Benvenuto a Cesare Prandelli, ma la rifondazione sarà difficile.

Soffia un leggero vento nuovo nel Club Italia dopo la clamorosa e per certi versi umiliante disfatta africana. Cesare Prandelli con l’ amichevole di stasera a Londra contro la Costa d’ Avorio, un test di tutto rispetto anche senza i tre punti in palio, debutta sulla panchina azzurra. L’ ex tecnico viola ha rinunciato al proseguimento del lungo rapporto fiorentino per diventare selezionatore. Una tappa della sua carriera che sicuramente gli procurerà molto prestigio, ma che si preannuncia difficile poiché tutte le nazionali che hanno collezionato brutte figure dopo i mondiali hanno avuto bisogno di tempo e fortuna prima di tornare al successo mentre i ricambi generazionali al momento soffrono di qualità e personalità.

Con il rinnovamento sono stati cambiati alcuni quadri importanti in diversi settori,  ma restano inalterati i vertici dirigenziali e politici del consiglio federale.

Dopo Sudafrica 2010, oltre Lippi andava sostituito anche il Presidente Giancarlo Abete, uno dei maggiori responsabili del fallimento ma  soprattutto poco attivo sul piano internazionale dove per ben due volte negl’ ultimi anni l’ Italia si è vista sottrarsi l’ assegnazione di manifestazioni importanti.

E se la prima era accaduta poco dopo il ciclone di Calciopoli, e quindi poteva avere delle scusanti, poiché l’ intero universo calcistico italiano  doveva riprendere credibilità, la seconda ha certamente numerose colpe di Abete e dei suoi alleati.

L’ inserimento in queste settimane  alle loro competenze di Baggio, Rivera e Sacchi hanno una valenza sopratutto tecnica con il compito di visionare, consigliare e proferire  nei vivai fino ad oggi trascurati e nelle nazionali minori, da sempre trampolino di lancio per quella maggiore.

Un ottima idea, tre personaggi che hanno sempre fatto bene al calcio italiano che se però non troverà concordia con la politica della federazione potrebbero diventare ininfluenti.

Ma è comunque un piccolo passo avanti, un dato di fatto positivo, un iniezione di fiducia visto che tra meno di due anni si giocheranno gl’ europei, ma è doveroso ricordare che  la crisi azzurra ha radici più vaste e coinvolge perfino l’ ambiente fuori del rettangolo verde.

Nei  primi ventitrè che Prandelli ha distinto e che avrà modo di cambiare in futuro non sono mancate però qualche sorpresa e alcuni dubbi.

Portieri: Marchetti (Cagliari), Sirigu (Palermo), Viviano (Bologna).  Difensori: Antonini (Milan), Astori (Cagliari), Bonucci (Juventus), Cassani (Palermo), Chiellini (Juventus), Lucchini (Sampdoria), Molinaro (Stoccarda), Motta (Juventus). Centrocampisti: De Rossi (Roma), Lazzari (Cagliari), Marchisio (Juventus), Montolivo (Fiorentina), Palombo (Sampdoria), Pepe (Juventus). Attaccanti: Amauri (Juventus), Balotelli (Inter), Borriello (Milan), Cassano (Sampdoria), Quagliarella (Napoli), Rossi (Villarreal).

La preferenza di far rientrare nei ranghi Antonio Cassano per la terza volta ci appare obbligata poiché di fantasisti nostrani e possibilmente giovani in Italia ce ne sono pochissimi, ma anche un po’ ripetitiva considerato che il “ Pelè di Bari “ nelle precedenti prestazioni non aveva evidenziato quel salto di qualità che ha bisogno il nostro centrocampo. Come molti atleti dai piedi fini anche Cassano è un ” 9 e mezzo “, definizione che il rimpianto Avv. Agnelli dava a quei giocatori bravi ma non campionissimi ( vedi Roberto Baggio ).

Da non dimenticare poi il lato caratteriale del giocatore. Anche se di recente ci sono stati segni di sopraggiunta maturità resta sempre intricato gestirlo nell’ ambito dello spogliatoio poichè soggetto umorale.

L’ apertura verso oriundi e naturalizzati è un segnale importante visto che nel campionato italiano gli stranieri sono francamente troppi, ma la scelta odierna di mettere al centro dell’ attacco Amauri reduce da una stagione più che deludente, per escludere Gilardino, al momento ci appare poco convincente come quello di affidarsi al blocco Juventus e anche il riprovare l’ emigrante Molinaro e sulla fascia Pepe.

Insomma aspettiamo i risultati prima di innalzare  polemiche. Per adesso è calcio estivo, sperimentazione e allegria.

Come si dice in questi casi in bocca al lupo caro Cesare, ma la strada per la rifondazione è davvero difficile anche se rimane da parte di tutti gli italiani la stima per un allenatore simpatico, affidabile e capace.

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