Che piacevole sorpresa Pascoli fotografo.


Oh! che già il vento volta e porta via le pioggie!
Dentro la quercia folta ruma le foglie roggie
che si staccano, e fru . . . .partono; un branco ad ogni
soffio che l’avviluppi.
Par che la quercia sogni ora, gemendo, i gruppi
del novembre che fu.
Volano come uccelli, morte nel bel sereno:
picchiano nei ramelli del roseo pesco,

pieno de’ suoi cuccoli già.
E il roseo pesco oscilla pieno di morte foglie:
quale s’appende e prilla, quale da lui si toglie
con un sibilo, e va.
Ma quelle foglie morte che il vento, come roccia,
spazza, non già di morte parlano ai fiori in boccia,
ma sussurrano—Orsù!
Dentro ogni cocco all’uscio vedo dei gialli ugnoli:
tu che costì nel guscio di più covar ti duoli,
che ti pèriti più?
Fuori le aluccie pure, tu che costì sei vivo!
Il vento ruglia . . . eppure
esso non è cattivo.
Ruglia, brontola: ma  contende a noi! Chè tutto
vuol che sia mondo l’orto pei nuovi fiori, e il brutto,
il secco, il vecchio, il morto, vuol che netti di qua.
Noi c’indugiammo dove nascemmo, un po’, ma era
per ricoprir le nuove gemme di primavera.. .—
Così dicono, e fru . . . .partono, ad un rabbuffo
più stridulo e più forte.
E tra un voletto e un tuffo vanno le foglie morte,
e non tornano più.

( Foglie morte, Giovanni, Pascoli ).

Che Giovanni Pascoli sia stato uno dei maggiori poeti della letteratura italiana ce lo hanno insegnato a scuola e si capisce dalle sue bellissime, intense, e per certi versi uniche strofe che in quell’ epoca regalarono una  nuova linfa culturale, creativa e di scrittura. Ma scoprirlo fotografo è ancora più sorprendente.

E’ di particolare interesse la mostra “ L’ armonia della terra “ curata dalla Fondazione Ricci e che rimarrà aperta fino all’ inizio di settembre a Barga in provincia di Lucca e che comprende oltre alla pittura toscana del Novecento una serie di immagini scattate dal celeberrimo poeta.

Pascoli dilettante, ma che  poi tanto principiante non era, considerato l’apparecchio Kodak che usava, i mezzi di sviluppo, le inquadrature e i tempi che furono.  Immagini nel contesto storico irripetibili, non per la nitidezza delle fotografie, addirittura firmate in latino,  ma bensì per un “ paradiso “ che non potremo mai più ammirare. Se non in queste rarissime occasioni.

E proprio il poeta ritrae quel ricco mondo pregno di sentimenti profondi e genuini. Paesaggi rurali, animali, vita contadina, mietiture del grano e la tanto amata sorella Mariù che più volte viene inserita tra le citazioni.

Siamo a cavallo dell’ Ottocento e del Novecento, un periodo importantissimo e  antecedente alle grandi trasformazioni dell’ Uomo e che rese Pascoli un protagonista straordinario.

Da sempre la fotografia e il racconto  si confrontano e allo stesso tempo si uniscono non solo con lo scopo di illustrare le proprie idee e Giovanni Pascoli in quella che viene considerata una portentosa e incantevole forma d’ arte è riuscito con grande umiltà e luce di pensiero a renderla ancora una volta gradevolissima.

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