Giornali e reporter sotto accusa.

Riceviamo la presente dall’ Associazione lombarda dei Giornalisti per voce del suo rappresentante Amedeo Vergani.

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Secondo un articolo pubblicato su www.francoabruzzo.it  gli autori delle foto e i redattori che le hanno pubblicate hanno commesso un gravissimo sgarro alla deontologia professionale perché ora i due, entrambi studenti in Italia, tornando in patria rischierebbero spietate ritorsioni – A parere dell’articolista i volti dei manifestanti andavano oscurati – Se così fosse, per la stampa italiana addio alle immagini di qualsiasi manifestazione di piazza di stranieri contro regimi e despoti dei propri Paesi d’origine – Tanti gli interrogativi e profonde le perplessità.

  

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      C’è una protesta di piazza di stranieri contro regimi e despoti che, nel loro Paese d’origine, hanno azzerato la libertà e perseguitano ferocemente i loro oppositori. Se volete essere dei fotogiornalisti corretti e davvero come si deve, niente più foto, please. Oppure, scattate a volontà ma poi giù a manetta con photoshop e pixel a gogò per oscurare i volti di tutti i manifestanti. In caso contrario, se siete cittadini nel “reame”dell’Odg, saranno grossi guai. Non finirete in manette, ma potreste persino essere cacciati a calcioni dall’Ordine professionale.

     Più o meno così stando ad un articolo pubblicato ieri su  www.francoabruzzo.it , il notiziario on line che si occupa di giornalismo ed è redatto e diretto da uno dei guru italiani più celebri in fatto di diritto e informazione: Franco Abruzzo, ex presidente ( 18 anni consecutivi ) dell’Odg  della Lombardia.

   L’articolista, Viola Venturelli, mette infatti sotto accusa fotoreporter e redattori di due quotidiani freepress per aver ripreso e pubblicato senza “oscuramenti” le immagini di due giovani iraniani, studenti in Italia, che nel febbraio scorso, in occasione di una protesta anti regime di Teheran, avevano manifestato davanti al consolato iraniano di Milano. Secondo l’articolo, i due giovani, dopo la pubblicazione delle loro foto, ora non potranno più ritornarsene in patria dove, per chi si oppone al regime, i rischi, come si sa bene, sono altissimi, quello della vita compreso.

   Secondo Viola Venturelli, fotoreporter e redattori avrebbero commesso una violazione gravissima alla Carta di Roma, il protocollo deontologico a tutela dei diritti di rifugiati politici e richiedenti asilo sottoscritto cinque anni fa da Ordine nazionale dei giornalisti, Sindacato e Unhcr. L’articolista nella sua accusa fa riferimento ad un preciso passaggio della Carta di Roma che impone come dovere del giornalista quello di “tutelare i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti che scelgono di parlare con i giornalisti, adottando quelle accortezze in merito all’identità ed all’immagine che non consentano l’identificazione della persona, onde evitare di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari, tanto da parte di autorità del paese di origine, che di entità non statali o di organizzazioni criminali”.

   Gli interrogativi e le perplessità sulle affermazioni della Venturelli non mancano. Senza stare ad elencarne troppi, c’è da domandarci se siamo proprio certi, per esempio, che la norma da lei citata preveda “immagini che non consentano l’identificazione” anche per dei migranti che, adulti, istruiti e vaccinati, appunto come i due studenti di Milano, decidono, pienamente coscienti delle proprie azioni e delle loro possibili conseguenze, di scendere in piazza in una manifestazione di grande interesse mediatico per andare ad urlare la loro rabbia a volto scoperto, proprio davanti a fotoreporter e tv ?

   Forse qualche dubbio è legittimo.

   In caso contrario nel giornalismo italiano si dovrebbe davvero dire un bell’addio alla possibilità di far vedere ai lettori qualsiasi manifestazioni di piazza contro le malefatte di questo o quel regime. C’è da chiedersi infatti come potrebbe fare anche il più scrupoloso e sensibile dei fotoreporter, davanti ad una folla che manifesta, ad andare a chiedere a tutti coloro che inquadra se sono cittadini del Paese nel mirino della protesta e se finire su un giornale li potrebbe inguaiare. Roba da bacchetta magica. Pensabile solo da chi vive su pianeti molto lontani da quello del lavoro di giornalista e , soprattutto, in galassie dove chi lavora dietro una macchina fotografica o una telecamera nasce dotato di poteri tali da far diventare molto limitati persino quelli della ” santissima trinità” dei cristiani al completo.

   In più, visto che il paese delle meraviglie di Alice è sicuramente altrove, vogliamo proprio essere così fessi da pensare che il consolato iraniano di Milano, tra telecamere di sorveglianza, apparati di sicurezza e spioni vari e variegati, per schedare due studenti incazzati stia ad aspettare le foto che, per puro caso, finiscono sulle pagine di un paio di “freepresse”?

