La manovra che ha ridisegnato il redditometro.

Un interessante articolo a firma di Antonio Mastroberti, sulla manovra che ha ridisegnato il redditometro. Queste le novità.

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La Manovra ridisegna il redditometro.

La novità: accertamento sintetico e redditometro.

 

Con la Manovra 2010 vengono rivisitate le procedure previste per il cd. Accertamento sintetico e per il redditometro, con effetti che si faranno sentire a partire dagli accertamenti relativi al periodo d’imposta 2009. Oltre alla specifica previsione del contraddittorio, è stato ridotto lo scostamento soglia (dal 25% al 20%) che apre le porte all’accertamento sintetico, ed è stato previsto il coinvolgimento dei Comuni nell’individuazione degli elementi utili per la determinazione del reddito accertabile.
Con decreto attuativo sarà poi rielaborata la lista degli indicatori da prendere in considerazione per il calcolo del reddito accertabile.

 

 La nuova versione dell’art. 38, commi da 4 ad 8, del D.P.R. n. 600/1973, introdotta con l’art. 22 del D.L. 31 maggio 2010, n. 78 in materia di accertamento sintetico e di redditometro, troverà applicazione solo a decorrere dal periodo d’imposta 2009, con il non trascurabile corollario per il quale in relazione ai precedenti periodi d’imposta ancora accertabili, essenzialmente dal 2005 al 2008, rimangono ferme le regole previgenti alle modifiche in esame. L’art. 22 appena citato prevede infatti che la modifica introdotta con la Manovra 2010 esplica effetti per gli accertamenti per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore del D.L. n. 78/2010 (in base all’art. 56, il giorno stesso della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, e dunque il 31 maggio 2010).
Tra gli obiettivi dichiarati nel provvedimento è stata rimarcata l’esigenza di allineare le procedure di accertamento sintetico all’evoluzione del contesto socio-economico, di perseguire standard di efficienza, e di introdurre garanzie per il contribuente, quali il contraddittorio preventivo, ma è appena il caso di sottolineare che le misure in esame vanno contestualizzate nell’ambito del potenziamento degli strumenti di lotta all’evasione fiscale, il che consente, ad esempio, di sottolineare il rilievo attribuito al coinvolgimento dei Comuni: l’art. 18 del D.L. n. 78/2010 prevede che gli Uffici dell’Agenzia delle Entrate, prima di emettere gli avvisi di accertamento, inviano una segnalazione ai predetti Enti locali, i quali dispongono di 60 giorni per comunicare alle Entrate ogni elemento utile alla determinazione del reddito complessivo; va peraltro ricordato che nel nuovo quadro di stimolo alla lotta all’evasione, la partecipazione di detti enti locali è incentivata, in linea generale, mediante il riconoscimento di una quota pari al 33% delle maggiori somme relative ai tributi statali riscosse a titolo definitivo, oltre che su una parte delle correlate sanzioni.Accertamento sintetico e redditometro. Le modifiche apportate con l’art. 22 del D.L. n. 78/ 2010 hanno determinato l’integrale sostituzione dei commi da 4 ad 8 dell’art. 38 del D.P.R. n. 600/1973, rubricato ‘‘accertamento sintetico’’, ed hanno apportato una obiettiva sistemazione a due istituti che si pongono tradizionalmente in un rapporto di genus a species.
A seguito di tali modifiche emerge pertanto il seguente quadro applicativo:

il comma quarto del citato art. 38 fissa la regola generale, secondo cui l’Ufficio può sempre determinare sinteticamente il reddito complessivo del contribuente sulla base delle spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta (accertamento sintetico); viene dunque ad essere stabilito un criterio generale di applicabilità dell’accertamento sintetico, che prescinde, a ben vedere, dagli stessi indicatori di reddito contemplati dal successivo comma;
va sottolineato che attualmente si prende in considerazione il reddito complessivo accertato lordo (e non più quello netto);
il comma quinto prevede invece il ricorso a specifici elementi indicativi di capacità contributiva, individuati da un decreto attuativo di prossima emanazione (ed a periodicità biennale), mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza (cd. redditometro).

