Libere entro Venerdi.


Ali Al Roz o cerca pubblicità oppure è un ” grande profeta ” e un ottimo mediatore.
La sua ultima e perentoria dichiarazione è rimbalzata improvvisamente sui media di tutto il Mondo. I telegiornali più visti delle sera hanno aperto con questa sbalorditiva notizia e le prime pagine di domani mattina saranno corredate da lunghi articoli ed editoriali.
” Simona Pari e Simona Torretta saranno liberate entro venerdi se i negoziati andranno bene e non entreranno ulteriori elementi di disturbo nelle trattative che si stanno svolgendo al termine “.
Il Direttore del quotidiano del Kuwait, Al Rai al Aam, che sicuramente in questi giorni ha innalzato le vendite, dopo le enunciazioni ottimistiche di ieri, adesso sembra diffondere certezze e ridare una speranza che si credeva persa alle famiglie delle due sequestrate.
Nel suo discorso, Al Roz, prosegue dicendo che le trattative procedono con cooperazione, e domani( mercoledi ), potrà dare ulteriori dettagli in merito alla mediazione in corso.
Il Direttore, senza un minimo accenno di presunzione, dichiara che la fonte del giornale fino ad oggi non ha mai sbagliato e che ha contatti indiretti con il guppo islamico i quali hanno in mano le due operatrici umanitarie dall’8 settembre.
Ali Al Rooz conclude dicendo che ” la ragione di questa improvvisa apertura sia il fatto dell’imponente impatto internazionale delle notizie pubblicate sui mezzi d’informazione, le quali hanno risvegliato le coscienze dei rapitori e che degl’innocenti non devono essere parte di una violenta lotta politica “.
O forse la possibilità di un riscatto in denaro… e questo lo aggiungo io come mio modesto pensiero personale.
Certo è che il livello di ottimismo in queste ultime ore si è improvvisamente risollevato, e in questa spirale d’informazione e disinformazione credere e prendere abbagli allo stesso tempo può risultare estremamente facile.
In contrapposizione a queste ” news ” arriva sul solito e oramai conosciuto sito http://www.alezah.com una proclamazione in risposta alle parole del Re di Giordania e l’ennesimo monito per ribadire che le due italiane non torneranno a casa. Il messaggio è come sempre inglobato nel forum islamico.
Gli esperti di intelligence non danno molto peso a questa missiva, peraltro senza un logo di riconoscimento, visto anche i precedenti che non hanno ne confermato e ne smentito, per nostra fortuna, i video o le fotografie che erano state promesse come prova dell’uccisione o della loro esistenza.
Adesso non rimane che aspettare ulteriormente, un’attesa che dopo 20 giorni è diventata sempre più stancante anche a chi non è direttamente interessato, ma orami visto la grande mole di affetto in queste settimane, esternata nelle piazze, nelle strade, con bandiere e cartelloni, nei blog personali, l’Italia e la sua gente devono per forza ritrovare le due Simone.

G. Fiesoli.

Riferimenti: Libere entro Venerdì.

L’ aiuto e le parole del Re.


