Una vergognosa storia tutta italiana.

Cartello-di-protesta-nel-ceIl sei di aprile si è commemorato il terremoto abruzzese avvenuto nel 2009.  Una fiaccolata con quasi trentamila partecipanti. Lacrime mai soppresse, cartelli e fotografie  che hanno accompagnato la lettura dei nomi degl’ oltre trecento morti, mentre i tristi rintocchi della campana della chiesa dell’ Anime Sante accompagnavano le preghiere  nel silenzio della notte.

Dopo le furiose polemiche sugl’ scandali avvenuti, le inchieste della Procura, le risate ironiche degl’ appaltatori intercettati, le saune sessuali nel centro di benessere romano,   è arrivato il momento di stilare dei bilanci.

E’ oramai noto che la ristrutturazione procede a rilento nonostante quel che si voglia dire.

Le  new town costruite con criteri e sistemi antisismici non piacciono eccessivamente alla popolazione locale mentre sono ancora  migliaia le persone in una situazione provvisoria e precaria.

Numeri inequivocabili. Circa il trentatre per certo degl’ edifici è inagibile, completamente da rifare e le verifiche non sono del tutto terminate. La scontentezza regna sovrana. Questa è terra di tradizioni. Gli abruzzesi sono concreti e le vecchie generazioni hanno un attaccamento ai loro luoghi più che giustificato.

C’ è poi la questione lavorativa: sul piano produttivo molte piccole aziende sono andate distrutte e il numero dei disoccupati è salito a dismisura.

Il futuro dell’ Aquila è tutt’ altro che roseo. Dopo dodici mesi il centro cittadino risulta in condizioni terribili e la gente è scesa più volte in strada, armandosi di pale e carriole per togliere le macerie. Un fatto sconcertante anche se compiuto  in maniera simbolica ma con l’ intento di disapprovare  i lavori e le azioni dello Stato.

Nel capoluogo per chi ha potuto vedere con i propri occhi, il tempo e la voglia di ripartire sembrano essersi fermati. E’ vero che qualcosa è stato fatto ma appare troppo poco.

Un paese ricco, moderno e democratico deve essere pronto ad affrontare queste calamità. In fondo la gente chiede soltanto questo, essere aiutata concretamente e s’ incavola quando  si stanziano progetti faraonici e sotto un certo aspetto inutili come il Ponte di Messina.

La burocrazia, la mancanza di grandi quantità di denaro liquido annulla le speranze di riscatto per chi vive da queste parti.

Proprio nel giorno del ricordo le parole di Giudo  Bertolaso, capo della Protezione Civile. Quanto si fanno le celebrazioni si lanciano sempre ennesime promesse.  

“ Ci vorranno più di otto anni per ricostruire tutte le zone terremotate, ma lo faremo. “ –  ha sentenziato il delfino di Silvio Berlusconi.  Un “ giuramento “ a cui sono in pochi a crederci considerato gl’ infausti precedenti  avvenuti in Italia.

La stampa ne ha preso atto e ne ha riportato le frasi di circostanza ed ha svolto un reportage in parallelo. Alcuni giornalisti sono andati in Irpinia per analizzare come si vive in una regione che ha subito un violento terremoto dopo trent’ anni dalla tragedia. La ricostruzione è avvenuta lentissima e  non del tutto completata.

Sinceramente fa stringere il cuore vedere che qualcuno vive ancora nei container. E’ il caso dell’ anziana signora Cristiano Esternina che trascorre i giorni  in un cassone di lamiera nell’ avellinese.

Donna piccola con un batuffolo di capelli bianchi. Negl’ anni è morto anche il marito per un tumore. Si sussurra a causa dell’ amianto, materiale vietato e pericolosissimo con cui è stata fatta la sua baracca.

Oltre al danno anche la beffa.

Ha perso tutto in quel sisma, e quei quasi venti milioni in lire elargiti dal Governo nel lontano 1995 non gli sono serviti a niente perché non aveva ulteriori soldi per far costruire una nuova abitazione.

D’ altra parte cosa si può chiedere a delle persone che percepiscono una pensione mensile di circa cinquecento euro al mese ?

Lei come qualche altro dopo tre decenni si ritrovano lì  soli e abbandonati. Nella vecchiaia tirare avanti un  destino crudele equivale ad aver voglia di morire.

Un altra storia di ordinaria follia, tutta italiana.

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Immagine: un cartello di protesta nel  centro dell’ Aquila – 2010 Gianluca Fiesoli.

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