    L’attenzione al rispetto dei principi etici ed ai doveri dettati dalla deontologia è sacrosanta.

    Ma, per favore, non esageriamo.

 

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Ecco qui di seguito l’articolo pubblicato ieri nel sito www.francoabruzzo,it

 

City e Metro violano


la Carta di Roma firmata
da CNOG, FNSI e
UNHCR nel 2005

Iraniani in piazza a Milano:
grazie a City e Metro da
semplici studenti
diventano dissidenti schedati

Durante una manifestazione due studenti sono stati fotografati a volto scoperto e l’immagine pubblicata il giorno dopo sui due quotidiani: impossibile per loro un ritorno in patria. Violato il protocollo sui rifugiati politici e i richiedenti asilo

di Viola Venturelli

 

Milano, 23 marzo 2010. Si erano trovati davanti al Consolato dell’Iran a Milano l’11 febbraio 2010, in occasione del 31esimo anniversario della rivoluzione khomeinista per manifestare contro la dittatura iraniana e la repressione della libertà. Una leggerezza li ha trasformati da studenti in ricercati politici schedati dalla polizia in Iran: uno slogan gridato a volto scoperto e ripreso da due foto pubblicate dai quotidiani gratuiti Metro e City il giorno successivo. Sono i ragazzi dell’associazione In Piazza,  (http://sites.google.com/site/inpiazzaitaliano/)  nata per far conoscere all’opinione pubblica italiana i motivi del dissenso contro il governo persiano.

L’Iran è il terzo paese per numero di blog che fanno informazione; spesso sono l’unica fonte di informazione libera in un Paese dove i media tradizionali vivono sotto il monopolio del regime. Per un blog si rischia di finire in carcere, e si viene torturati. A Hamid (i nomi sono di fantasia), che in Iran faceva l’ingegnere elettronico e ora manifesta in piazza a Milano, è successo proprio questo. Nel suo paese è stato tenuto per due settimane in stato di fermo dalla polizia, è uscito dal carcere con un braccio rotto ed è scappato in Italia per fuggire alle persecuzioni. Ora è in Italia e ha chiesto asilo politico; il suo blog è stato oscurato e non può più tornare in patria.

Ali invece studia per diventare architetto al Politecnico di Milano. Da quel giorno Ali e Hamid hanno un problema: i quotidiani City (Rcs) e Metro (New Media Enterprise) hanno pubblicato, in prima pagina sul dorso milanese e con richiamo in prima (City) e nelle pagine milanesi (Metro), un loro primo piano mentre gridano slogan come ‘Libertà per l’Iran’, ‘Morte al dittatore’. “Sono sicuro – spiega Nima – che la mia foto è stata trasmessa dal Consolato alle autorità iraniane: dubito di poter tornare in patria senza correre rischi; una volta entrato non potrei più uscirne e diventerei un sorvegliato speciale. Ho paura anche e soprattutto per la mia famiglia, che potrebbe subire ritorsioni’.

Le fotografie sono state scattate in violazione della Carta di Roma del 2005, protocollo firmato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e dalla FNSI d’intesa con l’UNHCR, insieme alle associazioni regionali di categoria e ad alcune università, che impone particolare attenzione e riservatezza nei confronti di rifugiati, richiedenti asilo, vittime della tratta e migranti. Un codice deontologico che i giornalisti di City (che con tutta probabilità hanno scattato l’immagine, non essendoci sul quotidiano alcun riferimento a fornitori esterni) e Metro (che invece ha utilizzato un’immagine Fotogramma) hanno palesemente violato, incuranti dei rischi a cui hanno sottoposto i manifestanti.

Particolare attenzione va posta – si legge sulla Carta di Roma – nei confronti di tutti questi soggetti, anche in considerazione della loro limitata conoscenza delle dinamiche mediatiche del paese ospite, e non essere quindi in grado di valutare tutte le conseguenze dell’esposizione attraverso i media.

In calce al protocollo di Roma si auspicava la costituzione di un Osservatorio permanente che vigilasse sul rispetto del codice. Cosa è stato fatto in questi cinque anni? In teoria la deontologia, su cui vigila l’Ordine dei Giornalisti, dovrebbe costituire il sostrato etico con cui esprimere il sacrosanto diritto di cronaca di ogni giornalista, e sarebbe bastato un semplice ‘ritocco’ con i moderni mezzi tecnologici per offuscare il volto dei manifestanti preservandone la sicurezza. Così non è stato, e un illecito disciplinare passato in sordina qui in Italia avrà invece ben più gravi conseguenze per questi giovani che, dall’Italia, manifestavano contro la dittatura nel loro Paese.

 

 

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