In una intervista rilasciata ad uno dei maggiori quotidiani italiani, Abdallah, re di Giordania, in Italia per una breve visita, dichiara apertamente che le due Simone sono vive e vegete. Spero di avere entro martedi altre nuove notizie.
” Stanche e un pò depresse per la lunga prigionia, ma al momento in vita. ”
Sono parole, al di là della circostanza, che ci danno fiducia e dette da un reale giovane e di un paese moderato, in un aerea infuocata, potrebbero avere una certa credibilità.
Abdallad Hussein, prosegue, dicendo che i suoi collaboratori stanno lavorando a stretto contatto con il governo italiano. Con l’aiuto dei servizi segreti stiamo provando a individuarle e nello stesso sviluppiamo i rapporti con i gruppi di dialogo all’interno dell’Iraq per tentare il rilascio.
Re Abdallah ha poi anche parlato del momdo dei mass media, il quale lo considera un ruolo da spiegare: ” il consenso illimitato e libero che i terroristi hanno sulle televisioni e sui giornali, aumenta la loro forza mediatica e psicologica sulla opinione pubblica “.
” Se la comunità internazionale decidesse di non perrmettergli di utilizzare i media per farsi naturalmente propaganda, tipo l’umiliazioni degli ostaggi, una parte del problema potrebbe essere risolto “.
Queste parole del Re, peraltro significative lasciano intendere una certa compiacenza, specie nel mondo arabo, di alcune aziende legate al mondo dei media.
Certo è che rinunciare a quello che poi è la linfa vitale dell’informazione è sicuramente un utopia…. e forse il Reale, da buon politico, non l’ha voluto aggiungere.
Il Re ha poi accusato i terroristi che ammazzano donne e bambini in Iraq e in altri luoghi, dicendo che questi non fanno parte assolutamente del mondo mussulmano.
Sui nuovi criminali del Duemila, A. Hussein li divide in due categorie: la prima, li etichetta come estremisti religiosi, pericolosi e infami, la seconda che rapisce per denaro ma più organizzati nell’azione e nella strategia.
Parlando anche del futuro dell’Iraq e di eventuali soluzioni, A. Hussein chiede un complementare rafforzamento dell’attuale governo iracheno, sottolineando che lo smembramento del vecchio esercito iracheno è stato un errore e una perdita di tempo.
Infine, Abdallah Hussein ha parole per Al Zarqawi, il leader in Iraq: ” era un ubriacone e nemmeno tanto intelligente, adesso è diventato un vero problema dove ha credito immeritato in territorio iracheno “.
Se il Re è fiducioso, il giornale kuwatiano di notevole autorità Al Rai Al Aam, dichiara per voce del direttore, che se l’Italia non si ritirerà dall’Iraq non ci sarà nessuna possibile soluzione per Simona Pari e Torretta.
Intanto altre notizie….. nella ridda della girandola delle voci, spesso ambigue, talvolta incerte, stavolta invece sicura, ci porta una briciola di speranza: è stato liberato il diplomatico iraniano, Fereidun Jahani, rapito a Karbala il 4 agosto scorso, mentre stava per aprire l’ufficio del nuovo consolato iraniano, dopo che era stato nominato console.
Due mesi di prigionia, un esperienza terribile, la quale probabilmente lo segnerà per tutta la vita, ma che torna a casa sano e salvo.
I sequestratori, gli stessi che hanno ucciso Enzo Baldoni, chiedevano la liberazione, mai avvenuta, di circa cinquecento detenuti nelle carceri iraniane.
Questo ci induce a pensare che al di là delle belle e talvolta meschine parole che ogni giorno possiamo ascoltare sulle tematiche irachene, qualcuno è riuscito a farcela.
Speriamo che sia anche così per S. Pari e S. Torretta.

Gianluca Fiesoli.

***FOTOGRAFIA: Petra, Giordania, Il Monastero, 1991 – G. Fiesoli ©

Riferimenti: L’ aiuto e le parole del Re.

Chronicles: Volume One.


