Azzurri, comunque vada a finire grazie lo stesso.

Nello sport, come nella Vita, riconfermarsi è sempre stato molto difficile. Purtroppo le cose cambiano, gl’ uomini invecchiano, gli stimoli si appannano, le situazioni e le circostanze diventano irripetibili. Ci riuscì l’ epico Pozzo prima della guerra e un fantastico Brasile a cavallo degl’ anni 50 e 60, ma erano altri tempi e un calcio profondamente differente.

Ciò non vuol dire che però sia impossibile o perlomeno si possa fare una pregevole figura che se visto con occhio imparziale  tuttavia potrebbe equivalere ad un successo.

Southafrica 2010, questa edizione dei mondiali per certi storica e atipica è appena cominciata tra sgargianti colori, animali esotici, etnie diverse, gli strani Bafana, gl’ assordanti e noiosi rumori delle trombette vuvuzelas, un paese che aspetta da oltre ottant’ anni questo straordinario evento e che ha molta voglia di sognare.

Un occasione unica per il Continente Nero che lo riporta sul piano del prestigio alla parità degl’ altri ma che comunque non risolverà i numerosi e gravi problemi, come l’ Aids, la disoccupazione, la povertà, il razzismo e lo squilibrio economico che il Sudafrica odierno ha dietro la facciata di un paese moderno e all’ avanguardia.

Le immense bidonville di Johannesburg dove regna la violenza e la gente giornalmente cerca di calmare i morsi della fame ricercando cibo avariato nelle discariche sono una realtà cruda e una conferma che questa parte di Africa è ancora divisa e molto fragile. Ma queste tragedie non le vedremo mai in diretta, lo showbusiness è abile a manipolare qualsiasi Verità.

Pochi gol fino ad adesso e non è colpa di quel pallone di circa 410 grammi denominato Jabulani e creato dall’ Adidas, forse anche complice delle papere dei portieri. Comunque non piace quasi a nessuno per l’ impalpabile leggerezza che va a discapito del gesto tecnico e a favore della velocità. Quasi mai ce ne fosse stato bisogno…….

Lo spettacolo offerto nei primi incontri è stato abbastanza deficitario  e anche la goelada della Germania contro la scarsa Australia rimasta in dieci dovrà passare un ulteriore prova del nove. Per non parlare della opaca Francia e dell’ Inghilterra che stenta ad assimilare le cure di Fabio Capello.

Lo stesso dicasi per l’ Argentina guidata dal redivivo Diego Armando Maradona in attesa di vedere le stelle del Brasile e della Spagna, le quali, almeno sulla carta, sono le principali favorite alla vittoria finale.

Ma in corso d’ opera questo torneo potrebbe riservare delle novità e qualche sorpresa. Si preannuncia comunque  un livellamento dove ci fa comprendere che i paesi materasso e i match facili non esistono più.

L’ Italia ci riprova e stasera esordisce contro il Paraguay all’ ombra del grande promontorio di Cape Town, prima di vedersela con la  Nuova Zelanda e  Slovacchia.  Un girone abbordabile ma non esente da trappole. Gl’ avversari daranno l’ anima per contrastarci e l’ incontro con i sudamericani è di fondamentale importanza per il proseguo del torneo che richiederà il dispendio di numerose energie psicologiche e  fisiche per il fatto che si gioca in altura. Con una condizione ancora approssimativa c’ è poco da stare allegri.

A differenza degl’ anni passati intorno alla nazionale  si evince un attesa inferiore, un po’ di scetticismo e freddezza con la latente speranza comunque di far bene da parte di tutto il popolo italiano. D’ altra parte il pallone ci insegna che unisce e ci regala grandissima gioia in qualsiasi momento.

Ma anche con la consapevolezza di avere alcuni limiti già evidenziati nel giugno scorso durante la Confederations Cup, manifestazione per certi versi inutile che però testa significativamente le nazionali nell’ anno precedente al mondiale.