Tradizionalmente l’accertamento ‘‘sintetico’’ si basa sulla sussistenza di elementi e circostanze di fatto certi (ad esempio, acquisto di un bene immobile, acquisto/possesso di autovetture, consumo di energia elettrica per uso domestico) che fanno presumere una capacità di spesa correlata ad esborsi di somme di denaro e a spese di gestione da confrontare con il reddito imponibile dichiarato; al riguardo in giurisprudenza è emerso, ad esempio, che non possono entrare in gioco a tal fine elementi-indice di capacità contributiva generici, quali il possesso di autovetture non identificate attraverso l’anno di acquisto e le loro caratteristiche specifiche o le spese di gestione familiare non dettagliate nelle circostanze concrete in cui le stesse si traducono (ad esempio: utenze per consumi di energia elettrica ad uso domestico, spese di ristrutturazione, ecc.). In realtà, il riferimento agli elementi e circostanze di fatto certi è scomparso nella nuova versione della disposizione in esame, che fa riferimento alle ‘‘spese di qualsiasi genere sostenute nel corso del periodo d’imposta’’, ma appare evidente che ai fini della concreta rilevanza di ciascuna spesa o bene nell’ambito delle procedure in esame non si possa prescindere da elementi che indichino con certezza il possesso del bene o il sostenimento della stessa spesa. E ` dunque da ritenere che la portata del riferimento alle spese di qualsiasi genere dovrebbe indicare un raggio di azione pressoché illimitato per l’Ufficio accertatore, al quale tuttavia spetta comunque il compito di assicurarsi, sul piano documentale, che il bene o la spesa sia riconducibile alla posizione del contribuente.

‘‘Vecchio redditometro’’
Ai fini della concreta applicazione del redditometro rilevano, avendo a mente l’impostazione emersa con il D.M. 10 settembre 1992: 

aeromobili; navi e imbarcazioni da diporto; autoveicoli; altri mezzi di trasporto a motore; roulotte; l’esempio che è circolato in questi giorni è quello di un contribuente che acquista un auto il cui valore è il doppio del reddito annuo dichiarato;
residenze principali e secondarie (sia ad esempio in proprietà che in locazione, ma anche se detenute in multiproprietà);
collaboratori familiari;
cavalli da corsa o da equitazione;
assicurazioni di ogni tipo, escluse quelle relative all’utilizzo di veicoli a motore, sulla vita e contro infortuni e malattie.

Questi beni non rilevano, in particolare, se sono relativi ad attività di impresa o all’esercizio di arti o professioni, sempre che tale utilizzo non dipenda da una mera operazione di fittizia intestazione.
Anche con il quadro applicativo sinora utilizzato rimane comunque ferma la possibilità di fare ricorso a tali fini anche a altri elementi e circostanze di fatto indicativi di capacità contributiva.

Si pensi, ad esempio, al pagamento di consistenti rate di mutuo, di canoni di leasing relativi a beni di lusso, di spese per arredi di beni di lusso di abitazioni, per frequenti viaggi e crociere, per l’affitto di ‘‘posti barca’’, per acquisti di beni di particolare valore, quali quadri, sculture, gioielli, reperti di interesse storico, hobby particolarmente costosi come la partecipazione a rally, gare di motonautica, etc. (circolare n. 1/2008, Guardia di Finanza).

 

Il punto di partenza è dunque dato dal riscontro in merito al possesso di un bene od al sostenimento della spesa. Una volta fatto ciò , i beni in esame vengono ad essere valorizzati attraverso l’applicazione di specifici moltiplicatori. In genere il valore di determinate spese è indice di un reddito più alto, in base alle regole che comunemente determinano il comportamento di ciascun individuo. E ` di intuitiva comprensione che non è possibile spendere più di quello che si guadagna, ma è evidente che la spesa potrebbe essere favorita anche da altre specifiche situazioni, invocabili da parte del contribuente in sede di contraddittorio.

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