” Il libro dell’anno, un edizione straordinaria, scritto in maniera eccellente e che farà conoscere la parte segreta della vita di Bob Dylan “.
Con queste parole la casa editrice Schuster, un colosso americano, ha dichiarato che il 12 ottobre, in anteprima mondiale verrà presentato – Chronicles: Volume One – è la prima parte di oltre trecento pagine di una trilogia autobiografica.
Per la prima volta Bob Dylan si è raccontato a Sean Penn in veste di autore dell’intervista racchiusa in 5 cd allegati all’imponente volume.
La versione italiana sarà edita da Feltrinelli.
Il libro conterrà anche la ripubblicazione di ” Lyrics: 1962 – 2001 “, un ulteriore tomo che colleziona i testi di tutte le canzoni scritte da Dylan, famose e sconosciute.
D. Rosenthal, editor dell’opera, ha dichiarato che già oltre duecentomila copie sono state prenotate con internet ed è convinto di venderne altre trecentomila prima della presentazione alla stampa mondiale.
E mentre è di questi giorni la morte di Kenny Buttrey, eclettico batterista e arrangiatore di Dylan nei dischi, Blonde on Blonde, J. W. Harding, Nashville Skyline e altri, Bob Dylan nell’ultima intervista rilasciata ad Usa Today dichiara ” guerra ” mediatica con questo libro a tutti quelli che lo hanno ” spiato ” in questi anni per prendere informazioni personali e pubblicarli su libri e biografie non autorizzate.
Anche se le tematiche e le rivelazione che tutti si aspettano sono coperte da stretto riserbo, è trapelato che il libro svelerà alcuni dettagli del secondo matrimonio negl’anni ottanta, poi naufragato, con una corista del gruppo, che però non è una novità in quanto H. Sounes in un libro aveva già reso noto questo ” amore segreto ” dell’artista. Sembra che si parlerà anche delle sue scelte artistiche personali che sono state compiute nel corso della sua carriera.
Robert Zimmermann, in arte Bob Dylan, personaggio alquanto talentuoso e allo stesso tempo controverso, riservato, non è soltanto un cantautore e chitarrista ma un anche un poeta e profeta.
B. Dylan è stato e rimane un fenomeno di costume per volontà delle folle, un cantante per una sua scelta di stile, di gusto e di genere con una profonda vocazione che lo ha da sempre contraddistinto per farlo arrivare ad un successo planetario.
Il menestrello della canzone che iniziera il Fall Tuor U.S. 2004 da Santa Clara in California il 14 ottobre e terminerà in aprile nell’Ohio, attraversando tutta l’America, continua a fare numerosi concerti con un riscontro di pubblico che nonostante il passare dei decenni lo continua ad amare.
I cambiamenti e le sorprese a cui ci ha abituato lo hanno portato spesso ad essere contestato dalla critica, in ultimo il discusso spot pubblicitario in cui compariva in maniera ironica con la bellissima modella Lima.
Un video, patinato, per l’azienda di lingerie, Victoria’s Secrets, in una Venezia surreale e da sogno, alla conferma del sensuale mondo del commercio, dell alta moda e del potere terreno.
La presenza di Bob Dylan suscitò critiche anche dal pubblico e forse è il caso ricordare una strofa di una delle sue canzoni più note scritta nel gennaio del 1964, in uno dei momenti più fulgidi della professione – ” The times they are a changin’ ” :

” Venite scrittori e critici
che profetizzate con le vostre penne
e tenete gli occhi bene aperti
non vi sarà data un altra scelta
e non parlate troppo presto
perchè la ruota sta ancora girando
e nessuno può dire
chi sarà designato
il perdente di adesso
sarà domani il vincente
perchè i tempi stanno cambiando “.

Eh si Mister Dylan i tempi sono proprio cambiati…..

G. Fiesoli.

Riferimenti: Chronicles: Volume One

La marcia indietro di Donald Rumsfeld.