Sappiamo benissimo che la critica in Italia è parte integrante del nostro costume e anche nei migliori momenti degl’ azzurri tra i media qualcuno non era mai stato contento. La risposta di Pierluigi Buffon che ha dichiarato di voler dare il premio all’ Unità di Italia la dice lunga sull’ atmosfera attorno al Club Italia e le parole di alcuni rappresentati della Padania sono a dir poco indecenti……

Lo fu anche nel 1982 che se escludiamo il girone eliminatorio le altre gare furono tutte bellissime e ineccepibili sia come spettacolo che come tipo di gioco e sopratutto come emozioni.

Marcello Lippi richiamato  come il salvatore della Patria dopo il poco felice esperimento di Roberto Donadoni all’ europeo 2008, ha cambiato parzialmente volto all’ organico, ma nonostante quello che voglia dire rimane un po’ vecchiotto  e i ricambi non hanno potuto fare quell’ esperienza internazionale utile a battersi in questa competizione.

Si ha però la sensazione che il Paul Newman viareggino abbia accettato nuovamente l’ incarico con la coscienza  di chi non ha niente da perdere poiché ha già scritto il suo nome nella Storia e soprattutto per una buona manciata di denari, traghettando un epoca destinata a finire in cui è stato il principale artefice, in attesa dell’ inizio di un nuovo ciclo che porterà la firma e le idee del giovane Cesare Prandelli.

Lippi ha sempre gradito le sfide difficili di altissimo livello. E’  nel suo carattere, focoso e controcorrente è questo lo contraddistingue come un ottimo tecnico in una carriera in cui i fallimenti sono stati pochissimi, ma stavolta potrebbe trovarsi ad combattere delle problematiche più grandi delle sue capacità.

Il fatto di aver cambiato diverse volte modulo è un segnale non indifferente anche se potrebbe portargli  alcune situazioni a suo favore contro determinati avversari.

Ha escluso alcuni mostri sacri che fecero “ il Muro di Berlino “ per diversi motivi dando però ancora credito a giocatori come Cannavaro, Zambrotta, Gattuso e Camoranesi oramai inevitabilmente appagati e indirizzati sul viale del tramonto.

Inoltre l’ infortunio di Pirlo ha complicato molto le cose. Il milanista è l’ unico in grado di dare delle geometrie efficaci alla manovra e il probabile sostituto Montolivo non ci appare ancora maturo per questo delicatissimo ruolo. Le potenzialità del viola sono vaste ma allo stesso tempo non le ha mai del tutto espresse. A Firenze ne sanno qualcosa. Lo stesso Lippi lo ha provato in passato senza però avere delle risposte definitive e confortanti. D’ altra parte il ruolo di regista o uomo guida di una squadra è da sempre molto rilevante poiche si aspetta sempre il massimo da chi lo riveste.

L’ Italia odierna manca  di un numero dieci o qualsivoglia un trequartista in grado di elargire fantasia, personalità e quindi colpi inaspettati. I vari Totti, Del Piero, Cassano fanno parte di un lontano passato o perlomeno non sono stati più presi in considerazione dal Commissario Tecnico della nazionale. 

Il tentativo di farlo fare a Marchisio, giocatore di buona fattura ma non un campionissimo,  è forse ancora troppo acerbo.

Questa carenza, oltre ad alcune incertezze della difesa, ci appare la più importante poiché una squadra per vincere ha bisogno anche di forti individualità a livello tecnico e che offrono il valore aggiunto.

In attacco con ogni probabilità Lippi si affiderà ai colpi dello scaltro Gilardino che però nel finale di stagione ha avuto un sensibile calo di rendimento.  Speriamo che dia maggiore spazio a  Di Natale che di gol se ne intende e con Pazzini ad entrare in qualsiasi momento. Tutti saranno supportati dalla stazza e la forza di Vincenzo Iaquinta che rende il reparto più equilibrato e può colpire di testa, anche se lo juventino è reduce da una stagione altalenante.

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