Strand, altro grande fotografo del nostro tempo, un avvenimento avvenuto in un montaggio cinematografico, lo segnerà per tutta la vita.
Intuitivo, rapido, intellettuale, testimonierà i grandi avvenimenti del secolo, dalla Cina, gli anni del disgelo, la Liberazione di Parigi, le religioni, le povertà dell’India, la buona società francese intorno alla moda di Dior.
Nel 1966 lascia la Magnum e fino al 1973 eseguirà gl’ultimi reportages.
Tra le sue frasi famose, ” non ho nessun messaggio da dare nè una missione da svolgere, soltanto il mio punto di vista “, ma quella che forse si accosta di più alla sua personalità schiva ma determinata è una ” profezia ” che risulterà esatta quando negl’anni Settanta decise di lasciare per sempre la fotografia: ” Nei prossimi decenni ci saranno in giro tante belle/brutte fotografie, quasi tutte senza una anima”.
Una dichiarazione senza un minimo di presunzione e che rispecchia l’arte fotografica di oggi sui media e sui giornali e nell’ambiente dell’editoria, tante immagini senza difetti che però non hanno un ” sentimento ” vero e si ripetano spesso.
Dal 1973 ai giorni nostri si dedica esclusivamente al disegno e al carboncino nlla sua casa di Parigi, quasi “scomparendo ” dalla scena pubblica. Le grandi mostre continuano a far parlare di lui ma non è mai tornato indietro a questa decisione.
Bresson fotografava unicamente per il suo piacere, ci mancherà.

* Kasmir 1948 – H. C. Bresson © – Tutti diritti riservati.

Riferimenti: In ricordo di H. C. Bresson

Saddam Hussein chiede la Grazia….


Sono strani i mezzi d’informazione….poche settimane fà circolavano notizie, peraltro confermate da più fronti, che nonostante la prigionia, la fine del regime, il Rais trascorreva le sue giornate in carcere meditando, leggendo e svolgendo anche giardinaggio.
E’ di oggi la dichiarazione ufficiale del Premier iracheno Iyad Allawi, in un intervista al quotidiano arabo Al Hayat, che dice di aver ricevuto una richiesta ufficiale, tramite un ministro del governo, di un gesto di clemenza, aggiungendo che sarebbe d’interesse generale e per il futuro del popolo iracheno.
Ci sono alcune ombre, tanto per cambiare, su questo processo legato al Rais.
Allawi sembra quasi colpito da un sentimento di pietà e nella intervista dichiara apertamente che ” Saddam e i suoi soci non sono i mostri che li dipingono i mass media “, e sullo stato del dittatore lo definisce un uomo distrutto e molto depresso il quale è intimamente convinto che verrà ucciso per vendetta.
Il premier, però dichiara di non aver mai incontrato l’autocrate e allo stesso tempo di aver ricevuto numerosi messaggi che chiedevano un gesto di clemenza verso Saddam.
Il processo, che continua peraltro molto a rilento, è iniziato in un clima di “sudditanza americana ” e le dimissioni del Presidente del Tribunale Speciale Iracheno, Salem Chalabi, hanno riproposto ancora le difficoltà politiche che si adombrano in Iraq oltre a una democrazia che stenta a decollare.
Un processo che è destinato a far parlare e influenzare sensibilmente gli iarcheni, nonostante che Allawi voglia gettare acqua sul fuoco e che comincerà in ottobre, salvo ritardi, appena in tempo per le elezioni Usa che potrebbero portare una svolta nella politica americana.
G. Fiesoli.

* Foto AP ©

Riferimenti: La Grazia di Saddam Hussein

La morte di Edward Eddie Adams e la fotografia come icona


Si è spento a New York Eddie Adams, noto fotoreporter che ha seguito 13 conflitti e soprattutto la guerra del Vietnam. Una sua immagine ha vinto nel 1969 il prestigioso Premio Pulitzer con l’esecuzione di un vietcong in una strada di Saigon. Una foto diventata un simbolo, un icona nel mondo del fotogiornalismo.
Adams, oltre che aver lavorato a lungo per l’AP, era un buon ritrattista e negl’anni 90 documento molti personaggi legati alla politica internazionale. E’ evidente in alcune immagini una influenza del primo periodo di Richard  Avedon.
Ultimamente malato del morbo di Lou Gehrig collaborava con il magazine Parade, quello che definiva il ” suo ultimo incarico ” in quanto sapeva di essere alla fine. Aveva 71 anni.
Anche se oggi molte cose sono cambiate nella fotografia, la morte di Adams ci induce a una riflessione sulla divulgazione di immagini significative, ma allo stesso tempo crude e orribili.

* Fotografia per gentile concessione del World Press Photo Foundation, This Critical Mirror.
Eddie Adams © 1968.

Riferimenti: La morte di E. Adams e la fotografia come icona.

Il primo rifiuto di Ghazi Al Yawar


Con un breve comunicato di un suo portavoce, il nuovo Presidente Iracheno Ghazi Al Yawar ha cancellato la sua prima visita al Parlamento dell’ Unione Europea a Strasburgo.
La sua presenza è stata ritenuta “inopportuna” dalle forze politiche del Governo Francese, il quale ritiene che Al Yawar abbia ostacolato il rilascio dei 2 giornalisti transalpini: C. Chesnot e G. Malbrunot.
Da diverso tempo, Parigi e non solo sospettano la figura di Yawar e il suo governo, sul reale aiuto contro i rapimenti del fondamentalismo islamico e in particolar modo per cui si sono improvvisamente interrotte le trattative che sembravano essere a buon punto.
Lo stesso Villepen, ministro dell’Interno, aveva usato toni aspri, dopo la totale mobilitazione nelle piazze francesi e non solo, dichiarava che l’Iraq odierno è nel pieno del caos e ingovernabile.
Parole che facevano riferimento all’immobilità di Al Yawar e i suoi rapporti con il mondo islamico.
Al Yawar, ingegnere, di aspetto mite ma enigmatico, è considerato da molte sinitre europee un capo senza corona, presidente di un governo manovrato dagl’americani o comunque non all’altezza della situazione odierna in terra irachena.
Anche se i lavori plenari continueranno nell’Alsazia Francese, senza alcuna interuzione, si è persa una chiara occasione di avvicinamento di diplomazia e di confronto politico, sarebbe stata la prima volta, per un incontro importante tra il nuovo Iraq che deve traghettare verso la democrazia e gli stati europei che cercano di aiutarlo e che poteva portare anche a nuove strategie politiche da adottare in futuro.
Un incidente di percorso, da non sottovalutare e che rispecchia pienamente le enormi difficolta per la ricostruzione del paese e per la sicurezza degli stranieri che vi operano, e che sicuramente influenzerà alcune decisioni tra le fazioni del terrorismo di matrice islamica.