Il Ministro della Difesa americana, Donald Rumsfeld, prendendo in contropiede anche Allawi in visita negli Usa da G. Bush alla Casa Bianca, ha dichiarato di non escludere un ritiro delle forze della coalizione prima che l’Iraq sia effettivamente pacificato. E’ la prima volta che un alto esponente dell’organigramma politico statunitense parla di ritiro, non era nemmeno successo nei momenti più oscuri del dopoguerra come quando il mondo conobbe le torture del carcere di Abu Ghraib o i falsi documenti esposti all’Onu. Rumsfeld, nel suo discorso, spiega che " qualsiasi ipotesi che quel Paese debba essere pacificato e perfetto prima che si possa procedere al ritiro, è una decisione poco saggia, in quanto l’ Iraq non è mai stato nella sua Storia pacificato e perfetto ed è molto improbabile che lo sarà in futuro ". Il capo del Pentagono, che ovviamente non assegna nessuna data in proposito, ha poi continuato dicendo che la meta dell’amministrazione americana è quella di proseguire a dare e investire tempo e denaro per aiutare gli iracheni ad addestrarsi ed imparare a creare la responsabilità di sicurezza nella Nazione. Il Ministro si è detto fortemente ottimista dell’avviamento di oltre 145 mila iracheni, i quali saranno operativi prima della fine di gennaio 2005. Questi dovrebbero, secondo Rumsfeld, dare un ulteriore protezione all’interno delle zone più a rischio del paese. Rumsfeld, precisa che ci sono diversi svantaggi nel mantenere una forza straniera in terra irachena dove c’è ancora molta tensione e che nessun paese al mondo vuole i militari sul proprio territorio oltre lo stretto necessario. Il capo del dicastero continua , dicendo " che più soldati ci sono e più ce ne vogliano per proteggerli, bisogna trovare un equilibrio…", mentre un gruppo di esperti ha presentato un documento ufficiale al Pentagono su cui dichiarano che l’attuale numero di soldati è inadatto per impegni bellici di lunga durata. Rumsfeld, contrario ad un allargamento dell’esercito, alla fine del discorso ha ringraziato pubblicamente l’equipe per la relazione consegnatagli, ma ha precisato che sono stati fatti numerosi passi di diversificazione per alleggerire le pressioni sulle forze armete. Le asserzioni di Rumsfeld vengono immediatamente dopo quelle di ieri che aveva ipotizzato uno svolgimento parziale delle elezioni, probabilmente soltanto nelle zone dove si potrà garantire la sicurezza assoluta. Se non fosse per il tempo di campagna elettorale e per Kerry che stà guadagnado punti su Bush, e che appena giovedi scorso in un altra conferenza aveva dichiarato di pensare all’invio di ulteriori contingenti, il discorso di Rumsfeld potrebbe essere interpretato come un primo segnale politico di resa e fallimento della guerra in Iraq. Ma queste contraddizioni portano ad abbassare il valore e il senso delle parole del Ministro e anche se Bush venisse rieletto, da tempo circolano voci sulla stampa americana che il governo, viste le condizioni, le perdite, e le pressioni incanzalti dell’opinione pubblica, stia veramente facendo una marcia indietro peraltro accellerata dalla convinzione che la guerra non basti per sconfiggere il terrorismo e dal rifiuto al momento irremovibile dell’Onu ad addossarsi una forza di pace multinazionale in Iraq. Gianluca Fiesoli. ***Foto originale AP © – con elaborazione di programma grafico di Fiesoli.

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L’ attesa, il silenzio, l’ angoscia e l’ inattendibilità.


Per qualcuno nel pensiero sono già morte. Per la Farnesina e l’intelligence italiana è un comunicato inaffidabile mentre per la famiglie Pari e Torretta che hanno fatto una scarna dichiarazione, è una mazzata ma tornano a sperare. Qualcuno si protegge dietro un ” ditemi che non è vero, non ci credo “, altri cinicamente rinnovano la protesta sull’intervento italiano in Iraq approfittando dell’estremo momento di tensione per sottolineare le pretese politiche in cui hanno fiducia.

Per il Consiglio degli Ulema a Bagdad, senza specificare però la fonte della sicura enunciazione, “le due italiane sono vive e stanno bene “, ma molti sollevano forti dubbi in quanto si conosce la diplomazia ambigua del gruppo stesso, per l’Ambasciata Americana in Iraq è tutto da verificare…..
A mezzogiorno di oggi, come una palla infuocata caduta sulle nostre teste, il secondo comunicato, firmato dal macabro Al Zawahiri, ha ” gelato ” l’Italia.
L’agghiacciante bollettino ha annunciato l’uccisione delle due volontarie italiane sul sito internet Alezah.com.

La falange, la stessa che rivendicò il rapimento in quel 8 settembre 2004, ha dichiarato di aver ucciso le due Simone, con il macabro rito dello sgozzamento e che fornirà delle prove con una nastro video che verrà pubblicato senza alcuna interruzione entro 24 ore.

In seguito il testo dell’avviso annuncia un’azione militare per rispondere alla morte del combattente ed eroe giordano Anas El Shani, ucciso da un missile americano nella capitale irachena nei giorni scorsi.
Viene poi incitato un grido di vendetta e senza pietà ai membri di Tawhid Wal Jihad, la Guerra Santa di Al Zarqawi, e di non avere nessuna clemenza per l’ostaggio britannico K. Bigley.
Infine si minaccia il governo danese se non notificherà velocemente un calendario per il ritiro militare dal territorio iracheno.
” La Danimarca deve prendere di esempio le lezioni impartite all’Italia, alla Russia e all’America “, e conclude di ” non essere tolleranti in nessun modo anche se tutti i popoli crociati del mondo si dovessero inginocchiare “.
Analizzando il comunicato che diversi media e lo stesso Governo definiscono inattendibile, ci sono delle analogie e anche delle plausibili conferme che il messaggio possa essere completamente vero.

Quello che fà più paura, in questo sequestro definito da molti anomalo, ma che adesso non lo potrebbe essere più, è che lo stesso gruppo criminale fù il primo a rivendicare il rapimento di Simona Torretta e Simona Pari.
Se questo è un elemento a sfavore, va però detto che altre volte i comunicati nei forum o siti islamici si sono rilevati dei bluff.
Al di là dell’incertezza, un altro particolare potrebbe essere a nostro vantaggio, se così lo vogliamo definire: il testo, non parla assolutamente dei due iracheni rapiti insieme alle Simone.

Questo, però, osservando con attenzione potrebbe anche rilevarsi un boomerang, in quanto, e siamo sempre nel campo dell’ipotesi, possono essere già stati trucidati ( ricordiamo come Ghareb uscì improvvisamente e tragicamente di scena nel sequestro di Enzo Baldoni ) e non aver fatto pervenire nessuna notizia dei due stranieri.
Certo è che il sequestro della Torretta e della Pari, a differenza di molti altri che forse sono avvenuti occasionalmente, e cioè assaltando alla ” cieca “, come ad esempio la cattura di un fotografo francese nel maggio 2004, nel centro di Bagdad dopo che era scoppiata una bomba e si trovava insieme ad altri colleghi a svolgere il suo lavoro e venne rilasciato dopo pochi giorni…. l’attuale delle operatrici umanitarie è premeditato e studiato nei minimi dettagli.

Resta il fatto del lungo silenzio, dei contatti per il momento non certi, di nessuna prova video o fotografica, ma comunque tuttociò è il frutto del caos che regna nel paese in questo determinato momento unitamente ad una strategia terroristica sempre più pianificata e mirata al sequestro come arma di vile ricatto.
Quindi, ogni rapimento è una storia a sè, fatta anche di fortuna o di destino, influenzata fortemente dal gruppo in cui si cade e ci sono forti sospetti, ma mai completamente accertati, dell’ esistenza di sottogruppi operanti nelle azioni per poi rivendere gli ostaggi a quelli più coordinati e decisi negl’assassini.
Tutto ciò giuoca sicuramente un ruolo basilare sull’esito finale.

Un ultima considerazione, per quello che può valere questo macrabo bollettino considerato da alcuni come terrorismo mediatico, avviene di conseguenza al rifiuto del governo italiano e le brutte statistiche, ci inducono a pensare, sempre come congettura, che ai ” no “, peraltro legittimi dei pubblici poteri, le segregazioni difficilmente sono andate a buon fine.

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Immagine: Il testo del comunicato.

Il ” controverso ” Cat Stevens


E’ notizia delle ultime ore che a causa delle presenza del cantautore pop degl’anni settanta, Cat Stevens, è stato fatto dirottare il volo 919 della United Airlines.
Il volo originario da Londra a Washington è stato spostato sul Maine, a causa della presenza della star che oggi si chiama Yusuf Islam convertito all’islamismo dal 1979 e quindi nella lista nera dell’amministrazione americana.
Interrogato a lungo dal Dipartimento di Sicurezza Interna, nonostante la sua celebrità, a Cat Stevens è stato negato l’ingresso nel territorio degli Stati Uniti d’America per motivi di sicurezza nazionale.
Il noto cantante dovrà quindi lasciare il paese imediatamente con il primo aeroplano disponibile in quanto il suo nome è presente in una lista di anti – terrorismo americana.
Cat, così lo chiamno gli amici più vicini, 57 anni, è figlio di un matrimonio misto, un cipriota e una donna svedese, ed è nato a Londra e il suo reale nome è Stephen Georgiou.
Di carattere controverso, capace di numerose svolte sia musicali che esistenziali, eccellente musicista e compositore, Cat Stevens è noto in Italia per la canzone Father and Son.
La sua carriera artistica, viene scoperta a metà degl’anni sessanta da un ex Spriegfield che lo introduce nel mondo del folk. I primi interessi da giovane sono per la musica greca, ma successivamente viene profondamente influenzato dal folk inglese e successivamente da quello americano.
Il suo primo album, Matthew and son, non incontra il favore del pubblico e della critica. Dopo una crisi spirituale e problemi di salute con una forma di tubercolosi, poi guarita, che lo farà stare fermo per oltre due anni, Cat Stevens ritrova improvvisamente la vena creativa della musica.
E’ certamente il periodo più bello dell’artist, pubblica Tea for Tilleman con Father and Son, una canzone strappalacrime la quale narra il rapporto tra padre e figlio e che interpreta il delicato passaggio tra la vecchia e la nuova generazione.
Il successo prosegue poi con Peace Train, Moonshadow, Moming has broken, le quali sono facili e accattivanti canzoni armoniose.
Successivamente tenterà una svolta musicale, prima nelle fastose note dell’ orchestrazione e poi nell’ elettronica.
Due tentativi che non trovano consensi nella critica pop che li ritiene troppo sperimentali e avveniristici e lontano dal folk di cui aveva avuto un grande successo.
Due periodi musicali che concludono la carriera dell’artista, in quanto sorprendendo tutti si converte all’ Islam distaccandosi dal mondo dopo un periodo vissuto in Sudamerica e facendo pochissimi concerti.
Elargisce una parte dei guadagni all’Unesco e altre organizzazioni e dal 1979 si chiama come vuole la legge Coranica, con un nuovo nome: Yusuf Islam.
Artista di talento, non sempre compreso, non fa quasi più concerti, ha cambiato il suo stile di vita, e anche la sua carriera, peraltro di buon livello ma altalenante riflette quelle condizioni caratteriali, spesso che si ritrovano negl’artisti egocentrici e che sono difficili da comprendere.
Cat Stevens non è nuovo a questo genere di complicazioni con la giustizia e le autorità governative. Già arrestato in passato, ha preso posizioni non chiare per la condanna a morte dello scrittore Rushdie che poi smentì successivamente in analogia con il carattere opinabile che molti gli contestano.
G. Fiesoli.

Riferimenti: Il " controverso " Cat Stevens.

Un messaggio inquietante per le due Simone


La Jihad islamica con un freddo e spietato comunicato, emanato in tarda serata sul mondo di Internet, ha dichiarato di aver ucciso Simona Pari e Simona Torretta le due operatrici dell’organizzazione umanitaria italiana ” Un ponte per…..”.
L’attendibilità del comunicato, peraltro senza immagini di nessun tipo, non è stato ancora appurato e la Farnesina italiana non ha dato nessuna ufficialità dell’avvenimento e della notizia stessa.
Il gruppo criminale che si definisce ” organizzazione della Jihad” in territorio iracheno motiva l’assassinio delle due donne per il mancato ritiro delle forze militari italiane del Governo italiano.
Circa una decina di giorni di giorni fà, e precisamente il 12 settembre, un altro gruppo o lo stesso ma con una piccola modifica di nome, e cioè ” Organizzazione della Jihad Islamica ” aveva diffuso un annuncio su Yaislah.org, sito islamico, con un ultimatum alle autorità italiane di ritiro immediato, altrimenti avrebbero concluso la ” sentenza di Dio”, e cioè lo sgozzamento delle due rapite.
L’odierno bollettino dichiara di aver espletato il provvedimento addicendo la parola ” vile ” a Berlusconi che non ha ascoltato la loro unica condizione. Segue un avvertimento molto lugubre, che promette nuovi rapimenti agli stranieri e in special modo agli italiani che rimangano sul suolo Iracheno e che scaveranno tombe ovunque nella terra dell’Islam riempite di tutti quelli che entreranno in Iraq per attaccare. L’annuncio è datato mercoledi 22 settembre 2004.
Sull’autenticità del messaggio che differisce lievemente soltanto dal modo in cui è firmato getta in una prodonda crisi e ombre angoscianti in quanto fin dall’inizio del rapimento delle 4 persone non si hanno elementi certi, notizie e fonti ben delineate.
Anche i contatti di cui hanno parlato i media in questo periodo al momento non sono mai stati confermati ufficialmente da qualcuno.
Esiste, quindi, un momento di forte confusione su questo sequestro che da molti viene definito anomalo e che non conosciamo assolutamente le speranze di un esito positivo.
Gianluca Fiesoli

Riferimenti: Un messaggio inquietante per le due Simone.